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Eccomi

Utente: AgnesePozzi
Nome: Agnese Pozzi
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sabato, 21 giugno 2008
un paese dentro di noi

UN CONTRIBUTO ALLE NOSTRE RADICI

CHIAROMONTE  in Provincia di Potenza

 

Abitanti  2.552
Altitudine 794 mt.
Superficie 7.058 ettari

 

 

fondo Valle del Sinni

Chiaromonte domina la Valle del Sinni

 

 

Sorge al centro di tre necropoli, risalenti al III°-VI° secolo a.C. Ovunque si sia scavato anche solo per realizzare una fognatura, sono emersi reperti di straordinaria bellezza, manufatti, utensili, gioielli, vasi decorati finemente; che naturalmente sono andati ad arricchire musei lontani. Certamente i visitatori della Mostra sulle Civiltà del Mediterraneo a Venezia, ricorderanno che i reperti più belli in assoluto, provenivano proprio da Chiaromonte.

 

 Diga di Monte Cotugno

 sulla sinistra la Diga di Monte Cotugno, la più grande opera europea in terra battuta

 

 

 Il Sindaco di allora  Luigi Viola, mi confessò di aver pianto di commozione nel visitare quella mostra. Il Sindaco precedente, invece, Antonio Vozzi, non ci pensò due volte a far coprire, con una colata di cemento, ciò che era emerso durante la preparazione di un'area destinata ad investimenti commerciali. Ci sono individui profondamente "ottusi" che non riescono a leggere nel segni. Un segno importante era che il ritrovamento avveniva poco distante dall'area dove le varie campagne elettorali,  per oltre 20 anni, avevano propagandato la nascita di un Museo Archeologico (e lo aspettiamo ancora).

Emergevano le mura perimetrali di un edificio di culto, con un pozzetto fregiato di altorilievi in ottimo stato di conservazione; ma furono sacrificati, con il placet dell'allora "ignoranza" delle Belle Arti che ritenne di "scarso valore" il reperimento.  Dopo tanti anni l'ignoranza non è cambiata e il nuovo Sindaco ha fatto gli stessi errori o ha lasciato che fossero fatti.

 

torre-prima

                                                 una torre della Spiga prima del restauro

 

A nulla valsero le proteste dei cittadini, del Parroco e di vari rappresentanti della cultura locale e limitrofa. La documentazione  fotografica è custodita al Museo di Policoro. Altri reperti, oltre che in quest'ultimo, sono custoditi al Museo di Metaponto e di Taranto. Altri reperti, son stati sicuramente trafugati, come al solito. Chiaromonte è stata anche una fiorente roccaforte medievale, ricca di attività e di botteghe artigiane. Quando occupai la carica di presidente della Pro Loco "LE TORRI", per la quale elaborai anche i progetto grafico, fornii questa relazione al Coordinamento delle Pro Loco, affinché fosse inclusa nell'opuscolo che avevamo progettato, proprio per ricondurre i cittadini alla loro storia; relazione che vi riporto integralmente e che attualmente è pubblicata sul sito di Chiaromonte.

 

ECCO COS'HANNO COMBINATO GLI "ILLUMINATI" RESTAURI

Torre della Spiga2_dopo

 

                          Torre medievale della Spiga dopo il criminale restauro

 

 

Il paese sorge sulla dorsale fra i fiumi Sinni e Serrapotamo, nell’Appennino Lucano e su di un’altura chiamata Catarozzolo (etimo di origini greche).

panorama valle del Serrapotamo

 

Panorama Valle del Serrapotamo  NE

 

Il nome primario non è noto, ma il primo agglomerato d’insediamento, risalirebbe all’età del ferro come alcuni documenti ed enciclopedie affermano, e come testimoniano molti reperti rinvenuti ove ora sorge l’abitato. Ebbe rapporti con città greche della costa ionica ma molti pregevoli reperti si trovano ad oggi nei Musei di Taranto, Policoro e Metaponto. Cittadina fortificata fin dal VII° sec. a. C. la fortezza principale fu distrutta dal console Crasso durante le guerra servile guidata da Spartaco dal 73 al 71 a.C.; il paese vanta i resti di accurate fortificazioni, che attestano la sua trascorsa potenza. Fu presa dai Longobardi e poi dai Bizantini. Fu distrutta da un terremoto e poi ricostruita dai Normanni.

Poco distante dall’abitato, intorno al 1165, visse Sant’Euplo (evolutosi nel tempo in Sant’Uopo), che aveva il dono di provocare la pioggia. Fu eretta una cappella nella piccola frazione che porta lo stesso nome (sede di fiera verso la fine di maggio).  A Chiaromonte, quando piove..non si scherza!

 

                                   altra Torre della Spiga meravigliosa com'era

torre2-prima

 

 

…e dopo l'illuminato restauro

Torre della Spiga 1_dopo

 

 

Il paese divenne feudo dei Chiaromonte (da cui prese nome) e dei Principi Sanseverino-Bisignano. Nel fiorente periodo feudale, “Clarus Mons” era anche definito “il signore delle valli”, dominando in senso orografico ed economico le due aree. Nel 1300 ospitò il Beato Giovanni da Caramola, un mistico originario di Tolosa, che visse nell’eremo di San Saba presso il fiume Sinni, su una rupe inaccessibile. Nel XIII° secolo fu edificata una cappella, poi distrutta e riedificata nel 1700. Grande centro religioso, Chiaromonte nel 1200 fu sede estiva della Diocesi di Anglona. Nel suo contado ospitò molti conventi: Battifarano fondato dai Basiliani, S. Pasquale fondato dai Pasqualini, l’Eremo dei Torchiaruoli, l’Abbazia di S. Anastasio a Carbone, ed altri conventi nel tenimento di Francavilla, Sicileo e Sanseverino. Il centro storico mantiene la struttura medievale composta da tre cinte, di cui restano tracce risalenti al XIII sec.. I resti delle Torri della Spiga dominano l’altura del paese; il Portello segna invece la cinta muraria esterna. Nel 1800 il paese diede i natali al poeta e patriota Domenico di Giura. Altre più approfondite ed interessanti notizie, si possono trovare su ‘Storia di Chiaromonte’ (Francesco Elefante ed. Reggiani Salerno 1965); altre, d’interesse sociologico sul paese e sui suoi abitanti, è possibile trovarle su ‘Le basi morali di una società arretrata’ di Eduard Banfield (ed. Il Mulino 1962), che proprio su Chiaromonte, da lui denominato "Montegrano" elaborò una tesi sociologica. Il testo ampiamente dibattuto e contestato negli anni settanta è adottato in università americane: a distanza di cinquant’anni, dimostra la sua attualità. Il paese conserva in modo anche inquietante, un ethos strutturato.

sottopassaggio

 

Sottopassaggio Via Francesco Leo


Alcuni vicoli hanno scorci panoramici di ineguagliabile bellezza. Caratteristiche sono le cantine scavate nella roccia, dislocate lungo tutta la cinta del paese e ben distribuite a varie esposizioni di luce ed umidità (possibili visite guidate nei periodo estivo). In molte di esse, ancora si produce un ottimo vino i cui proprietari a volte sono orgogliosi di far degustare. Chiaromonte ha numerose fontanelle e vari archi.

Da vedere: il Palazzo Sanseverino (1319), la Torre del Castello di Giura (XVIII sec.), il Palazzo Vescovile (1609); la Chiesa di S. Tommaso sul Catarozzolo (XIV sec.), ora inagibile, ospitava tele della scuola di Luca Giordano. La Chiesa di S. Giovanni Battista in piazza Garibaldi, purtroppo dal marzo ‘98 è stata depauperata dei marmi dell’altare maggiore con vile saccheggio. Attualmente in restauro, mostra tracce romaniche e barocche.

Da vedere anche la porta più antica, il Portello ed il rione sottostante al livello della piazza.
Il panorama è poi impareggiabile dalle torri della Spiga vi si accede con percorsi interni o esterni al centro storico, così come per gli itinerari delle cantine. Nei dintorni: in c/da San Nicola i ruderi della Certosa di Chiaromonte (1395), i resti della torre dell’Abbazia di S. Maria del Sagittario, i resti del Convento dei Cistercensi in c/da Ventrile, il vecchio mulino in c/da Pietrapica e il bosco in c/da Conocchiella e Magnano.

  

 

Insomma la Basilicata pullula di  Storia. Per assurdo è una delle regioni più ricche d'Italia in risorse turistiche, idriche, metanifere e petrolifere, eppure è una tra le più povere. Grazie anche ad una classe politica che ha basato le sue azioni sulla clientela in modo da garantirsi un potere statico e volta ad interessi personali più che a quelli della popolazione. La Basilicata è ignorata da tutti i media; alcuni giornalisti ancora parlano di Potenza come se fosse una provincia calabra. Ignorano anche  che a Metaponto c'è stata la scuola pitagorica e sugli atlanti scolastici la rappresentano come sede di agricoltura e di pastorizia. Niente di più falso. Almeno fossero rimaste queste attività  connaturate nella vocazione geografica del territorio..niente da fare. La Regione diligentemente foraggia con sussidi tanto la disoccupazione quanto il taglio delle vigne, incoraggiando la nullafacenza, il parassitismo statalizzato, il disamore, e con le vigne..permette il taglio ulteriore di certe radici vitali. La pastorizia poi è stata del tutto vietata con la creazione del parco Nazionale del Pollino, senza pensare che per secoli i pastori e le loro pecore hanno convissuto coi boschi ed anzi, ne hanno garantito la pulizia biologica.  Ah! Se tornassero i briganti!.. di certo non avrebbero permesso che in una simile Regione, si fosse  solo pensato di collocare un deposito nazionale di scorie radioattive di II e III livello, (naturalmente grazie al silenzio-assenso dell'allora presidente della  Regione, Filippo Bubbico, già precedentemente Assessore alla Sanità al tempo della Commissione Parlamentare Scalia; per premio di cotanta inattività, nel 2008, promosso a candidato senatore del PD). I retroscena di quelle scellerate decisioni del 2003, sono riportati in un libro-denuncia, naturalmente censurato dai media locali e nazionali; libro autoprodotto e pubblicato in proprio, scritto  sulla base dei dati tecnici contro questa scelta, raccolti dal compianto amico Angelo Chimienti. Vorrei ricordare a chi non conosce la Magna Grecia, che non è un piatto tipico, come ebbe a sottolineare uno striscione durante la sommossa popolare nel 2003 a Scanzano Jonico.

Postato da: AgnesePozzi a 15:21 | link | commenti (5)
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