rendo pubblico tutto ciò che vi hanno impedito di conoscere

Eccomi

Utente: AgnesePozzi
Nome: Agnese Pozzi
un medico, un'illusa, un'utopista, un'idealista, una deficiente alla fine... in questo mondo di "furbi" DISCLAIMER: Ai sensi dell'art. 5 l. 22 aprile 1941, n. 633, i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche italiane e straniere non sono coperti da diritti d'autore. Sono invece riservate l'elaborazione e la forma di presentazione dei testi stessi, nonché le massime associate alle pronunce giurisprudenziali. I documenti pubblicati non rivestono carattere di ufficialità. Si declina ogni responsabilità per eventuali errori ed omissioni. in base alla legge n. 62 del 07.03.2001,questi blog non sono una testata giornalistica; sono aggiornati con discontinuità e sono ospitati da una piattaforma di blogging gratuita.Resta salvo il diritto di satira, di critica e di espressione del libero pensiero. Le immagini reperite sul web devono considerarsi di pubblico dominio; quando possibile è citata la fonte; quelle personali, se sul mio blog e per essere salvate, devono avere il mio permesso e ne è comunque vietata la riproduzione parziale o totale a fini di lucro.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

20 anni di storia italiana
500 pagine infami
agnese pozzi cogne enigma svelat
altre versioni via damelio
ancora parlanti
ancora su contrada
angelo falcone
articolo lorenzetto e replica
black out cognitivo
bravo giovanni falcone
caccia allo sbirro
cara anna maria franzoni
cara palombelli
carlo parlanti
caro neurochirurgo
caro viglino
cassazione cogne
certi pissicolochi
chiaromonte
cogne cvd
colonnello garofano
congresso 118
contrada
contrada archiviazione
contro il randagismo
curiosi di retroscena
da basile a vizzini
direttore gente
ego te absolvo
enzo parisi
forum gruppi liberali
franzoni
galullos personality
giangavino sulas oggi
giovanni falcone
giraldeschi raggiri
giuseppe fontana
grazie avvocato
http//wwwmedicitaliait
ignazio dantone
il blog della torri
il caso chico forti in usa
influenza suina
informazione è noi
italia sul 2 piedi in 1 scarpa
i censoridel 19 luglio
i vicini malmostosi
keith hering
la7gold
la perizia viglino
la replica al giornale
la storia vera
la vacca ditalia
la voce di megaride
letizia noemi & co
lettera alla franzoni
lettera aperta di mario giordano
lettera a contrada
le idi di maggio
litalia sul 2
mafia e procure
mafia e secondo risorgimento
maledetta estate
mara grazia torri se nè andata
mattanza cani a scicli
mike bongiorno
morire di censura
morrone & co
nel nido degli scorpioni
olindo canali
omaggio ai caduti di kabul
omaggio a sulas
panzanate e varie
pasqua nonostante tutto
pedofilia
queen
radio radicale barcamp
richiesta danni a contrada
ricostruzione
rodolphe gomberg
rodolphe gombergh
telefonata 118
terremoto abruzzo
tiziano scarpa/ torri/cogne
topa topa senette
tortora
toxic
trasfigurazione
travaglio colluso con la mafia
vade retro neurochirurgo
veronica lario-lì lario-là

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

domenica, 01 marzo 2009
20 anni di storia italiana

 ECCO UNA LUCIDA ANALISI DI 20 ANNI DELLA NOSTRA STORIA




TROVATA IN RETE, da Marina Salvadore, una cosa... MOLTO INTERESSANTE!




http://absu.okforum.it/ventanni-di-storia-italiana-salvateci-da-satana-vt240.html




Telegrafico riassunto degli ultimi vent’anni di storia italiana




dal forum absu.okforum




Se vent’anni fa ci si recava ai cancelli di Mirafiori durante gli scioperi più importanti, si trovavano “custodi della fede” di PCI e CGIL che distribuivano volantini ciclostilati che recitavano che:




1) Andreotti era il “capo indiscusso della mafia, speriamo nelle BR”;




2) De Mita era il “capo indiscusso della camorra, speriamo nelle BR”;




3) Agnelli e De Benedetti erano i “porci padroni al soldo delle mafie planetarie dei Bilderberg/Trilateral che sfruttavano gli operai come schiavi quando c’era da guadagnare, poi li rifilavano in cassa integrazione allo Stato, ossia a tutti noi, quando c’era crisi…. E coi guadagni fatti prima e i soldi risparmiati dopo, compravano insieme alla P2 Il Corriere della Sera, Repubblica, Espresso, Stampa e tutta l’informazione che conta, così potevano nascondere i propri crimini camuffandoli adeguatamente….. speriamo nelle BR…..”;




4) Romano Prodi era “il re dei boiardi di Stato, un mentecatto che fa le sedute spiritiche per sapere dove la CIA tiene prigioniero Aldo Moro, e che per la propria innaturale stupidità è stato scelto dai poteri forti come zerbino per vendere i gioielli di Stato dell’IRI alle mafie italiane (“guarda cos’ha fatto con l’Alfa Romeo…….”) ed estere, speriamo nelle BR……”




5) La magistratura è tutta corrotta e al soldo del potere, speriamo nelle BR……. Anzi, come FIOM schediamo tutti i magistrati che ci hanno indagato, così prepariamo la strada e diamo priorità a chi ce li ammazza……”







6) Paolo Mieli è un traditore, poiché da Potere Operaio, dagli appelli ad ammazzare Agnelli, dalla P38 andante mossa, è passato al servizio di Craxi, amico del padre, e proprio di Agnelli alla Stampa, speriamo nelle BR…..







7) Craxi è un santo comunista che a livello locale, dovunque esistano i numeri, fa solo giunte rosse coi fratelli gemelli del PCI, ma che, abile statista e molto furbo, a livello nazionale si è distaccato leggermente dai comunisti che nessuno vuole al governo, per fare da freno allo strapotere della DC, che Dio, anche se non esiste (per ora, poi vedremo), lo benedica…..




8) San Silvio da Arcore è il prototipo dell’imprenditore perfetto, non ha mai né licenziato né messo in cassa integrazione alcun suo dipendente, al contrario dei porci De Benedetti e Agnelli, un santo che si è fatto da solo senza l’aiuto dei poteri forti, speriamo che un giorno entri in politica per fare pulizia di tanto marcio, nel frattempo che Dio, anche se non esiste (per ora, poi vedremo), lo benedica……..







9) Dovremmo fare anche noi un Santo Muro di Berlino che divida l’Italia marcia di De Mita, Andreotti, Agnelli, Prodi, De Benedetti, Repubblica, Corriere, Stampa, mafia e camorra, da quella sana del PCI, della CGIL, di Craxi, di Berlusconi…. Intanto però, ogni anno, ricompensiamo i migliori comunisti con viaggi-premio al Muro di Berlino “vero”…. Che Dio, anche se per ora non esiste (poi vedremo), ci benedica……




Passa non troppo tempo, e fuori da Mirafiori gli stessi personaggi di PCI e CGIL distribuiscono volantini usciti dagli stessi ciclostili dove leggiamo sconcertati che:




1) Andreotti non è più il capo assoluto della mafia, ma un sant’uomo che da senatore a vita vota tutto ciò che la sinistra chiede, averne più spesso di alleati così….. che Dio, che ora che i democristiani e i socialisti sono con noi, esiste, lo benedica……







2) De Mita non è più il capo incontrastato della camorra, ma uno dei più grandi statisti della storia politica italiana, che vota tutto ciò che la sinistra chiede, e che è il punto di riferimento della “Santa Alleanza” per un sud che vuole rinascere da mafia e camorra, averne più spesso di alleati così……. che Dio, che ora che i democristiani e i socialisti sono con noi, esiste, lo benedica……








3) Agnelli e De Benedetti non sono più i porci padroni sfruttatori e affamatori di proletari, ma sono imprenditori-modello che, per salvare la parte sana del Paese da Satana, hanno stretto un accordo con PCI e CGIL e unito le loro forze alla parte sana del Paese, soprattutto i loro media…….. che Dio, che ora che i democristiani e i socialisti sono con noi, esiste, li benedica……







4) Prodi non è più il pagliaccio visionario zerbino di Agnelli e De Mita, corrotto svenditore di gioielli di Stato dietro lauta tangente, ma il prode condottiero che guiderà la Santa Alleanza che tenterà di salvare la parte sana del Paese da Satana….. che Dio, che ora che i democristiani e i socialisti sono con noi, esiste, lo benedica……




5) Paolo Mieli non è più un traditore che, grazie alle “spinte” del padre su Craxi, è passato da Potere Operaio alla Stampa, dall’incitamento ad assassinare Gianni Agnelli allo zerbino di quest’ultimo, ma il più grande giornalista di tutti i tempi, che ha radunato tutta la stampa buona in una Santa Alleanza……. che Dio, che ora che i democristiani e i socialisti sono con noi, esiste, lo benedica……







6) la magistratura non è più una congregazione di corrotti al servizio dei potenti che dobbiamo schedare per poi assassinare, ma una accolita di santi uomini il cui unico lavoro e obbiettivo è quello di salvarci da Satana….. che Dio, che ora che i democristiani e i socialisti sono con noi, esiste, li benedica……







7) Craxi non è più un nostro fratello gemello santo ma anche furbo che a livello locale permette al PCI di governare ovunque, e che a Roma dove non esistono i numeri, detta legge allo strapotere DC, ma è il più grande ladro della storia d’Italia dall’antica Roma ad oggi (nelle 20 poltrone di Roma, ovviamente non nelle 20.000 del resto d’Italia…….., non sia mai detto…. I duri e puri, MAI….)…… speriamo nelle BR……




8) Berlusconi non è più l’imprenditore-modello, “fratello maggiore” di ciascuno dei propri dipendenti, ma è il capo indiscusso di mafia, camorra e Ku Klux Klan…… speriamo nelle BR……




9) Il Muro di Berlino non è mai esistito, e, se è esistito, siamo stati noi comunisti a buttarlo giù….




10) Ora che, per recuperare le fuoriuscite dei pentiti per troppo tempo raggirati, dobbiamo raccattare tutti i cattolici democristiani, liberali e socialisti, Dio esiste, è grande, e, ovviamente, è con noi……..








Cos’era accaduto in così poco tempo per ribaltare tutta l’Italia, la storia e la religione come un calzino?








Era accaduto che era crollato il Muro di Berlino, e orde di compagni ipnotizzati dall’isola che non c’è, aspettavano i custodi della fede fuori dalle sezioni con i bastoni in mano dopo tanti anni di prese per il cubo. I geni del marketing delle masse avevano previsto per tempo la grande opportunità, e avevano iniziato a tessere la propria tela coi “vertici”, e a preparare la strada per “orientare diversamente” il popolino del muro di berlino: caduta la prima pietra, era già pronta una “Santa Alleanza” mediatico-giudiziaria che distogliesse l’attenzione del popolino con la terza media dai mille “contrordini, compagni!” verso una “missione per conto di Dio” che li facesse sentire di nuovo “importanti” per le sorti del mondo.




In realtà si trattava solo di un ramo di un golpe internazionale volto al controllo “dall’alto” delle realtà “locali”, basato in Italia, appunto, sul totale controllo di magistratura e media.




Sentiamo le testuali parole di Piero Sansonetti, in quel periodo di inizio golpe condirettore, insieme a Veltroni, de L’Unità:




“Chi contava?




I giornali.




E nacque un’alleanza di ferro tra quattro giornali italiani: il Corriere, la Stampa, l’Unità e Repubblica.




Il direttore dell’Unità era Veltroni, alla Stampa c’era Mauro, il caporedattore di Repubblica era Antonio Polito….




Ci si sentiva due o tre volte al giorno, si concordavano le campagne, le notizie, i titoli…”







In due parole: Santa Alleanza tra i maggiori media del periodo per preparare la strada a “Mani Pulite”, con l’obbiettivo di sostituire il governo eletto dal popolo sovrano, con uno fantoccio formato, ovviamente, solo da aderenti al golpe internazionale.







In Italia aderiscono subito tutti i comunisti per salvarsi dai coltelli dei raggirati da decenni, la sinistra DC di De Mita, Ciampi, Scalfaro e Prodi, la sinistra PSI di Giuliano Amato.




Ma le correnti di maggioranza, che occupano già le poltrone giuste per decisione popolare, non sentono ovviamente una impellente necessità di inchinarsi ad un complotto internazionale che promette loro ciò che, praticamente, già hanno (e per di più senza “pressioni esterne”).




Inizia quindi la “resa dei conti”.




L’allora ministro degli interni, Vincenzo Scotti, alla presentazione del libro “L’Oro da Mosca” del giornalista Valerio Riva, ci svela quanto segue: tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, all’insaputa l’uno dell’altro e a distanza di pochissime settimane, il capo della polizia, quello del Sisde e Giovanni Falcone si recano al Viminale per informare il ministro degli interni di essere giunti, da diverse vie, ad individuare un “complotto internazionale” della lobby delle lobbies della grande finanza, insieme a mafia, camorra e kgb “deviato”, il cui intento è quello di “fare shopping in Italia” dopo aver sostituito, grazie ad un accordo mediatico-giudiziario, il governo “reale” con uno “fantoccio”, costituito solo da coloro che hanno aderito al “complotto”, e dopo aver fatto svalutare la lira.



Falcone preavvisa anche Scotti che, se la consueta “guerra di diffamazione personale” inaugurata da Luciano Violante nei suoi confronti in ogni sede istituzionale non sortirà nel frattempo particolari effetti, incontrerà a fine maggio il collega moscovita Stephankov per “chiudere il cerchio”, ma che “attentati mafiosi” potrebbero arrivare prima di quella data per iniziare a destabilizzare l’opinione pubblica italiana e quindi spianare la strada ai complottisti dal punto di vista del “siluramento mediatico-giudiziario dei politici non-complottisti”.



Vincenzo Scotti in marzo allarma quindi ufficialmente tutte le prefetture, e direttamente anche il Parlamento, ma entrambe le “istituzioni” sottovalutano l’allarme lanciato da Falcone e servizi segreti, nonostante gli attentati mafiosi si verifichino realmente e, soprattutto, nonostante i “poteri forti” inizino a spostare progressivamente le proprie pedine nello scacchiere della magistratura per farle sedere nelle poltrone “giuste”.




Poche ore prima dell’incontro col collega russo, casualmente Falcone salta in aria a Capaci, e casualmente quella stessa sera due camion pieni zeppi di documenti escono a fari spenti da Botteghe Oscure, come accadde in tanti luoghi ed in tante occasioni del passato dalle “ambasciate russe”: gli uomini del SISDE che li stavano sorvegliando da tempo, attendono frementi l’autorizzazione alla perquisizione da settimane agognata, ma casualmente ricevono invece la notizia che il loro “capo operativo” è stato improvvisamente ed inopinatamente “silurato”…… come quello del Norad la notte tra il 10 e l’11 settembre 2001…..quindi anni di indagini vanno in un attimo a p…...




E’ il 23 maggio 1992, e casualmente il 2 giugno numerosi esponenti di spicco del complotto denunciato in inverno da Falcone (e non solo) a Scotti, salpano da Civitavecchia sul panfilo reale Britannia per una scampagnata lontano da orecchie indiscrete……..




Casualmente, i servizi segreti intercettano una comunicazione dal Britannia alla Procura di Milano, e ancor più casualmente il giorno dopo Maurizio Losa dal TG1 ci informa che molti “pezzi da novanta” anticomplottisti del governo in carica, Craxi compreso, sono appena stati iscritti nel registro degli indagati……



Craxi si era sempre lamentato del potere assoluto del suo grande amico Giuliano Amato nelle “questioni economiche del PSI”, e il grande amico Giuliano Amato si era sempre vantato che “non si muovesse foglia” in tutte le questioni “di denaro” del PSI, se prima non ci fosse stata la propria autorizzazione, però, per la Santa Alleanza della magistratura coi 4 maggiori quotidiani del Paese, improvvisamente Craxi diventa il più grande ladro tangentaro della storia d’Italia, mentre contemporaneamente Giuliano Amato diventa miracolosamente il presidente del consiglio di un governo fantoccio che……. tenterà di salvare l’Italia dalle tangenti e quindi da Craxi……. Misteri della fede……..



Venti minuti dopo che Giuliano Amato ha miracolosamente ricevuto l’incarico di salvare l’Italia dalle tangenti di Giuliano Amato, casualmente
la banca d’affari internazionale più rappresentata sul Britannia si sente miracolosamente costretta ad annunciare al mondo intero che i titoli di stato italiani, da lei stessa applauditi e consigliati al mondo pochi mesi prima, ora che l’italica economia è leggermente migliorata, sono miracolosamente divenuti inaffidabili…….


Perché inaffidabili, la stampa specializzata chiede a gran voce?



“Perché l’Italia non privatizza i suoi gioielli di Stato……….”, è la risposta dei lupi di mare del Britannia…..




Gli esperti del settore ridono di gusto a tanta imbecillità, ma le altre banche presenti sul Britannia iniziano a svendere tonnellate di titoli di Stato italiani.




Il Bilderberg storico Giuliano Amato annuncia al Paese di volergli tanto bene da sentirsi costretto a pagare una follia la consulenza delle 3 maggiori banche d’affari del Britannia per “farci uscire vivi dalla crisi”, e manda questi gentiluomini guidati da Soros a dettare ordini all’altro Bilderberg storico Carlo Azeglio Ciampi (incoronato a Stresa dai vertici della mafia planetaria), in quel momento, casualmente, numero uno di BANKITALIA.




Dall’azione congiunta di tanta genialità italo-rotschildiana, scaturisce la perdita, tra “diretto” e “indotto”, di oltre 100.000 miliardi di vecchie lire di quasi vent’anni fa, l’uscita della nostra moneta dallo SME, e la sua conseguente, pesante svalutazione…… casualmente a quel punto la maggioranza bulgara delle “privatizzazioni” finisce a società straniere……. Che risparmiano prima il 25-30% per la svalutazione, poi almeno altrettanto per una “sottovalutazione” di consulenti geniali come tal Romano Prodi……




L’informazione, radunata intorno all’ex “ammazza Agnelli/De Benedetti” Paolo Mieli, “copre” il tutto con migliaia di titoloni sull’eliminazione mediatico-giudiziaria di chi non aderisce al complotto, quella ridicola farsa che qualche povero di spirito continua a chiamare “Mani Pulite”.




Antonio Polito, come detto uno dei “4 dell’Ave Maria” della Santa Alleanza, scrive testualmente:




“ …Certo, Craxi non aveva torto quando diceva di sentirsi accerchiato… c’era un vuoto, i partiti pesavano pochissimo, il governo era altrettanto debole, perse in pochi mesi una decina di ministri che si dimettevano subito, appena ricevuto l’avviso di garanzia, anche per le nostre campagne di stampa………….







La dimostrazione più evidente di quel patto si è avuta col decreto Conso.







Certo, l’uomo era specchiato, l’oggetto era tentatore e l’idea nemmeno campata in aria: la soluzione prevedeva che i politici coinvolti in Tangentopoli se ne andassero subito a casa.








Però decidemmo insieme di ostacolare quel decreto, di ostacolare la soluzione politica.....







E non fu difficile……. In quel clima ci bastava scrivere “decreto salvaladri”, e il gioco era fatto……








Non c’era potere politico che potesse contrastarci…




In quel vuoto abbiamo interpretato e qualche volta indirizzato l’opinione pubblica.





Facemmo quel patto proprio perché il nostro peso era enorme…”.




E così accadde che, quando nell’autunno 1993 vennero fissate le elezioni politiche per il successivo marzo 1994, sulla scena politica erano rimasti solo i complottisti al gran completo (perché “intoccabili”), più Bossi e Fini “che non se li voleva nessuno”……


A quel punto, col consueto grave errore di valutazione sulla reale scolarizzazione degli italiani, a Botteghe Oscure e in Via Solferino si accolse quasi con sollievo la “discesa in campo” di chi era miracolosamente riuscito a riunire sotto le proprie ali “quelli che non se li voleva nessuno”, poiché tale “miracolo” pareva dare un minimo di credibilità alle elezioni-farsa scaturite dall’intoccabilità di un Di Pietro che, nonostante statisticamente sbagliasse il 70-75% dei propri teoremi, continuava ugualmente ad arrestare impunemente tutto e tutti……



Ma il 27 marzo 1994 accade l’impossibile: a forza di esaltare le doti umane e di imprenditore di San Silvio da Arcore, CGIL e PCI hanno talmente “innalzato” la notorietà del “Cavaliere Nero”, che quest’ultimo asfalta la “gioiosa macchina da guerra” alle politiche.


Non passa nemmeno una settimana, che il presidente di Banca IMI (a quei tempi ancora “statale” e come sempre in mano ai “poteri forti” del paese) si presenta al Bilderberg storico Oscav Luigi (in qualità, oltre che di presidente della repubblica, di presidente del csm) per presentargli un esposto miracoloso.



Perché “miracoloso”?


Perché, come vedremo, Banca IMI nel processo noto come “IMI-SIR(/Rovelli) ha per anni palesemente corrotto tutti i magistrati dei vari gradi di giudizio per ottenere uno “sconto” di una inevitabile pena, ottenendo alla fine un “quasi-dimezzamento” (economico) della pena stessa, proprio un paio di mesi prima dell’inaspettata vittoria di San Silvio istantaneamente divenuto Satana Origine di Tutti i Mali.


E ora, mentre ancora nei “piani alti” della banca si festeggia il risultato di tanta corruzione di magistrati, si manda il presidente della banca da Oscav con un esposto che ipotizza corruzione di magistrati realizzata dalla parte avversa=danneggiata dal dimezzamento finale (……………..), guidata occultamente, non ci crederete mai, da Satana Origine di Tutti i Mali…….



Oscav Luigi trasmette l’esposto alla magistratura competente, e lo manda in copia a Bossi minacciando di coinvolgerlo nel caso in cui “voti la fiducia” al “Santo da Arcore” istantaneamente trasformatosi in “Satana Origine di tutti i Mali”.



Bossi temporeggia per alzare la posta del “tradimento”, e quindi intanto vota la fiducia a Satana, poi si mette alla finestra e aspetta proposte dal Quirinale.



Poche ore dopo il voto di fiducia, Remigio Cavedon, ex Direttore de “Il Popolo” ed ex consigliere personale di Oscav, per altri motivi si reca in visita al Quirinale, e, come vedremo tra breve, in una lunga, amichevole chiacchierata, viene informato da Scalfaro che esiste già un complotto mediatico-giudiziario per mandare a casa Satana Origine di tutti i Mali, che vi partecipano tutti i ”poteri forti”, tutta la vecchia politica, tutta la magistratura, tutta
l’informazione e pure tutte le forze dell’ordine, compreso il capo nazionale della polizia, Parisi, amico fidato dello stesso Cavedon…………………….



L’ex direttore del Popolo viene anche informato che “si sta lavorando ai fianchi” di Bossi, che il ribaltone è già cosa fatta, e che Satana non vincerà mai e poi mai le successive elezioni, poiché la magistratura si sta inventando qualcosa per spazzarlo via per sempre……



Scalfaro, come stiamo per vedere, lo informa anche che la motivazione di gran lunga più importante di questa “compattezza” del fronte anti-Satana, riguarda gli interessi di tutti i partecipanti alla “Santa Alleanza antiSatana” nei confronti di alcuni mega-affari dell’IRI, dove Satana sta già scoperchiando qualche pentola molto rischiosa.


Infatti Satana, appena ricevuta la fiducia, ha affidato la guida della Commissione Antimafia alla toga più rossa dell’universo, e questa, già a suo tempo collaboratrice esterna di Falcone e Borsellino nel Pool antimafia, seguendo il filo delle ultime indagini dei due colleghi saltati in aria, ha già scoperto la truffa del secolo, 200.000 miliardi di tangenti tra “diretto” ed “indotto” legati alla TAV, finiti a mafia, camorra, grande finanza, cooperative rosse e uno stuolo di politici, il 100% dei quali, casualmente, si sta proprio in quei giorni stringendo intorno alla “Santa Alleanza per Prodi” che salverà la povera Italia da Satana Origine di tutti i Mali.


In tale ottica, come vedremo meglio in apposito capitolo, il governo-fantoccio scaturito dalla follia della procura delle banane e dall’inettitudine degli italiani (che solo ora, a distanza di tanti anni, si stanno riscattando…. E con gli interessi, a giudicare dalle ultime tornate elettorali…..), presieduto dallo zerbino Bilderberg Giuliano Amato, con una seduta straordinaria in notturna a fine anno (29 dicembre 1992), firma in extremis un provvedimento che aggiri/raggiri una legge europea sulle “grandi opere”, che poche ore dopo, il primo gennaio 1993, sarebbe entrata a tutti gli effetti in vigore (riunione in piena notte dei ministri Barucci, Reviglio e Tesini).


Tale provvedimento europeo, prevedeva che per tutte le “grandi opere” di ciascuno dei Paesi membri, come la TAV, fosse realizzata un’asta aperta alle società, appunto, di tutta l’Europa Unita, ma questo avrebbe complicato pesantemente la successiva spartizione già decisa delle tangenti, quindi il provvedimento preso in extremis passò il “potere decisionale” all’IRI, nella persona, scoprì la Commissione Antimafia, di Romano Prodi, che, per essere sicuro di non sbagliare nella scelta dei “contractors” cui affidare i lavori della TAV (si sa mai gliene scappasse, per distrazione, anche uno solo non mafioso…..), commissionò una colossale consulenza al Romano Prodi di Nomisma, che riuscì nella miracolosa impresa di scegliere solo ed esclusivamente società appartenenti al complotto, molte delle quali non possedevano nemmeno operai ed attrezzature per poter eseguire i lavori per i quali stavano ricevendo decine di migliaia di miliardi di vecchie lire (dei primi anni ’90…… solo la Finanziaria 1993 di Giuliano Amato e del suo governicchio servo dei Bilderberg destinò alla truffa 9.000 miliardi direttamente, più del doppio indirettamente......).



A quel punto, come stiamo per vedere, la Commissione Antimafia scoprì che già Falcone aveva individuato, grazie anche a mega-dossier dei reparti speciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, lunghe catene di subappalti che passavano sempre e comunque da società di mafia e camorra, per finire, con mediamente solo il 10-20% dei soldi iniziali, in cooperative rosse che, oltre che partecipare alla spartizione, nemmeno rispettavano le regole sul lavoro per i propri operai…… e che, con i pochi soldi rimasti dopo tutta la catena di subappalti, nemmeno riuscivano a fare un terzo dei lavori commissionati…… e quindi battevano cassa verso Roma……


Non solo: la toga più rossa del mondo, plurieletto nelle fila di PCI/PDS, scopre che il 100% dei politici che hanno messo le mani in pasta nella truffa del secolo, si sta in quel momento radunando nella “Alleanza per Prodi” che doveva salvare l’Italia da Satana….. e che il “distributore di tangenti” dell’affare TAV, il banchiere italo svizzero Pierfrancesco Pacini Battaglia, si era salvato per ben due volte in poco tempo dalla galera, prima per l’affare-Cooperazione, poi per la TAV, solo perché Antonio Di Pietro era intervenuto con minacce verso la Procura di Roma prima per evitargli due volte le sbarre, poi per “ripulire” due volte il dossier del tangentaro preferito di mafia e camorra, quindi “riverginarlo” due volte per potergli permette di distribuire più tranquillamente le tangenti……


Contemporaneamente Giuliano Amato passava all'antitrust, e casualmente, contemporaneamente alle indagini della toga rossa inaugurava una profonda (.......) indagine sulla "architettura societaria" sulla quale si basava la TAV e tutti i suoi sub-appalti, concludendo con una relazione finale nella quale affermava "tutto perfetto, nessuno dei problemi che qualche disinformato  millanta....."



Casualmente, fino a quando a Palazzo Chigi siede Satana Origine di Tutti i Mali, il lavoro della Commissione Antimafia e dell’ex giudice senatore PCI/PDS procede spedito e senza ostacoli, casualmente dopo il ribaltone la Commissione viene congelata e si impedisce alla Toga più rossa del mondo di discuterne la Relazione Finale, poiché dopo tale atto, il documento “passerebbe alla storia” come “documento ufficiale dello Stato” con sopra scritto che il 100% dei malfattori e criminali appartiene al nuovo schieramento compatto anti-Satana che si prepara alle elezioni del 1996.


Elezioni alle quali la toga più rossa del mondo si presenterà nonostante le minacce di Violante e D’Alema (attraverso il proprio braccio destro Bargone), e verrà trombato nel proprio seggio-sicuro poiché mafia, camorra e compagni di partito minacceranno amici, parenti e conoscenti dell’ex giudice (mille denunce giacciono ancora senza seguito….), costringendolo addirittura a trasferire molto lontano la propria famiglia…. Al magistrato rimarrà quindi il tempo di riassumere la Relazione Finale della Commissione Antimafia “congelata” dalla mafia rossa in un libro, che lo stesso autore presenterà in anteprima e di persona al nuovo presidente del consiglio (e proprio a Palazzo Chigi), il quale avrà un collasso dal quale, per la sfortuna di 60 milioni di italiani, verrà salvato in extremis da Beniamino Andreatta…. 


In attesa che Prodi, Di Pietro, D’Alema o Violante denuncino per diffamazione chi li ha dipinti nel proprio libro come zerbini della mafia a Roma (cosa non ancora avvenuta a quasi 13 anni da quel collasso…..), continuiamo a descrivere la storia degli ultimi vent’anni dell’Italia per grandissime linee, per poi approfondirla punto per punto.

Con tanta posta in palio, giustamente Oscav&C. , dopo aver perfezionato il ribaltone, perfezionano anche il lato mediatico-giudiziario del golpe: occorre inventarsi qualcosa di vagamente credibile da “pompare” attraverso la stampa (affinchè questa arrivi dove la giustizia non potrà mai), quindi si pone l’attenzione sui punti deboli del “clan di Satana”, ossia su quelle persone che fanno parte dell’entourage, ma sono ricattabili.

 

L’occasione ghiotta è una squallida affarista fallita, falsa contessa, falsa vedova, falsa esperta giocatrice ai casinò, che dopo decine di “affari” finiti male (e un tentativo di truffa anche ai danni del principe di Monaco…..), si ritrova a frequentare una sera sì e l’altra no i casinò più vicini a Milano nella speranza di trovare come pagare i debiti, ma che dopo aver fallito pure lì, si è ridotta a rubare le vincite altrui; ; compagnia bella, la falsa-tutto si inventa anche falsa esperta d’arte, apre una galleria in Montenapoleone, e quindi si inventa falsa derubata di 2 opere mai registrate, per poter riscuotere l’assicurazione stipulata coi Lloyd’s inglesi (per oltre due miliardi di vecchie lire), ma anche l’ultima trovata le va male, e questa volta tutti i creditori decidono il colpo finale…… ma poche ore dopo la sentenza che le chiude l’ultima truffa e le apre le porte del carcere, viene contattata da uno “007” della polizia, e, casualmente, tutti i mastini che la rincorrono improvvisamente cadono in letargo………

 

La falsa-tutto, ora anche falsa-confidente di polizia con lo pseudonimo “Olbia”, non è però evidentemente prolifica nell’inventarsi qualcosa sugli angeli di Satana, quindi qualche mese dopo, nel luglio 1995, arriva la “sferzata”: uno sconosciuto giornalista, per motivi sconosciuti dedica un intero articolo su un noto quotidiano alla falsa-tutto, mettendo in piazza tutti i suoi fallimenti e le sue truffe, e il giorno dopo, casualmente, la falsa-tutto diviene ufficialmente confidente della Boccassini con lo pseudonimo di “Omega”… e i creditori scompaiono per sempre, soddisfatti (di cosa?...)

Ed ecco che la falsa-tutto si ricorda improvvisamente di tutti i particolari di situazioni di 7-8 anni prima, dei quali per 7-8 anni si era completamente dimenticata causa tremenda amnesia….. 



Particolari nessuno dei quali, ad un riscontro oggettivo dei fatti, può essere reale…… morti che riscuotono tangenti, custodi che non sono mai esistiti, campetti di calcio che non sono mai esistiti, tribune spettatori che non sono mai esistite, club per soli uomini frequentati prevalentemente da donne, micro borsette che contengono agevolmente buste e mazzette 5-6 volte più grandi di loro, partecipanti a feste sul
Tevere che quel giorno erano in Canada, o che, presenti, non ricordano però la presenza della “testimone” (nonostante si dica sia molto gnocca e molto brava all’orale….), e via dicendo…..








Ma La Rossa è in missione per conto di Dio, quindi non si deprime,




Dopo mesi di intercettazioni e pedinamenti, La Rossa riesce solo ad intravedere un impercettibile sospetto che i due pedinati/intercettati evadano (in Svizzera) un po’ di tasse sui propri introiti lavorativi, ossia uno zero assoluto che costerebbe alla Boccassini e al gip zerbino il posto e la carriera, avendo violato tutti i più fondamentali diritti di un noto e stimato magistrato romano sulla base del nulla assoluto.




Ai due fuorilegge del Fort Apache di Milano non rimane che il colpo della disperazione:




Nessuno nell’ambiente capisce dove voglia arrivare una Boccassini ad un passo dalla galera, ma dopo pochi giorni il colpo di scena: la procura delle banane chiede al gip zerbino l’arresto di Squillante, poiché, a suo dire, pochi giorni dopo aver scoperto al bar Tombini di essere pedinato ed intercettato da mesi senza successo dai bananari per presunta corruzione, sarebbe entrato in un secondo bar, il Mandara, e avrebbe confessato pubblicamente ad alta voce davanti a mille persone all’ora di pranzo tutto ciò che in mesi e mesi di precedenti pedinamenti e intercettazioni, anche notturne, non gli sarebbe mai sfuggito, ossia di essere veramente a libro paga di Satana, di aver portato i miliardi in Svizzera per i figli, e di essere prossimo a scappare ai Caraibi perché la Boccassini ha scoperto tutto…..Il tutto registrato su nastro…

 

Il gip accetta la richiesta con una ordinanza di arresto che, come visibile in copia faxata a questa pagina ordinanza-di-arresto-squillante-pacifico-vt241.html , ammette che fino a un minuto prima di questa pubblica confessione non esisteva assolutamente nulla contro Squillante, ma che questo “gran finale” rappresentava la “chiave di volta” per spiegare tutto “all’indietro”…




Quindi è scontato che Squillante venga incarcerato anche se ultrasettantenne, poiché ha confessato tutto davanti ad un registratore…...Ovviamente tutti nell’ambiente si rotolano dalle risate…..




Si parla di un noto magistrato





E ce lo dice anche Mieli dalle colonne del Corriere, sulle quali compaiono giorno dopo giorno “virgolettati” tratti dal nastro…..





Solo 6 anni dopo, in una splendida udienza del processo “Boccassini contro Sgarbi”, il gip zerbino Alessandro Rossato confermerà in aula sotto giuramento di non aver mai ovviamente visto né sentito il nastro, e di aver riportato nell’ordinanza che diede il via alle danze golpiste, solo ed esclusivamente il contenuto di un pizzino fattogli recapitare personalmente dalla Boccassini..












dal forum absu.okforum










Commento di Marina Salvadore




Mi complimento per la lucida analisi dei vent'anni di Pol Pot all'italiana! Tutto vero! Da lungo tempo analizzo il 1992; anno in cui è successo davvero di tutto: nascita di Tangentopoli con un Di Pietro fabbricato a tavolino, stragi di Mafia, scomparsa dei partiti dell'arco Costituzionale, elezione miracolosa di Oscav alla presidenza della Repubblica (al posto di Andreotti) con Falcone ancora caldo sull'asfalto di Capaci... eppoi, istituzione ed abuso del Pentitificio di Stato, guerra del sol nascente della DIA al Sisde, arresti eccellenti ed altre amenità.... compreso l'arresto, il 24 dicembre, del più grande investigatore d'Italia e d'Europa - Bruno Contrada - giusto una settimana prima che mettesse le mani su Bernardo Provenzano (sì, l'aveva individuato ed aveva già definito il piano per accalappiarlo!!!... poi, s'è messa di mezzo l'E.N.P.A.).... eccetera eccetera... Singolare è il fatto che nel '92 vede la luce anche un libercolo ideologico di tal Luciano Violante (collega del candido "ciuffo" più fonato d'Italia) "Il piccone e la quercia": un soporifero saggio di regime dove, rantolando, si giunge alla pag.83, l'unica che riporta una frasetta apparentemente banale e ch'è invece il succo del manifesto per un colpo di Stato che richiede anche versamento di sangue....







normal_contradaviso100108




Questo libercolo, attualmente, è reperibile solo presso due biblioteche nazionali abbastanza defilate e non in capiluogo di provincia, opportunamente sparito dagli scaffali delle librerie ed anche presso l'editore medesimo... da quando Violante s'è messo a fare il "piedino" al centro-destra, aspirando ad una carica che, fortunatamente, gli è stata negata (temo si rimetterà a pubblicare altri picconi e querce...). L'unico passaggio della tua analisi che non ho compreso del tutto è quello meteoritico su Parisi.... fantapolitica per fantapolitica, se tanto mi da tanto..... Eppoi vorrei capire perchè il caso Contrada non figura nella tua analisi, a completamento della "panoramica", ritenendolo ancora oggi molto attuale, con i suoi strascichi e per via di quella persecuzione troppo esasperata per sembrare normale amministrazione di "giustizia". Inoltre, se possibile, gradirei un word con tutto il tuo testo frammentato in post, per pubblicarlo sul mio blog.... ovviamente, da te autorizzata! Ancora complimenti! Davvero! 






Boccassini, Rossato e Mieli in galera per aver millantato l’ascolto di un nastro che non è mai esistito, e che è costato la galera ad un noto, anziano e stimatissimo magistrato? Macchè, siamo mica in Svizzera……. Tutto avanti come se niente fosse, il golpe mafioso continua….. e i fuorilegge di cui sopra continuano a guidarlo dalle proprie roccaforti……





 

P.S.: alla domanda sul "perchè proprio lui", in uno sfogo Renato Squillante ha risposto "perchè in procura a Roma indagavo anche sulla TAV, ed ero arrivato a Di Pietro e Prodi....."

 

“Procedimento 1049/99, Boccassini contro Sgarbi”

Tribunale di Brescia

Udienza dell’8 novembre 2002, testo integrale:




Domande del presidente:



DOMANDA: Dottor Rossato, io, lo dico anche a lei, ho limitato estremamente il tema decidendomi in questo senso. Nel senso che lo dico anche per tranquillizzare anche lei sotto questo profitto.

Cioè, noi parliamo di una situazione che non attiene alla presunta falsità di verbali redatti dalla Polizia Giudiziaria, ma, il tema decidendum è semplicemente l’utilizzabilità processuale che è stata fatta della conversazione presso il bar Mandara, trascritta, e solo di quella, non della parte registrata, solo della conversazione trascritta a mano dall’ufficiale di P.G. Quindi, lei dovrà rispondere solo su questo. Avrò cura che qualunque altra domanda non venga svolta.



RISPOSTA: Sì, sì, sì, grazie.








INTERVENTO DEL GIUDICE: Avvocato Pino, si attenga ai limiti e tenga conto che la dottoressa Boccassini è già stata sentita. Quindi, cerchi di abbreviare il tempi.




Esame dell’avvocato difensore:

 

DOMANDA: Lei è stato destinatario di una richiesta di custodia cautelare da parte della Procura nel processo 9570/95?




RISPOSTA: Sì, certamente. Non ricordo esattamente la data, se il 7, 8 marzo del 1996. L’ordinanza, se non ricordo male, è stata emessa il giorno 11 marzo del 1996, eseguita la mattina del 12 marzo.



DOMANDA: Nell’ambito della sua ordinanza, lei ha avuto modo di valutare delle intercettazioni telefoniche ed ambientali?




RISPOSTA: Sì, numerose.

 

DOMANDA: Al momento dell’emissione dell’ordinanza…

 

RISPOSTA: Al momento dell’emissione dell’ordinanza.

 

DOMANDA: Con particolare riferimento alle seconde, alle ambientali, lei?



RISPOSTA: Aspetti, ho detto numerose le telefoniche, ambientali erano pochissime.




DOMANDA: Perfetto. Per ciò che attiene alle ambientali, lei ricorda se ebbe modo, in occasione dell’emissione dell’ordinanza, di vagliare una intercettazione avvenuta presso l’esercizio commerciale denominato «bar Mandara», in Roma?








Domande del giudice:




DOMANDA: Questo atto com’era fatto?





DOMANDA: Erano stati pedinati.




RISPOSTA: Il dott. Squillante era pedinato – per quello che mi ricordo, non vorrei commettere degli errori – era stato pedinato. Si dava atto che era stato pedinato e, se non ricordo male – però, non vorrei appunto sbagliarmi – si dava atto che era stata registrata una telefonata del dott. Squillante in cui diceva che si sarebbe dovuto incontrare con qualcuno e, per questo motivo, il pedinamento, diciamo così, era diventato ancora più, come posso dire, più attento, se posso usare questa espressione. Vengono visti, i due personaggi, entrare al bar Mandara …

«Relazione di servizio Ragone» in cui mi si descrivono questi antefatti e mi si dice che la conversazione, adesso, se avete la relazione, è importante la lettera della relazione di servizio.
Perché io non ricordo la frase immediatamente antecedente.



Esame dell’avvocato difensore Pino:




DOMANDA: È tutto… in atti, se vuole la esibisco.




RISPOSTA: Mi farebbe una cortesia. Quello che mi ricordo con certezza, perché ex post ho dovuto leggermela e rileggerla cento volte, si diceva, la conversazione, mi corregga se la mia memoria è sbagliata, la conversazione è stata anche registrata.




Domande del giudice:




DOMANDA: È stata registrata in tutto, in parte?




RISPOSTA: Questo non mi veniva detto.




DOMANDA: Va bene.




RISPOSTA: Se può servire, diciamo così, la conoscenza esatta dei fatti, per quello che mi riguarda è, cioè, l’esatta dinamica degli svolgimenti non è emersa subito e, per quanto ne so io – e io l’ho saputo, addirittura a settembre di quell’anno – per quello che ne so io è stata l’esatta dinamica dei fatti, è stata scoperta, non vorrei sbagliarmi, tra maggio e luglio di quell’anno. Quando dico esatta dinamica, intendo dire questo: è emerso dopo la emissione dell’ordinanza di custodia cautelare,

e non ero a conoscenza nel momento in cui ho firmato il provvedimento, che in realtà, e questo risulta, sempre se non ricordo male, perché dopo sei anni potrei sbagliarmi, da due o meglio, forse un verbale di interrogatorio dell’ispettore Ragone qua a Brescia e dall’audizione dell’ispettore Vardeu, e credo anche dell’ispettore Ragone al Consiglio Superiore.








INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE PINO: 




Solo il primo al Consiglio Superiore, solo Vardeu.

[…]

Riprende l’esame dell’avvocato difensore Pino:




DOMANDA: Stava dicendo: «Ho scoperto la reale dinamica».




RISPOSTA: La reale dinamica. Perché il registratore che non funzionava, tutte questa cose qua…




DOMANDA: Perché usa il termine «ho scoperto»?




RISPOSTA: Perché nella relazione Ragone non mi si diceva...... Cioè, mi si diceva solo: le persone si sono incontrate, hanno incominciato a parlare, la loro conversazione è stata anche registrata.Punto. Per me finiva lì. 

Dopo di ché ho l’atto redatto… dal viceispettore Vardeu, che ha quel contenuto che ho riportato nell’ordinanza di custodia cautelare. Cioè, inizia con un discorso che non c’entrava con l’indagine, perché era la possibilità per il dott. Squillante di candidarsi. Compaiono nomi di politici anche attualmente in Parlamento e poi si entra nel vivo, diciamo così, dei vari fatti.




DOMANDA: Io, signor presidente, chiedo l’autorizzazione di potere esibire al teste la relazione di servizio a cui ha fatto appena riferimento.




INTERVENTO DEL GIUDICE: Mi può dire il numero del documento?




INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE PINO: 




Si tratta del documento n. 18 prodotto dalla difesa. (Viene mostrato al teste il documento n. 18  prodotto dalla difesa.)




Domande del giudice:




DOMANDA: Prego!




RISPOSTA: Questa è l’annotazione di servizio Vardeu, sì.




DOMANDA: Lei aveva sotto mano questa, ha visto questa?




RISPOSTA: Sì.

 

Riprende l’esame dell’avvocato difensore Pino:




DOMANDA: Volevo fare una domanda su questo punto. Lei ha avuto sotto mano anche la relazione dell’ispettore Ragone?

 

RISPOSTA: L’ho detto...... Un momento, questa è la memoria che ho io, perché devo fare, in un certo senso, una premessa: ricostruire dopo sette anni un meccanismo di memoria.




Domande del giudice:

 

DOMANDA: Dott. Rossato, va benissimo, quella che è la sua memoria di oggi va benissimo, andiamo avanti.




RISPOSTA: Per quel che è la mia memoria, sì.




Riprende l’esame dell’avvocato difensore Pino:




DOMANDA: Prego!

 

RISPOSTA: Per quello che è la mia memoria, Ragone e Vardeu.




DOMANDA: Quando nell’ordinanza da lei emessa, a pag. 25 io leggo:

«La chiave di volta per illuminare l’intera vicenda è costituita dalla conversazione, intercettata il 2 marzo 1996 alle ore 12:00, all’interno del bar Mandara tra Squillante e il magistrato individuato della Polizia», lei a che cosa allude?





 Domande del giudice:




DOMANDA: Benissimo, è stato chiaro, abbiamo capito tutti. Dobbiamo limitarci, continuo a dirlo, sull’utilizzazione processuale.




Ha chiarito questo punto.

 

RISPOSTA: Quindi, per me, era un’operazione di intercettazione quella.




DOMANDA: Eravamo nel contesto di una intercettazione.




RISPOSTA: Che io sapevo di avere autorizzato.




Riprende l’esame dell’avvocato difensore Pino:






DOMANDA: A pag. 21 dell’ordinanza, le leggo proprio un pezzettino: «Questo è il quadro in cui si inserisce la conversazione al bar Mandara che avviene, che è tra lo Squillante e uno dei magistrati che, tra virgolette, “interrogarono” il dott. Greco. 




Di seguito la trascrizione integrale della conversazione del giorno 2 marzo 1996 alle ore 12:00».




RISPOSTA: Sì.




DOMANDA: Su questo le faccio una domanda: quanto lei riporta?




RISPOSTA: Io riporto tutto l’atto di Vardeu.




DOMANDA: Riporta tutto l’atto di Vardeu?




RISPOSTA: Sì.



DOMANDA: Voglio sapere questo: lo riporta perché era stato anche registrato e lo considera tale perché era stato anche registrato?




RISPOSTA: Il punto è questo: ovviamente a quello che dico adesso sono arrivato ex post, perché, al momento, io avevo una convinzione assoluta.



DOMANDA: A me interessava quella del momento, dott. Rossato. Io voglio sapere, al momento, quando lei ha fatto questa trascrizione e mi scrive: «La trascrizione integrale della conversazione».

RISPOSTA: Al momento in cui io scrivo l’ordinanza, ho nella mia mente questo quadro: due persone parlano, un’altra scrive e registra. Quello che non sapevo io, e si è scoperto solo – e tra l’altro se leggete bene gli atti [del] CSM, qualche consigliere [del] CSM non aveva capito neanche lui – quello che non sapevo è che un poliziotto…



DOMANDA: Neanche la Cassazione l’ha capito.




RISPOSTA: Ecco, un poliziotto, quando fa un’intercettazione ambientale, poi non torna, come invece credevo, in Commissariato, in Caserma, in ufficio, quello che è: se la risente e stende la sua annotazione. 

Perché tutto è con annotazione. 




DOMANDA: Un ultima domanda, dott. Rossato: dopo l’emissione dell’ordinanza, lei ebbe modo di interloquire sul contenuto della medesima? Nel periodo immediatamente successivo, intendo. Ebbe modo di interloquire sul contenuto dalla medesima con qualcuno dei pubblici ministeri che si occuparono della richiesta?




RISPOSTA: Non ho capito la domanda.




DOMANDA: Se ebbe modo di parlare di questa questione, con i pubblici ministeri, i firmatari che si occuparono della richiesta di custodia cautelare, e se ebbe modo di interloquire sul punto, dopo l’emissione dell’ordinanza?



RISPOSTA: Interloquire in che termini?

 

DOMANDA: Nei termini che ci siamo detti. Quando lei mi dice: «ex post, ho scoperto…».




RISPOSTA: No, allora.




DOMANDA: Non gliela volevo dire io.




RISPOSTA: No, chiarisco una cosa: 

 

DOMANDA: Per me è sufficiente.






RISPOSTA: No, aspetti, se era il «Corriere» che richiamava «il Giornale» o viceversa..... che richiamavano un articolo de «l’Espresso» del luglio....... È lì che, poi, non mi ricordo a ottobre quale atto ho dovuto fare, sostanzialmente..... Forse era, insomma, non mi ricordo. 





 

Domande del giudice:




DOMANDA: Mi scusi, dott. Rossato. La interrompo perché questo riguarda il merito di un processo dal quale non voglio, allo stato, essere sfiorata.




RISPOSTA: Sì.




DOMANDA: Vedremo in seguito.








DOMANDA: Lei ha emesso l’ordinanza il giorno?

 

RISPOSTA: 11 marzo, se non ricordo male.




DOMANDA: Lei ha detto che ha visto e letto la annotazione di questo ispettore Vardeu? Prima le è stata…?




RISPOSTA: Sì, sì, sì. No. Allora.






DOMANDA: Ha deciso, ha preso le sue decisioni sulla scorta del contenuto di questa annotazione?

RISPOSTA: Certo, certo.




DOMANDA: Quindi lo conferma lei? Lo conferma? Di questo è in grado di…?




RISPOSTA: L’ho trascritta pari pari sull’ordinanza.




DOMANDA: Perfetto. Quindi l’ha trascritta proprio perché era scritta qui. Benissimo, volevo solo capire questo.








DOMANDA: Posso reinserirmi con il riesame? 




Avrei una domanda.




C’è il documento che ho proposto in questo momento al dott.Rossato, è la relazione di servizio dell’ispettore Ragone. Chiederei al teste di leggere le prime due righe per capire se è quello il punto a cui si riferisce.




INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO: Mi permetta, signor Giudice, il dott. Rossato ha detto: «Ho consultato queste due relazioni, una di Vardeu che riguardava la trascrizione di quanto aveva sentito e una, invece, dell’ispettore Ragone, che riguardava, invece, il pedinamento». 

In questa relazione si dava atto che la conversazione, oltre che ascoltata, era stata anche registrata.

Basta.



INTERVENTO DEL GIUDICE: Certo, non c’è bisogno di leggerla, perché l’ha già visto il documento e l’ha già riconosciuto.




Riprende l’esame dell’avvocato difensore Pino:




DOMANDA: Allora, la domanda, la trasformo: chiedo al dott. Rossato se ha inteso che da quella frase, così per come prospettata, se ha inteso che l’intera conversazione era stata anche registrata?




INTERVENTO DEL GIUDICE: Ha già risposto.

 

DOMANDA: Ha già risposto positivamente?




RISPOSTA: Il mio convincimento era quello...........

http://web.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/4714.pdf



Interpellanza parlamentare del 15 ottobre 1996










Senato della Repubblica – 31 – XIII Legislatura




60a SEDUTA ASSEMBLEA 




RESOCONTO STENOGRAFICO 15 OTTOBRE 1996




LA LOGGIA, CENTARO, SCHIFANI. – Al Ministro di grazia e giustizia.






–Premesso che agli interpellanti risultano i seguenti fatti:




da articoli apparsi sulla stampa nazionale (L’«Espresso» del 15

settembre, 1996; «Il Giornale» del 14 settembre 1996,«Il Corriere della

Sera» del 15 settembre 1996), si apprende che un vice ispettore dello

SCO, agendo per conto della procura della Repubblica di Milano, avrebbe

annotato su un tavolino di un bar frasi di una conversazione in corso

il giorno 2 marzo 1996 tra il dottor Renato Squillante, capo dell’ufficio

dei giudici per le indagini preliminari presso il tribunale di Roma, ed il

dottor Francesco Misiani, sostituto procuratore della Repubblica presso

il tribunale di Roma;

la suddetta conversazione sarebbe stata «origliata» dal vice ispettore

Vardeu, che si sarebbe seduto dietro le due persone indicate riuscendo

ad ascoltare «parte» del colloquio;

come sembra dagli articoli di giornale citati, gli appunti redatti

dal vice ispettore Vardeu sarebbero stati sintetizzati in una «trascrizione

riassuntiva»;

tale «trascrizione riassuntiva» è stata posta a fondamento del

provvedimento di carcerazione cautelare eseguito nei confronti del dottor

Squillante il giorno 11 marzo 1996;

nella richiesta di applicazione della custodia carceraria nei confronti

del dottor Squillante e nel provvedimento applicativo della stessa

la conversazione presuntivamente intervenuta presso il bar Mandara di

Roma tra il dottor Squillante ed il sostituto procuratore Francesco Misiani,

assume un’importanza determinante per la giustificazione di un

arresto che non ha precedenti nella storia giudiziaria del paese;

l’intero ragionamento del giudice per le indagini preliminari presso

il tribunale di Milano, che costituisce la motivazione del provvedimento

di carcerazione nei confronti del dottor Squillante, è imperniato

sulla conversazione presuntivamente avvenuta al bar Mandara il giorno

2 marzo 1996;

in particolare, in tale provvedimento il giudice dottor Rossato si

esprime nei termini seguenti: «... la conversazione al bar Mandara da un

lato chiude il cerchio aperto dalle dichiarazioni originarie del teste,

dall’altro consente di ritenere che possano essere iniziati ulteriori approfondimenti

della vicenda di cui ci si occupa...»; «... la straordinaria attivazione

degli indagati (indotta dall’episodio della scoperta della microspia

presso il bar Tombini di Roma avvenuta il giorno 21 gennaio 1996),

diviene ancora più significativa se si osserva che l’interlocutore del 2

marzo al bar Mandara dimostra di essere perfettamente a conoscenza

degli aspetti nascosti della vicenda che riguarda Squillante, oggetto di

indagine»;

 

addirittura il semplice riferimento alla conversazione al bar

Mandara consente al giudice per le indagini preliminari di affermare

che «non sembra necessario, al fine di adempiere all’onere di motivazione,

soffermarsi ulteriormente sul punto, se non per ribadire la sua decisiva

rilevanza nel procedimento»;

 

 «... la chiave di volta per illuminare l’intera vicenda è costituita dalla conversazione intercettata il 2 marzo 1996, alle ore 12, all’interno del bar Mandara tra Squillante ed il magistrato individuato dalla polizia, conversazione inquadrata nel contesto

storico cronologico descritto in premessa.

 

 Seppur impropriamente si può affermare che essa costituisce una sorta di “confessione mediata” di amplissimo contenuto, sia in ordine alla sussistenza di un fatto di corruzione (“l’unica cosa che può uscire fuori è un miliardo”), sia in ordine

all’esistenza di un conto per l’occultamento di fondi (“lo staranno cercando...




non lo trovano... che c’è questo conto”) sia riguardo alla natura

dei rapporti tra Squillante e Pacifico (a proposito del conto si dice che

“ci sono quattro firme” tra cui Pacifico... e pure quello di tua moglie”.

 

 È da rilevare che queste ultime parole sono pronunciate non da Squillante,

ma dall’interlocutore, e ciò acquista notevole significato poichè fornisce

la misura di quale sia il livello di consapevolezza delle vicende,

esterno alla ristretta cerchia dei protagonisti); la conversazione dà, inoltre,

conto della natura di rapporti con gli altri coindagati («se la cosa è

grave prendo la mia famiglia e me ne vado ai tropici... saluto tutti...

omissis, si tratta dell’imprenditore di cui si è detto all’inizio) e...

(«ma secondo (omissis. 1o avvocato) la cosa non è così»);

insomma il giudice Rossato fonda il provvedimento di applicazione

della carcerazione preventiva su gravi indizi di colpevolezza e su esigenze

cautelari, pericolo di inquinamento probatorio e pericolo di fuga,

quali desunti dalla conversazione al bar Mandara (da un lato la presunta

disponibilità di «miliardo» su conti esteri, dall’altro «l’accenno al miliardo

come massimo che possa essere scoperto» e la giustificazione già

pronta per legittimare la disponibilità e cioè «l’aver giocato qualche volta

» ed il riferimento alla presunta intenzione di Squillante di recarsi ai

«tropici»);








via San Tommaso D’Aquino 127 - Roma »; «alla conversazione intercettata

il 2 marzo 1996 alle ore 12 all’interno del bar Mandara ... alla «intercettazione

all’interno del bar Mandara»;




i riferimenti, impliciti o espliciti, contenuti nell’ordinanza custodiale

emessa dal giudice di Milano dottor Rossato, all’esistenza di una intercettazione ambientale della conversazione sarebbe avvenuta il giorno 2 marzo 1996 tra il dottor Squillante ed il dottor Misiani presso il bar Mandara di Roma risultano, alla luce di quanto emerso e riportato da articoli di giornale, oggettivamente falsi;




tale falsità è duplice, sia perchè concerne l’esistenza di un’intercettazione

ambientale in realtà mai avvenuta, sia perchè viene, comunque,

accreditata l’impressione, contraria al vero, dell’esistenza «di una


 

dunque, il provvedimento applicativo della custodia carceraria emesso dal giudice per  le indagini preliminari Rossato il giorno 11 marzo 1996 appare fondato

su una macroscopica falsificazione della realtà processuale;

 

 inoltre, a parte il problema processuale dell’inutilizzabilità di acquisizioni probatorie macroscopicamente illegittime, quali quelle avvenute presso il bar

Mandara, non avendo dato conto delle incredibili e rocambolesche modalità

di «captazione» irrituale della conversazione al bar Mandara, il

giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Milano ha di

fatto reso possibile l’elusione di controlli giurisdizionali garantiti dalla

legge sull’esecuzione dei provvedimenti di carcerazione anticipata, sottraendo

cioè all’interessato ed ai giudici dell’impugnazione il potere, rispettivamente,

di contestare e di valutare l’attendibilità di un’acquisizione

probatoria avvenuta in modo sommario ed arbitrario, senza alcuna

garanzia di genuinità;

























 

vi è quindi il sospetto di ulteriori falsificazioni processuali attinenti

alla predisposizione «postuma» di un nastro di registrazione, volutamente

disturbata ed indecifrabile, al fine di accreditare una versione

dei fatti diretta a coprire o comunque mascherare la commissione di

gravissimi abusi investigativi ed illegittimità processuali; d’altra parte,

anche il resto del provvedimento applicativo della carcerazione cautelare

emesso dal giudice Rossato si fonda sulle dichiarazioni della signora

Ariosto, che risultano totalmente mendaci e calunniose, come risulta

dall’incidente probatorio condotto dalla teste dinanzi al giudice per le

indagini preliminari presso il tribunale di Milano;

 








a) la signora Ariosto ha «recitato» in procura;




b) le dichiarazioni della testimone sono state rese previa consultazione

con altra persona (vedi avvocato Dotti) e d’accordo con i pubblici

ministeri Davigo e Greco della procura di Milano (si veda anche

quanto riportato nel libro dell’Ariosto);




c) l’agenda del 1995 della signora Ariosto nella quale erano verosimilmente

contenute le indicazioni relative agli incontri effettuati per

la preparazione delle deposizioni della stessa, è oggetto di una misteriosa

«sparizione» dopo che la signora Ariosto ha con certezza e più volte

dichiarato di avere consegnato l’agenda alla dottoressa Boccassini, e

quest’ultima non negando la circostanza di avere ricevuto tale agenda,

ha dichiarato di averla fatta cercare e di non averla trovata,



si chiede di sapere:












per quali ragioni il Ministro di grazia e giustizia, nell’eventuale

inerzia del Consiglio superiore della magistratura non abbia adottato alcuna

doverosa iniziativa, immunizzando rispetto a pesantissime responsabilità

disciplinari e/o penali i vari protagonisti dell’intera vicenda e rimanga

inerte persino in presenza della «confessione» dei gravi abusi

commessi, quale quella resa dalla dottoressa Boccassini, in un fax inviato

allo stesso Consiglio superiore della magistratura nel quale si raccontavano

gli incredibili avvenimenti sopra descritti.




(2-00096)

 

Poche ore dopo il voto di fiducia, Remigio Cavedon, ex Direttore de “Il Popolo” ed ex consigliere personale di Oscav, per altri motivi si reca in visita al Quirinale, e, come vedremo tra breve, in una lunga, amichevole chiacchierata, viene informato da Scalfaro che esiste già un complotto mediatico-giudiziario per mandare a casa Satana Origine di tutti i Mali, che vi partecipano tutti i ”poteri forti”, tutta la vecchia politica, tutta la magistratura, tutta l’informazione e pure tutte le forze dell’ordine, compreso il capo nazionale della polizia, Parisi, amico fidato dello stesso Cavedon…




L’ex direttore del Popolo viene anche informato che “si sta lavorando ai fianchi” di Bossi, che il ribaltone è già cosa fatta, e che Satana non vincerà mai e poi mai le successive elezioni, poiché la magistratura si sta inventando qualcosa per spazzarlo via per sempre…….




Scalfaro, come stiamo per vedere, lo informa anche che la motivazione di gran lunga più importante di questa “compattezza” del fronte anti-Satana, riguarda gli interessi di tutti i partecipanti alla “Santa Alleanza antiSatana” nei confronti di alcuni mega-affari dell’IRI, dove Satana sta già scoperchiando qualche pentola molto rischiosa.




Infatti Satana, appena ricevuta la fiducia, ha affidato la guida della Commissione Antimafia alla toga più rossa dell’universo, e questa, già a suo tempo collaboratrice esterna di Falcone e Borsellino nel Pool antimafia, seguendo il filo delle ultime




Intervista di Anna Maria Greco a Remigio Cavedon, ex Direttore de Il Popolo, trascrizione integrale "agli atti" presso la Procura di Brescia:

Remigio Cavedon: ...siamo all’incirca a fine maggio, primi di giugno...

Anna Maria Greco: Allora diciamo: siamo alla fine di maggio...

Cavedon: Siamo alla fine di maggio [1994,ndr].

Greco: Tu vieni invitato a Quirinale?

Cavedon: No. Facciamo una cosa... è meglio perché poi perché poi ci sono altri indizi per cui non vorrei che fossero... che fossero delle... degli equivoci. Io passo a trovare, passo a salutare l’amico Tanino Scelba, capo delle pubbliche relazioni... Dopo un lunga conversazione avverte il presidente che sono di passaggio. Il presidente m’invita a scendere nel suo studio

Greco: Mi invita nello studio...

Cavedon: Nello studio privato.

Greco: E lì?

Cavedon: E lì una lunga conversazione: si spazia dalla crisi della Dc che era in corso dopo le elezioni fino alla... naturalmente alla soluzione, al... alle elezioni politiche vinte dal Polo per soluzione del governo.

Greco: Tu rimani anche a pranzo?

Cavedon: No, no, cioè...

Greco: Eravate voi tre?

Cavedon: No, io ero solo.

Greco: Eravate voi due?

Cavedon: M’ha lasciato solo. È entrato Gifuni un paio di volte, ma poi sono rimasto sempre solo



Greco: Ecco, che cosa ti disse il presidente?

Cavedon: Mi disse che era un governo non... che aveva molti problemi che... che aveva... che certamente non rispondeva alle esigenze del Paese, anche perché la presenza della Lega era... un detonatore... possibili future complicazioni... e che comunque chi aveva vinto le elezioni non poteva rappresentare degnamente il Paese, per cui era necessario tentare a una soluzione che potesse dare uno sbocco alternativo a questa maggioranza.

Greco: Ecco, abbiamo detto che Berlusconi aveva appena ottenuto la fiducia del Parlamento.



Cavedon: Sì!

Greco: È un po’ singolare che il presidente della Repubblica...

Cavedon: Bah, questo era un colloquio estremamente privato, ovviamente il presidente della Repubblica poteva anche esprimersi in maniera assolutamente libera su argomenti che erano all’ordine del giorno del dibattito politico. È chiaro che in quel momento la stragrande maggioranza del vecchio establishment, cioè i resti di vecchi partiti che... nel centro sinistra, parte del centro sinistra compresa una parte della Dc e soprattutto la sinistra personificata dalla Quercia di Occhetto insieme... a gruppi economici, alle lobby forti, economico-finanziarie forti del Paese, non aveva accettato il responso elettorale. E il presidente era preoccupato anche di riflessi internazionali di questa, chiamiamola, avventura... L’entrata in campo di Berlusconi, in concomitanza con l’alleanza leghista e quella di An, aveva già provocato a livello internazionale numerose prese di posizioni certamente guidate e suggerite dalla... dalle potenti lobby dell’informazione italiana.

Greco: Ecco, tu che cosa rispondesti?

Cavedon: Che...

Greco: Che cosa ti disse esattamente il presidente? Ricordi le parole?

Cavedon: Bah, le parole esatte... potrei... potrei anche sbagliarmi...

Greco: Cioè... sono preoccupato, bisogna pensare... come disse?

Cavedon: Sai, direi che si spinse oltre un po’ oltre, cioè pensò a una possibile evoluzione...

Greco: Parlò di una possibile evoluzione...

Cavedon: Evoluzione verso un governo di tecnici.

Greco: E ti chiese consiglio su questo?

Cavedon: No, non mi chiese consiglio, però i nostri rapporti sono sempre stati ottimi, ma certamente non aveva bisogno di un mio consiglio.

Greco: Ti disse: credo che sia necessario andare verso un governo di tecnici... possiamo dire così?






Cavedon: S... sì. Si può... possiamo dire che il presidente era convinto che un governo Berlusconi non poteva reggere l’impatto con il Paese e che quindi doveva essere assolutamente cercata fin da allora una soluzione diversa che poteva passare appunto, attraverso un governo di tecnici... mi pare una... imbarazzanti sul piano...

Greco: Ecco...

Cavedon: Può anche non ricordare... può anche dire...

Greco: Ecco, ma tu hai avuto l’impressione che pensasse che il governo Berlusconi non avrebbe retto all’impatto? Oppure che pensava di aiutare il governo Berlusconi...

Cavedon: Ma guarda...

Greco: A non reggere... l’impatto.

Cavedon: La mi... la mia impressione era quella di un presidente certamente preoccupato di tenere legati insieme alcune, alcune... gruppi politici...

Greco: Quali?

Cavedon: Del vecchio sistema e soprattutto la sinistra. Ovviamente preoccupato anche della gravissima crisi della Democrazia cristiana. Ed era, peraltro, molto preoccupato perché non vedeva una soluzione politica diversa da quella che era sulla... ormai sul piano elettorale era stato dimostrato, cioè un bipol... un bipolarismo...

Greco: Da quella suggerita dalle urne...

Cavedon: Dall’elettorato... dalle urne. Quindi la scappatoia era soltanto il tentativo di rimettere in piedi un governo che facesse da ponte a una successiva... come la possiamo definire... un successivo passaggio verso una maggioranza diversa da quella del centro destra. Mentre l’intenzione di arrivare a una... a forzare in qualche maniera il cambiamento c’era.

Greco: L’intenzione di forzare il cambiamento...

Cavedon: Il cambiamento rispetto alla maggioranza che era uscita dalle urne, facilitato probabilmente anche dal fatto che le dimissioni erano emerse all’interno della maggioranza.



Greco: Cioè lui parlò per esempio... appunto... della Lega e della possibilità che la Lega in breve tempo...



Cavedon: Lui no, no... e... e... e.. lui era convinto che la Lega non avrebbe, non avrebbe impedito... non avrebbe in qualche maniera...

Greco: Riconosciuto...

Cavedon: Sottoscritto i patti, quindi prima o poi avrebbe certamente lasciato solo Berlusconi perché... perché le finzioni erano tali, si erano rivelate nel corso della difficilissima formazione del governo, erano state tali per cui Bossi era apparso subito inaffidabile sul piano appunto dell’alleato del governo. Da questo punto di vista il presidente aveva certamente chiaro che Bossi poteva diventare uno strumento importante per la... per destabilizzare la maggioranza.



Greco: Uno strumento nelle mani di chi?

Cavedon: Nelle mani del presidente!

Greco: Nelle sue mani?

Cavedon: Certo!

Greco: Che rapporti aveva lui con Bossi?

Cavedon: In quel periodo non aveva praticamente nessun rapporto. I rapporti, come poi ha dichiarato recentemente Maroni... era Maroni insieme a qualcun altro nel giro... dei leghisti... Bah, era chiaro che il presidente aveva intuito perfettamente che Maroni e... e... scusa...



Greco: Bossi...

Cavedon: Bossi era l’anello debole della maggioranza.

Greco: Ma come pensava di manovrarlo non avendo rapporti diretti? Attraverso altri quindi?




Cavedon: No, non tanto attraverso altri. Il problema era... c’era un problema Bossi che doveva risolvere il suo rapporto con... con il governo, all’interno del governo. C’era un problema che Bossi non poteva risolvere perché non aveva le idee chiare sul federalismo, non aveva le idee chiare su quali proposte fare in sede di governo a proposito di... non soltanto di federalismo, ma di occupazione, di finanza pubblica eccetera eccetera; quindi era chiaro che Bossi, non avendo idee chiare su che cosa doveva proporre in seno al governo, faceva come aveva fatto durante tutta la crisi, tutta la fase della preparazione del nuovo governo, delle trattative del nuovo governo, non faceva altro che reclamare più ministri e più potere. Questo. Una volta che ha capito che tutto questo lo avrebbe incastrato nel sistema, perché diventava parte integrante del sistema, è ovvio che Scalfaro ha avuto la via facile per adoperare Bossi e destabilizzare tutto il sistema.



Greco: Tu hai avuto altri incontri con Scalfaro, con altri dopo hai avuto altri segnali di questo...



Cavedon: Sì, numerosissimi altri. Con altri personaggi, ovviamente. Bah, ricordo per esempio con il prefetto Parisi, che allora era capo della polizia... ci incontravamo spesso, come del resto era consuetudine da almeno dieci anni.

Greco: Capo della pol... ricordiamo che Parisi era intimo... molto legato a Scalfaro.

Cavedon: Molto legato! Era stato nominato capo della polizia da Scalfaro quando Scalfaro era ministro dell’Interno...

Greco: Cosa ti disse Parisi?

Cavedon: Mah... Parisi mi confermò sostanzialmente che ad altissimo livello c’era un piano per mandare a casa Berlusconi; tutto lì, in sostanza.

Greco: Quando questo?

Cavedon: Questo durante l’estate. Mi ricordo le ultime gli ultimi contatti che ebbi con lui risalgono a settembre, ottobre, quando poi lui fu dimissionato, mi confermava questa... sempre con estrema diciamo serenità, com’era suo costume, del resto.

Greco: Con estrema serenità che... e... e che diciamo voleva dire che... si dava quasi per scontato che ci fosse questo...

Cavedon: Sì! Non era... era un gioco a incastro di una politica che ormai non aveva più nulla da dire in termini di proposte future. Berlusconi aveva vinto, però questa vittoria dava fastidio a molti, quindi Berlusconi doveva essere eliminato dalla scena politica. Poi qui, qui può convergere naturalmente... possono convergere le inchieste delle... di... delle varie Procure. Possono convergere gli interessi delle lobby internazionali e interne; certo, però il dato di fatto era questo: aveva rotto un equilibrio politico e quest’equilibrio politico doveva essere ristabilito.



Greco: Aveva rotto un equilibrio politico perché non poteva essere manovrato, tra virgolette, da Scalfaro?



Cavedon: Mah, certamente non poteva essere manovrato da Scalfaro in quanto la differenza tra la vecchia, diciamo politica e quella nuova che si andava... con tutti i suoi difetti, ovviamente, quella nuova che si andava... a... così... a svilupparsi, era sostanziale perché da una parte esisteva un mondo legato a interessi enormi, sia sul piano... Per esempio basti... basti parlare della... delle aziende pubbliche... di tutti gli interessi legati alle banche....... all’Iri..... Tra l’altro esisteva l’interesse anche di gruppi privati per un... per non rompere interamente con il passato, se non in funzione naturalmente di nuovi interessi, a meno che non fossero tutelati gli interessi. Quindi, il discorso va fatto in maniera molto corretta proprio per evitare poi che si arrivi [alle elezioni o ai poteri, ndr], perché siamo... questa pagina del ’94 è una pagina importantissima perché è venuto fuori un... una risposta elettorale a esigenze di novità. Queste... questa risposta elettorale di esigenze di novità è stata impersonificata naturalmente da Berlusconi, che ha impedito oltretutto l’avvento della sinistra al governo nel ’94. Contro questa... questo, diciamo, fenomeno che è stato un fenomeno di massa, milioni e milioni hanno votato per questa soluzione, quindi la sinistra tradizionale si è trovata in minoranza, questo fenomeno di massa è stato prima bloccato e poi liquidato. Naturalmente... naturalmente con l’appoggio di Bossi che per motivi suoi ma anche secondo me in maniera abbastanza impolitica, impolitica nel senso che non ha capito in quale baratro si stava infilando, ha accettato lo scambio con Oscar Luigi Scalfaro. Io ti faccio fare la crisi, però tu non mi dai le elezioni anticipate perché altrimenti la Lega sarebbe stata distrutta. Anche questa... una gravissima responsabilità di Scalfaro che...

Greco: Hai avuto conferma di questo scambio in qualche modo, direttamente, o è solo una tua opinione?



Cavedon: Quale scambio?

Greco: Ti faccio fare la crisi ma non andiamo alle elezioni, altrimenti la Lega...

Cavedon: Ne hanno scritto tutti.

Greco: Ma direttamente, diciamo...

Cavedon: Direttamente diciamo che potrei dire di averlo avuto ma non posso naturalmente specificare le fonti. Ci sono molte fonti. Tutte assolutamente credibili.

Greco: Conferma da fonti dirette...

Cavedon: Che confermano... che confermano...

Greco: Fonti dirette possiamo dire vicino al presidente?

Cavedon: No, no, le fonti dirette hanno parlato del presidente! Che possono, domani quando saranno in grado di parlare, passata questa... questa avventura, e saranno in condizioni di poter parlare liberamente, potranno tranquillamente confermare questa, questa... questa versione.

Greco: Ecco, quindi, oggi hai visto in un’intervista del «Corriere della Sera»...

Cavedon: Sì!

Greco: La Pivetti dice...

Cavedon: Del «Corriere»...

Greco: Si forzò la mano ma non andò oltre la Costituzione.

Cavedon: «Corriere», «Il Messaggero»...

Greco: Cioè utilizzò tutti gli spazi, senza in realtà...

Cavedon: Scalfaro è... Scalfaro è un animale politico esperto, non è un... è un esperto, quindi gli va dato atto che quando si muove ovviamente cerca tutte le coperture possibili, nella... sul fatto formale, sul piano formale ha perfettamente ragione. Non vi è ombra di dubbio che una volta aperta la crisi e in presenza di una crisi aperta con la Lega che si defila e non, e... essendoci in Parlamento la possibilità di formare una nuova maggioranza, Scalfaro non poteva naturalmente sciogliere le Camere. Era un suo diritto a quel punto lì sciogliere le Camere. Però questa è, diciamo che questa qui... questa è una facciata. La verità storica o cronachistica, se vogliamo chiamarla in termini più accessibili, è che al momento in cui la Lega decide di uscire, decide di uscire perché è stata condotta per mano, soprattutto da Scalfaro perché ciò avvenisse, per non parlare ovviamente del gioco delle Procure e di tutti gli altri interessi di cui abbiamo già accennato.

Greco: Ecco, è stato allora, sei d’accordo anche con Fini che dice che è stato un golpe, sì, ma un golpe democratico?

Cavedon: Mah, io non parlerei di golpe democratico: un golpe è un golpe, no...

Greco: Ti sembra un golpe e basta?

Cavedon: È un golpe verniciato forse di democrazia. Ecco, c’è una patina che... nasconde quello che in effetti è stato, poi basti pensare...

Greco: La sostanza è quella.

Cavedon: La sostanza è quella che è, basti pensare poi che quando parliamo di queste cose non dobbiamo mai dimenticare che nell’arco... già nella campagna elettorale, subito dopo la campagna elettorale e nel corso dei mesi, compresi quelli estivi, e prima dell’avviso di garanzia a Berlusconi, vi sono tali e tanti elementi basterebbe ricordare la lettera di Scalfaro con le precisazioni...



Greco: A Berlusconi.

Cavedon: A Berlusconi in cui gli dice: tu devi garantirmi questo, questo, questo e questo, una cosa...



Greco: A che cosa serviva, a facilitare il capitombolo?

Cavedon: No, serviva soltanto a dire alle sinistre che lui controllava Berlusconi, che lui l’avrebbe comunque messo sotto inchiesta, sul piano della... della... della legittimità politica e governativa e che lui era quello che avrebbe deciso prima o poi se questo si sarebbe comportato bene o male, che è una delle cose più allucinanti che siano mai accadute in questo Paese democratico.



Greco: Sul piano della legittimità politica, hai detto?

Cavedon: Eh, certo!

Greco: Quindi erano dei messaggi mandati alle sinistre per dire sono io l’arbitro.

Cavedon: Sono io l’arbitro, sono io che controllo, sono io il padrone, il proprietario di questo governo, sono io. State tranquilli, state buoni... avete...

Greco: Perché non durerà molto?






Cavedon: Non durerà molto. Avete i vostri problemi, adesso cercate di risolverli, quindi...indirizzato a Martinazzoli che aveva naturalmente perso le elezioni, a Occhetto che stava per lasciare il Pds ed essere sostituito da D’Alema, cioè a tutto il variegato mondo della sinistra che era naturalmente in gramaglie per aver perso le elezioni... e non si davano pace.



Greco: Ecco, ma questo governo di tecnici, da quello che hai sentito tu direttamente, doveva aprire la strada a un governo di sinistra o un governo di centro di sinistra?

Cavedon: Bah, non lo so. Ecco, a questo punto bisogna essere anche molto sinceri, seri: io non so cosa passasse nella testa, ovviamente, del presidente. È chiaro che si può ipotizzare una sorta di tentativo... e qui bisognerebbe, si dovrebbe aprire una grossa parentesi e capire perché Prodi è sceso in campo agli inizi del ’95 con l’Ulivo, chi l’ha mosso, quali forze politiche intorno si sono mosse a suo favore, da chi è stato appoggiato in prima persona, delle sue visite prima di candidarsi come presidente dell’Ulivo, le prime vis... le sue prime visite furono proprio al Quirinale, quindi nell’ipotesi c’è evidentemente un discorso tendenziale di recupero per... di un centro che allora, come adesso peraltro, non è che sia a portata di mano, anzi... no! Sicuramente questa prospettiva può aver giocato, ma è un’ipotesi, può aver giocato il presidente, può aver lavorato il presidente, però diciamo...

Greco: Diciamo qualche altra cosa di questo incontro, a tu per tu: quanto tempo siete stati a parlare?

Cavedon: Siamo stati almeno... quasi un’oretta.

Greco: Ecco, qual era l’atteggiamento di Scalfaro, cioè anche emotivamente?

Cavedon: Scalfaro era molto disteso... non dimostrava cioè segni di preoccupazione. Era più preoccupato di capire da dove nasceva la crisi del centro, in particolare della Dc.

Greco: Quindi era preoccupato per il centro?

Cavedon: Era preoccupato per il centro, cioè era una preoccupazione anche legittima venendo lui da lunga militanza dc.

Greco: Per questo parla... chiedeva qualche consiglio, cioè per capire...

Cavedon: Sì, è una valutazione mia, per quel poco che, naturalmente, io capisco di queste cose; per quel poco che io rappresento, ovviamente era un incontro fra vecchi amici...

Greco: Parlò di Bossi?

Cavedon: Di Bossi si fece qualche accenno... in maniera molto negativa.




Greco: In maniera negativa... ma faceva capire che lo trovava manovrabile, appunto?



Cavedon: Sì. Negativa, ma si poteva portare, bisognava comunque trovare una... una... una sponda, un modo per poter... rappresentando un elettorato così vasto al Nord, essendo in pratica, sia pure con Forza Italia, ma largamente rappresentativi al Nord, era ovvio che la preoccupazione esisteva, una indubbia questione settentrionale che doveva essere affrontata. Questo ormai... diciamo anche in quei momenti la questione Lega non era vista solo in funzione di un... di un problema legato soltanto alla protesta in una pura ipotesi rivoluzionaria come annunciava Miglio... che spingeva Bossi a fare la rivoluzione fino in fondo. Era un problema che si vedeva come un possibile recupero di ceti che erano ceti moderati che avevano votato largamente per il centro, in particolare per la Dc, e che avevano lasciato per motivi che non erano ancora chiari, che lasciato il vecchio, avevano il vecchio bacino dove si riconoscevano.  Questo era...

Greco: Tu sei stato un amico di Scalfaro e un consigliere, anche. Perché adesso hai deciso di parlare, cosa ti ha spinto?

Cavedon: Mah... io ieri ho visto il dibattito al Senato. Ho ascoltato le dichiarazioni di Salvi, ho... ho visto altri interventi della maggioranza, ho... sentito Prodi, la sua replica, e mi sono convinto che questa maggioranza non è assolutamente rappresentativa degli interessi del Paese. Una maggioranza allo sbando non da adesso, ormai... e quindi rispetto alla polemica che sta uscendo fuori nelle cronache di un’esagerazione da parte di Berlusconi sul piano della denuncia del golpe. Io credo che per quel pochissimo, quel poco che so, che un contributo a chiarire, almeno in parte, quali fossero le circostanze in cui maturarono le spinte al golpe, può essere un contributo al dibattito e alla discussione di quell’anno che io reputo uno degli anni peggiori della Repubblica e della democrazia.

Greco: Quali furono le circostanze che prepararono il golpe?

Cavedon: Quali furono le circostanze che indussero alcune... alcuni esp... esponenti istituzionali a favorire e a delegittimare una maggioranza che aveva avuto un grandissimo... dal di dentro. Forse se si ricorda un po’...

Greco: Allora come se... come sempre parlando amichevolmente, diciamo...

Cavedon: Amichevolmente, senza nessuna... una conversazione senza nessuna...



Greco: Come se mi dicesse la cosa più normale del mondo mi chiese se a mio parere ci poteva essere una soluzione diversa al governo Berlusconi, e io dissi...

Cavedon: Cioè io ricordandomi... le passate esperienze di governo cent... di centro sinistra, ricordai che gli...

Greco: Risposi che in questi casi non...






Cavedon: In questi casi c’è, c’era un’unica soluzione, cioè un governo di tecnici. Messa così, no? Non è...

Greco: Certo, e lui? E lui?

Cavedon: E lui non...

Greco: E lui come se ci avesse già pensato, insomma.

Cavedon: Beh, esatto...

Greco: Non era certo la prima volta che ne...

Cavedon: Esatto, certo.

Greco: Né come se fosse una conferma...

Cavedon: Come se fosse una cosa ovvia... cosa ovvia già evidentemente discussa in altre e molte più importanti sedi, mettiamoci anche questo... molto più importanti e... sedi con altre, altri livelli di responsabilità, cioè pe... per... cioè questa è una...

Greco: Cioè era una chiacchieratina fra amici.

Cavedon: Con altri era... aveva parlato in maniera molto più...

Greco: Più chiara.

Seconda parte della registrazione Cavedon-Greco










Persona non identificata: Sì, sì, eccolo, attenda.

Cavedon: Pronto?

Greco: Sì.

Cavedon: Ecco, sono appena, appena appena rientrato...

Greco: Allora senti, ti leggo il testo dell’intervista che ho già scritto...

Cavedon: Sì... sì.

Greco [leggendo integralmente a Cavedon l’intervista che uscirà sul «Giornale», il 25 luglio 1998]:

Lo ricorda bene, Remigio Cavedon, quel caldo pomeriggio di fine maggio ’94 al Quirinale. Lo ricorda perché il presidente Scalfaro gli disse, chiaro e tondo, che Silvio Berlusconi non poteva rimanere a Palazzo Chigi e che si doveva lavorare per creare l’alternativa di un governo di tecnici. Parlava liberamente della logica del ribaltone, nel suo studio privato, con l’ex direttore del «Popolo» che era stato suo collaboratore al ministero dell’Interno nel governo Craxi a metà degli anni Ottanta. Un colloquio amichevole, a quattr’occhi, tra democristiani di lunga data. Cavedon era andato al Quirinale per incontrare Tanino Scelba, consigliere del presidente per le pubbliche relazioni. Questi aveva avvertito Scalfaro della sua presenza sul Colle e il capo dello Stato lo aveva invitato nel suo studio per una lunga conversazione sulla crisi della Dc e la situazione politica.

Berlusconi aveva appena ottenuto la fiducia... Come mai Scalfaro pensava al dopo? Mi disse che il governo aveva molti problemi, troppi. E che non rispondeva alle esigenze del Paese, anche perché la Lega era il detonatore di future complicazioni. Era convinto che il centrodestra non poteva rappresentare degnamente il Paese. Per questo, insisteva, bisognava pensare subito a una soluzione diversa. E mi chiese quale poteva essere.

E lei che cosa rispose?

Ricordavo bene le passate esperienze di governo, di governo del centro e del centrosinistra, e risposi subito che in questi casi c’era un’unica possibilità: quella di un governo di tecnici. Scalfaro annuì, come se fosse la conferma di qualcosa di cui aveva già parlato in ben altre sedi. E mi spiegò che un esecutivo-ponte serviva, sarebbe servito a preparare il passaggio verso una nuova maggioranza di governo.

Si trattava di semplici preoccupazioni, di previsioni politiche?

No. Scalfaro andò oltre. In quell’ora di colloquio con me, mostrò chiaramente la sua intenzione di forzare questo tipo di cambiamento. Berlusconi, mi fece capire, doveva essere eliminato perché aveva rotto il vecchio equilibrio politico e non era manovrabile dal Quirinale.

In quale modo?

Contro di lui convergevano le azioni delle varie Procure e gli interessi di lobby nazionali e internazionali. Scalfaro puntava su Bossi perché aveva capito che era l’anello debole dell’alleanza di governo. Diede giudizi negativi sul leader della Lega, che gli sembrava inaffidabile, ma al tempo stesso disse che bisognava trovare una sponda da quella parte e dimostrò interesse per Bossi come possibile strumento di destabilizzazione della maggioranza. Uno strumento nelle sue mani.

Che cosa pensò lei?

Che stava preparando un golpe.

Un golpe democratico, come dice Fini?




Un golpe è un golpe, anche se verniciato di democrazia. La sostanza era che Scalfaro stava lavorando per sovvertire la situazione politica.

Questa sua idea nasce solo da quel colloquio?

Anche da altri che ho avuto successivamente con personaggi molto vicini a Scalfaro. Uno fu il capo della polizia Vincenzo Parisi che, durante l’estate, mi confermò che c’era un piano ad altissimo livello per mandare a casa Berlusconi. Conferme sono venute da altre fonti dirette che hanno parlato di questo con Scalfaro. Non posso rivelare i nomi, ma in futuro, quando potranno parlare liberamente, sono sicuro che daranno la mia stessa versione dei fatti. Irene Pivetti, allora presidente della Camera e leghista, assicura che il capo dello Stato interferì sui fatti, ma senza mai andare fuori dai suoi poteri costituzionali. Scalfaro lo conosco da decenni, è un animale politico esperto. Quando si muove cerca tutte le coperture possibili sul piano formale. E quindi la Pivetti ha ragione. Ma la verità storica è che al momento in cui Bossi decide di uscire dal governo lo fa perché era stato condotto per mano fin lì soprattutto da Scalfaro. E aveva accettato lo scambio: si fa la crisi, ma senza andare alle elezioni, rischiose per la Lega. D’altra parte il presidente aveva dimostrato da tempo di voler essere unico arbitro delle vicende politiche del Paese.

A che cosa si riferisce?

Il quadro, in quel periodo, era questo: il governo Berlusconi, nato tra mille difficoltà, era attaccato violentemente dall’opposizione e dai mass media. Il presidente francese Mitterrand in un’intervista su «la Repubblica» si era detto preoccupato del fatto che un magnate dei mass media fosse diventato premier. Il governo israeliano, per bocca del viceministro degli Esteri Yossi Beilin, aveva congelato i rapporti con i ministri di An e poi espresso riserve sull’elezione della leghista Pivetti alla presidenza della Camera.  Scalfaro aveva preso un’iniziativa unica nella storia della Repubblica e il 9 maggio aveva scritto al neopresidente del Consiglio per ottenere garanzie su tre direttive: la politica estera, interna e la solidarietà sociale. Un modo per far sapere alle sinistre che controllava Berlusconi e che lo avrebbe messo sotto inchiesta sul piano della legittimità politica. Agli sconfitti alle elezioni, Occhetto e Martinazzoli, diceva così di risolvere i loro problemi interni e prepararsi per il dopo-Berlusconi.

Perché ha deciso di raccontare questo incontro di quattro anni fa proprio adesso?

Ho ascoltato la cosiddetta smentita da parte di Violante e Mancino, la difesa di Scalfaro da parte di Salvi e di altri della maggioranza, la replica di Prodi. E ho deciso che era ora di dare un contributo di chiarezza sulle circostanze che indussero alcuni esponenti istituzionali a delegittimare una maggioranza che aveva avuto un grande suffragio da parte degli elettori.

Cavedon: Perfetto, benissimo. Mi sa che siamo... farà... farà un po’ di rumore [risata].

Greco: Hai visto...

Cavedon: Sì, sì, perfetto, perfetto, brava, brava, perfetto... è molto asciutta e stringata, quindi si legge bene, no? Cioè, io l’ho ascoltata anche con interesse perché l’hai fatta concatenata molto bene.



Greco: Mi fa piacere il tuo okay da direttore.

Cavedon: No, no, io... ecco, io, fossi stato direttore e mi avessi portato una cosa del genere, avrei detto va benissimo, non bene, va benissimo, ottimo, ottimo, va bene, allora...

Greco: Ti ringrazio.

Cavedon: Ti porto domani.

Greco: Sceglimi bene le foto.

Cavedon: Guarda, io te ne porto...

Greco: Una bella foto formato stampa è quello che ci vuole.

Cavedon: Sì, sì, guarda, ne ho così tante che non c’è problema... va bene.

Greco: D’accordo, ci vediamo alle quattro domani, ciao ciao.

 




La "ruota di scorta": il processo IMI-SIR








Introduzione




 

Telegraficamente, nel 1979 Banca IMI, allora ancora “statale”, stipula una convenzione per il risanamento del gruppo chimico SIR-Rumianca, ma “alla carta che canta” non seguono i “fatti”, quindi l’11 marzo 1982 il titolare della SIR, l’Ingegner Rovelli, cita in giudizio la grande banca.












L’8 ottobre 1986 il collegio composto dai 3 giudici Verde, Zucchini, Campolongo (unica donna, istruttrice e relatrice) sentenzia all’unanimità che il risarcimento è sacrosanto, e contestualmente ordina ad un apposito collegio di valutare le perizie sul valore reale del suddetto risarcimento.



L’IMI si appella sull’an debatur, ma il 15 gennaio 1988 anche il secondo grado di giudizio la vede perdente, con decisione anche questa volta unanime dei 3 giudici Paolicelli, Cardillo e Oliva(istruttore e relatore), che, contestualmente, istituiscono un collegio di periti per valutare il “quantum”, ossia quale somma spetti ai Rovelli.




Per quest’ultimo collegio viene fissata una udienza per il 4 aprile 1989, e a presiederlo deve essere il Presidente del Tribunale, il Dr.Carlo Minniti, ma questi è talmente disinteressato (qualcuno osservò anche "stizzito") a parteciparvi, che delega la propria collega Dottoressa Campolongo a sostituirlo con la motivazione che la collega, avendo partecipato al primo grado di giudizio dell'an-debatur dello stesso procedimento, conosce meglio di lui "ciò di cui si parla".




La Campolongo, all'unanimità con i colleghi di collegio D’Agostino e Goldoni, sentenzia che il “quantum” ammonta ad oltre 770 miliardi di vecchie lire.




Fine dei giochi, tutto scontato.










Infatti pochi giorni dopo la decisione del 18 aprile sul “quantum”, il 9 maggio, la Cassazione, collegio Granata (presidente), Corda, Caturani (relatore), Cantillo, Grieco,

Il 13 giugno il collegio Valente, Paolini, Metta sentenzia all’unanimità che il risarcimento è dovuto, il 10 ottobre sentenzia all’unanimità che quest’ultimo dovrà essere di soli 528 miliardi circa, il 30-35% in meno del precedente “giudizio di primo grado” scaturito dal collegio nato dalla spontanea “scomparsa” del giudice Minniti.



Le motivazioni di entrambe le sentenze verranno rese note solo il successivo 26 novembre, occasione in cui l’ingegner Rovelli si arrabbierà così tanto per le inesistenti motivazioni della sentenza “quasi dimezzata sul quantum” rispetto alle previsioni di tutti nell’ambiente, che peggiorerà rapidamente in salute, passando a miglior vita solo un mese dopo, il 30 dicembre 1990, 
per misteriose “complicazioni operatorie” in una clinica svizzera……



Ovviamente IMI ritorna in Cassazione, anche se con oggettivamente poche speranze e, soprattutto, con troppo poco tempo per “inventarsi qualcosa” che inverta nuovamente la tendenza del processo.



Ma mentre si attende l’ormai imminente sentenza definitiva della Cassazione (collegio Scanzano, Bibolini, Catalano. Graziadei, Sotgiu
), in extremis avviene un altro miracolo: il 29 gennaio del 1992 una lettera anonima informa il collegio che il ricorso in Cassazione è improcedibile poiché non esiste né in alcun registro, né in alcun archivio, qualcosa che indichi che l’IMI abbia presentato l’indispensabile procura.










Infatti il collegio dei 5 di Cassazione di cui sopra, decide all’unanimità di passare una situazione normalissima, misteriosamente divenuta in questo caso una “patata bollente”, alla Corte Costituzionale, la quale, dopo che IMI ha guadagnato quasi 9 mesi di tempi supplementari, il 10 novembre 1992, decide che, incredibile ma vero,








Evidentemente l’IMI intendeva ritagliarsi in qualche modo un ulteriore tempo supplementare, ma a quel punto i membri del collegio di cassazione decidono all’unanimità che i tempi supplementari sono finiti, e che il












E arriviamo al dunque: due mesi dopo tale conclusione che pareva definitiva, quando ancora (leggere i numeri online dei quotidiani di allora) i vertici di Banca IMI stavano festeggiando la “sentenza dimezzata”, arriva la doccia fredda: il 27 marzo, Berlusconi vince inaspettatamente le elezioni.



Non ci crederete mai, ma poche ore dopo, casualmente, l’allora presidente di Banca IMI , Arcuti,




Correttamente, Scalfaro rimbalza l’esposto alla competente Procura di Perugia, dove viene fissata per il successivo 4 ottobre una audizione del presidente di Banca IMI Arcuti e del legale della banca, l’avvocato Fioravanti.




L’udienza ha luogo in quel giorno, e al suo termine il p.m. di Perugia Dario Razzi che ha interrogato i due personaggi, correttamente registra sia l’esposto, sia la documentazione dell’audizione, sul registro delle “notizie di reato”, con numero di documento 801/94 e data ufficiale 29.10.1994



Da quell’istante in poi, per la legge italiana, la procura di Perugia diviene quella competente per qualunque “sviluppo” sulle indagini sul processo IMI-SIR “originale”.




Come dimostrato da tutti i registri, in quello stesso giorno tutti gli atti vengono trasmessi ufficialmente alla Procura di Roma, dove immediatamente li registrò e annotò il pm romano Pietro Giordano.



Iniziano immediatamente le indagini, e a fine anno si inaugura un secondo procedimento, ufficialmente e correttamente catalogato come n. 2454/94, riguardante un nuovo indagato sulla vicenda IMI-Rovelli (SIR), un certo Carmine Punzo.






A quel punto, però, tutto scompare nell’oblio.








Minniti,


















Quindi non aveva speso nemmeno 5 minuti per rinviare l’udienza del collegio che doveva presiedere, e aveva delegato la Dottoressa Campolongo a sostituirlo in una cosa inutile.



Poi, ad impedire la sua denuncia nei confronti del giudice Verde che lo avrebbe volutamente distolto da quel collegio affinchè “passasse” la perizia “gonfiata”, il sopravvenuto coma…….




Ma evidentemente il Signore ama troppo la nostra Italia per lasciarla in mano a Satana, e, negli stessi giorni, permette alla Boccassini di risvegliare da oltre 3 anni di coma anche il giudice Corda, colui che fece veramente fuoco e fiamme nel collegio di Cassazione che riaprì clamorosamente ed inaspettatamente il caso IMI-SIR, e che poi, casualmente (………....) venne designato ad essere presidente anche del collegio di Cassazione che doveva riprendersi la patata bollente dopo la miracolosa quanto inaspettata




Costui, anche dopo il risveglio da 3 anni di coma, continua ad ammettere, probabilmente perché esiste “carta che canta”, di aver mandato illecitamente dei tendenziosi “promemoria” ai colleghi del collegio, ma ora improvvisamente ricorda di avere sentito a suo tempo voci secondo le quali inizialmente il suo “superiore”, Brancaccio, sarebbe stato dell’avviso di non attenersi alle procedure, ossia di voler in cuor suo respingere le inevitabili dimissioni di Corda “smascherato”, ma che poi, corrotto, avrebbe deciso al contrario di accettarle, ossia di seguire le procedure……….. perché, evidentemente,






Fin qui, effettivamente, non si può che essere d’accordo con lo staff della Boccassini: effettivamente il contratto tra Rovelli e l’IMI era un contratto di ferro, quindi già si fa fatica a capire con che coraggio l’IMI non abbia pagato subito senza fiatare e chiedendo scusa.









Cosa che infatti avviene pochi giorni dopo, quando un certo giudice Corda farà fuoco e fiamme per giorni nel collegio di Cassazione per ribaltare come un calzino 7 anni di processo all’unanimità a favore di Rovelli, rendendolo miracolosamente ed inaspettatamente a favore dell’IMI….. puzza di bruciato qua ce n’è a valanghe…… i poter forti alla riscossa?…..






Ma non finisce qui: tutto riaperto sia sull’an-debatur, dove ce ne vuole di coraggio per contestare il contratto iniziale tra IMI e Rovelli, tutto riaperto sul “quantum”, dove invece “ci si può lavorare”, poiché in tal caso non ci sono contratti scritti che inchiodano l’IMI, ma solo una “guerra di perizie”, ossia di “opinioni”, sulle quali, invece, “si può lavorare



E infatti il collegio successivo, che sentenzia sul secondo grado di giudizio sia sull’an debatur, sia sul quantum, non potendo mettere in forse il primo,
lo conferma, ma con inaspettata sfrontatezza, “dimezza” (quasi) il quantum, ossia “ciò su cui si possono avere opinioni”.












L’IMI, come scontato, prova ad andare in Cassazione sia sull’an-debatur, sia sul quantum, poi si scopre che nessuno, nemmeno la banca stessa, riesce a portare in aula una benché misera prova della consegna della procura che permette alla banca di ricorrere in Cassazione: 












Come chiunque si sarebbe per tali precedenti motivi aspettato,

Doppio, grave illecito che in tutti i casi analoghi precedenti è stato severamente punito, ma, chissà perché, il giudice Corda se la prende a morte quando le proprie inevitabili dimissioni vengono accettate dal suo “superiore”….. 




Ora, tale doppio illecito prevede





 

non può essere che Minniti sapesse in anticipo che il processo avrebbe subito una sterzata, se non sapeva che qualcuno la stesse imponendo, e che ci sarebbe sicuramente riuscito….

 

Non esiste che lo stesso giudice Corda, dopo aver fatto fuoco e fiamme a favore dell’IMI nella prima Cassazione, venisse chiamato a presiedere, addirittura, la seconda, se non con l’intervento corruttivo esterno…..

 

 non esiste che Corda fosse sicuro di poter violare due volte la legge sapendo di rimanere impunito, se non sapeva di avere le spalle ben coperte dai poteri forti per i quali faceva spot pubblicitari…..

 

non esiste che un collegio di cassazione decida che la legge è uguale per tutti, lo è sempre stata, ma per banca IMI si può, anzi, si deve fare eccezione, se quest’ultima non ha comprato qualche giudice compiacente…..

 

non esiste che, sullo stesso argomento, un collegio della corte costituzionale decida che la legge è uguale per tutti, lo è sempre stata, ma per banca IMI si può, anzi, si deve fare eccezione, se quest’ultima non ha comprato qualche giudice compiacente…..




Quindi, in definitiva, non si può non essere d’accordo con lo staff della Boccassini, quando questo afferma, nelle richieste inoltrate al gip,




Il problema sorge quando lo staff della Boccassini passa dall’esame di queste “evidenze esterne”, tutte direzionate a vantaggio dell’IMI, e che effettivamente hanno portato al “dimezzamento” delle iniziali sentenze, al riconoscimento degli autori e delle loro motivazioni…….

 

Tutti i vantaggi li ha avuti l’IMI, ma la procura di Milano estrapola da tutto ciò un’azione corruttiva del “clan Berlusconi” a favore dei Rovelli…

 

 

che tutte queste incredibili anomalie dimostrano l’esistenza di attività corruttive per gran parte della durata del processo……..
Riassumendo, mi sa che non può non avere ragione lo staff della Boccassini, tutto questo è veramente impossibile senza l’attività di corruzione a favore di Banca IMI:
per tutti sia la sostituzione immediata, sia successiva indagine interna+”sanzioni”, il giudice Corda si sorprende e arrabbia per la sostituzione, e non verrà mai “indagato” successivamente…… anche qui la legge è uguale per tutti, tranne per chi ha i poteri forti alle spalle?..... e come hanno fatto questi ultimi a bloccare le indagini successive su chi faceva efficacissimi (a quanto pare) spot pubblicitari per la banca?....... c’è anche qui puzza di bruciato……
Corda continua a combinarle grosse a favore della banca, e in questo caso arriva a scrivere pizzini a favore dell’IMI ai propri colleghi del collegio prima di incontrarli in udienza collegiale, ossia doppio, grave illecito.
Ma non è finita: a quel punto il tutto torna nelle mani di un altro collegio di Cassazione, che, miracolo dei miracoli (.......), dovrà essere presieduto da quel giudice Corda che fece fuoco e fiamme a favore dell’IMI in quel primo collegio che ebbe la spudoratezza di riconoscere un minimo di diritto della banca anche sull’an-debatur, dando una miracolosa quanto inaspettata sterzata secca a 7 anni di processo………..
E invece no, è stato sempre così per tutti, ma per una banca con alle spalle i poteri forti del paese si può, anzi, si deve fare una eccezione: così il collegio dei 5 della Cassazione, anziché decidere immediatamente e senza remore come fatto da tutti i “colleghi” in tutte le precedenti occasioni simili in altri processi,decide al contrario di passare la decisione, come se esistesse una decisione da prendere, alla Corte Costituzionale, la quale, miracolo dei miracoli, decide che quella legge che è sempre stata valida per tutti in tutte le occasioni, per Banca IMI può essere tranquillamente violata…… pazzesco……
in tal caso la legge parla chiaro, ricorso improcedibile, tutti a casa, è sempre stato così per tutti da quando esiste il codice civile……
Ma i miracoli non finiscono qui, anzi…..
Anche qui grande puzza di bruciato, grande puzza di corruzione dell’IMI su qualche magistrato compiacente per ottenere un mega-sconto… parere personale, se andiamo a cercare i conti correnti personali a Lugano di quei giudici, qualcosa di bello grosso in quel periodo lo troviamo sicuramente…………
”…..magari corrompere…
Probabilmente i “poteri forti” sapevano di poter contare su qualche “aggancio” in magistratura.



Poi abbiamo due gradi giudizio sull’an-debatur, ed uno sul “quantum”, che sembrano ristabilire la giustizia: tutti e 3 i collegi sentenziano infatti all’unanimità che Rovelli ha diritto al risarcimento, e che il valore di quest’ultimo è di più di 770 miliardi di lire (più gli interessi che matureranno fino alla data del “bonifico” finale di banca IMI)



Poi però, a quel punto, il primo campanello d’allarme: il giudice che dovrebbe presiedere l’importante collegio sul quantum, se ne frega talmente da non perdere nemmeno i 5 minuti necessari per rinviare l’udienza causa proprio momentaneo (indimostrabile) impedimento, e delega una propria “postaborse” a sostituirlo, lasciando in tutti il sospetto di sapere in anticipo, quindi illecitamente, che l’imminente terzo grado di giudizio sull’an-debatur renderà inutile al 100% qualunque decisione di quel collegio sul “quantum”.
in magistratura occorre corrompere un giudice affinchè segua la legge…………………Come scriverà la stessa Procura di Milano al gip che dovrà decidere sull’inizio del “processo sul processo IMI-SIR”, tutte queste anomalie dimostrano che è esistita “attività corruttiva” durante tutto il processo originario.
decisione della Corte Costituzionale di far violare la legge…………


A quel punto anche la Dottoressa Campolongo si risveglia improvvisamente negli stessi giorni, anch’essa dopo 7 anni di coma profondo, e grazie a Dio ricorda, al contrario di tutti gli altri presenti al famoso collegio, di aver fatto fuoco e fiamme per rinviarlo come effettivamente, secondo i suoi ricordi risvegliati dal coma, richiestogli dal giudice Minniti, ma di essere stata quasi “violentata” da tutti gli altri presenti affinchè prima decidesse di non rinviare, poi decidesse per quel “quantum” così vicino alle perizie presentate in aula………. Poi, ad impedire la sua denuncia per quasi-stupro durante quel collegio, il sopravvenuto coma……..
Tutti pensavano che se Minniti non aveva perso i 5 minuti che occorrevano per rinviare il collegio che avrebbe dovuto presiedere (utilizzando la stessa procedura di rinvio-udienza che aveva mille volte utilizzato lui stesso in passato in situazioni analoghe), era perché era stato preventivamente (quindi illecitamente) informato che di lì a pochi giorni la Cassazione sull’an-debatur avrebbe reso inutile al 100% la decisione del suo collegio sul “quantum”…….. e forse per questo era parso anche stizzito...... lui, il grande Minniti, partecipare all'inutile?....... ma va là.....
Cosa pensavano tutti?
Peccato che se ne sia dimenticato per 7 anni consecutivi, poiché tutti per 7 anni hanno pensato malissimo di lui, che invece quindi al contrario era innocente, quindi l’unico onesto su Roma
nonostante in molte precedenti occasioni abbia risolto impedimenti analoghi semplicemente rinviando di qualche giorno l'udienza sul "quantum" (prassi consolidata nella giustizia civile), quella volta, a suo dire, se ne sarebbe dimenticato completamente (i primi segni del coma impellente e conseguenti amnesie), e, sempre a suo dire, avrebbe delegato la collega più fidata, la Dottoressa Campolongo, a sostituirlo con “l’ordine di scuderia” di rimandare il tutto “a costo di litigare di brutto”, ossia di fare ciò che, in 4 millisecondi, avrebbe potuto fare lui stesso.. E senza litigare con nessuno……..
Non ci crederete mai, nella primavera del 1996, utilizzando probabilmente lo stesso “metodo di risveglio” dal coma che tanti successi aveva conseguito con la Ariosto, la Boccassini risveglia da un coma profondo di 7 anni anche il giudice Minniti, il quale, dopo 7 anni di amnesie totali, improvvisamente ricorda che lui, a quel famoso primo collegio sul “quantum”, avrebbe voluto partecipare a tutti i costi, perché aveva saputo da un collega che le perizie sul reale valore del gruppo dei Rovelli erano state “gonfiate” (ma non aveva ovviamente effettuato alcuna denuncia in tal senso........).



Ma proprio quella mattina il collega giudice Verde lo avrebbe chiamato al telefono per convocarlo d’urgenza ad una riunione sull’edilizia giudiziaria al Ministero di Giustizia (anche se, dopo anni e anni di ricerche, non è mai emersa alcuna traccia né della telefonata nei tabulati telefonici, né della riunione nei registri della procura e/o del ministero…….).
viene inviato a Scalfaro, in qualità di presidente del CSM (e, come visto, di punta di diamante del golpe), per presentargli un esposto dove si denunciano anni e anni di corruzioni sui giudici dei vari collegi succedutisi, avvenute grazie, non indovinerete mai, ad "ambienti vicini a Berlusconi"..........
Infatti pochi giorni dopo l’IMI, nel gennaio 1994, liquida agli eredi Rovelli “solo” 980 miliardi di vecchie lire comprensivi di oltre 10 anni di interessi, contro i 1300 circa del “caso equo”.
Così il 28 dicembre 1993 il collegio Cassano, Apice, Settimy pone fine alla partita, ma facendolo in quell’istante, favorisce ancora una volta l’IMI, poiché il “quantum” del contenzioso a quel punto rimane fissato in quello “minimo” di tutto l’iter processuale, ossia i 528 miliardi stabiliti in seconda istanza dal collegio Valente, Paolini, Metta, anziché gli oltre 770 decisi in prima istanza dal collegio orfano del disinteressatissimo Minniti.
ricorso dell’IMI è improcedibile a causa di quello stesso articolo che la Corte Costituzionale aveva consigliato, miracolosamente, di violare.
Si riparte quindi dal ricorso in Cassazione dell’IMI, che viene ovviamente assegnato ad un nuovo collegio presieduto dal giudice Mario Corda (relatore Bibolini), con camera di consiglio fissata per il 25 marzo 1993 (i tempi supplementari sono già arrivati quindi ad oltre 14 mesi………).



Prima di questa data,
il presidente Corda commette un grave illecito, ossia scrive ai colleghi del collegio il perché, secondo lui, deve assolutamente vincere l’IMI………….. tutti nell'ambiente se lo aspettavano, poichè Corda poco tempo prima ha fatto parte di quel collegio di Cassazione sul cosiddetto "an debatur" che aveva dato inizio, con la sua miracolosa sentenza a sorpresa, all'inaspettata inversione di tendenza al processo.........



Il 9 marzo arriva alla Corte di Cassazione un’altra lettera anonima che la informa su questo grave illecito procedurale, con relativo “tentativo di convincimento” a favore dell'IMI.

Il 18 marzo il presidente del collegio Corda, “smascherato”, non può far altro che chiedere per iscritto al Primo Presidente della Corte, il giudice Brancaccio, di essere sostituito, e Brancaccio non può far altro che eseguire, sostituendolo col collega Salafia,
e disponendo un ulteriore tempo supplementare a favore dell’IMI, spostando ulteriormente la prima udienza al 27 maggio 1993.



Poco dopo questa prima udienza, dove per l’IMI si mette subito male, casualmente, il primo di giugno, un’altra lettera anonima fa pervenire a sorpresa in Cassazione un facsimile della famosa “procura speciale”, con, guarda caso, “tagliato” il bordo superiore dove dovrebbe comparire il “timbro di deposito” che ne certifica, appunto, la regolare registrazione………..
la Cassazione può, anzi, deve tranquillamente violare la legge, in particolare l’articolo 369 comma 2 numero 3 del codice di procedura civile………..…..
Tutti si attendono che, come accaduto nel 100% dei casi simili precedenti, si vada tutti a casa a fine.



E invece la partita, che pareva essere al 90° sul 3 a 0 per Rovelli, miracolosamente ottiene i tempi supplementari, lunghissimi sia perché prima tutti partono alla caccia di questa “procura-fantasma”, sia e soprattutto perché,
non trovandola, la Cassazione decide misteriosamente di non rispettare la legge, chiara in quel caso, che ha sempre comportato in tutti i “precedenti” il rigetto del ricorso.
rende inutili tutti i 7 anni di procedimento precedenti, cassando “a monte” la decisione sull’“an debatur”, rinviandola ad altra sezione della Corte di Appello.



Forte di questo “miracolo”, l’IMI presenta per sicurezza appello anche contro il giudizio di primo grado sul “quantum”, così entrambe le situazioni vengono inaspettatamente riaperte, ed affidate nell’ottobre 1989, al giudice Vittorio Metta, il quale dovrà condurre due istruttorie separate, per poi “riunire il tutto” in sede di decisione finale (e, come sempre, collegiale su entrambe le situazioni)
A quel punto però accade qualcosa di assolutamente imprevisto “nell’ambiente”, ossia il procedimento più scontato della storia della giustizia italiana inizia ad invertire clamorosamente percorso.
La giustizia civile deve decidere prima sul cosiddetto “an debatur”, ossia il diritto al risarcimento, poi sul “quantum”, ossia sull’entità del risarcimento stesso: poiché sul primo “c’è carta che canta”, tutta l’attenzione, giustamente, si concentra sul secondo, ossia sul “danno economico” ingiustamente subito dall’Ing.Rovelli, sul quale, ovviamente, esiste molta distanza tra il danneggiato e la grande banca “pubblica”.
Le anomalie del processo sono state centinaia, analizzarle ad una ad una senza prima avere un "quadro d'insieme" dell'intero processo non "renderebbe l'idea" di ciò (impossibile) che è veramente accaduto.


Persona non identificata: Pronto?

indagini dei due colleghi saltati in aria, ha già scoperto la truffa del secolo, 200.000 miliardi di tangenti tra “diretto” ed “indotto” legati alla TAV, finiti a mafia, camorra, grande finanza, cooperative rosse e uno stuolo di politici, il 100% dei quali, casualmente, si sta proprio in quei giorni stringendo intorno alla “Santa Alleanza per Prodi” che salverà la povera Italia da Satana Origine di tutti i Mali.
se sia ancora tollerabile in un paese che dovrebbe essere democratico

ed in uno Stato che dovrebbe essere di diritto che un corpo deviato

della magistratura inquirente giunga all’estremo limite della «fabbricazione» 

della prova d’accusa pur di incriminare persone ritenute a

priori colpevoli e di ottenere, così, ad ogni costo, la carcerazione

anticipata;
di quanto il Governo sia a conoscenza relativamente ai fatti esposti

e se si intenda adottare tutte le iniziative necessarie ad individuare le

responsabilità penali e disciplinari di tutti coloro che attraverso deliberate

e fraudolente falsificazioni delle risultanze processuali hanno reso

possibile un provvedimento di carcerazione cautelare sine titulo, con effetti,

tra l’altro, di portata enorme sulle istituzioni giudiziarie;
inoltre, nel corso di tale incidente probatorio, è emerso che:
tuttavia, in tale registrazione, molto disturbata, non è contenuta

nessuna delle affermazioni riportate a fondamento della richiesta di applicazione

della custodia carceraria presentata dalla medesima dottoressa

Boccassini ed integralmente recepita dal giudice dottor Rossato e

neppure la voce delle persone intercettate appare univocamente riconducibile

a quella dei presenti alla conversazione presso il bar

Mandara;
allo scopo di suffragare le proprie dichiarazioni al Consiglio superiore

della magistratura la dottoressa Boccassini ha depositato un nastro

che a suo dire conterrebbe la registrazione della prima parte della

conversazione avvenuta presso il bar Mandara;
la versione della dottoressa Boccassini contrasta completamente

con la versione dei fatti indicata dal vice ispettore Vardeu nella propria

annotazione di servizio nella quale non vi è il minimo accenno, nè alla

predisposizione di un’operazione di intercettazione ambientale presso il

bar Mandara il giorno 2 marzo 1996, nè tanto meno ad un mancato

funzionamento di una microspia;
a seguito delle contestazioni mosse dal dottor Misiani, chiamato a

rispondere dinanzi alla commissione disciplinare del Consiglio superiore

della magistratura, circa il presunto contenuto della conversazione del

bar Mandara, che non si riconosceva nelle affermazioni e frasi a lui attribuite

e chiedeva di poter esercitare il suo diritto di difesa ascoltando

il nastro della registrazione, la dottoressa Boccassini, sostituto procuratore

della Repubblica presso il tribunale di Milano, ha precisato che

«l’intercettazione» ambientale presso il bar Mandara sarebbe avvenuta

solo in parte poichè, ad un certo punto, un difetto di funzionamento

della microspia adibita all’intercettazione, avrebbe reso necessario l’intervento

«diretto» del vice ispettore Vardeu, mobilitatosi prontamente

per la redazione degli appunti della conversazione in quel momento in

corso;
inoltre, la Cassazione ha rigettato le deduzioni difensive dell’indagato

dirette a censurare la condotta delle autorità procedenti milanesi,

che non hanno depositato la documentazione relativa alle intercettazioni

effettuate, fondandosi sull’attestazione del giudice Rossato contenute

nell’ordinanza custodiale, «di avere preventivamente all’emissione del

provvedimento ed in modo esauriente esaminato le fonti documentali ed

accertato l’autenticità delle medesime, nonchè la veridicità della riproduzione

»;
la stessa Cassazione, chiamata a giudicare sul ricorso proposto

avverso il provvedimento del giudice Rossato, ha rigettato il ricorso medesimo

facendo continui riferimenti all’intercettazione ambientale del

bar Mandara, ritenuta «di particolare valore indiziario» e di «una significativa

valenza indiziante», «chiave privilegiata di lettura» del contesto

di rapporti di natura correttiva attribuito dall’accusa all’indagato, tanto

da costituire «un fatto dotato di inequivoca rilevanza ai fini indiziari e

di pericolosità de libertate, in termini da rendere attuali presupposti e

condizioni per l’adozione della misura cautelare»;
trascrizione integrale» della conversazione, che invece non esiste, poichè

secondo quanto riportato dagli articoli di giornale citati, la suddetta

conversazione sarebbe stata oggetto di una doppia semplificazione e sintesi,

la prima in sede di redazione degli appunti informali predisposti in

seguito ad «ascolto auricolare» dal vice ispettore Vardeu, che esplicitamente

ammette nella sua annotazione di servizio di avere potuto ascoltare

solo «parte» della conversazione, la seconda in sede di redazione

riassuntiva operata sugli appunti informali del Vardeu;
nella richiesta di custodia cautelare e della relativa ordinanza applicativa

si dà conto dell’esistenza della registrazione dell’intera conversazione

al bar Mandara ottenuta mediante intercettazione ambientale

che sarebbe stata regolarmente autorizzata dal giudice per le indagini

preliminari dottor Rossato, come si desume, oltre che dal contesto generale

dell’esposizione degli avvenimenti,  anche dai riferimenti espliciti contenuti nell’ordinanza custodiale alla «trascrizione integrale della conversazione

del giorno 2 marzo 1996 ore 12 all’interno del bar Mandara,
Riprende l’esame dell’avvocato difensore Pino:
RISPOSTA: Solo in questo senso: non ho fatto una selezione per dire: «Metto tutto quello che c’è, poi saranno gli altri a dirmi se sarà rilevante o non sarà rilevante».
Comunque io, fino a settembre, fino a quando non ho visto questo articolo del «Corriere», del «Giornale», ignoravo completamente che ci fosse..... Perché era luglio, io ero in vacanza, che sappia io...... «l’Espresso» di luglio non l’avevo letto....... l’ho scoperto dopo...... Non sapevo che c’era stata l’audizione di Vardeu..... che Vardeu o Ragone era stato convocato a Brescia..... Di tutto questo non sapevo nulla...... E solo a settembre ho detto: «Ma che è questa roba?»..... Cioè, perché la mia convinzione era un’altra.......... Ripeto, avevo autorizzato l’operazione di intercettazione, l’ispettore mi dice: «La conversazione è stata anche registrata», per me....... Quando ho scritto «integrale» è.... perché riportavo esattamente… cioè, non avevo fatto una selezione...... avrei potuto fare una selezione della prima parte, quella in cui si dice...... si parla dei politici e, ex post, cioè dopo, Squillante e anche Misiani l’hanno spiegata dicendo: «Ma, si parlava di una possibile candidatura di Squillante» e queste cose qua...... Quando dice: «Parlane, ma lui non ha mai tempo per nessuno», queste cose qua....... Avrei potuto dire: «Tagliala via», nel senso di non metterla, perché tanto non è rilevante ma, invece, dico: «Mettiamo tutto, in modo tale che possano…», come dire....... Infatti, io nei miei atti cerco di mettere sempre tutto, perché per me una cosa non ha senso, e poi, magari, per l’indagine........ Infatti, ex post, Misiani, come spiega, poi, questa faccenda: «Ma, in realtà era una cosa partita confidenzialmente», cioè.............
io di questa vicenda, cioè, che questa vicenda fosse andata in una maniera, invece non come pensavo io, l’ho scoperto solo a settembre – credo una domenica – non ricordo se leggendo «il Giornale» o il «Corriere». Cioè, non ricordo se era il «Corriere» che richiamava........
Quindi, io ero convinto che avesse sentito, avesse registrato, risentendosi la registrazione non c’era difformità tra quello che lui aveva sentito e quello che aveva registrato. Per questo che io andavo, diciamo così, tranquillo che si trattasse di una intercettazione a pieno titolo.
RISPOSTA: Allora, quando io redigo, sottoscrivo l’ordinanza, ho ben presente di avere autorizzato intercettazioni ambientali, anche in luoghi pubblici, tra il dott. Squillante, per quello che ci riguarda oggi, l’avvocato Pacifico – non ci riguarda oggi, ma faceva parte dell’autorizzazione – anche in luoghi pubblici, appunto, tra Squillante e terze persone attinenti fatti di indagine. Non vorrei ricordare male, ma la mia autorizzazione originale era del 17 gennaio 1996. Posso sbagliare la data, era comunque un venerdì, tant’è che la prima intercettazione viene fatta la domenica mattina al bar Tombini. La domenica pomeriggio, immediatamente, io l’ho scoperto tramite il televideo che era successo una specie di putiferio, perché si era scoperta una cimice al bar Tombini. Quindi io, poi, ho firmato delle proroghe di intercettazione ambientale. Quindi io, quando firmo quella ordinanza, so benissimo di avere autorizzato intercettazioni, anche ambientali, nei confronti del dott. Squillante e di Pacifico – che oggi non ci riguarda. Quindi, quando mi vedo scritto che la conversazione è stata anche registrata, io mi immagino di essere di fronte ad un fenomeno che, sul piano giuridico, chiamiamo intercettazione. Cioè, del fatto che una persona, in qualche modo, mette un registratore, una microspia, quello che è, in un certo luogo e intercetta queste persone.
RISPOSTA: La conversazione veniva portata a mia conoscenza, per quello che mi ricordo, attraverso due atti: una relazione di servizio dell’ispettore, non vorrei sbagliare la qualifica, dell’ispettore Ragone della Polizia di Stato, in cui si narravano le modalità con cui si era arrivati al bar Mandara, perché i due, il dott.Squillante e il dott. Misiani…
RISPOSTA: Allora, rispondo dopo sei anni, quindi consapevole di tutto ciò che è successo nei sei anni che sono trascorsi. Io esaminai un – al momento lo chiamo atto, perché mi è nota e vi è nota la discussione che si è creata su questa vicenda – un atto in cui si riportava una conversazione intervenuta, al bar Mandara, tra il dott. Squillante e il dott. Misiani.



Ma dalle ultime tornate elettorali pare proprio che i coglioni senza se e senza ma siano in rapida estinzione…… a questo punto, forse nemmeno il tanto agognato arresto di Satana potrebbe impedire tale fortunato epilogo……..


Siamo a metà marzo 1996
, la Santa Alleanza mediatico-giudiziaria martella “chi può essere così stupido da votare un losco personaggio corruttore di magistrati?....”, il CSM, pur sollecitato in Italia e in Europa a richiedere alla Boccassini di portare agli atti il nastro, ovviamente non lo fa fino ad elezioni politiche concluse, Prodi le vince non di molto nonostante Bossi si presenti da solo, il CSM attende l’occupazione di tutte le poltrone che contano da parte dei propri compagni di merende, quindi chiede con ritardo di oltre 3 mesi alla Boccassini cosa ne sia del nastro….. e la Boccassini risponde via fax (……..) che non esiste alcun nastro, poiché al bar Mandara il registratore si è inceppato e non è mai partito…
E infatti nell’ordinanza di arresto, il gip-zerbino Alessandro Rossato afferma di aver ascoltato mille volte il nastro della registrazione della piena confessione, ma poi aggiunge che, per “motivi di privacy”, non ritiene opportuno che il contenuto del nastro stesso venga portato inizialmente agli atti…………..         



In due parole ci dice “fino a quando non finiranno le elezioni, fidatevi di me, che l’ho ascoltato mille volte, Squillante confessa chiaramente….. rassegnatevi tutti….. Berlusconi è finito……”
con oltre 40 anni di esperienza alle spalle, che 5 minuti dopo aver scoperto di essere pedinato e “intercettato” in un bar dalla Boccassini per “ripetute corruzioni”, ma che “non è stato trovato assolutamente nulla”, esce dal primo bar e si fionda in un secondo adiacente per confessare davanti a mille avventori che addentano panini all’ora di pranzo, che tutto ciò che non è mai emerso, nella realtà è proprio vero…ma robe da matti…….
La Rossa fa mettere una cimice di 2 metri per 4 in un posacenere di un bar romano, il Tombini, dove Squillante deve incontrare alcuni avvocati per una causa che sta seguendo, il barista, che di nome non fa Ray Charles, scopre la cimice, il giudice Squillante indaga e scopre che “gliel’ha messa” la procura di Milano, che lo sta indagando, senza alcun successo, su presunte, ripetute corruzioni per conto di Satana.
e va a pescare dalla giustizia civile (…….) un inespertissimo gip, al secolo Alessandro Rossato, e lo costringe ad accontentarsi del nulla per firmare qualunque autorizzazione.
…La Boccassini, forte di questo deserto probatorio, si rivolge ad un primo gip per ottenere l’autorizzazione a pedinare ed intercettare due presunti partecipanti a queste “situazioni impossibili”, uno dei quali noto e stimato (e ultrasettantenne) giudice romano, Renato Squillante, ma ovviamente il gip le ride in faccia di gusto e la manda a raccogliere pomodori.


Per coloro, magari stranieri, che non conoscono bene la lingua italiana, traduco brevemente: Mieli si vanta di incontrarsi 2-3 volte alla settimana con Di Pietro, comunque sempre almeno il sabato mattina a colazione, insieme concordano chi “asfaltare” e chi “salvare”, Mieli si sente 3-4 volte al giorno con i numeri uno degli altri 3 quotidiani della Santa Alleanza per concordare titoloni esplosivi per condannare preventivamente qualcuno (non importa se innocente) e assolvere preventivamente altri (non importa se colpevoli), ma guai mai se qualcuno osa proporre una “asfaltatura democratica a 360 gradi dei tangentari”, perché i primi a saltare sarebbero ovviamente proprio i loro padroni……………………

Postato da: AgnesePozzi a 04:38 | link | commenti (1)
20 anni di storia italiana


Commenti
#1    28 Ottobre 2009 - 21:37
 
Fantastico, bravissima. Dai un'occhiata anche ai miei due blog, quello con il link, e questo: segugio.splinder.com.

Mi piacerebbe approfondire qualcosa insieme.

Con ammirazione

enrix
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente enrix007

Commenti