rendo pubblico tutto ciò che vi hanno impedito di conoscere

Eccomi

Utente: AgnesePozzi
Nome: Agnese Pozzi
un medico, un'illusa, un'utopista, un'idealista, una deficiente alla fine... in questo mondo di "furbi" DISCLAIMER: Ai sensi dell'art. 5 l. 22 aprile 1941, n. 633, i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche italiane e straniere non sono coperti da diritti d'autore. Sono invece riservate l'elaborazione e la forma di presentazione dei testi stessi, nonché le massime associate alle pronunce giurisprudenziali. I documenti pubblicati non rivestono carattere di ufficialità. Si declina ogni responsabilità per eventuali errori ed omissioni. in base alla legge n. 62 del 07.03.2001,questi blog non sono una testata giornalistica; sono aggiornati con discontinuità e sono ospitati da una piattaforma di blogging gratuita.Resta salvo il diritto di satira, di critica e di espressione del libero pensiero. Le immagini reperite sul web devono considerarsi di pubblico dominio; quando possibile è citata la fonte; quelle personali, se sul mio blog e per essere salvate, devono avere il mio permesso e ne è comunque vietata la riproduzione parziale o totale a fini di lucro.

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venerdì, 05 dicembre 2008
altra vittima della Giustizia..


THAT'S AMERICA !
di Mara MARINO

(su La voce di Megaride)


Carlo Parlanti, cittadino italiano di Montecatini Terme, viene
arrestato mentre si trova all'aeroporto di Dusseldorf per un mandato di
cattura internazionale diramato dagli Stati Uniti. E' il luglio del 2004.
Carlo Parlanti, rientrato in Italia nel 2002 dopo un lungo periodo di
lavoro negli States, ignora che la sua ex convivente, Rebecca Mc White, lo
ha denunciato per sequestro di persona, violenza domestica e stupro. Dal
quel giorno di luglio comincia il calvario di Carlo Parlanti. Resta detenuto
in Germania per 11 mesi e durante questo periodo c'è un batti e ribatti tra
Germania, Stati Uniti e Italia. La procura di Milano, nonostante il parere
dell'allora Guardasigilli, ministro Castelli, che chiedeva di avocare il
caso allo Stato italiano, sostiene che per il Parlanti non ci sono gli
estremi per procedere in Italia e così lascia tutto nelle mani degli altri
due Paesi. In Germania a Carlo Parlanti non viene neanche concessa la
disponibilità di un interprete e lui riuscirà a comprendere appieno ciò di
cui viene accusato solo alcuni giorni dopo l'arresto quando viene nominato
dalla famiglia un difensore che parla anche l'inglese, lingua conosciuta
dal nostro connazionale. Comincia quindi a dichiararsi innocente, non ha
commesso alcuno dei fatti di cui è imputato e continuerà a dichiararsi
innocente sempre, anche quando, estradato negli Stati Uniti, gli viene
proposto un patteggiamento che lo avrebbe visto tornare a casa in breve
tempo, solo quello necessario per le pratiche burocratiche. Preferisce
andare al processo, è sicuro che riuscirà a dimostrare facilmente la sua
innocenza. Sono giorni terribili, è lontano migliaia di chilometri da casa,
sostenere una causa negli USA è particolarmente dispendioso per chi non
nuota nell'oro ma nonostante tutto viene sempre sostenuto dalla famiglia, e
non è solo neanche al processo. E' in questa fase che la vicenda assume toni
grotteschi, da autentico dramma. Ma andiamo per ordine. Rebecca Mc White,
nel luglio del 2002, mentre Carlo era impegnato in un viaggio di lavoro
negli States, lo denuncia: ".ha bevuto 4 litri di Chardonney, mi ha
picchiata sbattendo più volte, almeno 30, la mia testa contro una bacheca di
sughero, e altrettante contro una parete di carton gesso, mi ha
schiaffeggiata sul viso a mani aperte con palmo e dorso, mi ha legata, mi ha
sbattuto per terra, mi ha strattonata per i capelli e nella doccia mi
cadevano a ciocche intasando lo scarico, registra le mie telefonate, sul suo
computer ci sono immagini di donne che hanno subito le stesse violenze e mi
terrorizza con quelle visioni chiedendomi quale posizione preferisco..". La
polizia si reca nell'appartamento di Carlo Parlanti dove viveva anche
Rebecca ma l'appartamento è perfettamente in ordine, non ci sono tracce di
tutto quello che ha dichiarato Rebecca, la bacheca di sughero è intatta, non
ci sono scalfiture nel muro, lo scarico della doccia è libero, né i
poliziotti provvedono al sequestro del pc e del nastro registratore del
telefono. E' il 18 luglio del 2002 quando si reca in polizia a denunciare
un fatto avvenuto il 6 luglio. Qualche giorno dopo, Rebecca telefona al
detective cui è affidata l'indagine e corregge in parte la sua
dichiarazione, si è sbagliata, ha controllato sul calendario, la violenza
non è stata il 6 luglio ma il 29 giugno e questa dichiarazione telefonica
viene accettata. Nell'agosto del 2002 Carlo abbandona gli Stati Uniti, ha
altri programmi di lavoro, è un manager informatico di tutto rispetto, un
vero genio, grandi obiettivi lo attendono in Europa e per questo comincerà a
viaggiare in lungo e largo per il mondo, Canada compreso, sempre in aereo,
senza mai nascondersi, è completamente ignaro di quello che gli alita
addosso e di quello che sta per accadergli. Intanto il giudice californiano
che è titolare del caso gli invia un mandato di comparizione presso l'indirizzo
che lui aveva negli States, ma Carlo non può riceverlo, non è più lì, così,
quando risulta assente alla convocazione il magistrato dirama un mandato di
cattura internazionale. E si arriva al processo, è il 2005. Particolare il
processo subito da Carlo nel 2005 e particolari anche le udienze preliminari
quelle in cui bisogna stabilire un eventuale rilascio del Parlanti dietro
pagamento di una cauzione. La proposta di libertà viene rifiutata a causa di
un documento secondo cui lui avrebbe compiuto lo stesso tipo di reati in
Italia e quindi la sua fedina penale ne risulterebbe compromessa; ma l'avvocato
preferisce non esibire il certificato di fedina penale rilasciato dal
Tribunale di Milano e che risulta essere nullo. E al processo Il legale non
si oppone quando la presunta vittima presenta in Tribunale una foto che la
ritrarrebbe subito dopo la violenza. E i motivi per l'opposizione ci
sarebbero stati: la foto non era supportata da negativi e soprattutto perché
anche un osservatore disattento si sarebbe accorto che la foto mostra un
donna completamente diversa da quella fotografata dalla polizia al momento
della denuncia, eppure dovrebbero essere immagini contemporanee stante la
dichiarazione della donna e facilmente sovrapponibili dalla Corte perché la
foto scattata al momento della denuncia era agli atti del processo. Un
legale che non ha saputo mettere nel giusto rilievo la dichiarazione giurata
di un esperto in abusi di alcool secondo cui un uomo che beve nel corso di
una serata 4 litri di vino non è poi in grado di effettuare tutte quelle
violenze né di sostenere più rapporti sessuali strappati alla vittima con
brutalità e poi fare una doccia, andare in piscina e poi ancora recarsi al
lavoro invece di entrare in coma etilico come dovrebbe essere. Una donna che
ritratta in processo molte delle sue dichiarazioni e aggiunge particolari
completamente inediti sia per i detectivies che hanno raccolto la sua prima
denuncia nel 2002, 18 luglio, sia per il medico che l'ha visitata per la
prima volta dalla presunta violenza, 22 luglio 2002; una donna che dichiara
sotto giuramento di avere avuto rapporti sessuali consensuali successivi
alla presunta violenza con lo stesso brutale assalitore, e che degli stessi
rapporti può fornire data certa perché li ha segnati sul calendario; una
donna che è risultata credibile alla giuria popolare, nonostante tutto. Un
processo che si conclude in modo ancora più particolare se possibile, nella
sentenza il giudice dice in buona sostanza di essere convinto che la donna è
inconsistente, non ci sono rapporti medici, non ci sono evidenze di
violenza, ma siccome crede anche che alla base di tutto ci siano i
comportamenti del Parlanti lo condanna a 9 anni. La reclusione per Carlo
assume toni veramente drammatici, prigioni durissime, come quella di Wasco o
sovraffollate come quella di Avenal, rendono ancora più debilitante e
prostrante la vita di un uomo che è rinchiuso da innocente. E le
malattie.Epatite C, asma, piorrea, discopatia, e poi forse un tumore al
polmone destro. La mancanza di cure, il ritardo nella somministrazione dei
vaccini, o nell'effettuazione di TAC e lastre al torace. Ma soprattutto le
vessazioni e le torture psicologiche che è costretto a subire. Il sequestro
di materiale per scrivere , o il sequestro di giornali che gli arrivano dall'Italia
con la motivazione che contengono articoli pornografici salvo che poi lo
stesso giornale gira per la prigione (si parla di Panorama con un servizio
sull'arte pittorica e immagini di quadri con nudi femminili), o le
perquisizioni fatte spesso e solo a lui, o il divieto di usare il telefono
se non ha la prenotazione quando invece il regolamento carcerario dice che
il telefono può essere usato da chiunque se è libero; un detenuto che viene
inoltrato ad un lavoro pesantissimo in cucina nonostante la sua grave
discopatia. La questione del tumore al polmone andrebbe approfondita.
Probabilmente rientra nelle molestie psichiche subite dal Parlanti, quelle
reazioni che nascono subito dopo che la famiglia, la fidanzata e gli amici
cercano di fare pubblicità al caso, riuscendovi, e sollevando l'attenzione
dei media. Carlo probabilmente avrà avuto una Valley fever, una micosi
tipica delle zone desertiche come è il territorio dove è situata la prigione
di Avenal, tanto che quando ha avuto il rush cutaneo, uno dei sintomi dell'infezione,
gli hanno diagnosticato la scabbia prescrivendo un sulfamidico piuttosto che
un rimedio topico. E i noduli ai polmoni sono un altro chiaro sintomo della
Valley fever, ma per continuare nella massiccia azione di terrorizzarlo
psicologicamente gli hanno detto che aveva un cancro ai polmoni,
prospettando un immediato intervento chirugico e cercando di ridurlo a miti
consigli ricoverandolo in ospedale in isolamento e tenendolo legato al letto
per ben 16 lunghi giorni nonostante i movimenti gli fossero impediti a causa
delle cannule per il drenaggio che doveva tenere. Era tenuto in isolamento
perché per lui si sospettava anche una TBC e quindi negate anche le visite
consolari in quel periodo. E poi il processo di risentenza nel 2007, con la
conferma dei 9 anni, stesso giudice, quasi ovvio che finisse così, solo che
questa volta il giudice ha detto di credere a Rebecca MC White; particolare
la contraddizione: la prima volta aveva capito che era inconsistente, la
seconda volta Rebecca dice la verità. E un uomo continua a marcire in
prigione, con solo il calore della gente comune che lo aiuta in tutti i modi
possibili attraverso la rete, cercando di non pestare i piedi a nessuno,
perché come ha detto alla fidanzata un non meglio identificato funzionario
del consolato italiano, a fare troppo rumore si rischia di fare di Carlo
Parlanti il nuovo caso Sacco e Vanzetti. Con la presenza instancabile della
compagna di sempre Katia Anedda che continua ad andare avanti in questo
percorso inestricabile per riportare Carlo a casa in mezzo all'indifferenza
dello Stato italiano. E' una lotta impari quella che sta conducendo da anni
Katia, fatta di mille battaglie, singhiozzi, porta sbattute in faccia,
illusioni per aiuti proposti e poi rivelatisi bluff, bocconi avvelenati
ingoiati a forza. Ma sono solo battaglie. Vincerà la guerra!
********
E' scandalosa l'indifferenza della STAMPA ITALIANA CHE CONTA ed ancor
più l'ignavia dei nostri pigri POLITICI. La redazione di Megaride si sente
impotente ma non rifiuta alla giovane e disperata Katia Anedda di porre al
suo servizio i pochi strumenti a sua disposizione, la propria Voce,
assumendo la "difesa" di quest'altra GIUSTA CAUSA. Si ringrazia la
dottoressa Agnesina Pozzi, generosa come sempre, che si è lasciata
professionalmente coinvolgere in quest'altra battaglia, oltre i già noti
casi "Cogne" e "Contrada". Si ringrazia anche Ida, sorella del prefetto
Bruno Contrada per non aver fatto mancare la sua materna solidarietà a Katia ed a Carlo, nonostante l'animo sconvolto dalla tragedia epica che ha
investito tutta la sua famiglia!

http://www.carloparlanti.it per tutta la documentazione sul caso

Postato da: AgnesePozzi a 19:27 | link | commenti
carlo parlanti