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Nome: Agnese Pozzi
un medico, un'illusa, un'utopista, un'idealista, una deficiente alla fine... in questo mondo di "furbi"
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Mafia e secondo Risorgimento italiano con profumo di dollaro Post n°1002 pubblicato il 30 Marzo 2009 da vocedimegaride Una settimana fa, ci è pervenuto in redazione, a mezzo posta con bollo illeggibile nel quale si riconosce solo “(MI)” di Milano, questo dattiloscritto ovviamente anonimo ed in quanto tale non meritevole della giusta attenzione…Decidiamo di pubblicarlo, a notizia fresca fresca della fusione tra Chrysler e Fiat, anche perchè la tesi complottistica esposta per sommi capi corrisponde a determinate nostre convinzioni in quanto studiosi di Storia Vera del Mezzogiorno e qui vi ritroviamo i famosi “corsi e ricorsi storici” di un’epopea che si rinnova sempre uguale, con il continuo avvicendarsi della Mafia (i due sbarchi in Sicilia di Garibaldi e degli “Alleati”) della Massoneria (Garibaldi & Co.), degli Inglesi (questione degli zolfi siciliani e lord Palmerston), dei colonizzatori (Savoja e Americani). Chi scrive pare informatissimo e molto coinvolto, da spingerci a formulare opposte ipotesi sulla sua identità . Alla pubblicazione di questo singolare scritto abbiamo sacrificato alcuni dati, censurando determinati nomi e cognomi di personaggi autorevoli del presente che sono bersaglio di alcune accuse non verificabili e soggetti, probabilmente, alla personalissima valutazione dell’anonimo autore, visto che non abbiamo la fortuna – come Sonia Alfano – di avere alle spalle il protettore Di Pietro e per non incorrere nel reato di calunnia come l’impunita Alfano medesima. In breve, presentiamo questo scritto solo per un esercizio ginnico delle meningi, come nell’incipit dichiara di voler fare l’autore. la redazione. Mi corre l’obbligo (ed il sottile piacere della sfida cervellotica) di approfondire e di arricchire il precedente saggio VENT'ANNI DELLA NOSTRA STORIA! pubblicato giorni fa sul vostro blog e che ha sollevato un vero vespaio, proprio perché era una spietata e fedele ricostruzione dei fatti avvenuti e, si sa, la Verità fa male proprio a chi ha cercato di squagliarla in una fogna, per proprio tornaconto. Soprattutto, concordo con voi, occorre studiare l’’epoca che ha visto attestarsi numerosi “misteri italiani” oltre al caso Contrada da voi trattato fino allo sfinimento ma purtroppo irrisolvibile. Mi vanto d’essere più creativo del copista Travaglio, tanto che potrei scrivere per il cinema… Dunque, al saggio dell’ informatissimo autore mancano alcune cosette che sintetizzo nei seguenti punti e che occorrerebbe approfondire in sede istituzionale, qualora i politici fossero per davvero i rappresentanti del Popolo Italiano. L’attacco alla Lira da parte della cupola Anglo-Olandese-Statunitense-Sionista. Per svalutarla serviva, oltre alla privatizzazione - cioè il saccheggio dei beni italiani per due soldi - ed a truffare i piccoli azionisti, anche e forse e… soprattutto boicottare il sistema monetario europeo, per evitare che tutti quei paesi succubi della politica commerciale yankee potessero avere un’alternativa al dollaro come valuta di riferimento e ritrovarsela rovinosamente antagonista, perdendo il controllo del mercato energetico (gas, petrolio, ecc.) con tutte le conseguenze che ne sarebbero scaturite: far fronte a tutta quella montagna di dollari che non garantita più dalla riserva aurea e dal mercato gas-petrolio sarebbe stata sostituita da altre valute ritornando al mittente che non avrebbe potuto dare niente in cambio, giacchè le finanze e l’economia del paese erano fallite da un pezzo. Infatti,l’enorme crisi portò allo scioglimento sistema monetario europeo: esattamente ciò che si voleva per screditare la moneta unica europea e far desistere tutti quei paesi dall’idea di abbandonare il dollaro convertendo le riserve immense in altra valuta. Questo fu il vero motivo del primo attacco all’IRAQ di Bush padre; ATTENTATI E STRAGI. Occorre ricordarci anche dell’attentato al giudice Carlo Palermo, sopravvissuto miracolosamente. Carlo Palermo, come Falcone, stava indagando su un colossale traffico d’armi e un fiume di denaro nel quale mezzo governo ci si era fatto il bagno… e altre cosucce interessanti, così tanto che la puntualissima mafia pensò di fargli fare la fine che hanno, poi, fatto Falcone e Borsellino, così come l’avevano fatta fare a Carlo A. Dalla Chiesa, per mettere a tacere uno che sapeva la verità sulla eliminazione di Moro e a Mattei perché attentava agli interessi dei petrolieri USA, a Pio La Torre perché voleva denunciare i traffici che si facevano attraverso l’aeroporto Birgi di Trapani, la lupara bianca di alcuni poliziotti che avevano curiosato troppo… il D’Agostino, per esempio, il puntuale suicidio del maresciallo dei carabinieri di Terrasini, Lombardo, quello che s’interessò di condurre Badalamenti Gaestano dagli USA raccogliendone le confidenze. La morte del maresciallo Li Causi agente Sismi, la puntuale morte “naturale” quale quella del capo della Polizia Parisi, del superpoliziotto La Barbera, quello che aveva ricevuto da un suo sottoposto carabiniere in servizio a Palermo una relazione di servizio che rivelava strani movimenti e lavori proprio lì, in quel tunnel ove trovò posto l’esplosivo per far saltare Falcone… carabiniere messo a tacere, isolato, minacciato e dimesso dall’Arma, la morte di quel confidente che aveva rivelato il luogo ove Provengano si sarebbe riunito con altri capimafia agli agenti del Sismi e… a proposito del Sismi, Falcone volò da Roma con un aereo del Sismi. Falcone volò da Roma con un aereo del Sismi per incontrare la morte in Sicilia. Ed è sempre lefficiente servizio segreto che impedisce di andare a prendere i documenti e tutto il resto nella villa di Riina dopo il suo arresto… o che fa sparire l’agenda rossa di Borsellino, con appunti di Falcone e le relazioni dei movimenti e delle presenze al castello Uttoveggio, postazione-regia per le stragi Falcone-Borsellino. La Mafia siciliana in tutto ciò c’entra senz’altro ma semplicemente come manovale della vera cupola mafiosa, la stessa che ha organizzato quasi tutte le stragi in Italia. PROVENZANO BERNARDO Sa bene di essere stato fregato dalla vera mafia e sa anche che molti boss e picciotti hanno scoperto come stanno le cose e la situazione è tale che oltre a non poterla più controllare rischia di essere eliminato, dunque decide di farsi prendere e fa quelle precise scelte affinché la polizia venga condotta facilmente a lui, come nascondersi a due passi da casa e farsi portare abiti e cibo da casa. Pianifica anche lo smantellamento della mafia siciliana, facendosi trovare con centinaia di pizzini e lettere che ha appositamente conservato con se’ da anni. Mette al sicuro i figli lontano dalla Sicilia e fuori dalla mafia e tutti quei soldini che ha accumulato in 50 anni di attività criminale, tanto starà più sicuro in carcere ove si potrà curare e fare colloqui con la famiglia, vivendo serenamente questi ultimi anni della sua vita. Gli altri boss, già in carcere, capiscono la messinscena, sanno anche che si è adoperato per fa arrestare parecchi boss scomodi, compreso Riina, così quando arriva in carcere gli danno il benvenuto urlandogli in corridoio: “Sbirro e Infame!”. D’altronde, indossando sull’elicottero che lo trasportava il giubbino della polizia, per un capo mafioso come lui, il significato-messaggio è chiaro… molto chiaro! TOTO’ RIINA. Furbo criminale ma corto di lungimiranza politica viene usato come un limone e buttato nella discarica della storia infame, misteriosa e criminale d’Italia. Si sentiva così sicuro delle protezioni che eseguiva gli ordini provenienti dalla vera mafia senza sospettare e come tutti gli ingenui che si credono onnipotenti è stato usato e fregato. Ora sa che deve stare in carcere e con la bocca chiusa perché gli eliminatori della mafia vera sono pronti in ogni momento a far fuori tuttala sua famiglia, per rappresaglia.Nel frattempo, la mafia vera, come sempre molto pragmatica e cinica cambia cavallo, puntando sul centrodestra, serva “politica” più rassicurante, coesa, obbediente e vincente, scegliendo come rappresentante il “fascista” XXX XXX (nome di un politico) che, dopo l’operazione “kippatura”, è il secondo uomo in capo, dopo XXX XXX (una celebre toga rossa), della mafia vera in Italia. Un uomo da amare: messaggio che i media asserviti e il mondo artistico (sponsorizzato dal B’nai B’rith) colgono pedissequamente, tant’è che non passa giorno che una XXXXXXXX XXXXX (nome di un’artista dello spettacolo) di turno non elogi stucchevolmente il zippato nazistello XXXX.. Totò Riina in carcere osserva codesti cambiamenti e riflette e pensa. Minkia! Destra e sinistra si stanno mettendo d’accordo e io rimango vivo, scomodissimo scheletro negli armadi di questi novelli camerieri della mafia vera che vogliono dormire tranquilli; dunque farò quanto prima la fine di Gaspare Pisciotta che avendo capito di essere stato fregato tenta di vuotare il sacco, rivelando che Mafia, Stato, Chiesa e Massoneria erano tutta una cosa… ma lo avvelenano prima che ciò avvenga… Allora, Totò “’ u curtu”, verso la fine del 2008, ad un deputato che lo va a visitare, rilascia queta dichiarazione: “ Ditelo che sono un detenuto modello e che non parlo. La Mafia è a Roma!”. Queste parole hanno questo preciso significato: “Lasciatemi in pace, me e la mia famiglia, senza accanirvi ulteriormente sui miei figli, perché sono in grado di ricattarvi anche se mi eliminate, svelando appunto che gli ordini li ho ricevuti da Roma, la mafia vera!”. Questo è il messaggio lanciato ai suoi padrini.. e per dimostrare che i suoi segreti sono custoditi anche all’esterno, ecco che la figlia primogenita Maria Concetta, rompendo il sacro rituale omertoso, si fa avanti rilasciando alcune precise e significative dichiarazioni: “ Noi figli abbiamo sempre saputo… Tutti sanno che non ha fatto e non farà nomi e cognomi di alcuno… Per me, mio padre – e questo lo pensa anche lui – è stato un parafulmine per tante situazioni; faceva comodo a molti dire che tutte quelle cose le aveva fatte Totò Riina… Tutti sanno benissimo che qualsiasi cosa gli avessero chiesto, lui non sarebbe andato più di là … oltre; non avrebbe mai fatto nomi e cognomi di nessuno. A lui hanno chiesto tante volte in maniera esplicita di pentirsi ma il suo è sempre stato un NO tassativo. E’ stato detto e non detto anche che quel suo NO l’avrebbero fatto pesare su di noi, sui figli, su tutta la famiglia”. Il messaggio della figlia è inequivocabile… Cosa deciderà , ora la mafia vera non si sa, però si sa che ha deciso di far fuori la borghesia mafiosa cattolica che ostacola il programma degli Illuminati (la Mafia Vera) nel Mediterraneo, che – sentendosi tradita e confusa – al momento non sa come reagire… ma reagirà , costretta, perché non possono permettere che vengano ridotti alla miseria con la confisca dei beni. Si tratta di imprenditori, latifondisti, industriali e liberi professionisti associati (avvocati, medici, commercialisti). Una cosa è certa: sono molto incazzati con Berlusconi ma soprattutto con tutti quei mafiosi al governo di marca siciliana che ricattati dalla vera mafia rinnegano quella società siciliana che li ha eletti e portati al governo per ben due volte… che per apparire verginelle, persone perbene, non solo non rispettano patti e promesse verso i compari ma si stanno comportando come i peggiori forcaioli della storia giudiziaria-poliziesca italiana, varando leggi che nemmeno il Caselli più scatenato si sognò di fare. I mafiosi rinnegati sono: XXXXX XXXX…XXX (12 nomi di politici)… Tutti gli altri siciliani eletti nel centrodestra non sono mafiosi come i primi ma collusi con la mafia. La chiesa in Sicilia non cura più le anime dei mafiosi e fa il doppio gioco per conto della mafia vera in cambio dei beni confiscati alla mafia e altri grandi regali e il timoniere doppiogiochista – ma neanche più di tanto – è il generalissimo XXXX (nome di un alto prelato)… Ecco, bisognerebbe approfondire anche quest’altra parte di storia a completamento della brillante ricostruzione dei vent’anni della nostra Storia occulta. Mancherebbero ancora due storie importanti che per il momento non posso scrivere. Due storie che hanno come epicentro il castello del barone inglese in Contessa Entellina (Sicilia) e Montecatini, luoghi ove si svolsero importanti riunioni e si presero importanti decisioni, come accadde sul panfilo Britannia. Per ora, è tutto! Un caloroso abbraccio. (nessuna firma)
Nel nido degli scorpioni Post n°996 pubblicato il 26 Marzo 2009 da vocedimegaride http://blog.libero.it/lavocedimegaride/commenti.phpmsgid=6769838&id=73275#comments
Tag: Editoriali IL GIP DI CALTANISSETTA HA FINALMENTE DECISO … DI NON DECIDERE ARCHIVIANDO TUTTO
Abbiamo appena ricevuto dall’avvocato Lipera questa sconcertante comunicazione che riportiamo integralmente ed alla quale faremo seguire le nostre estemporanee sensazioni: “Catania – 26 marzo - Il dottor Bruno Contrada, e noi con lui, ha atteso quattro mesi che il giudice si pronunziasse sulla opposizione all’istanza di archiviazione proposta avverso la richiesta del P.M. di Caltanissetta sul suo esposto denunzia presentato a marzo del 2007. Come è noto, peraltro, il 26 novembre scorso, il dottore Contrada, scortato dai carabinieri di Palermo, si era presentato dinanzi al GIP di Caltanissetta ove ha reso ampie dichiarazioni. Dopo tanta attesa le legittime speranze, di far luce su taluni fatti che se accertati avrebbero potuto rimettere in discussione seriamente la sua condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, sembrano essersi vanificate perché il GIP nonostante, dubbi e dichiarate perplessità, ha archiviato il tutto: “anche se astrattamente riconducibile alla fattispecie di calunnia, sarebbe coperta da prescrizione”. Sorge spontaneo chiedersi: se tutti i fatti, esposti e denunziati dal dr. Bruno Contrada, erano coperti da prescrizione, perché il 5 maggio dello scorso anno lo stesso GIP ha ordinato al P.M. indagini suppletive, che peraltro non sono state fatte? Cosa è cambiato da allora ad oggi? Per l’amore per il Giusto e per il Vero, perché continuiamo a credere fermamente quindi nell’innocenza di Bruno Contrada, che riteniamo vittima sacrificale di un inconcepibile ed assurdo errore giudiziario, andremo avanti in questa difficile battaglia. Ciò premesso, pertanto, nei modi e termini consentiti dall’ordinamento processuale annunciamo che impugneremo l’ordinanza di archiviazione, resa dal Giudice dott. Ottavio Sferlazza, avanti la Corte Suprema di Cassazione”.
Ormai, siamo abituati all’allegro balletto delle “prescrizioni” che finiscono sempre per premiare i soliti noti; meglio se connessi in qualche modo alla delinquenza… com’è accaduto per alcuni “pentiti”, come accadrà, a Napoli, per Bassolino nell’unico processo in cui risulta indagato, a prescindere dal fatto che una prescrizione non corrisponde onorevolmente ad un’assoluzione… per Bruno Contrada, ovviamente, questo strumento applicato alle SUE denunce e non al suo processo è ulteriore elemento che caratterizza come sempre più inaudito un fumus persecutionis oramai del tutto sospetto. Stranamente, quest’ultima notizia non mi procura ansia; tutt’altro! Acuisce, invece, il mio personale convincimento e contribuisce all’ottimismo, perché di fondo rilevo un becero impaccio… un pasticcio incredibile: un cul de sac nel quale certe toghe della classe di potere 1992 sono andate ad infilarsi… e non sanno più uscirne. Caduti nelle sabbie mobili si dibattono con frenesia per uscirne ed invece sprofondano sempre più. Ci sono dettagli ai quali occorre prestare molta attenzione: è un esercizio ginnico per il nostro cervello.
I recenti fatti di Barcellona nel comprensorio di Messina connessi alle squallide esternazioni – prima in comoda forma anonima, poi presonali – del PM Olindo Canale sono stati trattati nel solo TG regionale e NON, com’era doveroso da parte della TV di Stato, diffuso a livello nazionale. Si è tentato, alla stregua di quanto sta facendo il CSM nei confronti dell’altro giudice nisseno Messineo, di restringere il più possibile il campo d’azione della corretta informazione in ordine a FATTI e PERSONAGGI che con la loro aureola di santità acquisita insieme alla toga sono rilevantemente connessi, per sinergia, ai più vasti casi giudiziari d’interesse nazionale, quali il processo Borsellino, il processo Andreotti… e quello in capo al “capro espiatorio” Bruno Contrada, il più mediatico in assoluto! Nello stesso tempo attendiamo che siano rese note le dichiarazioni del “pentito” Spatuzza che postulano la revisione del processo sulla strage di via D’Amelio, Ingroia permettendo … la vicenda di Olindo Canale, piemontese come Caselli, guardacaso dal 1992 in Sicilia, porterà probabilmente a riaprire “contro Ignoti” il processo Alfano, per l’assassinio del quale (nel ’93) è fnito in galera tal Gallotti con un bel 41 bis. Il tutto, nell’ambito del più grande e glorioso Maxi Processo di Messina contro le cosche mafiose della zona, denominato argutamente “Mare Nostrum”. Ora, risulta come da dichiarazione resa finalmente autografa dal togato che teme il carcere (e non si capisce perché sia ancora libero e bello, contrariamente a quanto accadrebbe in tal caso ad un comune mortale o a un poliziotto) che il pentito Bonaceto sia stato manovrato contro il Gallotti proprio dall’Olindo Canali. La sola Gazzetta del Sud edizione Messina ed il solo TG3 Sicilia, ripetiamo, ha dato notizia di questa vergognosa inqualificabile vicenda, che molto ha inasprito l’animo di alcuni leader della Casta del Vittimificio di Stato, scagliatisi contro la Gazzetta del Sud con deliranti proclami giustizialisti, cercando di rammendare questo strappo alla Storia degli ultimi vent’anni e che metterebbe in forse i loro privilegi fin qui acquisiti. Tace persino Di Pietro che nelle sue liste dell’IDV ha appena candidato De Magistris e Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe Alfano e valchiria del giustizialismo alla cieca, con vittima sacrificale preferita Bruno Contrada. Per quanto riguarda l’ignavia di Ottavio Sferlazza che dire? Sta per prendere le distanze, fisicamente, per via di un trasferimento, lontano dalla Procura “difficile”. Già assapora l’abbandono del nido degli scorpioni! E gli arresti di oggi, di mafiosi e di un “brigatista” tra Gela e Caltanissetta, non danno da pensare?
Siamo curiosi di conoscere quali provvedimenti vorrà infine prendere il ministro della Giustizia, proprio nell’ottica della Riforma, penalizzato solo dalla sua giovane età che non gli ha consentito, qualche decennio fa, di occuparsi della complottistica dell’anti-Stato ed ora… dell’Antimafia! Considerato che come nel gioco del Domino, una toga o un “pentito” cadenti trascinano velocemente nella dinamica del crollo tutte le altre “tessere” dell’accolita… sono sempre più fiduciosa nella tempestiva revisione del Processo Contrada… che, da se’ e senza complicità di angeli e santi del cielo, è già in atto presso l’opinione pubblica senziente! Marina Salvadore Per il debito esercizio ginnico di meningi, vi invito a confrontare il documento propostovi ieri (testimonianza dott. Bruno Contrada) e quello “algido” di Ottavio Sferlazza, archiviato a questo link:
www.vocedimegaride.it/archiviazioneCONTRADA.PDF Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 3 Condividi e segnala - permalink La URL per il Trackback di questo messaggio è:
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la lettera-memoriale era già nota alla Dda È stata aperta una terza inchiesta sull'omicidio del giornalista Beppe Alfano In questo ambito già sentiti dal sostituto della Dda Raffa il pm Canali e i carabinieri Campagna e Zingales Rispondi redazione il 26/03/09 alle 18:41 via WEB Riceviamo da Alberto D.S.: barcellona,11.1.2006 Rifletto su molte cose.Il Procuratore Croce,fin dal mese di marzo/aprile(del 2005)ha smesso di chiamarmi al telefono.I colleghi pure.Ho inviato sms di auguri di Natale e di Capodanno e molti, dell'ambiente-magistrati,funzionari,avvocati,forze dell'ordine-non mi hanno risposto.E i silenzi sono significativi più di quelli che ti hanno risposto.La mia estromissione dalla DDA è stata una liberazione per Croce.Che,evidentemente,non sapeva come fare.Sia detto per inciso:Gigi Croce è una persona onesta.E mi ha,a suo modo,voluto bene.Credo abbia sofferto(in senso lato del termine)a cacciarmi.Ma non poteva fare nient'altro.Su di me è sceso un velo di silenzio,di abbandono,di distacco.Sopratutto il silenzio telefonico mi inquieta.Segno evidente che da tempo sono intercettato.Ha smesso di chiamarmi addirittura Parmaliana!Ed è tutto dire.Evidentemente da Lumia o da gente vicina a lui ha saputo qualcosa.Forse è una salvezza.Se sono stato intercettato da tempo,forse qualcosa(se non tutto)emergerà a mio favore.Ma so già la controrisposta:"certo!Non paraòlava al tel.Perchè sapeva di essere intercettato!"Il dubbio mi viene ora.Non mi è venuto prima.Ma le cose non le vedi,strada facendo,le vedi quando metti insieme i piccoli tasselli di ogni giorno.Solo così,.ad un certo punto,compare il mosaico.Un'altra cosa mi fà pensare.la ritrovata cortesia dei Carabinieri ed il freddo della Polizia.In questi giorni,dal 28.12 per l'esattezza,ho lavorato con la P.S..Buona cortesia,niente da dire.Ma velato imbarazzo,silenzi più che scambi.Sopratutto tra il funzionario e gli agenti della Mobile.E'come se lavorassi con qualcuno con cui si devono mostrare ad ogni costo gentili e collaboranti,ma di cui sanno che è prossima la fine processuale.E che toccherà proprio a loro arrestare.Nessuno può immaginare quanto pesi il senso di imbarazzo,di solitudine,di emarginazione.Nessuno.ma lo accetti come regola del gioco.Ti adatti e fingi che tutto sia normale.In fondo più delle tue sorti personali conta quel poco di lavoro che puoi ancora fare.Credo che per una sorta di obiettività, chi, tra la A.G.ha preso le indagini su di me,l e abbia tolte ai carabinieri e le abbia date alla polizia.
Ciò giustificherebbe entrambe le cose. Mi arresteranno. Su questo non ho dubbi. Non so quale sarà l'imputazione. Escludo omicidi, droga, escludo rapine pedofilia, estorsioni, usura, falsi. Tranne il 416bis. E'in fondo il reato più facile (è un paradosso) da contestare. Terme Vigliatore? Rugolo? O cosa altro? Sarò senza difesa.Questo è certo.Conosco le regole del gioco. Quando ti accusano di qualcosa che non hai fatto, quando i tuoi comportamenti sono letti in una visione che tutti li organizza secondo (lecite per carità!) ipotesi di lettura., non puoi difenderti. Ho lavorato anch'io da pm così. Ci lavoriamo tutti, così. Toccherà a me, come è toccato a molti. Quasi tutti giustamente arrestati. E anche il mio arresto sembrerà giusto, sacrosanto, provato e fondato. E sarà così. Non credo neppure ricorrerò al tribunale del riesame. A che serve?Se un pm chiede ed un Gip concede una misura cautelare è segno che la lettura delle carte è convincente. Un tribunale del riesame, su certi tipi di indagine può poco o nulla. Starò in galera fino a quando sarà il tempo per uscire. Questo è il rispetto delle regole, e per i principi dello Stato di Diritto. Se tocca a te, tocca a te. Non è così per tutti: un normale cittadino ha il diritto di difendersi.Un magistrato no. Un magistrato deve saper accettare le decisioni dei colleghi. E'vero invece, che mi sono un poco perso, impigrito,imborghesito. Non ho coltivato i rapporti professionali, sociali. Ho capito che per me era finita quando Rosa Raffa e Emanuele Crescenti hanno chiesto l'ergastolo per Galati Giordano all'"abbreviato"di "Mare Nostrum". Per me era finita perchè Galati Giordano nel processo principale l'avrei utilzzato, sia pure per parti, come un testimone prezioso per l'accusa. La richiesta di ergastolo era segno inequivoco: Galati Giordano, tra le mille nefandezze (vere)che ha commesso, aveva accusato anche Pippo Gambino e sarebbe stato teste nel processo a suo carico. Io avevo fatto quella relazione su Gambino. Rosa Raffa e Emanuele (due ottimi magistrati, Emanuele anche una persona di spessore umano-e non è facile trovarne-), erano e sono rimasti dalla parte di Gambino. La richiesta di eragastolo per Galati era un segnale a Gambino, a Galati Giordano e a me. D'altro canto è vero che nessuno di loro si è sentito quantomeno nella necessità di chiedermi sulla impostazione della requisitoria. Ed era assolutamente necessario concordare una linea tra l'abbreviato e il procedimento principale. Non è stato fatto. Non ci ha pensato (o ci ha pensato?) neppure Gigi CROCE.
Segno che, forse, già all'epoca, ero stato tagliato fuori. Se togliete Ripici, Colonna, e qualcun altro, non è rimasto nessun altro dalla mia parte, sia pure a modo suo. E'da quella parte in cui non si fanno scontio a nessuno, neppure a quelli che, per un tratto o forse per sempre, hanno camminato, con te, sulla stessa strada. A Repici l'unico appunto che posso fare (se ancora posso fare appunti a qualcuno) è che, difendendo Piero CAMPAGNA nel processo per la morte della sorella, ha saputo, deve aver saputo, la verità sull'omicidio ALFANO e sulle dichiarazioni di Bonaceto. Quella che io sospetto da tempo. Non certo dai tempi dell'indagine, ma almeno da un paio d'anni a questa parte.Triste è stato doversi tenere dentro tutto. Repici non la dirà mai. E questo farà di lui, anche di lui, un"imperfetto", rispetto ad una sua perfezione morale, culturale e professionale quasi assoluta. I suoi dubbi, professati poi mica tanto in segreto e a non poche persone, sulla responsabilità di Merlino e di Gullotti, la dicono lunga sulla sua capacità di analisi e sulla sua onestà intellettuale. E'un Leninista. Me lo fece capire un suo accenno, politicamenete corretto e segno di grande conoscenza dell'ideologia marxista..Disse una volta (non ricordo a proposito di chi) "E'un leninista,f arebbe qualsiasi cosa per il potere"Come Lenin con gli ideali puri del marxismo e della rivoluzione bolscevica, che erano da far trionfare in qualsiasi modo (e giustamente ritengo io), anche Ripici farebbe qualsiasi cosa, a qualunque costo.
La vittoria finale fà passare in secondo piano i mezzi, e sopratutto, le convinzioni personali. Come ho fatto anche io. Anche con Pippo Gullotti. Pippo Gullotti: che nemesi. Assolto da omicidi che certamente aveva commesso o di cui era certamente il mandante,finirà per per aver scontato parte di pena per uno da cui è probabilmente estraneo........ (Continua con una serie di ammissioni.messaggi,cifrati,subliminalie non,maiuscole per alcuni destinatari del messaggio,ed una ricchezza e dovizia di fatti,connivenze ed altte porcherie...).
Come giudicare questa lettera anonima che mette in evidenza il terrore per la galera, l'ammissione di una infinità di reati,l 'appartenenza alla corrente marxista-leninista che deve ribaltare il Sistema a tutti i costi?.....la confessione è quella di un uomo di fango...di un codardo..di un delinquente...di un PM, allora chiamare sterco questa gentaglia., dire che puzza, che è infame, è solo uno sminuire le cose...tutte le considerazioni del caso tu le puoi trarre.....ora possiamo leggere(per vero?)pentitismo dal di dentro la roccaforte marxista.....e questo individuo non è ancora stato arrestato, destituito, sospeso, è ancora lì in procura.Non è che per caso qualcuno ha recepito il messaggio? tutta la lettera si trova a pagina 33(tutta la pagina) della gazzetta del sud del giorno martedì 24.03.2009 Rispondi marina salvadore il 26/03/09 alle 19:23 via WEB A parte il fatto che la lettera del coniglio PM scaricato dalla DDA (fatta passare per anonima e minatoria, in un primo tempo) risale al 2006...
sono curiosa di conoscere a riguardo il pensiero di madame Sonia Alfano futuro parlamentare che non conosce neppure la differenza che passa tra "arresti domiciliari" e "sospensione della pena". La leggiadra creatura, all'indomani dei sofferti domiciliari a Contrada, così starnazzava alla disponibilissima stampa di regime: ""Bruno Contrada, il traditore di Stato condannato in merito al processo per l’uccisione di Paolo Borsellino, è già tornato nella sua casa a condurre la vita di sempre. Come se non avesse commesso alcun reato, come se non avesse mai tradito lo stato. Ha di fatto ottenuto impunità piena ed incondizionata". Lo ha detto Sonia Alfano, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Familiari delle Vittime di Mafia. "A questo punto - ha proseguito il presidente - non capisco perchè non scarcerare tutti gli altri boss con problemi di salute e concedergli gli arresti domiciliari. Bruno Contrada è, come più volte detto da Salvatore Borsellino, molto peggio di un qualunque altro boss poichè i suoi reati sono stati commessi con indosso una divisa ed ha pertanto tradito lo stato e tutti gli italiani che in quegli uomini ed in quelle divise ripongono la propria fiducia e la propria sicurezza a garanzia di uno stato di diritto". "Contrada - ha proseguito Sonia Alfano - invece di tacere si permette anche di querelare Salvatore Borsellino per le sue affermazioni che noi, ci teniamo a ribadirlo, condividiamo e sottoscriviamo dalla prima all’ultima parola. Ne condividiamo il senso e la rabbia e le facciamo nostre. L’ex funzionario Sisde, per coerenza, dovrebbe querelare anche la nostra associazione poichè noi continueremo a ripetere e diffondere - questa la definizione del legale di Contrada alle parole del fratello del Giudice - "Le infamanti e farneticanti accuse di Salvatore Borsellino". Qualora Salvatore sia chiamato a rispondere tramite risarcimento per le parole pronunciate saremo ben lieti di collaborare al pagamento della spesa e pronti a chiamare in causa ogni singolo italiano poiché il tradimento di Contrada e le sue responsabilità, accertate ed inequivocabili, sulla morte di Paolo Borsellino, riguardano tutti i cittadini di questa nazione traditi ed offesi da un simile personaggio". Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
NOTA di Agnesina Pozzi: ...e ci credo che sarebbero ben pronti a pagare la spesa per Salvatore Borsellino, con tutti i soldi dello Stato che incamerano queste inutili associazioni antimafiose mafieggianti (e tacitanti l'espressione del libero pensiero, della corretta informazione, del dissenso, della dialettica civile)...
DA LA VOCE DI MEGARIDE http://blog.libero.it/lavocedimegaride/commenti.php?msgid=6764227&id=73275#comments Bruno Contrada: giudicate voi! Post n°994 pubblicato il 25 Marzo 2009 da vocedimegaride Il recente convegno napoletano sul Processo a Bruno Contrada è servito a riportare l’interesse della stampa e dell’opinione pubblica su questo vergognoso caso che offende l’intelligenza media degli Italiani. In esclusiva diffondiamo un documento eccezionale, utile ai necessari approfondimenti della vicenda che caratterizza, come vedrete, un ben preciso periodo storico. Dal 26 novembre 2008 si è in attesa che il GIP di Caltanissetta, Dott. Ottavio Sferlazza, si pronunci sulla opposizione archiviazione (proposta dal P.M.) dell’esposto-denuncia presentato dal dott. Bruno Contrada il 27 marzo del 2007. L’ultima udienza è stata appunto quella del 26 novembre scorso, giorno in cui il gip SFERLAZZA si è riservato di decidere. In detta udienza il dott. Bruno Contrada ha rilasciato delle dichiarazioni ed infine è intervenuto il suo difensore, il tutto come da documento archiviato sul nostro server. Si attende quindi, a giorni, il provvedimento del detto Giudice Ottavio Sferlazza. Nell'interesse del nostro povero Paese e di Bruno Contrada diffondiamo il contenuto di questa udienza che contiene notizie gravissime che devono essere a disposizione di chi vuole approfondire questa pagina buia della nostra storia giudiziaria e… politico-istituzionale. A questo link http://www.vocedimegaride.it/GIP_Caltanisetta.htm il documento del TRIBUNALE DI CALTANISSETTA - UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI - Dott. Ottavio Sferlazza - Presidente - VERBALE DI UDIENZA REDATTO DA FONOREGISTRAZIONE PAGINE VERBALE N. 32 (immagini: 1) Semipanoramica di pubblico al convegno; 2) Gli organizzatori: Enzo Giandomenico - Marina Salvadore - Ida Contrada - Gianluca Muscettola; 3) Paolo Moscarelli al tavolo dei relatori Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 11 Condividi e segnala - permalink La URL per il Trackback di questo messaggio è: http://gold.libero.it/lavocedimegaride/trackback.php?msg=6764227 I blog che hanno inviato un Trackback a questo messaggio: Nessun trackback Commenti al Post: Bruno Contrada: giudicate voi! vocedimegaride il 25/03/09 alle 14:36 via WEB MOLTO INTERESSANTE! Riceviamo dal dott. Vittorio Zingales: ----------------------- Oggetto: inizia la festa.....o l'ennesima farsa? come ho sempre sostenuto,detto e scritto mille volte,le iene stanno per sbranarsi l'un l'altra..mai creduto!!!la gente ha perso la speranza!!!Ma ecco che un pm si incomincia a pentire(utinam!)SI PENTE!!!!!!Si manda una lettera anonima e si autoaccusa di falso e di aver gestito i pentiti!!!!!Si pente solo perchè ha paura folle della galera,perchè i pavidi e gli infami temono la galera che essi stessi hanno inflitto ad innocenti distruggendone le vite,le famiglie...ora i pentiti non sono più attendibili..ora che tu pm di merd@ hai paura tutto è falso..sei stato costretto...HAI PAURA!!!!!!SPORCACCIONE!!!!!!!!!ritratti,chiedi pietà ,ti caghi nelle braghe!!!perchè sei schifo!!non sei uomo!!!!almerno che il tuo comportamento vile,valga a ristabilere una piccola parte di verità ....e tu eri difeso dalla velina.da travaglio,da santoro,eri amico di caselli,di ingroia,di natoli,ed associati...ora dici che sei solo..che sei una vittima...che ti tramano contro...ora dici che hai distorto la verità sul processo dell'omicidio alfano,che gullotti è innocente,che l'avvocato ripici sa queste cose...ora hai paura e ti mandi tu stesso le lettere anonime perchè sei un infame....o sei un pentito? il pm olindo canali che ha portato l'accusa nel processo dell'alfano beppe di barcellona,ha ritrattato tutto e si è autoaccusato di avere inquinato le prove e manovrato i pentiti...........mi pare di vedere gli accusatori ed i giudici di Contrada e D'Antone i due Grandi Servitori dello Stato che possono pentirsi solo di aver fato il Loro Dovere.........il banchetto ha inizio...una ciliegia tira l'altra...... Rispondi tenebra_liquida il 25/03/09 alle 15:38 via WEB Grazie per informarci su temi scottanti. Lascio un caloroso abbraccio alla redazione e un doveroso ringraziamento. Teny Rispondi vocedimegaride il 25/03/09 alle 15:47 via WEB Grazie a te, Teny, per l'attenzione che dedichi a questi temi! Rispondi bislacca il 25/03/09 alle 15:54 via WEB speriamo solo che non predispongano un programma di protezione per i pm pentiti,stipendi crociere, scorta, altrimenti....CI ARRABBIAMO Rispondi vittorio il 25/03/09 alle 16:10 via WEB le notizie sul pentimento"acccorato"del pm canali olindo,inviato dallo stesso in forma anonima all'Avv.Franco Bertolone,sono pubblicate per esteso nella Gazzetta del Sud di ieri ed in quella di oggi.La rai3 della regione Sicilia ne ha dato ampio risalto nel tg delle 14.00.La Gazzetta del Sud riporta fedelmente l'intero testo della lettera scritta dal canali olindo(e dallo stesso riconosciuta in tribunale come scritta di propria mano.Nella lettera emerge un terrore immane per la galera e l'ammissione che ha depistato,manovrato ed altro durante il processo dell'alfano beppe.E'veramente toccante e scioccante l'amara confessione di un uomo(sia pur esso pm)che ammette di avere commesso reato.E'incredibile come emerga da ogni rigo della lettera la rassegnazione di"essere stato mollato"dalla procura e dagli amici.Lo stesso canali olindo dichiara che gli amici non lo chiamano più per paura di essere intercettati.Si lamenta della Polizia di stato perchè ha mutato atteggiamento neri suoi confronti(diffidenti)e dice che invece ha trovato più collaborazioni da parte de Carabinieri.E tanto,ma tanto altro. Rispondi Bruno De Martino il 25/03/09 alle 17:03 via WEB Marina,la Tua tenacia mi ghiaccia le vene!Ho sempre sentito in modo istintivo la falsità delle accuse , è ora che vengano allo scoperto!! L'Onore di un Uomo vale più di 15 anni di sofferenze patite . In attesa di altre nuove,Bruno Rispondi vocedimegaride il 25/03/09 alle 17:50 via WEB Caro De Martino, io faccio sogni lucidi... e si avverano quasi sempre. Questi "PM della classe 1992" cadranno uno dietro l'altro, come le tessere del Domino. La verità è vicina! A portata di mano! Hanno tirato troppo la corda! Se questo è Olindo Canali, il CSM non dovrà più avere remore su Messineo & Co. marina Rispondi Maria Venera il 25/03/09 alle 18:21 via WEB Finalmente qualcuno incomincia ad avere paura e a parlare, ma da pusillanime qual'è usa false lettere anonime. Che schifo, che gente di m.... davvero. Speriamo che si sgretoli questa montagna di menzogne e che venga presto a galla la verità , presto però perchè Bruno non è un ragazzino Rispondi Maria il 25/03/09 alle 18:23 via WEB Ho letto le novità che ci ha portato il Dott. Zingales Finalmente qualcuno incomincia ad avere paura e a parlare, ma da pusillanime qual'è usa false lettere anonime. Che schifo, che gente di m.... davvero. Speriamo che si sgretoli questa montagna di menzogne e che venga presto a galla la verità , presto però, perchè Bruno non è un ragazzino. Rispondi Maria il 25/03/09 alle 19:02 via WEB 3 articoli di oggi a questi link http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=338750 http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=678581 http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=678516 Rispondi tenebra_liquida il 25/03/09 alle 20:13 via WEB Oggi siete sui Blog rilevanti di libero AUGURI!!!! E' il minimo dato l'importanze del servizio che offrite ^_^ Buona serata!!! Rispondi
Bruno Contrada: giudicate voi! Post n°994 pubblicato il 25 Marzo 2009 da vocedimegaride Il recente convegno napoletano sul Processo a Bruno Contrada è servito a riportare l'interesse della stampa e dell'opinione pubblica su questo vergognoso caso che offende l'intelligenza media degli Italiani. In esclusiva diffondiamo un documento eccezionale, utile ai necessari approfondimenti della vicenda che caratterizza, come vedrete, un ben preciso periodo storico. Dal 26 novembre 2008 si è in attesa che il GIP di Caltanissetta, Dott. Ottavio Sferlazza, si pronunci sulla opposizione archiviazione (proposta dal P.M.) dell'esposto-denuncia presentato dal dott. Bruno Contrada il 27 marzo del 2007. L'ultima udienza è stata appunto quella del 26 novembre scorso, giorno in cui il gip SFERLAZZA si è riservato di decidere. In detta udienza il dott. Bruno Contrada ha rilasciato delle dichiarazioni ed infine è intervenuto il suo difensore, il tutto come da documento archiviato sul nostro server. Si attende quindi, a giorni, il provvedimento del detto Giudice Ottavio Sferlazza. Nell'interesse del nostro povero Paese e di Bruno Contrada diffondiamo il contenuto di questa udienza che contiene notizie gravissime che devono essere a disposizione di chi vuole approfondire questa pagina buia della nostra storia giudiziaria e. politico-istituzionale. A questo link http://www.vocedimegaride.it/GIP_Caltanisetta.htm il documento del TRIBUNALE DI CALTANISSETTA - UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI - Dott. Ottavio Sferlazza - Presidente - VERBALE DI UDIENZA REDATTO DA FONOREGISTRAZIONE PAGINE VERBALE N. 32 (immagini: 1) Semipanoramica di pubblico al convegno; 2) Gli organizzatori: Enzo Giandomenico - Marina Salvadore - Ida Contrada - Gianluca Muscettola; 3) Paolo Moscarelli al tavolo dei relatori
di Maurizio Castagnaquel tenero di mio zio Enzo, il capo della Polizia PARISI...
L’invito di Marina a scrivere di zio Enzo, mi ha colto impreparato…
Forse sono 10 o più gli anni che mi separano dalle frequentazioni di casa Parisi. Da quando la vita, le scelte personali e quant’altro accade agli esseri umani, disegnarono percorsi alternativi a quella che mi sembrava la strada che avrei percorso per sempre.
Parlo di casa Parisi perché,veramente, quella “era” una casa. So che non è corretto usare il virgolettato,ma so anche che mai riuscirei a descrivere quell’atmosfera se non aggrappandomi alle sensazioni che ognuno di voi proverà tuffandosi nelle memorie familiari. Ero a Roma,giovanissimo, per una scelta che,anche quella!,mi sembrava la scelta della vita, e su indicazione di mamma,che quella scelta non condivideva, telefonai a zio Enzo,suo cugino. Un cugino che altre strade avevano portato lontano dal nostro Sud,un altro di quei nobili emigranti, tutti nobili,laureati e contadini,operai e imprenditori,che depauperano, per necessità di vita, la nostra Napoli,la nostra terra.
Non sono mai stato accolto con un calore così…senza visibili forme di giubilo,senza esternazioni plateali,ma con quella predisposizione all’accettazione dell’altro, propria delle persone che sanno essere fratello e sorella, che paiono ti conoscano da sempre. Con i figli, con zia Rosaria, era come fossi stato sempre assieme. E l’imprinting era di zio Enzo,come quei ragazzi fossero cresciti a pane e umanità. Li ricordo curiosi,umili, appassionati,disposti all’ascolto,come il padre. E ricordo quando,nei corridoi del Viminale,una guardia- un commesso una impiegato- mi fermava e diceva “grand’uomo suo zio,buono come il pane,mi ha fatto sempre del bene”…oppure “ non avrei mai pensato che una persona così importante avesse potuto restare all’ascolto dei miei problemi e avesse poi operato per risolvermeli”…Confesso che le prime volte mi parvero forme di piaggeria. Ma erano troppe,francamente! E poi che avrebbero guadagnato a dirle a me,uno sconosciuto che veniva e andava per un saluto o per lamentarsi di cose proprie. Doveva per forza essere altro. Quando mi allontanai da Roma,restando per altro ancora in contatto con mio zio e la sua
famiglia,accaddero o cominciarono ad accadere cose che mi portarono a considerare quei momenti come un ricordo dolce ma appartenuto ad un'altra vita. Ricordo però ancora una passeggiata primaverile in una Roma domenicale deserta-mi pare che allora lui,lo zio,fosse ancora a capo dell’ufficio stranieri-con scarpe nuove che mi costringevano ad equilibrismi sulla soglia del dolore,ma affascinato comunque da quel momento di tranquillo abbandono alla saggezza e alla piena umanità di Enzo Parisi. Non molto altro. Se posso ricordarlo alla sua scrivania, me lo rivedo quando rifiutò l’estradizione ad un condannato a morte in Francia, (la Francia poi mutò la legislazione optando per l’ergastolo in luogo della pena capitale) chiedendo appunto “il fine pena mai” per vie diplomatiche e giuridiche ,imbarcandosi in un ginepraio al quale, per coerenza col suo animo di cristiano convinto,non volle sottrarsi: non ricordo come finì,credo che il condannato abbia fatto ritorno nel suo paese a scontare,con certezza di pena, l’egastolo. Ma non fu l’unica,quella vittoria. Ricordo quando riuscì in modo abile e deciso,come mai nessuno in Italia,né prima né dopo,a re-imbarcare verso Tirana centinaia di cittadini albanesi senza permesso di entrata e soggiorno e senza colpo ferire e in brevissimo tempo.Azione che me lo dipinse in modo ancora diverso, stratega e tattico di valore.(Immagino che avrebbe fatto, ad esempio, se fosse stato lui a dirigere le operazioni del G8 a Genova; credo che i movimentisti e i Black Blok sarebbero stati bloccati con estrema decisione e isolati per vie laterali dalla massa degli studenti e nessuno avrebbe permesso a frange di uomini etero diretti di bastonare ragazzini: ma forse ,anche se non voglio entrare nel campo delle illazioni, queste azioni non avrebbero fatto piacere a chi voleva le cose andassero nel modo che le cronache ci hanno poi raccontato ).
E ricordo quanto pensassi alla sua tempra,a quanto la sua tempra dovesse essere stata messa a dura prova ricordando il succedersi di alcuni ministri,in special modo della seconda repubblica, che credo non stimasse molto,ma ai quali offrì il suo lavoro di poliziotto convinto che quel servizio fosse dovuto alla sua patria.E ancora quando si verificò quell’episodio così innaturale e incredibile per un uomo della sua precisione ed esperienza,quello relativo alla sua pistola d’ordinanza; e per ultimo,il caso Contrada, la goccia, credo, che abbia fatto traboccare il vaso. Quando un magistrato di quelli che definisco da palcoscenico,nel senso della presenza continua sulle scene della ribalta televisiva,uno gnostico tra i tanti del nostro ordine giurisdizionale-ordine,ma la magistratura non è “funzione” dello Stato?-un illuminato convinto alla Saint Just di dover redimere il mondo,valutò la sua deposizione un gradino inferiore a quella di illustri tagliagole,infami e spregiudicati assassini senza onore né dignità.
Che altro dire se non l’emozione di aver sentito di nuovo zio Aldo,suo cugino e cugino di mia madre e zia Rosaria soprattutto. Mi hanno ricordato che numerose strade sono state intitolate alla sua memoria; su richiesta di persone e amministratori agli uffici di toponomastica in varie città; sostituendosi questi privati cittadini e rappresentanti locali del popolo al dovere di riconoscenza che solo farisaicamente alcuni personaggi importanti delle istituzioni gli hanno concesso postuma.
E la borsa di studio che viene consegnata ogni anno agli orfani di poliziotti caduti in servizio e dedicata alla sua memoria.(Credo che,in silenzio,abbia distribuito in vita decine e decine di “personalissime” borse di studio,abiurando al superfluo : perché uomini così vivono materialmente e spiritualmente dell’essenziale). Questo riconoscimento, che però premia anche altri ragazzi meritevoli,è una fatica che si sobbarca ogni anno il direttore della Scuola di Polizia di Brescia,ildottor Marinelli. Altro poliziotto cresciuto con zio Enzo e a lui sempre grato per l’esempio avuto. Essere cresciuto a pane e… Enzo Parisi lo ha portato ai vertici del suo percorso di ottimo dirigente dello Stato.E come fanno gli uomini, non ha speso parole per dimostrare la sua riconoscenza,ma si è impegnato nell’azione. Ma credo che le dediche più importanti per mia zia siano le parole che ogni giorno uomini e donne di ogni condizione e professione dedicano a lui attraverso lei,con un abbraccio,una stretta di mano,un ricordo commosso.(Chissà perché mai, l’ermeneutica della chiesa impone un miracolo a riconoscimento di virtù profonde, come se quelli che attraversano con coraggio e senza considerazione per se questa vita difficile non appartengano a un percorso di luce e possano essere esempio per tutti : credo di conoscere la risposta,ma non è argomento di discussione)
Invece argomento per dibattere è un altro pensiero che man mano si è fatto strada nella mia mente,senza per questo perdersi nel fumo della dietrologia che oggi stima lecito dubitare di tutto e tutti, sospettare, come fosse elemento probatorio alla ricerca della cosiddetta verità giuridica, sino a diventare verità a tutto tondo.
A chi ha giovato combattere Enzo Parisi,perché fu sollevato presto dagli incarichi che reggeva con assoluto merito e conoscenza del suo mestiere? Perché tentare di infangarlo e soprattutto colpirlo in modo da tentare di trascinarlo nel fango dei misteri di questo Stato?- che,nato da una guerra di rapina e da sempre schiavo di logiche internazionali sottaciute,nasconde troppi misteri tra le pieghe del vivere civile.
La morte di zio Enzo, così precoce, senza aprire ferite nuove o senza chiamare in causa chissà chi,può essere anche interpretata come lo schianto di un cuore che ha sopportato per amore di patria umiliazioni e attacchi di basso profilo e, con la dignità di cives romanus, portato nell’anima senza chiassate e esternazioni proprie dei vili,quel dolore e quelle amarezze.
Zio Enzo,cittadino della nostra terra,nato a Matera per caso e napoletano di cuore sentimenti ed emozioni,credo che non abbia bisogno di vendette, gli uomini veri non ne hanno bisogno,specie sui miserabili-quegli stessi che magari oggi condannano Contrada,un altro,guarda caso,dei suoi uomini; ma sicuramente a noi resta lo spazio per voler capire, e credo anche questo lo si debba all’Uomo. Per quanto mi riguarda ho comunque un debito enorme di riconoscenza nei suoi confronti,mi ha insegnato che qualunque meta si raggiunga non bisogna ergersi come vetta inaccessibile, perché il fiume della saggezza e del coraggio scorre a valle…
(immagini: 1) Maurizio Castagna 2) Vincenzo Parisi)
Nello stesso giorno della Manifestazione di Libera con Don Ciotti contro la mafia, sempre a Napoli, il Convegno su Bruno Contrada, destinato a far conoscere ai giovani l'uomo e la sua vicenda professionale e personale. L'evento è stato organizzato da Marina Salvadore, giornalista e storica de La voce di Megaride,
http://blog.libero.it/lavocedimegaride/6746823.html?ssonc=458385333
che ha analizzato il contesto in cui i fatti accaddero. Marina Salvadore da anni è impegnata nella battaglia per la riabilitazione di Contrada ed è fautrice del Comitato Pro Contrada, grazie all'attività del quale, la stampa nazionale e i media hanno cominciato a conoscere il caso e a parlarne, contribuendo a dare una svolta decisiva alla vicenda giudiziaria.

Due altre figure di spicco al convegno: il Questore di Palermo, Paolo Moscarelli che ha calamitato l'attenzione del giovane pubblico intervenuto entrando nel vivo della narrazione dei fatti, citando il lavoro del grande poliziotto e le numerose testimonianze a suo favore nel processo (testimonianze di cui non si tenne alcun conto, rispetto al valore dato alle menzogne della feccia dei pentiti...);
presente Ida Contrada, donna di grande umanità e cultura, che ha tracciato il ritratto famigliare e morale di suo fratello Bruno, narrando della sua passione per il lavoro che svolgeva con grande perizia ed onestà e per il quale, alla fine, ha perso tutto: anni di lotte, sacrifici, vittorie...azzerate da pentiti.
La partecipazione di giovani, giunti anche da regioni limitrofe, è un segno importante della volontà di sapere e conoscere i fatti, direttamente da chi li ha vissuti in trincea (come il questore di Palermo), piuttosto che accontentarsi di narrazioni e delazioni deliranti e faziose che vorrebbero un eroe dell'antimafia, che centinaia di mafiosi ha sbattuto in prigione, essere un traditore, un colluso, un criminale. Coraggio Bruno, sempre più gente vuole sapere davvero cosa accadde in quei terribili anni in cui il pentitificio di Stato fabbricò i suoi eroi negativi, soprattutto per neutralizzarli.
tRATTO DA http://blog.libero.it/lavocedimegaride/6703788.html
Il cognato del Procuratore è un uomo d' onore
Repubblica — 06 marzo 2009 pagina 22 sezione: cronaca
PALERMO - «Pigliati a tuo marito e vattene da Palermo, perché c' è gente che è troppo falsa e troppo bugiarda; pigliati a tuo marito e te ne vai». Era il 24 dicembre del 2006 e a consigliare Monica Burrosi, moglie del boss Giovanni Bonanno, era un "certo" Sergio Maria Sacco, il loro "protettore" da quando il padre di Giovanni, Armando, era stato assassinato durante la guerra di mafia degli anni ' 80. Giovanni Bonanno però non ascoltò quel consiglio, e quando fu convocato - per essere poi ucciso - dal boss Sandro Lo Piccolo, si recò all' appuntamento con la morte. Sparì l' 11 gennaio del 2007, 17 giorni dopo il consiglio di "Sergio" di abbandonare Palermo. Il suo corpo è stato ritrovato nei mesi scorsi dopo le dichiarazioni dei pentiti del clan Lo Piccolo. Chi voleva salvargli la vita era appunto "Sergio". Il quale è identificato - scrivono i carabinieri nel loro rapporto alla procura - «in Sergio Maria Sacco, nato a Camporeale il 12 settembre del 1945». Una identificazione che da mesi tiene nell' imbarazzo i vertici della procura: perché quel Sergio Maria Sacco è il cognato del procuratore Francesco Messineo, marito della sorella della moglie del magistrato. Una parentela scomoda, che potrebbe provocare grossi problemi nella gestione delle inchieste sul clan del boss Salvatore Lo Piccolo: perché Sacco è "organico" a Cosa Nostra, un "uomo d' onore" della famiglia di San Lorenzo e quindi di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio arrestati nei mesi scorsi dopo anni di latitanza. La notizia del parente "scomodo" del procuratore della Repubblica ormai circola in tutti gli ambienti giudiziari ed investigativi di Palermo e si aggiunge all' altra imbarazzante complicazione che riguarda il fratello del procuratore, Mario Messineo, ex direttore di una società a partecipazione regionale, il quale è attualmente sotto processo in un' aula di giustizia di Palermo dove è imputato con altri di truffa aggravata e continuata. A svelare il ruolo attivo di Sergio Sacco nell' organizzazione mafiosa sono state le intercettazioni telefoniche sulle utenze della moglie di Giovanni Bonanno e le dichiarazioni da lei rese in aula: ha infatti confermato di avere ricevuto da Sergio Sacco il "consiglio" di allontanarsi da Palermo. Ma prima ancora il nome dell' uomo era finito in decine e decine di dichiarazioni di pentiti, a partire dal 1992 fino ad ora, ed è iscritto nel registro degli indagati: le accuse nei suoi confronti sono moltissime e si aggiungono a quelle che nel 1980 lo portarono in carcere con l' accusa di avere fornito la sua automobile ai killer del capitano dei carabinieri Emanuele Basile, assassinato il 4 maggio del 1980 da Armando Bonanno, Vincenzo Puccio ed Antonino Madonia. In quel processo che fu "aggiustato" più volte e che durò oltre dieci anni Sergio Maria Sacco venne assolto, contro tutte le previsioni. E scampò miracolosamente all' arresto anche nel 1997, nel blitz denominato «San Lorenzo» che portò in carcere 50 mafiosi del clan Lo Piccolo. I pm avevano chiesto l' arresto, ma il gip non accolse la richiesta e Sacco avrebbe continuato "a mafiare". I numerosi pentiti (tra questi Giovanbattista Ferrante che partecipò alla strage Borsellino, Giovanni Drago ed Alberto Lo Cicero) che hanno svelato il suo ruolo hanno raccontato che Sergio Sacco era socio di Armando Bonanno nella società «Sacco Plast», gestiva un traffico di stupefacenti con il nord Italia, riscuoteva il pizzo per conto dei Madonia e poi dei Lo Piccolo nel mandamento di San Lorenzo,e riscuoteva gli affitti, 12 milioni di vecchie lire al mese, per gli immobili dei Madonia. -
FRANCESCO VIVIANO
Palermo, i pm difendono Messineo ma il Csm vuole aprire un' inchiesta Repubblica — 09 marzo 2009 pagina 12 sezione: CRONACA PALERMO - Il Consiglio superiore della Magistratura si occuperà dell' ultimo «Caso Palermo», la vicenda relativa alle indagini sul clan dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio, arrestati nei mesi scorsi e nella quale è coinvolto anche il boss Sergio Maria Sacco, cognato del procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo. A sollecitare l' apertura di una pratica in prima Commissione del Csm è il consigliere laico, Gianfranco Anedda. «Il Csm non può rimanere indifferente di fronte a una vicenda di questo genere. Se il vice presidente Nicola Mancino non aprirà d' ufficio una pratica sul caso, credo che lo chiederemo noi lunedì prossimo, quando si riunirà la Prima Commissione», ha dichiarato Anedda che ha chiesto di sentire sulla spinosa vicenda il procuratore generale di Palermo, Luigi Croce. La pubblicazione della notizia del coinvolgimento del cognato del Procuratore di Palermo nelle inchieste su omicidi, traffici di droga ed omicidi del clan Lo Piccolo e che da mesi girava con enorme imbarazzo negli uffici giudiziari, ha provocato ieri mattina una riunione del procuratore Messineo con i suoi aggiunti al termine della quale hanno diramato un comunicato nel quale svelano che il cognato del Procuratore, non è iscritto nel registro degli indagati perché nei suoi confronti non sarebbero emersi «nuovi indizi tali da giustificarne l' iscrizione». Nel comunicato viene sottolineato che le inchieste giudiziarie (almeno una decina in questi ultimi anni, fino al 2008) che riguardano il cognato del Procuratore sono «cose passate», già vagliate dal Csm che le ha ritenute «ininfluenti» quando nominò Messineo (2006) procuratore della Repubblica di Palermo. Sergio Maria Sacco, fratello della moglie del procuratore Messineo, è stato tirato in ballo nel gennaio del 2006, quando i carabinieri intercettarono una conversazione della moglie di Giovanni Bonanno, sequestrato ed ucciso dai Lo Piccolo, dove la donna raccontava al suo interlocutore che proprio Sacco, amico e socio del defunto boss Armando Bonanno (padre di Giovanni) gli aveva consigliato di andare via da Palermo perché i Lo Piccolo volevano ucciderlo. E nel dicembre del 2008 la vedova di Giovanni Bonanno, in un' aula di Corte d' Assise di Palermo, ha confermato quanto era stato trascritto nelle intercettazioni telefoniche. - FRANCESCO VIVIANO
Nelle carte le accuse al cognato del procuratore Si è messo a disposizione di Cosa nostra Repubblica — 15 marzo 2009 pagina 18 sezione: CRONACA ROMA - Ogni volta che in un rapporto giudiziario è stato scritto il nome dei Bonanno, a seguire c' era sempre il suo. Di padre in figlio, generazione dopo generazione. Sempre là in mezzo, coinvolto o sfiorato o citato a vario titolo. Come favoreggiatore, amico, anche come uomo d' onore. L' hanno sempre espulso dall' indagine. È un uomo dal fortunato destino Sergio Maria Sacco, 64 anni, padrone di una fabbrica di sacchetti di plastica nella borgata palermitana di Resuttana, rampollo di quei Sacco di Camporeale che hanno fatto la storia di Cosa Nostra nel dopoguerra. Ed è inessenziale chiedersi se lui sia organico alla «famiglia» dei Bonanno o piuttosto sia a disposizione nei paraggi, il fatto è che Sergio Maria Sacco ha un cognato che non è un palermitano qualunque. È Francesco Messineo: il procuratore capo della Repubblica. Domani il Consiglio Superiore della Magistratura probabilmente deciderà, dopo avere aperto un' istruttoria su notizie apparse su due quotidiani (Repubblica e La Stampa) e dopo aver convocato il procuratore generale Luigi Croce, sull' "opportunità" che quel capo - magistrato irreprensibile, è giusto ricordare - continui a dirigere l' ufficio che ha sotto indagine il fratello di sua moglie. Per di più lo stesso fratello del procuratore, Mario Messineo, è attualmente imputato per una truffa ai danni della Regione. Per spiegare meglio ciò che capita nel torpore di Palermo: c' è un sostituto del procuratore che, a ogni udienza che si celebra per quella truffa, sostiene l' accusa contro il fratello del suo capo. E ce n' è un altro che indaga per reati di mafia sugli amici del cognato. Tutto normale? Per alcuni (compresi pubblici ministeri) pare di sì. Comunque tutte le «carte» sono agli atti. Tutte di pubblico dominio. Carte che parlano, soprattutto quelle di Sergio Maria Sacco. Un salto indietro. La prima volta il suo nome - a parte quello della «famiglia» di origine che negli anni 50 era più famigerata dei Corleonesi di Liggio - entra in un' indagine nella seconda metà degli anni 70.A Palermo uccidono un certo Felice Guglielmo. Subito dopo sparisce anche un tale Leuccio Di Trapani, mafioso. L' inchiesta dei carabinieri coinvolge in entrambii casi lo scomodo parente, a quel tempo già suo cognato per averne - il magistrato - già sposato la sorella: una Sacco. Il magistrato lascia la procura per passare al civile. Poi, la notte del 4 maggio 1980, tre sicari di mafia - uno si chiama Armando Bonanno - ammazzano a Monreale il capitano Emanuele Basile. I tre vengono catturati su un' auto cheè intestata proprio a Sacco. Dopo un mese di carcere, torna in libertà: riesce a dimostrare che ha venduto la sua auto ai Madonia (quelli della strage di Capaci) senza un regolare passaggio di proprietà. I tre sicari del capitano, scandalosamente assolti da una corte di Assise, vanno al confino in Sardegna. E dopo pochi giorni fuggono. Racconterà (verbale del 1 settembre 1992) il pentito Alberto Lo Cicero: «Armando Bonanno riuscì a scappare anche con la complicità di Sacco». Un decennio dopo il parente scomodo torna nelle indagini. Almeno una mezza dozzina di collaboratori di giustizia lo «chiamano»: Gaspare Mutolo e Anello Ruggero, Giusto Di Natale e Salvatore Cocuzza, Antonino Avitabile e Marco Favaloro. Lo coinvolgono in traffici di droga, pizzo, riciclaggio. È nel 1997 che c' è un' altra inchiesta sulla mafia di Resuttana e i pm chiedono il suo arresto: «Anche il Sacco, dunque, può dirsi che ha messo la sua professione al servizio di Cosa Nostra, provvedendo sia a riciclare denaro di provenienza illecita, tramite la società con Bonanno Armando, Ganci e Madonia; sia facendo da intermediario tra soggetti esterni e l' associazione mafiosa; sia ancora provvedendo a ospitare summit mafiosi, con ciò agevolando l' associazione sul territorio, ed ostacolando l' azione di contrasto alla detta associazione criminale». Il gip rigetta la richiesta. Dopo dieci anni ancora, agli stessi magistrati che volevano Sacco in carcere arriva un altro rapporto. Alla vedova di Giovanni Bonanno - il figlio di Armando, nel frattempo inghiottito dalla lupara bianca - viene suggerito di dire al marito di «cambiare aria». In effetti anche Giovanni Bonanno poi scomparirà. Chi mette in guardia la donna? Sergio Maria Sacco, secondo le intercettazioni raccolte dei carabinierie trasmesse con un dossier in procura l' 11 dicembre del 2008. Il parente scomodo del procuratore, come usano dire i boss, «conosceva il discorso». Sapeva quello che stava accadendo dentro la mafia di Resuttana.
PER SAPERNE DI PIÙ www.wikio.it/news/Francesco+Messineo www.antimafiaduemila.com Le tappe I SACCO Sergio Maria Sacco, cognato di Messineo, appartiene a una potente famiglia che ha fatto la storia di Cosa nostra IL CAPITANO BASILE I killer del capitano Emanuele Basile, ucciso dalla mafia nel 1980, vengono catturati su un' auto che appartiene a Sergio Maria Sacco LA FUGA DEL KILLER Armando Bonanno, uno dei sicari del capitano Basile, fugge dal confino: per il pentito Lo Cicero grazie alla complicità di Sacco I PENTITI Una mezza dozzina di pentiti negli anni Novanta chiama in causa Sacco. Nel ' 97 i pm vogliono il suo arresto ma il gip respinge la richiesta -
ATTILIO BOLZONI
note: ricordiamo ai ns lettori ed ai sostenitori del dr. Bruno Contrada che il 21 p.v., alle ore 18,00, presso l'associazione culturale La Riva Destra in p.tta del Leone, 2 - Napoli (Mergellina) si terrà il convegno "caso Contrada: QUALE GIUSTIZIA?"
FIRMIAMO!!
http://www.firmiamo.it/nonuccidiamoli

Ecco la foto di alcuni dei miei adorabili bastardoni. Sono stati fortunati, loro..
Quelle povere bestiole hanno ucciso perchè stremati, affamati, maltrattati. Non esitono cani assassini senza la mano dell'uomo. Mi dispiace per il bambino e la turista ma non trovo giusto che adesso vengano uccisi i cani senza prima uccidere che doveva occuparsene (l'affidatario) e chi doveva controllare che tutto fosse fatto in regola (Amministrazione comunale). Adesso su quelle povere bestiole verranno scaricati non solo i caricatori delle varie armi legali ed illegali che sono in Sicilia, ma soprattutto le varie rabbie, frustrazioni e fobie.
Vengono stanziati tanti fondi ma c'è un latrocinio ed una speculazione sui canili che fa paura e schifo. E nessuno contolla, nessuno punisce. Che cavolo fanno le ASL che pur avendo i fondi per la lotta al randagismo non sterilizzano gratuitamente quanti si accollano l'adozione di un cane randagio?
Ho speso un sacco di soldi per sterilizzare i miei e ne ho raccolti e adottati 5 con una cagna incinta di tre cuccioli per cui sono 8 in totale, ma le difficoltà sono enormi e la gente fobica e insensibile aumenta i disagi con segnalazioni, lamentele assurde, cattiverie varie. Mi piacerebbe essere un cane per uccidere chi so io.

Questa è Camilla, una delle mie cucciolotte mentre dorme beatamente, amata e coccolata e sfamata. Ma quanti suoi poveri simili sono sfiniti, affamati, esposti alle intemperie, maltrattati e perfino abusati!
Che cavolo fanno i comuni che per lo stesso motivo affidano a privati e senza controllo la gestione di canili precari che sono in realtà dei lagher.
Spero in una rivolta globale di tutti i cani del mondo, ed auspicando un'altra Orwelliana fattoria degli animali, sogno di vedere gli umani un giorno, rinchiusi in umanili, mentre i cani li torturano.
Alla Procura Regionale - Dott. Tommaso Brancato - Vice Procuratore Generale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana
MEMORIE DIFENSIVE E PRODUZIONE DOCUMENTALE A SEGUITO DI INVITO A DEDURRE DEL 4/2/09 NOT. IL 6/2/09. ISTRUTTORIA N°V2007/01152/BR. - CONTRADA Dott. Bruno, nato a Napoli il 2/7/1931, ex Dirigente Generale della Polizia di Stato, dom.to in Palermo Via Angelo Majorana n.4, difeso dall’Avv. Giuseppe Lipera del Foro di Catania Patrocinante in Cassazione, giusta procura a margine del presente a atto ESPONE Ritenuto impugnativamente quanto dedotto dal Vice Procuratore Generale della Corte dei Conti, Dott. Tommaso Brancato, con l’“Invito a dedurre” depositato il 4/2/09 e not. il 6/2/09; che si intende contestare quanto chiesto dalla Procura Regionale siccomeinfondato in fatto ed in diritto nei termini di cui si dirà appresso; che le domande proposte dalla Procura sono inammissibili, improcedibili, prescritte e comunque infondate in fatto ed in diritto. Per tutto quanto sopra premesso e ritenuto, la difesa del Dott. Bruno Contrada OSSERVA 1- Incompetenza per difetto di Giurisdizione. Nessun danno patrimoniale ha mai arrecato il dott. Bruno Contrada allo Stato e quindi all’Erario. Semmai è vero il contrario. Arrestato alla vigilia di Natale e segnatamente il 24/12/1992 lo Stato Italiano ha impiegato quindici anni perché venisse emessa una sentenza definitiva. Quindici anni, tenuto conto della durata della vita media di un uomo, sono un’eternità. Ma non è tutto. Alla fine di questi quindici anni nessuna accusa paventata nei suoi confronti è riuscita a concretizzarsi, neppure sotto forma di mera ipotesi. Non è affatto vero che il Dott. Contrada ha favorito o ha agevolato la latitanza di mafiosi o ha omesso atti del proprio ufficio o sia intervenuto per interessi privati o abbia commesso abusi o si sia fatto corrompere. Ciò lo dimostra semplicemente il fatto che l’accusa nei suoi confronti era e continua ad essere una nuvola di fumo , tale è e deve definirsi con estrema chiarezza ed onestà intellettuale il concorso esterno in associazione mafiosa. Né si eccepisca che queste considerazioni possono ritenersi superate dalla res iudicata. L’autonomia tra il giudicato penale e quello civile o quello amministrativo contabile è un’autonomia assoluta e non astratta e a maggior ragione lo deve essere nel caso Contrada. 15 anni di processo che non hanno dimostrato nulla. 15 anni di processo dove l’immagine dello Stato Italiano viene fuori lì si danneggiata ma non del comportamento del Contrada ma semmai dal comportamento di esso Stato medesimo che impiega 15 anni di tempo per procedere ad emettere una sentenza definitiva. Un processo contro un solo imputato, nemmeno un maxi processo (Per Enzo Tortora, arrestato nel mese di giugno del 1983, condannato e poi assolto dalla Corte di Appello di Napoli, nella primavera del 1987 vi era già la sentenza definitiva della Cassazione). Quanto accaduto è inspiegabile, così come è inspiegabile che lo Stato Italiano oggi per il tramite della Procura Regionale della Corte dei Conti chieda 150.000 Euro di danni all’immagine quando non meno di sette anni fa altro organo apicale dello Stato così si esprimeva nei confronti del dott. Bruno Contrada: “Visto l’art. 12 del D.P.R. 28/10/85 n. 782 ed il relativo D.M. di attuazione decretaAL DIRIGENTE GENERALE CONTRADA DOTT. BRUNO E’ CONFERITA LA MEDAGLIA D’ORO AL MERITO DI SERVIZIO. ROMA Lì 31/12/2001 IL CAPO DELLA POLIZIA DOTT. GIANNI DI GENNARO”.Che pasticcio il caso Contrada! Cerchiamo di risolverlo giuridicamente ed elegantemente tenendo a freno la rabbia che impetuosa prende allorché colui che ci crede vede violato il Giusto ed il Vero.
La Corte dei Conti, questo è ovvio, non sarà la sede del giudizio di revisione; speriamo e preghiamo che Bruno Contrada viva sin quando altro Giudice Penale in nome di questo popolo italiano pronuncerà sentenza di revisione restituendogli l’onore. Tuttavia non vi è chi non veda, tornando al concetto di autonomia, che una cosa è la responsabilità penale di cui ai delitti previsti e puniti dal Codice penale, altra cosa è la responsabilità civile e altra cosa ancora è la responsabilità contabile amministrativo. Il Giudice Penale, per come recita la sentenza e per come indicato ancor prima dalla imputazione, non ha accertato alcun delitto commesso da Contrada all’epoca in cui egli era dipendente della Polizia di Stato. Cosa lamenta oggi lo Stato? Quale condotta specifica ha violato questo Funzionario? La risposta a questi interrogativi, al contrario di quanto si immagini o dovrebbe essere, non è data dalla sentenza di condanna. In base a quale logica allora dovrebbe condannarsi Bruno Contrada a risarcire lo Stato. Per comprendere appieno la dialettica processuale iniziata il 24/12/1992 (giorno in cui veniva arrestato) e conclusasi il 10/5/2007 (giorno in cui veniva emessa la sentenza n.542/08 della Corte Suprema di Cassazione) occorre obbligatoriamente esaminare le migliaia e migliaia di pagine che compongono l’enorme mole processuale e le sentenze che si sono succedute negli anni. Per completezza la sentenza della Cassazione del maggio 2007 è stata depositata a gennaio del 2008, con nove mesi di ritardo. Detto questo noi riteniamo che competente a decidere un’eventuale controversia avente ad oggetto l’azione di risarcimento per danni morali da parte dello Stato non debba essere la Corte dei Conti ma semmai il Tribunale Civile ordinario.
In ogni caso andrà acquisito l’intero procedimento penale con tutte le sentenze ivi compresa quella assolutoria emessa dalla Corte di Appello della Corte Penale di Palermo il 4/5/2001. Ma non è tutto. Si possono chiedere i danni a Bruno Contrada senza avere prima esaminato il suo fascicolo personale e le testimonianze a suo favore rese da ex Ministri da Generali di Carabinieri da Prefetti da Questori etc. etc.? Si chiede sin d’ora che venga acquisito l’intero processo, pagina per pagina, verbale per verbale, le sentenze di cui si è detto, il fascicolo personale del Ministero degli Interni, ivi compresi tutti gli encomi, gli elogi, le note caratteristiche.
Si chiede che venga acquisito il fascicolo personale del SISDE di cui Bruno Contrada ha fatto parte dal 1982 al 1992, il fascicolo personale dell’Alto Commissariato della lotta contro la Mafia di cui Contrada ha fatto parte dal 1982 al 1985.
Si leggano tutte queste carte e poi si vedrà che anziché chiedere i danni a Contrada lo Stato Italiano quanto meno debba dire grazie per quanto quest’uomo ha fatto nell’interesse della Collettività. Si chiede altresì formalmente che il dott. Bruno Contrada venga personalmente sentito dal Procuratore Generale e sin d’ora si produce il seguente documento: fascicolo contenente i giudizi e le opinioni sul dott. Contrada di Capi della Polizia, Alti Commissari, Direttori SISDE, Prefetti, Questori ed Ufficiali dei Carabinieri e segnatamente: Capi della Polizia PARLATI Giuseppe; CORONAS Giovanni Rinaldo; PORPORA Giuseppe; PARISI Vincenzo; MASONE Fernando; Alti Commissari DE FRANCESCO Emanuele; BOCCIA Riccardo; FINOCCHIARO Angelo; Direttori SISDE VOCI Alessandro; MALPICA Riccardo. Prefetti DI GIOVANNI Girolamo; JOVINE Mario; Questori MENDOLIA Nino; EPIFANIO Giovanni; PLANTONE Vito; NICOLICCHIA Giuseppe; MILIONI Alessandro; CIPOLLA Francesco; LA BARBERA Arnaldo. Ufficiali dei Carabinieri MORI Mario; Gen. VALENTINI Francesco; MILILLO Ignazio; TROVATO Alfio; HONORATI Titobaldo RIZZO Santo; OBINU Mauro; MANNELLA Diego; Non è possibile trascrivere in queste brevi memorie tutte le testimonianze delle persone rispettabilissime avanti segnalate; ne chiediamo l’acquisizione e ne produciamo gli stralci e auspichiamo che verranno tutte le lette con estrema attenzione. Ne prendiamo una a caso perché significativa e la riportiamo. E’ quella del Prefetto Nino Mandolia che fu Dirigente della Squadra Mobile di Palermo, della Criminalpol e Questore di Palermo fino al 1983.
Sentito in Tribunale il 17/1/1995, Collegio presieduto dal Dott. Ingargiola, il dott. Nino Mendolia definisce il dott. Contrada “irreprensibile, elogiabile sotto tutti i punti di vista sia come funzionario che come uomo”. Riguardo alla lotta alla criminalità organizzata: “Impegno assoluto!” Toccante e vale la pena di ricordarlo il momento in cui il dott. Mendolia parla anche del compianto Funzionario di Polizia Boris Giuliano. Ecco integralmente il brano: “Mi consenta, un momento di commozione, perché Giuliano…entrato in Amministrazione fu affidato a me…E CON CONTRADA ERANO I GEMELLI, ERANO IL DISTINTIVO, L’OCCHIELLO DI QUALSIASI DIRIGENTE … come lavoravano assieme benissimo, trasmettendosi idee, iniziative, sacrifici, tutto facevano questa coppia ideale, era una coppia ideale perché non mi risulta mai abbiano avuto discussioni contrastanti, oppure punti di vista diversi, ADDIRITTURA TESI PER UN SOLO OBIETTIVO, COMBATTERE LA CRIMINALITA’ IN OGNI CAMPO, IN OGNI SETTORE”. Et hoc satis. Se poi anche davanti alla Corte dei Conti vale più la testimonianza di un criminale reo confesso ancorché denominato pentito, che parla de relato, per pentito dire, di cose e di fatti che non riescono neppure a diventare imputazione, allora che lo Stato, anzi quello Stato, che non è certamente rappresentante delle Ecc.me Personalità su indicate, chieda pure il suo risarcimento perché tanto il denaro chiesto per un uomo come Contrada vale decisamente meno della riconoscenza mostrata da parte di quelle valorose persone. In ogni caso si chiede di acquisire i verbali delle testimonianza delle seguenti persone, primo fra tutti quella di BARTOLI Rita, vedova del Dott. COSTA,
Procuratore Capo della Repubblica di Palermo barbaramente assassinato dalla Mafia, e dei seguenti signori: ALFIERI Luigi; BELCAMINO Francesco; BENEDETTI Liberato; BOCCIA Riccardo; BONCORAGLIO Vincenzo, BORGHESE Francesco; BUSCEMI Calogero, BUSCEMI Gaetano; CARDELLA Michele; CARLEVARO Enrico; CATALANO Corrado; CHIAVETTA Vincenzo; CIPOLLA Francesco; COLASANTE Domenico; COLMONE Carlo; CORONAS Giovanni Rinaldo; CRIMI Giuseppe; D’ALLURA Giorgio; D’ALOISO Antonio; D’ANTONE Ignazio; DE BIASI Franco; DE FRANCESCO Emanuele; DE LISI Ciro; DE LUCA Antonio; DE NOTARPIETRO Benito; DE SENA Luigi; DI FAZIO Girolamo; DI GIOVANNI Girolamo; DI GRAZIA Rosario; ENIA Antonino; EPIFANIO Giovanni; FALCONE Giuseppe; FANTINI Alessandro; FARANDA Francesco; FEDERICO Francesco; FERRARA Giovanni; FILECCIA Cristoforo; FINAZZO Giovanni; FINOCCHIARO Angelo; FIORITA Ottavio; FIRINU Gianfranco; GERACI Vincenzo; GIANNI Fausto; GRAMENDOLA Gianfranco; GUADALUPI Alessandro; HONORATI Titobaldo; INCALZA Guglielmo; JOVINE Mario; LA BARBERA Arnaldo; LATINO Aldo; MALPICA Riccardo; MARCELLO Calcedonio; MASONE Ferdinando; MELI Antonino; MENDOLIA Nino; MILELLLA Carlo; MILIA Giovanni; MILILLO Ignazio; MILIONI Alessandro; MINISTERI Maria Vittoria; MINNELLA Diego; MERENDA Francesco; MOLA Michele; MORI Mario; MOSCARELLLI Paolo; NALBONE Salvatore; NARRACCI Lorenzo; NASO Biagio; NICOLICCHIA Giuseppe; OBINU Mauro; PACHINO Ferdinando; PAOLETTI Giancarlo; PAOLILLI Guido; PARISI VINCENZO; PARLATO Giuseppe; PELLEGRINO Francesco; PERITORE Filippo; PIAZZA Giuseppe; PIERANTONI Umberto; PIZZUTI Elio; PLANTONE Vito; POLLIO Giovanni; PORPORA Giuseppe; PUDDU Efisio; RIZZO Santo; ROMANO Francesco; ROSSI Luigi; RUGGERI Andrea; SABATINO Alberto; SALAMONE Calogero; SALERNO Giacomo; SANTANTONIO Giorgio; SANTULLI Michele; SCIBILIA Giuseppe; SCILLIERI Gianpaolo; SCOTTO Roberto; SIRACUSA Luigi; SIRLEO Francesco; SPADACCINI Corrado; SPERANZA Vincenzo; SPLENDORE Paolo; SUBRANNI Antonio; TOMEO Paolo; TORTORICI Francesco; TROVATO Alfio; URSO Salvatore; VALENTINI Francesco; VASQUEZ Vittorio; VITAGLIANO Tommaso; VOCI Alessandro; ZARBO Domenico; ZECCA Guido. 2- Intervenuta prescrizione del diritto. In via subordinata, e senza recesso alcuno delle superiori considerazioni, si rileva nel merito che il presunto diritto al risarcimento del danno, soltanto e per la prima volta in questa sede dallo Stato lamentato, deve ritenersi certamente prescritto. I fatti per cui il Dott. Contrada ha ricevuto le ingiuste accusa risalgono certamente in data anteriore al 1992, anno in cui veniva emesso l’ordine di arresto (In realtà i “fatti” dovrebbero semmai trovare accadimento nel 1982, epoca in cui era Capo della Squadra Mobile di Palermo). Inoltre, vi è da dire ancora che l’Amministrazione Statale non si è mai costituita parte civile in alcuno dei processi penali instaurati contro il Dott. Contrada. Pertanto, sarebbe certamente contra legem e fortemente discriminante per il condannato, soggiacere ad una richiesta di risarcimento danni formulata per la prima volta soltanto a termine del giudizio della Suprema Corte; peraltro rilevandosi che, come è accaduto nella fattispecie, si è trattato di un processo che ha avuto una durata esageratamente lunga di circa 15 anni. Vogliamo far pagare i danni della lentezza della nostra Giustizia anche al Dott. Contrada? Se una lesione poteva ritenersi sussistente, l’Amministrazione interessata avrebbe dovuto attivarsi già dal momento in cui la stessa poteva ritenersi colpita, anche mediante la costituzione di parte civile nel giudizio penale. Tanto non ha fatto e non ha al riguardo nemmeno posto in essere alcun atto interruttivo della prescrizione.
Per tali ragioni, la richiesta per come in sede odierna formulata deve ritenersi inammissibile anche per intervenuta e matura prescrizione del diritto. Tanto premesso, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa, si rassegano le seguenti CONCLUSIONI - In via istruttoria: acquisire tutto quanto richiesto in parte motiva e cioè tutto il processo penale, tutte le sentenze integralmente, tutti i fascicoli personali del dott. Bruno Contrada e disporre altresì l’audizione personale del dott. Bruno Contrada; - Nel merito: procedere all’archiviazione dell’istruttoria per tutti i motivi avanti specificati, accogliendo gradatamente le eccezioni e le istanze formulate sia in ordine alla giurisdizione che al merito. Si allega: Copia dell’antologia delle testimonianze. Salvi ogni ulteriore diritto, azione e ragione nella più ampia ed illimitata forma.
Con ossequi.
Catania-Palermo, 28 febbraio 2009 Avv. Giuseppe Lipera