rendo pubblico tutto ciò che vi hanno impedito di conoscere

Eccomi

Utente: AgnesePozzi
Nome: Agnese Pozzi
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domenica, 31 maggio 2009
Letizia Noemi & Co

Ospito su questo blog un articolo segnalatomi su FB. Ciascuno può trarre le sue conclusioni personali ed aspettare, aspettare che sia fatta luce su tutto, aspettare che si chiarisca tutto, aspettare Godot


ISSO, ESSA E 'A MALAVITA
di ROSITA PRAGA [ 29/05/2009]
tratto da

http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=211


A Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia stanno indagando sui possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell'ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano. Qui, nell'attesa di sviluppi giudiziari, proviamo a mettere in fila alcune impressionanti coincidenze, con le tessere di un puzzle che vanno al loro posto una dopo l'altra. Ed un Paese che, se le ipotesi investigative fossero confermate, si troverebbe a dover raccogliere la sfida finale.


enbsp;


Potrebbe suonare solo come un'omonimia, un cognome strano, uguale al nome di una donna. E che ricorre. Poi il cerchio delle coincidenze comincia a stringersi. E prende corpo l'ipotesi che Benedetto Letizia detto Elio, padre dell'aspirante starlette Noemi, lungi dall'essere mai stato autista di Craxi o militante di Forza Italia o qualsiasi altra boutade messa in circolazione, sia originario dello stesso ceppo di Casal di Principe dal quale provengono Franco e Giovanni Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola. Lo stesso commando capace di sparare in fronte ed ammazzare sei extracomunitari in un colpo solo per avvertire gli altri che, se si intende trafficare droga in zona, bisogna sottostare alle �regole�. E pagare.


Ma chi e' veramente Benedetto-Elio Letizia? Da Castelvolturno all'Agro Aversano fino a Secondigliano, molti lo sanno fin dall'inizio di questa storia. Ma non parlano. Tacciono di fronte ai tanti cronisti venuti da ogni parte del mondo. Pero' a Enrico Fierro, inviato dell'Unita', qualcuno ha detto: lascia stare, su questa storia meglio non metterci le mani. Bolle, scotta. Il cinquantenne Benedetto Letizia, noto finora al Comune di Napoli (dove e' in servizio) piu' che altro per un vecchio inciampo giudiziario - fu arrestato nel �93 nell'ambito di un'inchiesta sulle compravendite di licenze commerciali - per tutti e' un uomo tranquillo. E anche la gazzarra di visure camerali e catastali messa su dai giornali, non ha potuto scoprire altro che modesti immobili intestati a Noemi e un paio di societa' dedite al commercio di profumi. Solo una bufala, allora, la storia della parentela? �Non dimentichiamo - dice un attento osservatore di queste dinamiche - che molto spesso i clan si servono proprio di personaggi �puliti�, o quasi, per tenere i contatti con esponenti delle istituzioni�.


A gettare benzina sul fuoco, realizzando la classica �excusatio non petita�, sono poche settimane fa alcuni giornalisti del casertano. Ventiquattr'ore di fuoco, quel 19 maggio. Dopo la cattura in Spagna del boss Raffaele Amato, a Secondigliano un blitz porta in manette quasi cento persone ritenute affiliate agli Scissionisti. In nottata arriva l'arresto a San Cipriano d'Aversa del boss Franco Letizia, uno fra i cento latitanti piu' ricercati d'Italia. E siamo proprio negli stessi giorni in cui, fra gossip e cronaca, i giornali, le tv e il web sono letteralmente invasi da quel nome: Letizia. Alle 12 e 18 in punto nelle redazioni arriva un lancio Ansa. E' firmato dalla giovane corrispondente casertana Rosanna Pugliese: nessuna parentela - si legge - tra l'arrestato Franco Letizia ed il papa' di Noemi, lo affermano �gli inquirenti che operano nel casertano�. Che bisogno c'era di quella perentoria smentita, a fronte di una notizia mai data? E soprattutto, perche' rifarsi ad un termine generico come �gli inquirenti�, senza precisare se si tratta della squadra mobile, della Procura (di Napoli o di Caserta?) oppure di altre forze dell'ordine? Un sito locale, Caserta Sette, non perde l'occasione per rilanciare la non-notizia. E con tono stizzito se la prende con chiunque osi pensare che esista quella parentela.


Mentre scriviamo, alla Voce risulta invece che sono in corso indagini top secret alla Procura di Napoli proprio per accertare il possibile collegamento fra i Letizia di Secondigliano (Benedetto detto Elio, ma anche altri suoi stretti congiunti) e il clan Letizia affiliato ai Casalesi. Un legame che, se fosse accertato, nella �vicenda Papi�, spiegherebbe tutto. O quasi. Qualcuno, in Campania ed oltre, sa bene da tempo cosa significa pronunciare alcuni grossi nomi. E perche', se telefona uno con quel nome, se si spinge fino a chiedere a un leader politico di mostrarsi alla nazione intera, intervenendo ad una festa di paese, lui potrebbe essere costretto ad acconsentire. Ma in ossequio alla ragion di stato sarebbe obbligato a far credere - perfino alla moglie e ai figli - che si tratti d'una storia di corna e minorenni, piuttosto che rivelare al Paese e al mondo la verita'.


Scrive Fierro sull'Unita' del 22 maggio: �La camorra, soggetto da maneggiare con cura in questa storia. Anche se i tanti set di questo reality non aiutano a tenerla a debita distanza. Secondigliano (il quartiere monstre dove i Letizia hanno alcune loro attivita'); Portici, la citta'-quartiere dove vivono Noemi e sua madre, e Casoria, il paesone della festa. In ognuno di questi luoghi i clan hanno un controllo ferreo del territorio. Sanno tutto. Di tutti�. In attesa delle conclusioni alle quali giungeranno i pm della Dda, noi qui proviamo a mettere insieme le tessere del puzzle. Che cominciano a combaciare in maniera impressionante. Se risultasse provato il collegamento fra i Letizia, sarebbe allora piu' realistico immaginare quale sia stato il vero motivo di quell'appuntamento cui il premier, suo malgrado, non poteva mancare, pur avendo cercato con ogni mezzo fin dalla mattina - e poi nelle frenetiche telefonate fatte in quei misteriosi 50 minuti di sosta dentro l'aereo, a Capodichino - di sottrarsi. Alla fine va. E resta per quasi un'ora a colloquio �riservato� - dice chi c'era - con Elio Benedetto Letizia, prima di darsi in pasto ai fotografi.


. IL POTERE DI GOMORRA


Troppo forte, il potere d'intimidazione di quella holding multinazionale che, come ci ha raccontato Gomorra, comunica i suoi messaggi attraverso i simboli. L'uomo accusato di essersi portato via la donna di un boss, per esempio, viene crivellato non alla testa o al cuore, ma �mmiez �e palle�; quello che ha tradito gli accordi, facendo catturare uno del clan, dovra' essere �incaprettato�, legato come un capretto sul banco della macelleria, e fatto ritrovare nella posa piu' grottesca e mostruosa che si possa immaginare per un essere umano. Cosi' anche la presenza fisica di una personalita', in certi luoghi ed occasioni, vale piu' di cento rassicurazioni verbali. Magari arriva a suggello di un condizionamento che durava gia' da mesi. E del quale la bella - e quasi certamente ignara - Noemi non era che un altro �segnale�. La sua presenza al fianco del primo ministro (come nell'ormai famoso ricevimento di fine anno a Villa Madama) serviva per affermare all'esterno che il rapporto con gli uomini del napoletano e del casertano stava andando avanti.


Del resto, lo strapotere finanziario raggiunto dalle imprese dei clan camorristici - anche attraverso la presenza di loro vertici nelle logge massoniche coperte - praticamente non ha uguali. Lo ha spiegato poche settimane fa Roberto Saviano agli studenti della Normale di Pisa nel corso di una lezione: nessuna, fra le altre mafie del mondo (russa, cinese o slava che sia) e' autonoma rispetto alle cosche italiane. Tutte hanno come modello di partenza Cosa Nostra, �Ndrine e Camorra. Ma i gruppi esteri non si sono mai del tutto affrancati: sullo scacchiere internazionale, nei paradisi fiscali, per muovere da un capo all'altro dei contimenti denaro, armi, stupefacenti, organi ed esseri umani, devono sempre e ancora in qualche modo �dare conto� ai clan italiani.


Dal punto di vista dell'economia criminale, poi, che interi pezzi dell'Italia siano ormai ricattabili da parte dei clan camorristici, non e' una novita'. Una holding multinazionale, ma pur sempre malavitosa; forze strutturate e uomini che, pur trovandosi ormai a gestire le leve del potere finanziario (il giro di affari delle mafie, secondo uno studio recente di Confesercenti, e' pari a 125 miliardi di dollari l'anno, circa il 7% del Pil nazionale), non rinunciano ai vecchi e collaudati metodi per affermare il loro potere. Un commando di fuoco pronto a sequestrare, a sparare in faccia, tenere in ostaggio magari i figli di un alto esponente politico. Ed e' cosi' che possono maturare, per i posti chiave di governo - ad esempio la presidenza di una strategica Provincia o un sottosegretariato - le nomine di personaggi ritenuti gia' nelle lore stesse zone di origine impresentabili, per i legami con la camorra dei loro uomini piu' stretti.


MARONI ALLA CARICA


Come s'inscrive, nello scenario che stiamo ipotizzando, l'autentica impennata nella lotta ai clan camorristici impressa nelle ultime settimane da Roberto Maroni, ministro degli Interni, e da Antonio Manganelli, capo della Polizia? �Berlusconi - dice un esperto di intelligence che preferisce restare anonimo - probabilmente sara' presto lasciato al suo destino. Lo dimostra il livello di fibrillazione da cui e' stato colto dopo l'episodio di Casoria, gli errori a raffica, le dichiarazioni avventate. A reggere saldamente il timone dello Stato che non si arrende e' ora il Viminale, da cui non a caso negli ultimi mesi e' partito un pressing senza precedenti nel contrasto ai Casalesi e ai loro alleati, gli Scissionisti di Secondigliano. Operazioni che hanno liquidato quasi interamente il clan Letizia�.


L'escalation nella lotta alla malavita organizzata del casertano ha inizio esattamente dopo la strage di Castelvolturno, il 19 settembre dello scorso anno, quando sei nordafricani residenti nella vasta area a rischio della Domiziana, sul litorale di Caserta, vengono massacrati in un raid di camorra teso - si capira' in seguito - a riaffermare il predominio sulla zona del boss dei Casalesi Giuseppe Setola, al cui clan sono affiliati i Letizia. Appena dieci giorni dopo, il 30 settembre, i Carabinieri del comando di Caserta arrestano gli artefici dell'eccidio. Sono Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo ed il ventottenne Giovanni Letizia, gia' ricercato per un altro omicidio collegato alla connection politica-rifiuti: quello dell'imprenditore Michele Orsi. I militari li sorprendono in due villini di villeggiatura a Quarto, sempre in zona domizia. �Secondo il pentito Oreste Spagnuolo - scrivera' Roberto Saviano - Giovanni Letizia quando uccise Michele Orsi indossava una parrucca e ai piedi aveva un paio di Hogan di tela. Poi gli venne fame e andarono a mangiare con Letizia che aveva ancora le scarpe sporche di sangue ma preferiva pulirle con la spugnetta anziche' buttarle. Quando il suo capo chiese perche' perdesse tempo a lavarle rischiando di essere beccato, Giovanni Letizia gli rispose che Orsi non valeva le sue scarpe�. 14 gennaio 2009. In un edificio diroccato di Trentula Ducenta, al confine con il Lazio, finisce la latitanza del boss Giuseppe Setola. Con lui viene fermata la moglie, Stefania Martinelli. Fra il 9 e l'11 marzo la Dda partenopea mette a segno un altro colpo mortale per i Casalesi con l'arresto di altri uomini legati a Franco Letizia, cugino di Giovanni, considerato il reggente del clan. Fra loro anche il trentatreenne Vincenzo Letizia detto �o schizzato. 3 aprile 2009. La Mobile di Caserta arresta Armando Letizia, 56 anni. Considerato elemento di spicco del clan, Armando e' zio di Giovanni Letizia e padre del latitante Franco. Il cerchio si stringe intorno a quest'ultimo, che sara' tratto in manette il 19 maggio. Ma quella domenica 26 aprile, il giorno dell'arrivo di Berlusconi a Casoria per il compleanno di Noemi, un'altra e piu' rilevante cattura forse e' gia' nell'aria. All'alba del 29 aprile la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli sorprende Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco Bidognetti (detenuto al 41 bis eppure ancora in grado - secondo gli inquirenti - di impartire ordini), ma soprattutto parente del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti.


Un gruppo criminale strettamente collegato a quello dei Setola e, quindi, ai Letizia. �Una storia - fanno notare in ambienti giudiziari del casertano - che puzza lontano un miglio di rifiuti. Non va dimenticato che per i Bidognetti questa e' stata sempre una fra le piu' lucrose attivita'. E che molte operazioni messe a segno recentemente dalle forze dell'ordine nascono dalle rivelazioni su quel maleodorante business rese da una gola profonda del settore come Gaetano Vassallo�. Senza contare, su tutto, la presenza degli imprenditori-camorristi del settore rifiuti Michele e Sergio Orsi: il primo ucciso proprio per mano del clan Letizia quando era in procinto di collaborare con la magistratura. Il secondo, arrestato nell'ambito di un'operazione anticamorra di febbraio scorso, era invece stato prosciolto nel 2007 da analoghe accuse. Al suo fianco, come penalista, c'era l'avvocato Ferdinando Letizia dello studio Stellato di Santa Maria Capua Vetere. Casertano, 35 anni, Ferdinando Letizia e' anche consigliere comunale a Castelvolturno e capogruppo della lista �Liberamente�, sul cui sito internet si esaltano le gesta del leader Silvio Berlusconi. Il colpo inferto ai trafficanti di rifiuti con l'apertura dell'inceneritore di Acerra, il timore di perdere gli appalti da milioni di euro che ruotano intorno all'affare munnezza, potrebbero insomma essere fattori non del tutto estranei al clima rovente delle ultime settimane.


IL MILAN? ALL'OLIMPIA


Ma torniamo ai segnali. A quegli avvenimenti forse solo in apparenza �curiosi� che avevano preceduto la famosa sera del 26 aprile. Quella domenica a giocare sul campo del San Paolo c'era stata l'Inter. Ma il 22 marzo a Napoli per una sfida di campionato era sbarcato il Milan. Che per la prima volta aveva abbandonato i consueti, sfavillanti hotel del lungomare partenopeo con vista sul golfo, per andare ad alloggiare in una delle piu' desolate periferie dell'hinterland: Sant'Antimo, Hotel Olimpia. Terra di inceneritori, ecoballe e Cdr. Al confine col triangolo della morte Nola-Marigliano-Acerra. Comune, Sant'Antimo, due volte sciolto per infiltrazioni camorristiche. Area infestata da sversamenti illegali di materiali tossici. E non lontana da quell'agro aversano da cui trae le sue origini il gruppo Setola-Bidognetti-Letizia.


L'Hotel Olimpia rientra nell'impero economico della famiglia Cesaro, che in zona possiede anche l'unico presidio sanitario disponibile per uno fra i territori piu' densamente popolati d'Italia, il Centro Igea, ed una serie di altre lucrose attivita'. Leader della famiglia e' Luigi Cesaro, deputato Pdl, candidato in pole position per la presidenza della Provincia di Napoli. Sui suoi pregressi legami coi clan della zona si soffermava a lungo (come la Voce ha ricordato nel numero di maggio scorso) la relazione di fuoco redatta dai commissari prefettizi inviati a Sant'Antimo dopo lo scioglimento per camorra del 1991.


Ecco i passaggi chiave. �I collegamenti di taluni degli amministratori con la malavita organizzata - clan Puca e Verde - si estrinsecano attraverso rapporti di parentela e/o cointeressi in attivita' economiche e patrimoniali�. �La cointeressenza in attivita' economiche si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti fra i clan di Pasquale Puca ed il clan Verde, che operano rispettivamente attraverso le cooperative �La Paola� e �Raggio di Sole�, addivenendo in tal modo ad una spartizione dei settori dell'economia locale. Della Cooperativa �Raggio di Sole� e' socio il consigliere comunale Antimo Cesaro unitamente ai fratelli Raffaele (legale rappresentante) e Luigi�. Ancora: �Lo stesso consigliere Aniello Cesaro risulta citato a comparire dalla Autorita' Giudiziaria in ordine a molteplici attivita' estorsive messe in atto da Pasquale Puca, capo dell'omonimo clan camorristico operante in Sant'Antimo e Casandrino; risulta avere in atto procedimenti per truffa, interesse privato in atti d'ufficio, omissione in atti d'ufficio e peculato�. Diciannove anni dopo, di Luigi Cesaro (e del suo �gemello� politico Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia), parla Gaetano Vassallo, come ricorda l'Espresso in un'inchiesta di settembre 2008. E qui tornano le coincidenze. Perche' se le verbalizzazioni del pentito dovessero trovare conferma, a favorire l'attivita' imprenditoriale dei Cesaro non sarebbe stato un clan qualsiasi. Ma il gruppo di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto �e mezzanotte.


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IL BOOMERANG


Sto pensando di riferire in aula sul caso Letizia. Ma ci devo riflettere�. 23 maggio. E' appena scoppiato il caso Mills (la condanna per corruzione dell'avvocato David Mills, che tira il ballo lo stesso premier) e siamo a poche ore da un altro storico annuncio di analogo tenore: �riferiro' alla Camera sulla vicenda Mills�. Perche', allora, mentre tutti parlano di Mills, lo stesso Cavaliere torna a porre l'accento sulla storia dei suoi rapporti con Noemi Letizia e la sua famiglia? La risposta potrebbe stare tutta in una ricostruzione dei fatti che comincia a circolare a Napoli. E che trae spunto da quelle mezze frasi dette �col cuore in mano� prima dal papa' di Noemi (�il mio rapporto con Berlusconi? Preferisco non approfondire, siamo legati da un segreto�), poi dalla mamma Anna Palumbo: �non chiedetecelo, non possiamo dire di piu'...�. Dopo la valanga di stridenti contraddizioni abbattutasi sul resoconto che lo stesso Cavaliere aveva voluto rendere negli studi di Porta a Porta (dalla bufala del Benedetto Letizia autista di Craxi, subito sbugiardata dal figlio dell'ex leader socialista Bobo, alle secche smentite di Franco Malvano e Fulvio Martusciello che addirittura - aveva detto il premier a Bruno Vespa - gli erano stati segnalati quella sera da Letizia), ora lo staff del presidente deve mettere a punto una versione inattaccabile. E se colpisse anche i sentimenti, se saltasse fuori una storia di buona sanita', meglio. E' partita cosi' la caccia di alcuni cronisti alle notizie d'agenzia di quel maledetto 29 luglio 2001 quando l'appena diciannovenne Yuri Letizia, fratello di Noemi che in quel periodo prestava servizio militare, perse tragicamente la vita a bordo di una Fiat punto andatasi a schiantare contro gli alberi sulla Salaria. E' stato un articolo di Francesco Lo Sardo sul quotidiano Europa a gettare in campo l'ipotesi: �pare sia stato dopo questa tragica morte - scrive il 15 maggio - che, in qualche modo e per qualche speciale ragione, si sia cementato il legame tra il signor Elio Letizia e Silvio Berlusconi�. La ricostruzione potrebbe essere gia' pronta: �Prima - fa sapere il premier - li lascio andare avanti, perche' cosi' si mostrano per quello che sono. E sara' un boomerang tale che si vergogneranno, e perderanno consenso e la stima degli elettori, perche' in questa vicenda tutto e' piu' che pulito�.

Postato da: AgnesePozzi a 19:31 | link | commenti
letizia noemi & co

mercoledì, 27 maggio 2009
La verità negata

CARLO PARLANTI
PRIGIONIERO DEL SILENZIO





NATALE
NEL DESERTO DELLA CALIFORNIA
E’ il quinto natale che trascorro lontano dalla mia patria, dai miei cari. E’ stato proprio qualche settimana prima di un natale che il giudice Cloninger della contea di Ventura, CA e il PM Gilbert Romero mi hanno impedito di portare in aula un rapporto medico che certificasse che tutte le violenze di cui sono stato accusato e condannato erano e sono fisicamente impossibili. Dopo 5 anni di lacrime una splendida persona, uno dei pochi medici che tengono fede al loro giuramento ippocratico, la Dott.ssa Agnesina Pozzi, mi ha fatto un regalo, ha speso settimane del suo tempo per rileggere tutti i trascritti del mio “processo farsa” e redigere una relazione che dimostra come tecnicamente quello di cui sono accusato e’ impossibile e come la mia condanna violenta, per la seconda volta, le vere vittime di violenza. La quasi totalità dei fatti dichiarati sono inverosimili dal punto di vista medico e fisiologico o - per dirlo con le parole della dottoressa Pozzi - “dal punto di vista medico e tecnico le accuse contro Carlo Parlanti……. Sono del tutto prive di fondamento oltre ogni ragionevole dubbio”. La mia preghiera in questo giorno di Natale, e’ riproporre l’appello gia fatto in una intervista proprio dalla dott.ssa Pozzi, “che altri medici seguano il suo esempio e discutano quanto da lei relazionato, per confermare o smentire che sono accusato di cose che sono impossibili.
Chiedo che giornalisti, politici e tutti i mei connazionali leggano la relazione, gli atti e li discutano.
Chiedo che sia fatta giustizia e chiedo investigazioni.
Chiedo che non si lascino accadere altre vicende scandalose come il caso “Parlanti” affinché la parola Giustizia non debba essere cancellata dal nostro dizionario e non cada alcuna ombra sul rispettabile lavoro di chi la deve tutelare.

Grazie per la possibilita’ che mi date di parlare e grazie a chi visitera’ il sito dedicato a me http://www.carloparlanti.it

Carlo Parlanti



NOTA: in seguito al mio appello, su un sito medico, alle centinaia di colleghi specialisti ginecologi, ostetrici,traumatologi, ortopedici, psichiatri, risposero con disponibilità solo due di questi:
Il Prof. Alessandro Caruso (Ortopedico, Medico dello Sport, Fisiatra)che confermò quanto da me relazionato sulla frattura costale, e il Dr.Matteo Pacini (Psichiatra, specialista delle dipendenze) che come me prese a cuore il caso e stilò una relazione in atti, in base alle dichiarazioni fatte, ritrattate, rimaneggiate da Rebecca White, sulle sue condizioni psichiche. Grazie alle nostre relazioni in USA sono stati avviati dei processi nuovi.



RINGRAZIAMENTI AL Dott.MATTEO PACINI
APPELLO AL MINISTRO FRATTINI


Postato da: AgnesePozzi a 04:32 | link | commenti (1)
ancora parlanti

venerdì, 22 maggio 2009
Le IDI di Maggio










Le IDI DI... MAGGIO!



Post n°1079 pubblicato il 21 Maggio 2009 da vocedimegaride
 

Tag: Giustizia




di Marina Salvadore




Berlusconi non mi sta simpatico – premetto che non vado a votare essendomi da lungo tempo  dimessa da ITALIANA  e rinunciato ai più elementari diritti accessori all’italianità connessi  non mi piace questa sua strumentale “napoletanità” che pretendo gestita dagli autoctoni e non dal solito nordista invasore pur se sorridente e non perfido come i predecessori. Ciò premesso, rilevo comunque che il “commenda” è entrato in Politica non per soldi – come tutti gli altri accattoni, da Di Pietro ai centro-sinistri di ieri e di oggi, ma evidentemente per tutelare il suo patrimonio. Ergo Berlusconi non può dirsi ladro e mariuolo come tantissimi altri macachi assisi sui rami fronzuti del Parlamento. Tanto basterebbe per sottolineare il gradimento di cui gode, ora, da parte anche di molti poveri disgraziati italioti. Non mi piace il suo andare a braccetto con Bassolino: campione della sinistra che avrebbe meritato, in questi vent’anni di indisturbato ladrocinio collegato alla malamministrazione, la persecuzione dei soliti giustizialisti compagnucci di merende… ma ciò che proprio non riesco a mandar giù è che egli, avendone, oggi, potere e connessi strumenti, consenta tutto questo senza approfittare delle grandi contraddizioni che pullulano nella sponda opposta e che sono sotto gli occhi di tutti, anche se la stampa di regime non le strombazza a dovere. A proposito, dico a voi “giornalai” mancini, forse vi è sfuggita la finezza che uno degli ultimi “casalesi” arrestati fa di cognome Letizia, come il papà di Noemi – l’ultimo flop dell’antiberlusconismo in ordine di tempo – e, poco attenti come siete avete perso irrimediabilmente l’occasione di montare un altro utile feuilleton diffamatorio;  una chicca: pensate… Berlusconi pedofilo e camorrista! Quei ridicoli esseri dell’IDV da giorni lanciano appelli al commenda: “Va’ dal giudice! Confessa!” semplicemente perché i giudici sono tutti dei loro, sono gli stessi della “scuola del 1992” che da Tangentopoli al processo Contrada, hanno aiutato uno squallido Scalfaro a salire il soglio pontificio, a far fuori un intero arco costituzionale, forse anche a dar fastidio al lavoro alacre di Giovanni Falcone , ad ampliare l’ipogeo dei cadaveri eccellenti e l’altare dei martiri utili… ed altre monumentali imprese. Il silenzio di Luciano Violante, in questo ultimo anno, è a dir poco “assordante”!  Ora, veniamo a noi, Berlusconi, c’è qualche stranezza anche nelle tue fila: hai nominato ministro della Giustizia il giovane rampante Angelino Alfano, un siciliano totalmente immerso nella realtà della cellula insulare italica; quella pentola a pressione sulla quale poggia il culo l’Italia intera perlomeno dai tempi dello sbarco alleato, che fu possibile – come quello precedente di Garibaldi – proprio grazie alla collaborazione fattiva della Mafia… Le procure siciliane paiono godere – da troppo tempo - di un vero federalismo (se non di autentica secessione) della Giustizia, di proposito ignorata dai media continentali, con un bacino di utenza-pentiti che non ha eguali: pressappoco un pentito ogni dieci abitanti… Sui giudici, hai perfettamente ragione, sciùr Commenda: è un fatto storico innegabile che vede il suo principiare nel PCUS, in Palmiro Togliatti eppoi, con la caduta del muro di Berlino grazie a Papa Wojtyla, anche in certe frange ecclesiastiche che in una sorta di massoneria finto-povera si stanno spartendo un bel po’ di ricchezze ed interessi… il Diavolo e l’Acquasanta! Del resto, ad oggi nessuno si è preso la briga di svelare il mistero inquietante dei Beati Paoli e, secondo me, è proprio da lì che bisogna iniziare a riscrivere la storia siciliana che vede soprattutto tra le fila dei manovali della mafia dei baciapile superstiziosi; da costoro e dalla loro gestione occorrerebbe buttare un occhio alle procure – specialmente quelle nissene – ed indagare un po’ sulle scomode parentele ed amicizie di queste sottane rosse al potere, quali i trinaricciuti Messineo, Lumia e il peggiore, l’immigrato Olindo Canali, del quale solo “Megaride” ha trattato più volte, accaparrandosi trafiletti e cronache della laconica stampa locale di Barcellna P.G….eccezion fatta per LA STAMPA mentre IL GIORNALE (il tuo!) con i suoi bravi giornalai e “scrittori di libri di altri” ha ignorato. Ecco! Ciò che appare strano, in questa tua giusta lotta alle sottane rosse, non ultima alla Pimentel-Fonseca ovvero la ricciuta Gandus, è che più volte avresti potuto lanciare corpose controffensive a Travaglio, a Santoro, ai magistrati rossi, se solo avessi imposto al ministro Alfano di ordinare ispezioni in queste Procure… se solo avessi ordinato alle tue televisioni e giornali di aprire inchieste e processi mediatici su queste ambigue sottane. Credo ne sarebbe scaturita una vera e propria rivoluzione che avrebbe fatto piena luce su molti misteri d’Italia… ma credo anche, cao Berlusconi, che tu sia circondato nella tua stessa parrocchia da gente che è attaccata a te, come le cozze allo scoglio, solo per non fare emergere qualche scheletrino… e quest’omertà ed inoperosità dei tuoi stessi acclamatori ti tiene legato mani e piedi, mentre con uno schiocco delle dita della mano destra potresti realmente trionfare. Osserva, in queste IDI DI MAGGIO, o Cesare del Popolo delle Libertà censurate, come allegramente se la spassano certe canaglie inamovibili, tronfie e “facce di corno”…     

CONFERENZA SULLA LEGALITA’ DI….. (non l’immaginereste mai) OLINDO CANALI.... «La mia 
vicenda è stata ingigantita. Erano valutazioni personali che dovevano restare tali. In ogni caso non voglio più parlarne». Questa la secca risposta del sostituto della Procura di barcellona, Olindo Canali a chi gli ha rivolto domande sulle note vicende che lo riguardano e che sono all’attenzione del Csm, anche a seguito della sua richiesta di trasferimento di sede. 
L’occasione è stata data dalla conferenza sulla legalità tenuta ieri mattina all’Itc Conti Vinicher. Il tema trattato da Canali è stato: «Educazione alla legalità: capire, accettare, mettere in pratica, credere nelle istituzioni, crescere nella partecipazione”. Folta e partecipata la presenza degli studenti. A fare gli onori di casa la preside Tommasa Basile e la referente per la legalità dell’istituto prof.ssa Wilma Codraro che ha organizzato l’incontro-dibattito. Sono intervenuti tra gli altri, il sindaco Mariano Bruno, l’avv. Emanuele Carnevale, il presidente della società Lipari Porto ed esponente del Rotary club, Nando Corrado e il comandante del Circomare Lipari Luca Politi. Un’ora di relazione e un’altra di dibattito. Con i ragazzi il dott. Canali si è soffermato sull’importanza della figura del professore in quanto portatore di idee, e per questo temuto al pari dello scrittore o del giornalista dal sistema mafioso e sui piccoli gesti quotidiani che rendono un uomo responsabile e rispettoso delle istituzioni e della legalità. Si è parlato inoltre, su richiesta dei ragazzi, di temi strettamente attuali come il lodo Alfano, dei pirati della strada condannati e poco dopo scarcerati, dei lunghi tempi della giustizia, della diversità e soprattutto dei metodi che distinguono la giustizia americana da quella Italiana nonché dei tentativi di delegittimazione della magistratura. Canali, come dicevamo, non ha voluto commentare la sua posizione di magistrato in relazione ai fatti emersi nel processo “Mare Nostrum”, Sull’argomento ha detto solo che «la questione è stata ingigantita». Alla fine ha ringraziato i ragazzi, che lo hanno sottoposto ad un vero e proprio tour de force di domande e curiosità «per la lezione – ha detto – che ha ricevuto da loro». 
Peppe Paino – GDS"... 

Toh! Guarda chi si rivede!… verrebbe da dire, alla notizia che il togato dal ciuffo più fonato d’Italia, tale Caselli si da allo spettacolo anch’egli, sfruttando l’onda di ritorno della popolarità 
ormai strettamente connessa – per bieco costume masochistico italico -   
alle sottane rosse che di Pippo Baudo  e Mike Bongiorno se ne fanno un baffo: ROMA (20 maggio) - Il processo che rischierebbe di mettere in subbuglio il Parlamento andrà in scena venerdì sera. All’Auditorium .”L’annuncio a suon di grancassa non manca di rimarcare che  “sullo scranno del giudice, ci sarà una toga come quella di Giancarlo Caselli, l’uomo che arrestò Totò Riina e mise sotto inchiesta i collegamenti tra mafia e politica, sostenendo l’accusa contro Giulio Andreotti e Bruno Contrada  mentre – udite udite - alla sbarra, nelle vesti di imputato, ci sarà “ il grande avversario dei magistrati anticorruzione: Gaetano Pecorella, parlamentare e - soprattutto - già avvocato difensore di Silvio Berlusconi.” non mancando di precisare che  in realtà, i due grandi rivali nelle aule di Tribunale si stimano e si rispettano” : miracoli non dei Santi ma degli scheletri negli armadi di ognuno, a quanto pare… così, venerdì sera, nella Sala Petrassi dell’Anditorium Parco della Musica di Roma, daranno vita al "Processo a Galileo Galilei", una produzione della Fondazione Parco della Musica e della Regione Lazio.Pecorella-Galileo potrà contare su un avvocato difensore d’eccezione del calibro di Paola Severino, vicerettore della Luiss. Ma dovrà vedersela con le accuse che gli muoverà un Pm come Stefano Dambruoso, grande esperto di terrorismo internazionale. Non ci sarà un copione scritto e i protagonisti del processo non faranno prove, in modo da trasmettere alla platea - che al termine sarà chiamata a decidere il verdetto finale - l’immediatezza e la spontaneità di un vero processo penale.”  sulla spontaneità dei VERI PROCESSI PENALI NON ABBIAMO MAI NUTRITO DUBBI, in verità… soprattutto da quando s’è aperta la stagione fortunata (o fortunosa?) del Pentitificio di Stato ovvero del far“marchette” nel Puttanesimo premiante di Procure omologate su tutto il Territorio, così come ampiamente illustrato dall’eccellentissima SCHIFEZZA SUPREMA il dottor Olindo Canali, le cui gesta sono rimaste confinate alla sola stampa locale del messinese e non hanno, per una sorta di “pudore reverenziale molto sospetto”, attraversato lo stretto e affiorate nel continente: sarà per questo che Berlusconi tiene tanto alla realizzazione di quell’orribile ponte? Un extraterrestre che ha avuto la sventura di vivere tra noi sudici mortali, Karol Wojtyla, nei lunghi anni del suo solare pontificato (che abbiamo dimenticato subito) invitava, infatti, ad abbattere muri ed a costruire ponti… ma i notabili – al solito – guardavano al suo indice levato e non all’Infinito ch’Egli indicava… e si sono apprestati, tutti indistintamente commendatori del lavoro, a fare gli ingegneri piuttostoché gli “architetti”!…    Come il cane che si morde la coda, nel DI’ 21 delle anacronistiche “IDI DI… MAGGIO” si verifica anche quanto l’Ansa si premura di segnalarci:  ”Roma. E' iniziato stamani nell'aula bunker di Rebibbia a Roma il processo al prefetto Mario Mori e al colonnello dei carabinieri Mauro Obinu, accusati ... di favoreggiamento alla mafia. I giudici sono in trasferta nella capitale per l'audizione di collaboratori di giustizia citati dalla procura. Stamani il dibattimento è stato aperto con la deposizione di Ciro Vara che ha iniziato da poco a rispondere alle domande del Pm Nino Di Matteo. La deposizione proseguirà per tutto il giorno, mentre per domani è previsto l'interrogatorio in aula del pentito Giovanni Brusca “.

A quanto pare, il  cane girerà vorticosamente su se stesso mordendosi la coda fino ad esaurimento delle Duracell ma nel tempo utile a catapultarsi in orbita, tra satelliti e nebulose lontanissime, irrecuperabile!


 


 



Postato da: AgnesePozzi a 05:08 | link | commenti
le idi di maggio

martedì, 19 maggio 2009
Per la BASILICATA VACCA D'ITALIA






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Sign for Non trasformate la Basilicata in colonia energetica e pattumiera d'Italia






Postato da: AgnesePozzi a 14:32 | link | commenti
la vacca ditalia

venerdì, 01 maggio 2009
VERONICA LARIO-LI' LARIOLA'

Veronica Lario-lì e Lario-là...



lariolà


fonte  da LIBERO del 30.4.2009


LETTERA APERTA A VERONICA LARIO


Gentile "Signora", come ama definirla suo marito, non mi sembra che il  nome le calzi proprio a pennello.. lei non si è tolta alcun panno di dosso per asciugare il volto insanguinato di qualche nuovo Cristo di passaggio nella storia; lei a quanto pare, da brava moralista ben predicante & mal razzolante si è spogliata per ben altri scopi che quelli cristiani del soccorso a chi soffre. Eccola nelle foto del suo spettacolo teatrale "il gran cornuto" come ci informa "Libero", con le tette al vento; altro che veline! Mi dispiacerebbe molto che questo titolo  teatrale (gran cornuto) debba oggi applicarsi a quel gran cornuto (in senso amichevole) di suo marito che, innamoratosi di lei ed avendola raccolta non dalla strada nè da un canale televisivo ma da un palco di teatro, ne ha fatto l'attrice principale della sua favola personale, mettendosi in casa non solo una carta da parati molto pesante, ma  anche allevando una serpe in seno.


Bel ringraziamento, stronza! Come mai ce l'ha tanto con quest'uomo che ne ha fatto una principessa, assecondandola in tutti i suoi capricci, coprendola di regali e di lusso e di amore folle? Da dove proviene questo rancore?   Forse perchè con lei fa sempre lo stanco e non la tromba più mentre riserva la sua focosità alle bellezze che lo attorniano?  Ma lei non aveva certo scelto un frate francescano...sapeva benissimo chi era Silvio Berlusconi e quali fossero i suoi vizietti nell'ambiente...o sbaglio? Perchè vuole colpirlo in modo cosi' sciocco? Eh si, perchè lo sciocco fa male agli altri senza trarre alcun vantaggio per se stesso..


Cosa ricava, se non perdere la sua dignità di moglie e di first lady (e che Lady..) , sputtanando suo marito ad ogni piè sospinto? Le sembra di difendere la dignità delle donne? Ma lei le offende perchè, nei soliti luoghi comuni di un popolino che si mette sul piedistallo e giudica, lei sostiene che chi fa spettacolo debba essere per forza sciocca, perversa, un pò troia...dimenticando che anche lei ha fatto spettacolo e non si è limitata a fare la velina...anzi, ha fatto la tenda teatrale con tanto di nudo e mi scusi se è poco!!


Cosa vuole? Glielo chieda a Silvio perchè lui nella sua intelligenza e generosità l'accontenterà ancora una volta, senza angariarlo in un momento così difficile per lui e tutta l'Italia, la crisi locale e mondiale, il terremoto in Abruzzo, le elezioni...e lei che predica dal suo palco.. infangando donne che hanno il solo difetto di essere belle, come lo era lei!


Ma non si vergogna?  Se ne stia buona e con dignità nelle ville che Silvio le ha messo a disposizione e se proprio ha voglia di trombare come fa suo marito, si cerchi  qualcuno tra le tante mura domestiche. Non avrà difficoltà a trovare un altro "cornuto" magari giovane e aitante...da usare a suo piacimento tra i tanti velini, paggetti, portaborse, camerieri, cuochi, giardinieri, idraulici, stallieri, muratori che circolano nelle vostre case; e smetta di fare la moglie nevrastenica sull'orlo della menopausa. Povero Silvio! Dopo questa sua levata di scudi mi è ancora più simpatico, come credo a moltissimi italiani.










POST SCRIPTUM che non c'entra nulla
Sono venuta a conoscenza che su un sito MEDICO qualche collega buontempone (che evidentemente non ha meglio da fare e di cui discutere) ha portato il link di questo articolo, scatenando una discussione con decine di interventi. Suggerisco altri argomenti maggiormente pertinenti:

Elenco sommario: ci sono medici che non valgono esattamente niente e usano colleghi per mettersi in mostra; alcuni che a caccia di profitti operano a destra a manca senza necessità oltre ogni etica ed humana ratione; altri che schifati dai loro primari e colleghi non usano nemmeno un ago da cucito ma si ritengono grandi professori mostrando anche una insolita boria; altri ancora che spillano soldi ai poveri pazienti malcapitati deviandoli in lussuose cliniche a pagamento; altri che fanno firmare cambiali per i loro onorari, altri che violentano le anoressiche e continuano a lavorare, altri che vengono crocifissi da innocenti ed altri che da corrotti, tangentisti, intrallazzoni vengono premiati da immeritata considerazione; ci sono medici cialtroni, ciarlatani, ignoranti, spietati, LADRI; medici che sono stati processati e nessun ordine li ha mai radiati; ci sono medici che crepano aggrediti e calunniati da sciacalli loro colleghi, altri ancora che a caccia di clientela si mettono in vetrina sui siti medici ad adescare pazienti. IGNOBILTA'..altro che deontologia professionale. Ci sono poi strutture fatiscenti, medici che operano in condizioni precarie e da eroi, con carenza di personale, medici bravissimi sorpassati da nullità solo per lecchinaggio politico, pazienti che crepano nelle astanterie dei pronto soccorso nonostante il loro eroico impegno...ma volendo si possono trovare altri argomenti!

Dunque mi chiedo: LARIO-LI' E LARIO-LA' non c'è altro da discutere nella SANITA'?
Contenti loro...gente allegra Dio l'aiuta...

Postato da: AgnesePozzi a 06:20 | link | commenti (6)
veronica lario-lì lario-là