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Nome: Agnese Pozzi
un medico, un'illusa, un'utopista, un'idealista, una deficiente alla fine... in questo mondo di "furbi"
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di Maurizio Castagnaquel tenero di mio zio Enzo, il capo della Polizia PARISI...
L’invito di Marina a scrivere di zio Enzo, mi ha colto impreparato…
Forse sono 10 o più gli anni che mi separano dalle frequentazioni di casa Parisi. Da quando la vita, le scelte personali e quant’altro accade agli esseri umani, disegnarono percorsi alternativi a quella che mi sembrava la strada che avrei percorso per sempre.
Parlo di casa Parisi perché,veramente, quella “era” una casa. So che non è corretto usare il virgolettato,ma so anche che mai riuscirei a descrivere quell’atmosfera se non aggrappandomi alle sensazioni che ognuno di voi proverà tuffandosi nelle memorie familiari. Ero a Roma,giovanissimo, per una scelta che,anche quella!,mi sembrava la scelta della vita, e su indicazione di mamma,che quella scelta non condivideva, telefonai a zio Enzo,suo cugino. Un cugino che altre strade avevano portato lontano dal nostro Sud,un altro di quei nobili emigranti, tutti nobili,laureati e contadini,operai e imprenditori,che depauperano, per necessità di vita, la nostra Napoli,la nostra terra.
Non sono mai stato accolto con un calore così…senza visibili forme di giubilo,senza esternazioni plateali,ma con quella predisposizione all’accettazione dell’altro, propria delle persone che sanno essere fratello e sorella, che paiono ti conoscano da sempre. Con i figli, con zia Rosaria, era come fossi stato sempre assieme. E l’imprinting era di zio Enzo,come quei ragazzi fossero cresciti a pane e umanità. Li ricordo curiosi,umili, appassionati,disposti all’ascolto,come il padre. E ricordo quando,nei corridoi del Viminale,una guardia- un commesso una impiegato- mi fermava e diceva “grand’uomo suo zio,buono come il pane,mi ha fatto sempre del bene”…oppure “ non avrei mai pensato che una persona così importante avesse potuto restare all’ascolto dei miei problemi e avesse poi operato per risolvermeli”…Confesso che le prime volte mi parvero forme di piaggeria. Ma erano troppe,francamente! E poi che avrebbero guadagnato a dirle a me,uno sconosciuto che veniva e andava per un saluto o per lamentarsi di cose proprie. Doveva per forza essere altro. Quando mi allontanai da Roma,restando per altro ancora in contatto con mio zio e la sua
famiglia,accaddero o cominciarono ad accadere cose che mi portarono a considerare quei momenti come un ricordo dolce ma appartenuto ad un'altra vita. Ricordo però ancora una passeggiata primaverile in una Roma domenicale deserta-mi pare che allora lui,lo zio,fosse ancora a capo dell’ufficio stranieri-con scarpe nuove che mi costringevano ad equilibrismi sulla soglia del dolore,ma affascinato comunque da quel momento di tranquillo abbandono alla saggezza e alla piena umanità di Enzo Parisi. Non molto altro. Se posso ricordarlo alla sua scrivania, me lo rivedo quando rifiutò l’estradizione ad un condannato a morte in Francia, (la Francia poi mutò la legislazione optando per l’ergastolo in luogo della pena capitale) chiedendo appunto “il fine pena mai” per vie diplomatiche e giuridiche ,imbarcandosi in un ginepraio al quale, per coerenza col suo animo di cristiano convinto,non volle sottrarsi: non ricordo come finì,credo che il condannato abbia fatto ritorno nel suo paese a scontare,con certezza di pena, l’egastolo. Ma non fu l’unica,quella vittoria. Ricordo quando riuscì in modo abile e deciso,come mai nessuno in Italia,né prima né dopo,a re-imbarcare verso Tirana centinaia di cittadini albanesi senza permesso di entrata e soggiorno e senza colpo ferire e in brevissimo tempo.Azione che me lo dipinse in modo ancora diverso, stratega e tattico di valore.(Immagino che avrebbe fatto, ad esempio, se fosse stato lui a dirigere le operazioni del G8 a Genova; credo che i movimentisti e i Black Blok sarebbero stati bloccati con estrema decisione e isolati per vie laterali dalla massa degli studenti e nessuno avrebbe permesso a frange di uomini etero diretti di bastonare ragazzini: ma forse ,anche se non voglio entrare nel campo delle illazioni, queste azioni non avrebbero fatto piacere a chi voleva le cose andassero nel modo che le cronache ci hanno poi raccontato ).
E ricordo quanto pensassi alla sua tempra,a quanto la sua tempra dovesse essere stata messa a dura prova ricordando il succedersi di alcuni ministri,in special modo della seconda repubblica, che credo non stimasse molto,ma ai quali offrì il suo lavoro di poliziotto convinto che quel servizio fosse dovuto alla sua patria.E ancora quando si verificò quell’episodio così innaturale e incredibile per un uomo della sua precisione ed esperienza,quello relativo alla sua pistola d’ordinanza; e per ultimo,il caso Contrada, la goccia, credo, che abbia fatto traboccare il vaso. Quando un magistrato di quelli che definisco da palcoscenico,nel senso della presenza continua sulle scene della ribalta televisiva,uno gnostico tra i tanti del nostro ordine giurisdizionale-ordine,ma la magistratura non è “funzione” dello Stato?-un illuminato convinto alla Saint Just di dover redimere il mondo,valutò la sua deposizione un gradino inferiore a quella di illustri tagliagole,infami e spregiudicati assassini senza onore né dignità.
Che altro dire se non l’emozione di aver sentito di nuovo zio Aldo,suo cugino e cugino di mia madre e zia Rosaria soprattutto. Mi hanno ricordato che numerose strade sono state intitolate alla sua memoria; su richiesta di persone e amministratori agli uffici di toponomastica in varie città; sostituendosi questi privati cittadini e rappresentanti locali del popolo al dovere di riconoscenza che solo farisaicamente alcuni personaggi importanti delle istituzioni gli hanno concesso postuma.
E la borsa di studio che viene consegnata ogni anno agli orfani di poliziotti caduti in servizio e dedicata alla sua memoria.(Credo che,in silenzio,abbia distribuito in vita decine e decine di “personalissime” borse di studio,abiurando al superfluo : perché uomini così vivono materialmente e spiritualmente dell’essenziale). Questo riconoscimento, che però premia anche altri ragazzi meritevoli,è una fatica che si sobbarca ogni anno il direttore della Scuola di Polizia di Brescia,ildottor Marinelli. Altro poliziotto cresciuto con zio Enzo e a lui sempre grato per l’esempio avuto. Essere cresciuto a pane e… Enzo Parisi lo ha portato ai vertici del suo percorso di ottimo dirigente dello Stato.E come fanno gli uomini, non ha speso parole per dimostrare la sua riconoscenza,ma si è impegnato nell’azione. Ma credo che le dediche più importanti per mia zia siano le parole che ogni giorno uomini e donne di ogni condizione e professione dedicano a lui attraverso lei,con un abbraccio,una stretta di mano,un ricordo commosso.(Chissà perché mai, l’ermeneutica della chiesa impone un miracolo a riconoscimento di virtù profonde, come se quelli che attraversano con coraggio e senza considerazione per se questa vita difficile non appartengano a un percorso di luce e possano essere esempio per tutti : credo di conoscere la risposta,ma non è argomento di discussione)
Invece argomento per dibattere è un altro pensiero che man mano si è fatto strada nella mia mente,senza per questo perdersi nel fumo della dietrologia che oggi stima lecito dubitare di tutto e tutti, sospettare, come fosse elemento probatorio alla ricerca della cosiddetta verità giuridica, sino a diventare verità a tutto tondo.
A chi ha giovato combattere Enzo Parisi,perché fu sollevato presto dagli incarichi che reggeva con assoluto merito e conoscenza del suo mestiere? Perché tentare di infangarlo e soprattutto colpirlo in modo da tentare di trascinarlo nel fango dei misteri di questo Stato?- che,nato da una guerra di rapina e da sempre schiavo di logiche internazionali sottaciute,nasconde troppi misteri tra le pieghe del vivere civile.
La morte di zio Enzo, così precoce, senza aprire ferite nuove o senza chiamare in causa chissà chi,può essere anche interpretata come lo schianto di un cuore che ha sopportato per amore di patria umiliazioni e attacchi di basso profilo e, con la dignità di cives romanus, portato nell’anima senza chiassate e esternazioni proprie dei vili,quel dolore e quelle amarezze.
Zio Enzo,cittadino della nostra terra,nato a Matera per caso e napoletano di cuore sentimenti ed emozioni,credo che non abbia bisogno di vendette, gli uomini veri non ne hanno bisogno,specie sui miserabili-quegli stessi che magari oggi condannano Contrada,un altro,guarda caso,dei suoi uomini; ma sicuramente a noi resta lo spazio per voler capire, e credo anche questo lo si debba all’Uomo. Per quanto mi riguarda ho comunque un debito enorme di riconoscenza nei suoi confronti,mi ha insegnato che qualunque meta si raggiunga non bisogna ergersi come vetta inaccessibile, perché il fiume della saggezza e del coraggio scorre a valle…
(immagini: 1) Maurizio Castagna 2) Vincenzo Parisi)