rendo pubblico tutto ciò che vi hanno impedito di conoscere

Eccomi

Utente: AgnesePozzi
Nome: Agnese Pozzi
un medico, un'illusa, un'utopista, un'idealista, una deficiente alla fine... in questo mondo di "furbi" DISCLAIMER: Ai sensi dell'art. 5 l. 22 aprile 1941, n. 633, i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche italiane e straniere non sono coperti da diritti d'autore. Sono invece riservate l'elaborazione e la forma di presentazione dei testi stessi, nonché le massime associate alle pronunce giurisprudenziali. I documenti pubblicati non rivestono carattere di ufficialità. Si declina ogni responsabilità per eventuali errori ed omissioni. in base alla legge n. 62 del 07.03.2001,questi blog non sono una testata giornalistica; sono aggiornati con discontinuità e sono ospitati da una piattaforma di blogging gratuita.Resta salvo il diritto di satira, di critica e di espressione del libero pensiero. Le immagini reperite sul web devono considerarsi di pubblico dominio; quando possibile è citata la fonte; quelle personali, se sul mio blog e per essere salvate, devono avere il mio permesso e ne è comunque vietata la riproduzione parziale o totale a fini di lucro.

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venerdì, 04 luglio 2008
IL MIO CUORE A LUTTO

MIA PICCOLA CARA

ANIMA IMMOLATA ALLA VERITA'

MI HAI LASCIATA, CI HAI LASCIATI

ALLE 14,45 DI OGGI 4 LUGLIO 2008

IL MIO CUORE E' A LUTTO

elaborazione

foto fattale da un artista di cui non ricordo il nome; per il progetto RITRATTA

MARIA GRAZIA TORRI  SE N'E' ANDATA

leggiadra farfalla

&

spirito forte di drago

Shirin_Neshat

questa foto te l'ha fatta Shirin Neshat, artista contemporanea per RITRATTA

ci ha lasciato una grande eredità morale.

OH MIA piccola PRINCESSE, mia Grace

Maria Grazia felice

questa foto me l'hai titolata "FELICITY"

MI MANCHERANNO I TUOI CAPRICCI

LA TUA INTELLIGENZA

cat

tu e l'altro tuo gattino rosso, raccolto per strada ed amato profondamente

LA TUA DETERMINAZIONE

Toxic_e_MGT

tu con Toxic, artista contemporaneo

LA TUA FORZA

Keith Hering

tu con Keith Hering, mio idolo, miei idoli

LA TUA COMBATTIVITA'

gatto nando verona

il tuo gatto Nando di Verona

IL TUO AMORE PER LA VERITA'

vedo azzurro

uno dei tuoi tanti vasi di fiori

E LA GIUSTIZIA.

LA TUA  DIAFANA BELLEZZA.

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Per sempre  ti vorrò bene e vivrai con me

Un pubblico grazie al giornalista Stefano Lorenzetto, che, avendo squarciato su IL GIORNALE il muro del silenzio mediatico su Maria Gazia Torri, le ha generosamente regalato, negli ultimi giorni della sua vita e tra le atroci sofferenze che l'affliggevano, un sorriso;

un'inutile  e pietosa speranza. Grazie di cuore!

LA TUA PRIMA MAIL il 30 giugno 2006 alle 15,30 esattamente due anni e 4 giorni fa...i nostri destini si sono incrociati per sempre.

"cara anzi carissima, sembriamo solo in tre a credere a questa verità della morte naturale (la Satragni ha rinnegato la sua) eppurtuttavia, nonostante la fatica di vivere che si fa a vivere a Milano (PROFONDO NORD)e con certi carichi (non le dico quali!) io mi sono battuta e sbattuta non sa quanto per pubblicare prima l'articolo poi, visto che non c'era niente da fare ( anche da parte di amici, come il vicedirettore di Libero Renato Farina, come un redattore di GENTE, come lo psichiatra Meluzzi che va sempre all'Italia sul Due e mi aveva promesso, come a Derive e Approdi a Minimum Fax, a Baldini & Castoldi e Longanesi e Corbaccio e ...) senza esiti.
Unico esito: risposte deliranti da parte degli editori stessi di cui le cito alcuni esempi:
SPERLING & Kupfer : 'se ne è parlato troppo, è un caso bruciato'
Derive e Approdi (vicina al Manifesto): 'paura di denunce, ma scherziamo?' (????)
Minimum Fax: 'visto che sei Erin Brokovich, Vespa senz'altro ti aiuterà a pubblicare quando sarai lì..'
Baldini e Castoldi: (dopo due mesi di telefonate quotidiane): freddini e insensibili sul caso 'in fase così delicata'
Altri e molti altri: sei una PAZZA FURIOSA, molla l'osso, dacci retta. E' tempo perso.Ti rovini!
Renato Farina di LIBERO: 'Ah, Maria Grazia che bello! Hai scoperto la verità? Sarebbe stupendo! Lasciami la perizia del dottor Migliaccio ti richiamo!' Siccome non mi richiama torno io a piedi a Libero 20 volte. Una volta ho la fortuna di incontrarlo tra un'ospitata televisiva e l'altra.' Ma vorrai scherzare?! Un'ipotesi così fantasiosa la nostra addetta al caso l'ha scartata. Io non l'ho letta la perizia, ma non ho tempo e poi vorrai mica che al giornale io scavalchi le competenze!!" (sarebbe la cronaca nera)
Altre delusioni, promesse, dolori, delusioni, botte in testa oltre alla prima gliele risparmio. Fatto sta che smetto di andare alla mia rivista( Kult) e ferocissima (sono in credito con la giustizia medica) comincio a scrivere questo libro.
Ora le chiedo inviandoglielo: posso includere anche la sua bellissima e ironica perizia nel mio reality book ?
Sa cosa penso: ce ne vorrebbero altre 10, 100, 1000, così Viglino va in pensione anticipata.

Maria Grazia Torri"

QUESTO INVECE  E' IL FILE ORIGINALE 

 LA SCHEDA CRITICA di TIZIANOSCARPA per il libro..

con i miei commenti in rosso scuro/grassetto...

Maria Grazia Torri

Cogne. Storia di un delitto inventato

Pagg. 182 + LXV

Un giorno di aprile del 2006, a Milano, la studiosa e critica d’arte contemporanea, curatrice di mostre e giornalista Maria Grazia Torri batte la testa sul vetro pressoché invisibile della porta di una galleria d’arte. Decide di farsi visitare al pronto soccorso. Conosce così il neurochirurgo Giovanni Migliaccio, che appena viene a sapere che Torri è una giornalista, le sottopone un punto di vista alternativo sulla morte di Samuele Lorenzi, la vittima del celeberrimo cosiddetto “delitto di Cogne”.

 

Secondo il neurochirurgo, non si tratterebbe affatto di un delitto: il piccolo Samuele avrebbe in realtà subìto un attacco epilettico, fratturandosi il cranio, in seguito alle violentissime convulsioni, su uno degli spigoli della mobilia della camera (il comodino, la testiera del letto). Avrebbe perso sangue dalla ferita imbrattandosi il volto e la bocca. Il conseguente “vomito a getto” che può subentrare in casi simili avrebbe fatto sì che il sangue fosse sparso e schizzato lontano nella camera, fino al soffitto.

 

Questa, in sintesi estremamente succinta, la tesi proposta dal libro....davvero ESTREMANETE succinta, tanto da farmi pensare che Scarpa non l'abbia affatto letto TUTTO (cosa che un  AMICO "critico" , anche improvvisato, DOVREBBE fare...; infatti manca completamente la citazione dei miei rilievi sulle FRATTURE, che sono la NOVITA'  VERA intervenuta dopo il discusso e accantonato aneurisma) Il quale è costituito da materiali eterogenei:

 

a) Una introduzione-inchiesta narrativa, in cui Maria Grazia Torri racconta come sia finita a occuparsi di questa storia per caso (il piccolo trauma cranico contro la porta a vetri della galleria), come l’abbia trovata più che plausibile e si sia appassionata al punto da farne una specie di accorata crociata, nonostante le mille difficoltà personali e professionali in cui si trova in questo periodo; i suoi tentativi vani di diffonderla attraverso i giornali e, poi, tramite l’editoria.

b) La trascrizione delle conversazioni, dal vivo e al telefono, con il Dr. Migliaccio.

c) Una telefonata (NO. Mi ha contattata Maria Grazia con la prima mail che ho su riportato!!!)  di un altro medico, Agnese Pozzi, che giudica verosimile la proposta di Migliaccio (..ma se ne discosta facendo altri rilievi sulla dinamica fratturativa).

d) La perizia autoptica ufficiale del professor Viglino.

e) L’ordinanza di applicazione della custodia cautelare per Annamaria Franzoni stilata dal Giudice per le indagini preliminari Gandini, con i relativi commenti fatti dalla Dr.ssa Pozzi e dalla stessa autrice

f) Altri documenti, fra cui alcuni articoli di giornale e la lunga appendice che riporta le discussioni in un forum in rete fra, perlopiù, medici professionisti, che rispondono alle considerazioni del Dr.Migliaccio  (che non è affatto Professore!) e della Dr.ssa Pozzi.

 

Una premessa: da parecchi anni non possiedo il televisore, perciò non ho seguito la grande copertura televisiva sul caso Cogne (di cui si fa menzione più volte in questo libro: d’altronde lo stesso Dr. Migliaccio ammette con grande onestà che la sua ipotesi alternativa non gli sarebbe venuta alla mente se non si fosse sentito stimolato a contestare la ricostruzione ufficiale del caso proprio mentre assisteva a una delle tante puntate dei programmi tivù che si sono occupati dei fatti di Cogne): quindi, se da un lato possono sfuggirmi parecchi elementi utili (che so, la ricostruzione tridimensionale dell’ambiente, la disposizione degli elementi nella camera dove è morto Samuele e altre “sceneggiature illustrative” che si fanno in occasioni simili in tivù), dall’altro posso dire di essere in un certo senso immune dall’elemento di pathos che è stato introdotto nella gestione mediatica di questa vicenda, non avendo visto le interviste a Annamaria Franzoni, ecc., e le eventuali ricadute “lombrosiane” che queste cose inevitabilmente comportano, sia su innocentisti che colpevolisti. Insomma, prima di leggere questo libro avevo un’informazione medio-scarsa sui fatti, fondata sulla lettura di qualche articolo di giornale.

 

Perché preciso questo?

 

Perché, per quanto non probante, può essere in qualche maniera “sperimentalmente interessante” l’effetto che ha provocato in me questa lettura. Lo dico in soldoni: uno che su Cogne sa poco e non ha visto né Annamaria Franzoni in televisione, né le ricostruzioni degli investigatori in studio, né i commenti degli esperti o pseudo-tali, leggendo questo libro si convince che Samuele è morto per malattia o delitto?

Sottolineo che in questa mia breve (incompleta) analisi non cercherò certamente di aggiungermi ai vari Sherlock Holmes improvvisati, giustamente messi alla berlina dall’autrice: semplicemente tenterò di dare conto se e dove e come questo libro mi convince o no.

 

Cominciamo.

 

Questo è un libro smaccatamente innocentista (fin dal titolo).

Secondo me non giovano alla tesi sostenuta dall’autrice alcuni elementi della sua introduzione narrativa (ecco...cominciamo bene!).

 

Quali?

 

1. Un certo patetismo della verità (anche questo...per Tiziano Scarpa sarebbe una critica favorevole), uguale e simmetrico a una certa sicumera criminalista (i termini in corsivo sono miei, non dell’autrice) da parte degli investigatori che non hanno di fatto esaminato ipotesi alternative a quella del delitto (in ciò, con coerenza argomentativa, l’autrice accomuna sia l’accusa che la difesa, che ha sempre battuto la strada della ricerca di un altro colpevole, all’esterno della famiglia, ma non ha mai preso in considerazione la tesi di una crisi epilettica dovuta a malformazione congenita o le conseguenze di un trauma occipitale accidentale che avrebbe innescato la sequela di eventi).

(Ne approfitto per fare un altro piccolo commento: benché si tratti di cose meno importanti, quasi di vezzi narrativi, consiglierei all’autrice di eliminare alcuni passaggi in cui abbonda con descrizioni insofferenti dell’attesa al pronto soccorso, e in generale tutti quei passi in cui si dilunga in dettagli poco rilevanti (e grazie ancora per i commenti favorevoli...). Per esempio la reazione della collaboratrice del gallerista alla sua botta sul vetro; le sue vicende di critica d’arte e le sue esperienze giornalistiche: sia chiaro, non mi sfugge che in alcuni casi queste ultime servono giustamente a dare autorevolezza al suo discorso e a ricordare al lettore che non si tratta certamente dell’ultima arrivata – personalmente ne ero ben consapevole, conoscendo da lettore i contributi di Maria Grazia Torri fin dai tempi di “Frigidaire”–, ma oltre un certo limite sconfinano in una certa “petulanza” narrativa e superfluità documentaria.)  e ribadisco i ringraziamenti...anche perchè Scarpa non ha  avutola sensibilità necessaria per capire che l'attività artistica di Maria Grazia ha subìto un colpo terribile proprio per il suo interesse a Cogne e il parlarne in qualche maniera costituiva un compenso "emozionale".

 

2. Il voler agganciare questa chiusura a una teoria generale della salute e della malattia. Tutto questo è umanissimamente connesso alle vicende sanitarie dell’autrice stessa, che dichiara con grande onestà intellettuale di essersi ammalata di cancro e di avere provato nel suo corpo la sofferenza e soprattutto il monopolio terapeutico della medicina occidentale: l’onestà intellettuale sta in questo: nel prendere partito per l’interpretazione del Dr. Migliaccio, l’autrice “tifa” per il valore terapeutico della verità, che ci preserverebbe da menzogne “cancerogene”. Ebbene, a mio modesto parere, voler legare il caso Cogne a questo tema enorme e misterioso (perché ci ammaliamo?, è perché trionfano le mistificazioni?) non giova, in termini puramente argomentativi, agli scopi di dimostrazione della verità storica, fattuale dell’autrice stessa riguardo a questo specifico caso. Tra l’altro, in questo c’è una contraddizione: se accettiamo la tesi che il piccolo Samuele aveva una malformazione cerebrale che gli ha causato una fatale crisi epilettica, non possiamo certo attribuire la responsabilità del suo male a una “menzogna” sociale INFATTI...dobbiamo attribuirla ad una menzogna medica. Ma l'argomentare di Grazia, in merito, è proprio un contraltare a ciò che certa "medicina" in errori, in menzogne e in errate conclusioni, aveva catapultato su di lei. Il progetto artistico  di Maria Grazia"RITRATTA" è EVIDENTEMENTE SCONOSCIUTO  a cotanto "critico". ...Mi accanisco su questo punto perché trovo perdente (perdente per quanto riguarda la causa singola in questione, cioè la dimostrazione dell’innocenza di Annamaria Franzoni), benché umanamente comprensibile da parte dell’autrice, voler legare questo caso a riflessioni metafisiche sull’origine del male e della sofferenza umana (infatti il respiro universale che caratterizzava Maria Grazia, NON POTEVA essere  utilizzato da analisi "asmatiche" come questa).

 

3. Ho apprezzato la lucidità delle “osservazioni” di Migliaccio (da lui stesso così definite perchè non ha potuto eseguire l’autopsia sulla salma di Samuele, ma si è basato su una attenta lettura critica della perizia di Viglino e sulle foto scattate dopo la morte di Samuele mostrategli dai famigliari stessi, con cui egli si è messo in contatto spontaneamente, mosso da pura fame di verità) essenzialmente per un elemento che a me è sembrato molto rilevante, e direi anzi sorprendente rispetto a quanto avevo appreso dai giornali: le famose “diciassette ferite” sulla testa di Samuele Lorenzi in realtà sarebbero “soltanto” due. Le altre 15 ci sono, sì, ma sono microferite, niente a che vedere con le due grandi e profonde aperture fratturate, con fuoriuscita di materia celebrale: verosimilmente, come spiega Migliaccio, le altre piccole ferite sono strappi del cuoio capelluto e membrane sottostanti dovute a effetti secondari delle fratture di un cranio che, rompendosi, lacera in varie parti anche la sua “fodera” dermica (mi si perdoni la terminologia non scientifica). Insomma, se delitto c’è stato, sembrerebbe ricavabile che l’assassino non ha inferto diciassette colpi, ma uno o due. Questo, secondo il mio punto di vista, non cambia le cose da un punto di vista “criminalistico” assoluto (cioè dal punto di vista di chi ritiene che Samuele Lorenzi sia stato ucciso, “colpevolista” o “innocentista” che sia riguardo a Annamaria Franzoni), perché anche di fronte a questa interessante interpretazione di Migliaccio si può comunque continuare a pensare che Samuele sia stato ucciso, non con 17 colpi (o 12-14, come sostiene il Gip Gandini, che a onore del vero non parla di “colpi” ma di “ferite inferte”, e però poi precisa che “l’azione è stata reiterata”) ma con 1 o 2 colpi. Ciò semmai cambia notevolmente le cose da un punto di vista della ricostruzione del delitto (se delitto fu) e della sua rappresentazione psicodinamica: non un accanimento ripetitivo, ma un unico (o doppio) gesto violentissimo (la mia analisi riguarda un colpo solo di partenza...quello all'OCCIPITE e il libro Scarpa non l'ha letto!). Certo, purtroppo la funesta sostanza non cambia: uno, o due, o diciassette colpi, il piccolo Samuele è morto comunque, ma lo scatto omicida che ne risulta sarebbe di tutt’altra natura rispetto a quello diffuso dai media. Questo effettivamente dà da pensare sulla tendenza giornalistica a “mostrificare” iperbolicamente le notizie persino quando gli eventi sono già orrifici.

 

Il resto dell’interpretazione di Migliaccio (la crisi epilettica, la ferita causata dalle convulsioni, l’impatto fortissimo con un elemento della mobilia della camera, la successiva emorraggia che allaga la bocca e fa sì che il sangue venga proiettato insieme al “vomito a getto” fino al soffitto; ma anche l’assenza di estroflessione di bulbi oculari che di solito avviene in seguito a fratture craniche di questo genere) è “suggestiva” (mi si perdoni il termine), ma a mio parere per essere profondamente convincente andrebbe rafforzata con altri elementi. Quali?

 

Sarebbe il caso di illustrare altri casi simili nella letteratura clinica, e in particolare:

 

1. fornire altri esempi della forza autolesionistica provocata dagli attacchi epilettici maggiori. Dai tre o quattro libri che avevo letto sull’argomento – quindi praticamente nulla – sapevo essenzialmente di ferite e traumi dovuti alle cadute – sul pavimento, ma anche per le scale – causate dalle cosiddette “assenze” epilettiche, praticamente svenimenti improvvisi; con questo voglio semplicemente dire che a me, lettore comune ignorante, manca una sufficiente informazione sugli effetti traumatici che può provocare su un cranio un attacco epilettico convulsivo ciclotonico maggiore: l’autrice, con la collaborazione del Dr. Migliaccio, potrebbe fornire al lettore esempi di devastazioni traumatiche causate da attacchi epilettici di bambini analoghe a quelle ipotizzate per Samuele Lorenzi? Un paziente affetto da epilessia può fracassarsi la testa in quel modo?

 

2. fornire altri esempi, sempre tratti dalla letteratura clinica, della forza cinetica del “vomito a getto” che si manifesta in coincidenza di attacchi epilettici simili. Sempre dal punto di vista del lettore profano, risulta altrimenti problematico immaginare un geyser umano che, dal corpo di un bambino di tre anni, riesce a sprizzare verso l’alto dalla bocca materiale gastrico semidigerito ed ematico, anche se il vomito a getto può proiettarsi fino a 5-6 metri (quant’era alto il soffitto di casa Lorenzi? E a che altezza rispetto al piano del letto?). Questo, sia chiaro, senza assolutamente volersi improvvisare Sherlock Holmes: ma proprio perché, a detta dell’autrice stessa (per l’impostazione e la causa costitutiva medesima che fa esistere questo libro), il fronte dei “persuasi” è così pervasivo e radicato che è necessario fornire quante più prove e materiali e esempi analoghi attestati, per rafforzare la tesi alternativa del Dr.Migliaccio (a prova e dimostrazione...che non ha letto il libro o che, se l'ha letto, non ci ha capito un tubo, omette ancora di citare i miei rilievi. Grazie Scarpa per la tua attenta analisi!!! Che bravo!!! Che amico!!! Che sostenitore del libro!!!)

 

Una domanda che, se incontrassi di persona il Dr.Migliaccio, gli porrei, è se è possibile ipotizzare sintomi analoghi a una crisi epilettica in seguito a trauma cranico grave. Voglio dire: se un cranio viene sfasciato da un colpo così violento, è possibile che il cervello e il sistema nervoso reagiscano con convulsioni, vomito a getto, eccetera, o no? In altri termini: si sono mai verificate crisi epilettiche causate da eventi traumatici, o vale solo il contrario? (se avesse svolto bene il compito "critico" non avrebbe dovuto fare questa domanda, perchè nel rapporto, c'è e la do io..grazie ancora Scarpa!!!)

 

Una domanda che invece porrei agli investigatori, al giudice, al pubblico ministero, agli avvocati della difesa, soprattutto ai periti è: se, come ha rilevato il Migliaccio dalla lettura analitica dell’autopsia, è plausibile ipotizzare che l’eventuale assassino abbia sferrato soltanto un colpo o due, come mai il sangue è stato sparso fino al soffitto? Un gesto che si ripete diciassette (o 12-14) volte con accanimento coattivo può diffondere nell’ambiente circostante molte gocce di sangue, ma un colpo singolo o doppio può fare altrettanto?

Una seconda domanda che porrei agli inquirenti è la stessa che, fra le altre, pone il  Dr.Migliaccio: c’era anche materiale gastrico (succhi digestivi e cibo semidigerito) oltre al sangue, sul soffitto? E' una domanda che pongo io, insieme a quella della ricerca di cellule ossee..

 

Una domanda che vorrei porre a tutti, (ah...scusate...ho dimenticato la Dr.ssa Pozzi! Come sono stato distratto!...) Migliaccio e inquirenti, periti, parti accusatorie e difensive, è: quanto è decisivo fissare con precisione l’orario della morte di Samuele? Dalla lettura della perizia di Viglino, delle testimonianze dei primi soccorritori e medici dell’unità di pronto intervento, e dalle conseguenti analisi critiche del Dr. Migliaccio, un lettore non medico come me ne ricava che per l’ipotesi del delitto mediante corpo contundente sembra sia importante dimostrare che Samuele Lorenzi è morto quasi subito, mentre per l’ipotesi di Migliaccio potrebbe essere sopravvissuto per quasi un’altra ora, come effettivamente sembrano dimostrare le testimonianze specialistiche dei vari medici che lo esaminarono, in camera, in elicottero, all’ospedale. Detto ancora più a chiare lettere, la perizia del professor Viglino sembra assai preoccupata di smentire con argomenti che siano scientificamente plausibili queste testimonianze o diagnosi di persistenza in vita, come se ciò fosse estremamente importante per suffragare la tesi di una morte per trauma cranico delittuoso. È così o è solo una mia impressione? Samuele poteva continuare a vivere per qualche decina di minuti in entrambi i casi (delitto o attacco epilettico traumatico) oppure no? (io dico...che dev'esserci stato tempo affinchè si mettessero in atto le ripercussioni biologiche...fino all'edema cerebrale e vomito a getto! Ma te non hai letto le mie considerazioni!)

 

(Mi scuso per l’ingenuità di queste domande, ma si tratta, lo ripeto, di dubbi che possono sorgere a un  lettore comune ( poco attento), che ha semplicemente cercato di leggere il libro con attenzione). (ma che l'ha letto forse all'incontrario e solo per fare "fesso e contento" un amico: Grazia)

Quel che voglio dire, in conclusione, è che si può uscire dalla lettura di questo libro mantenendo (o addirittura formandosi!) una visione “criministica” della vicenda (al di qua, lo ripeto, dello schierarsi tra gli innocentisti e i colpevolisti rispetto a Annamaria Franzoni): tra l’altro, se posso farlo notare, ciò depone a favore dell’onestà intellettuale del libro stesso.

Questo è il mio semplice punto di vista, ovviamente non probante (occorre precisarlo?), ma lo sottopongo comunque all’attenzione dell’autrice, dati i suoi propositi che sono altri (peraltro onestissimamente dichiarati: fin dal titolo!), e cioè quelli di persuadere i “criministi” che non si trattò di delitto, bensì di una morte per l’improvviso manifestarsi di una malattia congenita (o di un trauma occipitale accidentale, come suppone la Dr.ssa Pozzi! Ma te la ignori!). Mi spiego: se l’intento di Maria Grazia Torri era quello di persuadere, a mio parere non ci è riuscita pienamente (OHHHHHH ...ma anche questa sarebbe una critica di sostegno ad un'amica?): eppure io sono uno dei non molti italiani che non ha subito il martellamento televisivo sul caso di Cogne e che, onestamente, non ha alcun preconcetto colpevolista nei confronti di Annamaria Franzoni. Lo sottolineo: ancor prima che imputare o scagionare un assassino, qui viene messo in  discussione che si tratti di un delitto. Come ho già detto, sarebbero necessari altri elementi, una più ricca documentazione di casi analoghi a quello ipotizzato dal professor (DR...DR...dr...dottor!) Migliaccio. Per quel che può valere, in quarantatre anni di esistenza non mi era mai capitato di sentire che una persona possa morire in quel modo: un modo che tutto sommato convaliderebbe le primissime parole dette da Annamaria Franzoni quando chiamò i soccorritori: “a mio figlio è esplosa la testa”. È proprio così? Si può davvero morire per spontanea “esplosione della testa” in una maniera così clamorosa e orribilmente “scenografica” (il sangue mescolato al vomito spruzzato fino al soffitto)? (mio Dio...a quello è un termine improprio usato dai neurochirurghi...ah che attenta lettura ha fatto Scarpa!)Proprio perché non l’avevo mai sentito, pur avendo superato la metà della vita e avendo una mediamente accettabile esperienza del mondo, a maggior ragione avrei bisogno che mi venissero menzionati e sufficientemente dettagliati casi consimili. Lo dico senza polemica: anzi, è un consiglio che do all’autrice per rafforzare le sue argomentazioni.(da presunto amico...questi sugerimenti avresti potuto darglieli prima di fornire questa scheda all'editore...o no?)

 

Da un punto di vista editoriale, ho trovato la lettura comunque interessantissima (che COERENZA! Che onestà intellettuale!), per alcuni aspetti:

 

1. per la ricostruzione (grazie all’abbondanza di materiali di prima mano che offre) di un caso sconvolgente per la nostra comunità nazionale, e che continua a essere di attualità, tra l’altro essendo non ancora chiuso il processo;

 

2. per la critica documentata a come è stata gestita la vicenda nei media: la qual cosa non è certo nuova in assoluto, ma va tenuto conto che, come scrive nella sua ordinanza il Gip Gandini, “le indagini preliminari, per la prima volta nel nostro paese, sono state integralmente seguite in diretta dai mezzi di comunicazione di massa” (il corsivo è mio);

 

3. per come ricostruisce le difficoltà del professor (DR...Dr...dottor...)Migliaccio e dell’autrice stessa a diffondere attraverso i giornali ipotesi alternative a tesi ormai calcificatesi nella persuasione generale;

 

4. per gli elementi di dubbio avanzati dall’ipotesi del professor  (a ridajje!!)Migliaccio, che fa intravedere una diversa (o più ampia) antropologia del male (rispetto a quella bollata dall’autrice come ossessione del noir a tutti i costi), un male per così dire “naturale”, che pertiene comunque alla fragilità fisiologica degli esseri umani, a prescindere dai loro impulsi distruttivi; (oppure alla tesi della Dr.ssa Pozzi, che non concorda sull'aneurisma pur riconoscendo che bisognava indagare in merito e pone la tesi di un colpo accidentale all'occipite)

 

5. per la scrittura vivace, avvincente e coinvolta dell’autrice (fatti salvi gli eccessi “patetizzanti” o le puntualizzazioni inutili che ho menzionato sopra).

 

 Tiziano Scarpa, 11 ottobre 2006

 

 E...come succede in questi casi, l'editore, dopo  il 90% di motivi  per  buttare via il libro...vuoi che avrebbe considerato il  solo 10%?

Da buon "amico" come tutti gli amici simili che ha avuto Grazia, Scarpa ha lanciato il sasso e poi, con i commenti finali, ha nascosto la mano.

Scarpa...Scarpa.

Meglio la salute che un paio di scarpe nuove!

delitto mediatico

la mia prima copertina per il libro, un omaggio a te e a Keith Hering, mio idolo

quello che segue  E' IL COLLEGAMENTO integrale

ALLA STRONZAGGINE UMANA,

ALL' INSENSIBILITA',

ALLA NULLITA' MORALE ED ESISTENZIALE

ALLA  FECCIA E ALLA FACCIA DELLA SOCIETA' CIVILE

......E TU...CHE M'INCENSAVI SANDRO VERONESI..quello che ha il caos calmo nella sua povera testa di umanoide 

 forse gravemente afflitta da chissà quale cancro morale

ben diverso da quello che ha ucciso te.

OH mia Princesse ...GUARDA COM'E' PICCOLO

E MESCHINO DI FRONTE A TE!

E  leggi che cosa ha scritto  a Lorenzetto su di te:  «Lei se ne andrà a farselo stroncare in culo per il resto dei suoi giorni. E quando starà per morire, io pregherò Dio perché le conceda altri dieci minuti di vita, così che le stronchino il culo per altri dieci minuti. Venti, va’».

 http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273535

Ed io pregherò Dio che perdoni Sandro Veronesi per il suo vuoto interiore.

Grazia, ma lo sai che stamattina, mentre stavo in posta per fare il telegramma ai tuoi, mi ha chiamato il neurochirurgo?  Mi ha fatto bene sentirlo  proprio oggi che ero così afflitta. Mi sono venuti in mente i momenti costruttivi tra noi tre ed ho cancellato quelli brutti. Mi sembrava sinceramente dispiaciuto, e sono convinta che anche lui a modo suo ti abbia voluto bene.

Ora puoi perdonarlo  anche tu, per davvero, ora che sei nella grazia di Dio.

 

trasfigurazionequesta foto non ricordo di quale artista, per te, si chiama TRASFIGURAZIONE

QUESTO INVECE

è l'articolo inviato al GIORNALE

PER DIRITTO DOVERE DI REPLICA

ma è stato tagliato  e pubblicato

come "lettera".    Eccolo integralmente:

 

        OGGETTO: DIRITTO DI REPLICA (articolo Tipi Italiani-Cronache-del 29 giugno 2008)

Gent.le Dr.Lorenzetti, innanzitutto la ringrazio per aver finalmente rotto il muro di silenzio su Maria Grazia Torri ed il suo libro, per il quale ho avuto il piacere di collaborare quale autrice "a latere" per i commenti all'Atto d'accusa, i commenti alle tre relazioni mediche e per le contestazioni alla perizia Viglino; libro che le è costato un riacutizzarsi delle sue sofferenze, tanto dal ridurla in fin di vita. Spero, e prego che Dio l'aiuti ancora una volta e che sia resa giustizia all'impegno prodotto oltre le poche forze che aveva, quando ha cominciato ad occuparsi del caso Cogne.
Dal momento che Maria Grazia mi ha fatto sapere che nella stesura dell'intervista è stata coadiuvata dai suoi amici essendo allo stremo delle forze, so bene che gli stessi amici, non medici, potevano solo conoscere bene la storia personale di Maria Grazia Torri, non certo quella scientifica, per la quale nell'articolo ci sono delle imprecisioni che ho il dovere/diritto di sanare per amore della precisione. La tesi del neurochirurgo del Fatebenefratelli di Milano riguarda la rottura spontanea di un aneurisma congenito (ipotesi originariamente formulata dalla Dr.ssa Satragni), in seguito al quale si è prodotta emorragia sub aracnoidea con inondamento ventricolare, l'ipertensione endocranica, il vomito a getto, la crisi epilettica con il complesso fratturativo conseguente. Quindi per il Neurochirurgo si tratta di evento spontaneo emorragico primario endocranico. Le mie osservazioni riguardano invece altri aspetti e sono rilievi sulla dinamica fratturativa. Viglino omette di segnalare al Giudice, nelle conclusioni, la frattura occipitale (unica non accompagnata da lesione tegumentaria) che egli definisce "a mappamondo". Questo tipo di fratture si producono per impatto violento contro superfici ampie, piatte, e dure: quindi non può essere una frattura prodottasi per rimbalzo sopra il materasso. Alcune lesioni della superficie cranica che è convessa, riguarderebbero a dire di Viglino "il solo tavolato esterno". Anche questa affermazione confligge con la tesi di aggressione frontale in quanto un colpo inferto sulla superficie convessa del cranio in direzione antero-posteriore provoca prima le lesioni del tavolato interno che ha un minore raggio di curvatura. Inoltre le ferite tegumentarie sono talmente polimorfe che, supposto un aggressore, bisognerebbe considerare sia l'utilizzo di più armi, sia di entrambe le mani per colpire, sia di una diversa forza vulnerante. Già questi tre rilievi comprometterebbero tutto l'impianto accusatorio e non su ipotesi che sarebbe difficile dimostrare (non sappiamo, infatti, se e come sia stato conservato l'encefalo, né se sia possibile fare, dopo questi anni, ulteriori indagini sui vasi cranici, né se l'emorragia sub aracnoidea qualora verificatasi potesse essere stata di quelle senza alterazioni rilevabili dei vasi, come però potrebbe accertarsi solo sui vivi mediante angiotac). I rilievi che ho fatto si basano esclusivamente sulle affermazioni di Viglino e quindi sono dati oggettivi e non confutabili; ce ne sono comunque altri, come meglio specificato nel libro. Ad onor del vero devo anche dire che non concordo con l'ipotesi di aneurisma, sebbene abbia sempre affermato che questa possibilità andava rigorosamente considerata da Viglino insieme a tutte le altre cause possibili di emorragia sub aracnoidea, che non sono solo traumatiche e che qualora traumatiche non tutte queste sono di origine criminosa. Il piccolo ad esempio, nel tentativo di scendere dal letto, per seguire mamma e fratello, potrebbe aver perso l'equilibrio ed aver battuto violentemente l'occipite contro la testiera del letto (frattura a mappamondo altrimenti NON collocabile). Da lì potrebbero aver trovato inizio tutte le sequele, perché il cervello reagisce conseguentemente ma anche indipendentemente da un trauma e dall'entità dello stesso. Un trauma occipitale ripercuote le onde d'urto esattamente in regione anteriore frontale e fronto-orbitaria, proprio dove Samuele mostrava le uniche due lesioni di maggiore entità. Il resto sono piccole ferite di pochi millimetri e di varia foggia che non è plausibile essere state causate da un assassino che colpisce con rabbia o con cieca ferocia, con un'arma sola e con una sola mano. Sono esiti di trazioni dell'osso su galea e cute sovrastante ed esiti di tagli della cute da parte delle stesse ossa, molto sottili e taglienti, così come le descrive Viglino. L'ipertensione endocranica avrebbe diastasato fratture già prodottesi per ripercussioni anteriori dell'urto dell'occipite. Ad ogni modo invito a leggere il libro, ingiustamente ignorato dai media, per avere un quadro completo e per evitare di dilungarmi oltre. Spero di aver fatto chiarezza e proprio per chiarezza e completezza vi esorto a pubblicare per diritto di replica queste precisazioni.

Cordiali saluti
Dr. Agnesina Pozzi, Medico.

 

poi fate il confronto con la "lettera" tagliata, pubblicata sul Giornale il 3 luglio 2008

Postato da: AgnesePozzi a 16:18 | link | commenti (7)
toxic, trasfigurazione, mara grazia torri se nè andata, tiziano scarpa/ torri/cogne, keith hering, la replica al giornale, articolo lorenzetto e replica