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Nome: Agnese Pozzi
un medico, un'illusa, un'utopista, un'idealista, una deficiente alla fine... in questo mondo di "furbi"
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RUMORI ANOMALI
NELLA TELEFONATA AL 118
giorni fa ha spedito, a me come ad altri medici costì attivi, tre file audio, in cui c'è la registrazione della telefonata di Annamaria Franzoni al
Naturalmente, sono solo IPOTESI a testimonianza del fatto che c'è ancora molta esigenza nel pubblico, di capire, discutere, indagare. Cogne e la sua presunta soluzione non ha soddisfatto nessuno, nemmeno il PM Corsi, che addiruttura ha chiesto una confessione. Asalvai precisa però che ci sono delle condizioni che obbligatoriamente devono assolversi, a fondamento dell'importanza investigativa, o meno, dei rumori stessi:
1) I rumori non devono provenire dalla traccia relativa al 118 di Aosta che, in quel momento, si stava innestando sull'unica di registrazione.
2) I rumori non devono esser stati provocati dalla Sig.ra Franzoni con movimenti, peraltro legittimi e leciti, legati allo stato di concitazione del momento.
3) Il file distribuito su Internet dal Comitato Giustizia per Samuele deve corrispondere all'audio avvenuto quella triste mattina.
Caro Asalvai, come mi ero impegnata a fare, esattamente ieri 13 giugno sono andata da miei amici musicisti che hanno uno studio di registrazione e tecnici audio disponibili (progetto NUENDO). L'esperienza è stata davvero interessante e certo meriterebbe indagine approfondita. Bisogna premettere che se non si hanno strumenti/programmi adatti, non si percepisce niente. Infatti al primo ascolto niente è giunto alla nostra osservazione, così come credo al semplice ascolto dei medici a cui hai spedito i file audio.
Con un programma che si usa per montare i pezzi musicali, abbiamo cercato l'esatta sequenza rallentata del rumore sul file intero, e l'abbiamo riportato alla sua estensione originaria per la verifica; verifica fatta al millesimo di secondo: perfetta e coincidente.
e grazie per aver fornito un altro elemento su cui riflettere.

UN GIOCO: chiudete gli occhi e, con una penna in mano, dirigetevi a caso sul disegno. Può darsi che riuscirete ad indovinare ove mai siano situate le lesioni craniche che Viglino descrive nella perizia..
SAMUELE LORENZI
è stato"ucciso"
..dalla perizia Viglino.
La copia originale mi fu gentilmente inoltrata dal dr. G.M. (che per primo ha sollevato il problema sull'incongruità dei dati tecnici sulla stessa e che ringrazio per l'opportunità speculativa che ha dato alla classe medica). Egli a sua volta, l'aveva ottenuta dalla Fam.Lorenzi, presso i quali si era recato a porgere la sua tesi sull'aneurisma. Nel 2006 fu da me riportata su medforum, perchè era giusto che i medici discutessero sul caso, dopo averne presa visione. Anche sul libro "Cogne, l'enigma svelato" è riprodotta. Chi vuole saperne di più, può visitare il blog di Maria Grazia Torri
http://enigmasvelato.splinder.com/

ECCOLA
I DATI NECROSCOPICI
(pagina 1) L’esame necroscopico sulla salma appartenuta in vita a Lorenzi Samuele ebbe luogo, come anticipato in premessa, in due tempi.
Inizialmente, in data 31.1.2002, si è proceduto all’esame esterno della salma, rilevando quanto qui di seguito riportato:
Giaceva ignudo sul tavolo anatomico cadavere di infante di età apparente pari alla reale (di anni tre circa), normoconformato in ogni sua parte, in assenza di anomalie scheletriche di primo apprezzamento ispettivo.
La cute era pallida nelle zone elevate, mentre nelle zone declivi si rilevava una pressochè assoluta assenza di macchie ipostatiche se si eccettuava un minimo accenno di tinteggiatura rosacea al dorso.
Rigidità cadaverica ovunque valida e tenace.
I globi oculari erano afflosciati, le cornee opacate e le pupille fisse, in media midriasi.
Imbrattamento ematico ormai essiccato al volto, al collo e al capillizio, dilavabile con difficoltà.
Ad un primo apprezzamento ispettivo, ictu oculi, erano apprezzabili multiple soluzioni di continuo cutanee del tipo delle ferite lacero contuse di diverse dimensioni, profondità e caratteristiche, con evidente fuoriuscita di materiale cerebrale.
Le lesioni erano situate esclusivamente in regione frontale destra e sinistra, subito al di sopra delle arcate sopracciliari.
Se ne apprezzavano di diverse dimensioni: le più vaste a livello della bozza frontale destra e dell’arcata sopracciliare sinistra.
Nella vasta lesione situata nella regione frontale destra era infissa paletta ossea-frammento di teca cranica-disposta disposta a sportello e conficcata ortogonalmente nel parenchima cerebrale sottostante.
In corrispondenza dell’arcata sopracciliare di sinistra, sul fondo di vasta flc, si apprezzava frattura della lamina ossea con infossamento.
L’armonica conformazione del cranio appariva modificata soprattutto nella sua porzione anteriore a causa dello sfacelo traumatico della porzione frontale del neurocranio: erano presenti aree depresse con perdita di sostanza e fuoriuscita di materiale cerebrale sotto pressione, circondate da aree più estroflesse con presenza di piccole fenditure da cui fuoriusciva sostanza encefalica; scrosci a tipo “sacco di noci” erano apprezzabili palpatoriamente.
Il complesso lesivo interessava il capo nella sua porzione frontale e temporo-parietale bilateralmente.
Successivamente, al fine di meglio apprezzare la morfologia e l’entità delle lesioni cutanee, situate, peraltro, in un’area estremamente ristretta e coperta da folto ed abbondante capillizio, si è deciso di rasare per quanto possibile il cuoio capelluto con rimozione dell’imbrattamento ematico mediante dilavatura di acqua corrente a temperatura ambiente.
Si dà atto come in corso di tali manovre si è prestata estrema attenzione a raccogliere, per quanto possibile, i piccoli frammenti ossei, ciò nonostante è probabile che piccole schegge siano comunque andate perse nel liquido di lavaggio.
Così messe in evidenza le ferite cutanee, queste venivano numerate sequenzialmente da destra verso sinistra, così come appare nella documentazione fotografica delle lesioni; le ferite stesse sono state catalogate morfologicamente per aspetto e dimensioni secondo lo schema che segue.
Ferita 1: lunghezza
Ferita 2: forma triangolare, misurante mm 3x2x2; profondità 2mm; situata al di sopra dell’inserzione dell’elice di destra
Ferita 3: forma a losanga, con lunghezza di 13mm e fuoriuscita di parenchima cerebrale
Ferita 4: lunghezza mm13, e piccola lacerazione superficiale. (fine pagina 1)
(pagina 2)
Ferita 5: di forma trinagolare, misurante mm 13x13x14, specillabile fino al tavolato osseo
Ferita 6: forma a mandorla, ovalare, con asse maggiore della lunghezza di 16mm (possibile esito di frattura esposta)
Ferita 7: lunghezza 50mm con formazione ovalare, divaricazione dei lembi con frammento osseo nel contesto e fuoriuscita di materiale cerbrale.
Ferita 8: conformata a lembo, della lunghezza 5cm con corda di 34mm; il lembo è ancora all’indietro; sono presenti sul fondo caratteristiche lacinie fibrose.
Ferita 9: figurata ad “H” e/o semiluna; trasversalmente misura 10mm
Ferita 10: figurata a “T” con branca superiore della lunghezza di 30mm e branca verticale di 28mm che si estende fino al canto palpebrale interno dell’occhio sinistro. Si intravede al di sotto breccia ossea rettilinea sovraorbitaria
Ferita 11: figurata ad “U”rovesciata. Avvicinando i margini assume aspetto a tre branche di tipo triangolare (come la ferita 9), misurante mm 21x20x14.
Ferita 12: lineare, lunga mm11, interessante nel punto centrale il cuoio capelluto a tutto spessore
Ferita 13: configurazione ad “S” italica, lunga complessivamente 35mm (vedi foto)
Ferita 14: lineare, con maggior incisura verso il basso, della lunghezza di mm6 (verosimilmente da frattura esposta)
Ferita 15: triangolare, con apice rivolto frontalmente, misura mm 6x6x6
Ferita 17: lineare, leggermente curva a convessità frontale, lunghezza 5mm.
Si fa rilevare come la numerazione sia del tutto casuale e non alluda a distribuzione o sequenza dei colpi inferti.
La documentazione fotografica mette, appunto, in evidenza la presenza di brecce ossee in continuità con le lesioni tegumentarie e la fuoriuscita di parenchima cerebrale sotto pressione “a pomata” o a “dentifricio” (segno di importante, verosimile, edema cerebrale).
E’ stata altresì rilevata lesività di tipo contusivo a carico del 2° e 3° raggio della mano sinistra.
Infatti, in corrispondenza dell’articolazione interfalangea prossimale di entrambe le dita si apprezza area contusa ovalare, del diametro maggiore di circa 2cm, profondamente infiltrata. Sulle nocche ed in corrispondenza della prima falange del 3° raggio sono apprezzabili piccole flc triangolare di cui alcune sotto crosta ed altre a margini estroflessi.
La sezione cadaverica è stata eseguita con la consueta tecnica del taglio longitudinale mediano per quanto riguarda la sezione degli organi del collo, del tronco e dell’addome.
Per quanto riguarda la sezione del capo si è cercato di conservare, per quanto possibile, l’integrità dello scalpo effettuando la rimozione dello stesso mediante un taglio circolare curando di mantenere indagabili le lesioni tegumentarie al fine di successivamente eseguire pi dettagliate indagini di laboratorio.
Si è provveduto, oltre che al routinario prelievo di frammenti di visceri per accertamenti istologici, al prelievo in toto dell’encefalo per successivo esame TAC dello stesso ed al prelievo della calotta cranica dalla regione sovraorbitaria alla protuberanza occipitale secondo le usuali tecniche settorie. (fine pagina 2)
(inizio pagina 3) Alla rimozione del cuoio capelluto si sono evidenziate raccolte ematiche (ematomi) in regione temporo-parietale bilateralmente infiltranti le fasce più profonde della galea.
Il neurocranio presentava profonde alterazioni fratturative dislocate dislocate esclusivamente a livello della volta cranica, che appariva fragile e sottile. La tipologia delle fratture craniche era quanto mai polimorfa ed erano presenti fratture lineari, circolari, che delimitavano aree di depressione del tessuto scheletrico con fratture raggiate all’interno.
A destra, in regione parieto-occipitale, era presente area di depressione fratturativa con fratture lineari disposte a stella con unico epicentro, delimitata da frattura circolare del tipo della lesione a mappamondo.
Tale lesione era l’unica lesione fratturativa non in corrispondenza di una lesione tegumentaria.
La calotta è stata opportunamente scheletrizzata e ricomposta al fine di meglio apprezzare la tipologia delle fratture.
L’encefalo si presentava normale per dimensione e volume con circonvoluzioni fortemente appiattite per l’intenso edema cerebrale. I solchi apparivano ripieni di materiale ematico per la diffusa emorragia subaracnoidea, vasi piali fortemente congesti.
La sezione del viscere dimostrava congestione, costanze traslucide che mantengono a lungo la fovea digitale.
Perdita di sotanza a carico dei lobi frontali e multiple lacerazioni parenchimali in corrispondanza dell’area prerolandica bilateralmente.
Ventricoli cerebrali con presenza di inondamento e plessi corioidei congesti.
La scheletrizzazione successiva delle ossa della volta cranica ha messo in evidenza sfacelo fratturativo del neurocranio caratterizzato da perdita di sostanza frontale, da fratture lineari, circolari e stellate, come rammostra la seguente documentazione fotografica.
Collo:
Si procede alla sezione del viscere del collo, rilevando la normale disposizione topografica e l’assoluta normalità degli stessi, in assenza di lesività di qualsivoglia natura.
In particolare si rileva l’assenza di corpi estranei, ovvero di materiale di v aria natura all’interno delle prime vie aeree; in particolare non si rileva presenza e/o verniciatura da parte di materiale ematico nel tratto faringo-laringeo.
Tronco:
Alla sezione del tronco si è proceduto alla rimozione in toto mdel blocco cuore-polmone.
La sezione dei singoli visceri non ha dato riscontro e rilievo di forme patologiche di sorta, se si eccettua la presenza di intensa generale anemizzazione.
Il cuor presenta configurazione e misure di assoluta normalità in accordo con le condizioni e l’età del soggetto: assenza di difetti congeniti e/o patologie valvolari acquisite; miocardio pallido, di consistenza regolare.
Polmoni soffici, cotonosi, asciutti sulla superficie di taglio, rivestiti da sierosa liscia e lucente,di colorito roseo, pallidi, anemizzati anche in sede ipostatica. Le vie aeree, fin dove percorribili, non presentano tracce di ingombro da parte di mteriali estranei ovvero non è rilevabile verniciatura e/o minima presenza di materiale ematico.
La sezione dell’addome ha permesso di evidenziare assoluta normalità dei visceri splancnici, regolarmente siposti nel cavo peritoneale, con peritoneo liscio, lucente, trasparente.
Nello stomaco è contenuta scarsa quantità di materiale ematico laccato, frammisto a muco.
Null’altro da segnalare all’esame necroscopico. (fine pagina 3)
(pagina 4) GLI ESAMI ISTOLOGICI
Sul AMteriale prelevato sono stati allestiti preparati istologici, previa fissazione in formalina salata e colorazione col metodo dell’ematossilina eosina.
L’encefalo, prelevato in toto e fissato in soluzione di formalina al 20%, è stato poi esaminato con metodica radiologica per immagini del tipo della Tomografia Assiale Computerizzata.
Detto esame ha messo in evidenza modestissime tracce di frammenti ossei in regione frontale, dove è altresì rilevabile perdita di sostanza a carico dei lobi frontali.
Null’altro di rilevante è emerso da detta indagine radiologica.
GLI ACCERTAMENTI DI LABORATORIO
Le lesioni tegumentarie, i loro margini ed il fondo delle stesse, sono state esaminate, alla presenza del Consulente di Parte, con metodica SEM con microanalisi.
Le ferite, prelevate in toto o in parte, sono state esaminate a maggior ingrandimento, sottoponendo ad esame microanalitico microtracce di volta in volta evidenziate.
Le risultanze di detta indagine sono state schematicamente ed iconograficamente raccolte nel fascicolo che segue, dove è sequenzialmente rappresentano lo studio delle singole ferite secondo la successione numerica inizialmente attribuita.
Per ogni ferita se ne rilevi l’ingrandimento e lo spettro microanalitico delle tracce indagate.
CONSIDERAZIONI MEDICO-LEGALI
Quanto emerso dall’esame necroscopico effettuato sulla salma appartenuta in vita a Lorenzi Samuele, ha permesso, unitamente alle risultanze degli accertamenti strumentali e di laboratorio, di affermare quanto di seguito riportato.
Lorenzi Samuele, come già a suo tempo anticipato all’Ill.mo Sig. P.M., venne a morte per gravissimo trauma cranio-encefalico con sfacelo traumatico del neurocranio, profonde lesioni del parenchima cerebrale, anemia metaemorragica severa conseguente a lesione di grosse ed importanti formazioni vascolari meningee ed encefaliche con relativo shock ipovolemico ed edema crebrale “maligno”.
Le lesioni che hanno prodotto la morte del piccolo Samuele sono state determinate dall’applicazione di energia contusiva distribuita in più colpi che hanno attinto l’ovoide cranico in regione frontale e temporo-parietale bilateralmente.
In corso di esame sono state rilevate 17 ferite che presentano univocamente le caratteristiche peculiari delle ferite lacero-contuse.
Per quanto si evince, poi, dalla morfologia delle lesioni rilevate , sia a acarico dei tegumenti che delle formazioni scheletriche, si è potuto ipotizzare che, con buona probabilità, le stesse sono state prodotte da corpo contundente che presente le seguenti caratteristiche:
facile ed agevole impugnabilità
rigidità
di buona consistenza
dotato di margini acuti, rettilinei e spigoli vivi (fine pagina 4)
(pagina 5) Ciò detto preliminarmente in modo sintetico, veniamo ora a discutere di alcuni aspetti salienti che l’indagine tecnica ha messo in evidenza.
Innanzitutto le caratteristiche delle lesioni tegumentarie sono incontrovertibilmente quelle proprie delle “ferite lacero-contuse”.
Le stesse presentano, in modo univoco, quegli aspetti scolastici, propri delle ferite lacere, da ricondursi ad un’azione contusiva violenta idonea a vincere la resistenza della cute e del cellulare sottocutaneo.
Tali aspetti delle ferite lacere sono:
-la constusione con schiacciamento e mortificazione dei margini
-l’irregolarità di questi
-lo scollamento dei tegumenti dai piani profondi soprattutto se in corrispondenza di strutture scheletriche rigide
-la retrazione dei margini con presenza di “ponti fibrosi”.
Esperienza medico-legale permette di affermare, poi, che l’aspetto morfologico della ferita lacera solo raramente riproduce in modo attendibile il tipo o il disegno dello strumento contundente.
Ad esempio una barra d’acciaio, dotata o meno di margini acuti, non produce solo lesioni lineari allorchè attinga, ad esempio, il capo, ma può produrre lesioni stellate quali, ad esempio, quelle rilevate sulla persona di Lorenzi Samuele soprattutto se poi il corpo contundente è dotato di diverse morfologie: margini acuti, spigoli vivi (Di Maio e Coll: Forensici Pathology, Second Edition).
Le lacerazioni cutanee si verificano pi comunemente su quelle superfici in cui la cute è fissa a strutture sottostanti rigide come a livello del cuoio capelluto, mentre lacerazioni cutanee sono più rare laddove la cute può essere facilmente plicata o torta.
I ponti fibrosi, visibili sul fondo della ferita, permettono, poi, una perentoria diagnosi differenziale con le ferite da taglio o punta e taglio.
Lo studio medico-legale delle ferite lacero contuse comprende la ricerca di eventuali tracce di materiale estraneo sul sondo delle stesse, al fine di eventualmente poter fornire dati utili ad indirizzare verso l’identificazione del mezzo produttivo della lesione.
Ancora, la tipologia della ferita lacera, ad esempio le ferite cosiddette a lembo, può indirizzare in merito all’orientamento e alla direzione dei colpi.
Nel caso in esame, appunto, la ferita numero 8 situata al vertice del capo che presenta le caratteristiche della lesione a lembo consente di affermare come l a stessa sia dovuta ad un colpo che attinge tangenzialmente il capo al vertice.
La presenza in corrispondenza e sul fondo delle ferite lacere di lesioni viscerali o scheletriche in continuità e contiguità con la lesione cutanea consentono, poi, di ipotizzare fondamentalmente la direzione del colpo.
Nel caso del piccolo Samuele i colpi paiono attingere, quasi tutti, il capo con direzione dall’avanti all’indietro, per lo più ortogonalmente agli assi maggiori, pur con rotazioni possibili verso destra e sinistra di 45-50°, rotazioni passive correlate correlate all’energia impressa dai singoli colpi di volta in volta.
Nel caso in esame alcune ferite lacero-contuse, ancorché di piccole dimensioni, corrispondono ad infossamenti delle ossa della teca o semplicemente del tavolato esterno della stessa con fratture stellari delimitate perifericamente da fratture circolari del tipo della frattura a mappamondo.
Tale condizione consente di rilevare una superficie di impatto del corpo contundente assai ristretta, come, appunto, quella di uno spigolo o di una grossa punta.
Suggestiva la presenza, all’esame dello scheletro del neurocranio, di una lesione fratturativi della teca in una regione in cui non è presente corrispondente lesione tegumentaria, sia di tipo lacerativi che contusivo.
Ciò è attendibilmente spiegabile con il fatto che tra il corpo contundente ed il capo si sono frapposte (fine pagina 5) (inizio pagina 6) strutture esterne quali cuscino, piumone, ecc.., che nel corso del meccanismo lesivo hanno evitato l’impatto tra corpo contundente e cute.
Nel caso di Lorenzi Samuele la scheletrizzazione della calotta cranica mette in evidenza la presenza di fratture di vario tipo: fratture lineari, fratture stellari, depresse e circondate da fratture circolari.
Ora, per una maggior comprensione di tale complesso fratturativi mi sia concesso ricordare che:
le fratture lineari solitamente sono espressione di impatti a bassa velocità con ampia area di contatto fra il capo e l’oggetto.
Le fratture circolari sono invece espressione di aumento della velocità di impatto ed azione della forza su un’area più ristretta, ancorché più prominente; si formano, così, fratture complete ed incomplete che circondano il punto di impatto. Il meccanismo è quello dell’introflessione centrale e del rigonfiamento periferico.
Le fratture stellari sono espressione di una velocità enormemente aumentata e di un punto di impatto notevolmente più ristretto. Sono quasi
sempre presenti insieme alle fratture circolari che ne delimitano l’area depressa. Sono altresì espressione di un punto di applicazione circoscritto, quale, ad esempio, uno spigolo od una grossa punta.
Ciò detto abbastanza genericamente circa le caratteristiche delle lesioni, sia cutanee che scheletriche, dovendo ipotizzare ragionevolmente quale possa essere stato il mezzo che le ha prodotte, non si può che rilevare come lo stesso, assolte alcune caratteristiche generiche: facile impugnabilità, relativa maneggevolezza, presenza di margini acuti e spigoli vivi, non possa essere identificato in un mezzo ben preciso ma bensì possa essere compreso in una vastissima gamma di strumenti idonei a ledere, che possono diventare armi proprie o improprie, momento in cui vengono utilizzati per offendere: ad esempio manganelli o bastoni o mazze, per ciò che concerne le armi proprie, martelli, soprammobili, strumenti per l’uso domestico, quali armi impropriamente usate.
L’esame necroscopico, inoltre, ha permesso di affermare senza alcuna ombra di dubbio che l’imponente traumatismo del cranio ha determinato, soprattutto in relazione allo sfacelo fratturativi, lesioni a carico di importanti formazioni vascolari tributarie degli involucri meningei e dell’encefalo.
Sono state sicuramente lese in occasione dei fatti l’arteria e la vena meningea media bilateralmente, unitamente ai suoi rami frontali e orbitari; sono stati altresì lesi il seno venoso frontale e il seno sagittale, la cerebrale media e i suoi rami frontale e temporale.
Ciò è sufficiente a spiegare la profusa e rapida anemizzazione con comparsa di shock ipovolemico ed “edema cerebrale maligno” a seguito della perdita di gran parte della massa circolante in tempi relativamente brevi.
Sono infatti, queste, formazioni vascolari di importante dimensione ed importante entità di flusso, la cui lesione è in grado di determinare in tempi brevissimi (pochi minuti) perdita di gran parte della massa sanguigna.
Le arterie lese sono situate all’interno dell’ovoide cranico ed hanno sicuramente determinato un’imponente e rapida emorragia che si è drenata attraverso le brecce ossee con uno scolo di sangue irrefrenabile.
E’ ben difficile che stante la loro dislocazione si siano potuti produrre spruzzi con proiezione di sangue a distanza se non di qualche centimetroa seguito della lesione arteriosa stessa.
Di ciò è, infatti, elemento dimostrativo la severa anemizzazione d’organo messa in evidenza all’esame necroscopico: assenza del fenomeno dell’ipostasi, pallore viscerale per ipoperfusione d’organo. (fine pagina 6)
(inizio pagina 7)L’esame in particolare dei polmoni e dell’albero respiratorio a parte dalle alte vie respiratorie, ha messo in evidenza, in modo del tutto incontrovertibile che non vi è stata, nel caso di Lorenzi Samuele, benché minima aspirazione di materiale ematico, ciò sia all’esame macroscopico che istologico.
Materiale ematico frammisto a muco era, invece, presente esclusivamente nello stomaco, in quantità peraltro scarsa, e raccoltosi in quella sede verosimilmente per colatura nel corso di manovre rianimatorie.
In merito a quanto emerso dalle indagini di laboratorio, si deve dire come di nessun aiuto tecnico per l’identificazione del mezzo che ha prodotto le lesioni, sia stata la ricerca di tracce condotta sulle ferite con l’ausilio del SEM e dell’annessa microanalisi.
I dati rilevati sono di scarsa significatività probatoria in quanto innanzitutto bisogna far rilevare come le ferite siano state più volte dilavate: in occasione dei primi soccorsi (dott.ssa Satragni), in ambiente ospedaliero ed anche in corso di esame delle stesse con rasatura dello scalpo).
Le stesse lesioni, poi, hanno subito importante arcano inquinamento ambientale soprattutto in corso di elitrasporto, allorquando vi fu esposizione del corpo del piccolo Samuele a polveri, dal momento che mai l’eliambulanza ebbe a interrompere il movimento delle pale non potendo atterrare acconciamente sul luogo del soccorso.
L’esame microanalitico del fondo delle ferite non ha dato luogo a rilievi significativi in merito al riconoscimento di materiali che potessero dare un preciso indirizzo circa la natura del mezzo contundente.
Si sono ottenuti reperti assai generici come quello del silicio e del ferro: elementi di comune riscontro nelle polveri, ovvero del calcio e del fosforo: elementi che compongono il tessuto osseo.
Non si sono ottenute nemmeno distribuzioni significative sia qualitativamente che quantitativamente.
In un solo caso si è rilevata la presenza di una piccola particella di rame, ma questo reperto è stato giudicato non significativo in quanto eccezionale e non ripetuto in sede di altre ferite che non fossero la numero 12 (tassello osseo).
Lo spettro eseguito, poi, su lama di rasoio Gillette analogo a quello utilizzato per la tricotomia, ha permesso di escludere inquinamento da parte dello stesso mezzo, non rilevandosi tracce sovrapponibili in corrispondenza delle ferite.
Per quanto sin qui discusso, relativamente al quesito ritualmente postomi: cause della morte e mezzi che l’hanno prodotta, in sintesi, rtengo di dover ribadire quanto già in premessa ipotizzato, ovvero che:
Samuele lorenzi venne a morte per trauma cranico aperto di vaste proporzioni con sfacelo traumatico fratturativi del neurocranio, perdita di sostanza cerebrale, imponente e rapida anemia metaemorragica, shock ipovolemico, edema cerebrale maligno.
Così le lesioni sono da attribuirsi all’azione ripetuta di un corpo contundente con le caratteristiche sopra descritte.
Stante la complessità del quadro lesivo, bisogna dire che non è tecnicamente possibile affermare ragionevolmente quanti possano essere stati i colpi che hanno attinto al capo il piccolo Samuele.
Il numero degli stessi-non determinabile tecnicamente-potrebbe essere anche superiore al numero delle lesioni cutanee rilevate (17 ferite), posto che alcune di queste (due almeno) possono essere state determinate dall’azione dell’esposizione del focolaio di frattura.
Sarebbe, pertanto, tecnicamente scorretto affermare un qualsiasi numero di colpi, anche in via puramente ipotetica.
Si può genericamente affermare che gli stessi siano stati “numerosi” ed abbiano attinto il capo del piccolo Samuele con diversa intensità lesiva-forza- e diversa direzionalità, più che altro connessa a movimenti passivi del capo. (fine pagina sette)
(inizio pagina 8) Ancora a proposito delle lesioni riscontrate alle dita della mano, si deve dire come queste rientrino, per sede e caratteristiche, tra le lesioni da difesa.
E’ logico ipotizzare che in occasione del primo o dei primi colpi il piccolo Samuele istintivamente abbia frapposto la mano a difesa del capo fra lo stesso ed il corpo contundente.
Veniamo , ora, a trattare del problema relativo all’epoca della morte, al fine di rispondere il più esaurientemente possibile al relativo quesito.
A tale proposito si deve far rilevare come l’esatta ora della morte di Lorenzi Samuele non è in alcun modo fatto tecnicamente accertabile, nemmeno con la più ampia approssimazione, legata all’utilizzo dei comuni criteri della crono-tanato-diagnostica attualmente in uso, ancorché antichi, e che consentono di determinare l’ora della morte con inattendibili margini approssimativi o addirittura errori sostanziali (Viglino-Debernardi. Minerva Medico-Legale Vol 104 n.3 pg.11 ecc).
Ciò si afferma in quanto l’accesso alla salma da parte del sottoscritto C.T. è avvenuto soltanto alle ore 14,00 circa del 31.1.2002, apiù di 24 ore da decesso, con cadavere conservato in camera fredda, seppur non in frigorifero e in precedenzanon erano stati effettuati rilievi di qualsivoglia natura in merito alla determinazione dell’epoca della morte.
Sgombrerei, pertanto, il campo della discussione dalla possibilità di poter in alcun modo, direttamente o indirettamente, ipotizzare un’ora precisa di morte pur con ampia forbice probabilistica di alcune ore più o alcune ore meno.
E’ possibile, invece, fatte le doverose premesse, con buona verosimiglianza, attribuire un lasso di tempo cronologico alla sopravvivenza tra le patite lesioni e la morte confrontando i dati che emergono dall’esame necroscopico con quelli che emergono da affermazioni testimoniali.
A meglio chiarire quanto verrà successivamente detto a tele proposito, mi sia consentito un breve excursus al fine di intenderci circa il termine MORTE, sia da un punto di vista puramente biologico che medico legale.
La sequenza dei diversi eventi permette di classificare la morte in fasi che vengono definite: fase “della morte relativa o morte clinica” e successivamente fase della “morte assoluta”.
La fase della “morte relativa” è quella in cui, nonostante l’avvenuta cessazione di tutti i fenomeni vitali fondamentali (attività nervosa, circolatoria e respiratoria) sono possibili, in conseguenza di vaneggiamento o manipolazioni del cadavere più o meno finalizzate alla rianimazione, fenomeni di REVIVESCENZA che possono anche essere interpretati come fenomeni vitali, soprattutto dal profano o da chi non è aduso a tecniche rianimatorie e che sono relativi al loro manifestarsi alla maggiore o minore tolleranza all’ipossia di vari organi ed apparati, sia per specifiche caratteristiche che per fatti contingenti.
E’ da tale possibilità che prende origine la “RIANIMAZIONE”, ovvero il mantenimento pur in presenza di una morte cerebrale di alcune funzioni vitali con finalità di trapianto d’organo.
Alla “morte relativa” segue, poi, dopo qualche tempo, una fase di morte assoluta dove i fenomeni di reviviscenza non sono più possibili.
Lo studio ed il trattamento dei gravi traumatismi del capo ha introdotto la necessità di una (fine pagina 8)
(inizio pagina 9) identificazione e classificazione dello stato di coma, delimitando i confini della reversibilità o meno dello stesso, in relazione ad una una definizione e diagnosi di morte.
Fu proprio nell’ambito di una classificazione a scale del livello di coma che si giunge alla definizione di “comadepassè” che successivamente fu meglio definito dalla scienza e dalla legge MORTE (cerebrale), ovvero una condizione “areattiva non risvegliabile” del soggetto.
Una linea di demarcazione fra MORTE e vita, è fissata oggi dalla classificazione in uso corrente dei comi relativo alla Glasgow Coma Scale.
Il punteggio 3 attribuito secondo tale classificazione ad un paziente è sinonimo, nella fattispecie, di MORTE dell’individuo.
Ciò premesso, ritornando al caso in esame, al fine di determinare con buona approssimazione il periodo cosiddetto si sopravvivenza alle lesioni del piccolo Samuele, sarà opportuno interpolare elementi incontrovertibili che emergono dall’esame della salma con dati di ordine testimoniale contenuti in atti.
L’esame autoptico ha messo in evidenza, incontrovertibilmente:
1. l’assoluta imponente anemizzazione, responsabile sicuramente di uno shock ipovolemico e di un conseguente edema cerebrale
2. l’assoluta assenza di aspirazione di materiale ematico a fronte della presenza di sangue dalla bocca e nel faringe. Assenza di aspirazione di materiale ematico sia microscopicamente che istologicamente rilevato.
3. fuoriuscita dalle lacerazioni cutanee e dalle brecce craniche di parenchima cerebrale sotto pressione con aspetto “a pomata” o a “dentifricio”.
4. presenza di infiltrazione ematica a carico di alcune lesioni alla superficie profonda del cuoio capelluto ed a livello delle fasce della galea, nonché alle dita della mano sinistra.
Tali elementi depongono per una durata della vita, o comunque per una presenza di fenomeni vitali assai breve, appunto, ad una imponente e grave anemizzazione, alla presenza di edema cerebrale maligno con verosimile incuneamento del tronco encefalico ed abolizione delle relative funzioni.
Le dichiarazioni testimoniali sono per alcuni aspetti in contraddizione con gli incontrovertibili elementi che emergono dall’esame eseguitola tavolo anatomico.
Altri elementi testimoniali, sia in modo diretto che indiretto, permettono invece di formulare concrete ipotesi circa la presenza o meno di certi fenomeni ritenuti vitali.
Dalle informazioni testimoniali rese da Franzoni Anna Maria il 30.1.2002 “…ho tirato giù la coperta e l’ho visto in un lago di sangue, che respirava affannosamente, era pallido…ho iniziato a vedere che c’erano chiazze di sangue dappertutto…guardandolo, poi, ho anche visto che da un lato della testa era uscita materia cerebrale. Poi ho visto su uno dei due occhi, cioè l’occhio destro, che c’era una ferita mentre sull’occhio di sinistra c’era una lesione che scendeva dalla fronte…”.
Dalle informazioni testimoniali del 30.1.2002 rese dalla dr.ssa Ada Satragni: “…appena giunto ho trovato il bambino collassato, in una pozza di sangue, conuna ferita importante a livello dell’osso frontale sulla parte destra. Una lesione molto importante aperta, da cui uscita della materia cerebrale…ho lavato il viso del bambino e gli ho fatto un’igniezione di cortisone sottocute…l’ho portato fuori a braccia, in quel momento il bambino perdeva molto sangue che cadeva a terra…io non convinta, divedo che poiché nei bambini non vi era ancora saldatura completa del cranio, potrebbe essersi trattato di una implosione…”.
Ancora, in data 31.1.2002, emerge da informazioni testimoniali rese da Satragni Ada: “lo stesso (Lorenzi Samuele) si presentava disteso sul letto, supino, immobile, gemeva sommessamente ed era parzialmente coperto…il viso era completamente imbrattato di sangue, il cranio era imbrattato di sangue, erano visibili di primo acchito due importanti ferite aperte, una sulla fronte a livello del lobo frontale del (fine pagina 9)
(inizio pagina 10) cranio da cui emergeva la massa cerebrale e l’altra a sinistra con partenza dall’occhio…ho preso anche in mano la testa del bambino per sentire se c’erano lesioni sul retro…ho effettuato un controllo della bocca, anch’essa nell’interno sporca di sangue, tuttavia le mascelle erano serrate, difficilmente distanziabili, mi sono accertata che la lingua non fosse retroflessa nel cui caso avrebbe reso più difficoltoso il respiro, ma la lingua era in sede, appoggiava sulla parte linguale delle arcate dentarie. Il bambino non era dotato di alcun movimento spontaneo. Gli occhi erano socchiusi…”
Ancora Satragni Ada il 27. 2. 2002: “…il piccolo Samuele si trovava sul letto, supino, con le braccia distese lungo il corpo, la testa un po’ sul bordo inferiore del cuscino e un po’ sul materasso…soprattutto il volto e la testa erano una vera e propria maschera di sangue che rendeva irriconoscibili i tratti del bimbo.. non ricordo se ho udito proprio in quel frangente il bambino gemere, ma ritengo di si, poiché subito mi sono fatta passare da Anna Maria la comunicazione che avevo capito essere in corso con il 118…poiché Anna Maria mi aveva inizialmente parlato di perdita di sangue dalla bocca, ho controllato questa rilevando che mascella e mandibola erano serrate e che la lingua poggiava sulla superficie linguale delle arcate…ho notato che seppure i denti fossero insanguinati, non vi era fuoriuscita di sangue dalla bocca. Le operazioni che vi ho descritto le ho effettuate indossando i guanti chirurgici..”.
Informazioni testimoniali resa da Iannizzi Leonardo, medico del
Sempre Dr. Iannizzi in data 22.2.2002: “…visitavo subito il bambino e vedevo la profonda ferita sopra l’occhio dalla quale fuoriusciva materia cerebrale, il bambino comunque era stato pulito. Subito ho pensato ad un evento traumatico…chiedevo, quindi, che cosa era successo e la dr.ssa Satragni molto agitata mi rispondeva che forse poteva essere un aneurisma…appena giunto ho cercato di verificare se rispondeva agli stimoli pizzicandolo sulla faccia e sul corpo. Non rispondeva nulla. Aveva il respiro molto lento anche se c’era, serrava la bocca. Era in stato comatoso ma ancora respirava. Ho quindi iniziato le pratiche di soccorso ponendolo su un lato, inserendo una cannula per evitare la retroflessione della lingua, e quindi somministrando ossigeno l’abbiamo prelevato portandolo sull’elicottero…durante il tragitto ho sentito che il bambino perdeva tonomuscolare, non riuscivo più ad avvertire il polso carotideo…continuavo le manovre di rianimazione sino a quando ho consegnato il bambino all’unità di rianimazione all’aeroporto..”.
Orbene, se il piccolo Samuele avesse avuto, secondo che testimoniato, la benché minima valida attività respiratoria (anche per pochi atti), e se, sempre per quanto testimoniato, vi fosse stata presenza di materiale ematico in orofaringe o a livello degli orifizi respiratori, vi sarebbe comunque stata un’aspirazione ancorché minima, di tale materiale, stante le condizioni di assoluta perdita di coscienza, ma ciò non è stato evidenziato all’esame autoptico.
E’ incontrovertibile, infatti, il fatto che il piccolo Samuele non abbia aspirato sangue ed è pertanto certo che l’attività respiratoria si è precocemente arrestata prima che materiale ematico potesse ostruire orifizi respiratori ovvero colare all’interno del cavo oro-faringeo.
Quanto affermato, pertanto, nelle dichiarazioni testimoniali circa la presenza di una valida attività respiratoria pur in presenza di materiale ematico è in contrasto con il dato oggettivo del mancato riscontro di aspirazione di sangue, oltre che è in contrasto con l’inequivoco reperto di edema cerebrale maligno con fuoriuscita forzata di parenchima cerebrale.
Invece, i dati testimoniali mettono in evidenza due aspetti che, indirettamente rilevabili, permettono importanti considerazioni:
-dalla testimonianza del dr.Iannizzi emerge come lo stesso abbia introdotto nella bocca di Samuele Loranti una cannula di Guedel. E’ questo, uno strumento in uso in rianimazione al fine di ovviare alla (fine di pagina 10)
(inizio pagina 11) caduta all’indietro della lingua ed evitare, così, così l’ostruzione del retrofaringe. L’introduzione di detto strumento in soggetti “vivi” è intollerato e provoca l’incoercibile riflesso faringeo del vomito, riflesso che scompare insieme al riflesso laringeo e carinale per impegno del tronco encefalico.
-Secondo rilievo di grande importanza è quello relativo al fatto dell’assoluta mancanza del fenomeno della tosse. Fenomeno, questo, che è sempre presente in soggetti con il minimo ingombro delle alte vie respiratorie. Nessun testimone che ha assistito ai primi soccorsi del piccolo Samuele ha mai riferito a proposito di un minimo colpo di tosse.
Ancora, la maggior definizione del complesso lesivo completata dagli esami istologici e dall’esame del cranio scheletrizzato consente di sgombrare il campo anche dai più prudenti, tenui dubbi probabilistici inizialmente esposti in corso di anticipazioni all’Ill.mo Sig.P.M., circa il fatto che il fenomeno della morte si fosse definitivamente espletato in corrispondenza o al momento di primi soccorsi.
Sicuramente, quindi, sulla base di quanto completamente discusso si può affermare ragionevolmente che al momento in cui la dr.ssa Satragni ebbe a prestare i primi soccorsi al piccolo Samuele, questi era sicuramente “morto”, ovvero era in una condizione di cosiddetta “morte relativa”, di cui alla premessa.
Successivamente, in occasione delle manovre di soccorso possono essersi instaurati fenomeni di revivescenza’, che comunque non erano
Caratterizzati da atti respiratori validi, altrimenti si sarebbe avuta aspirazione di materiale ematico, anche solo a livello delle alte vie respiratorie.
L’assenza di riflessi del tronco encefalico, sinonimo di morte a tutti gli effetti, è testimoniata, poi, da quanto riferito dal dr.Iannizzi allorquando non è stata rilevata risposta riflessa all’introduzione nel cavo orale e faringeo della cannula di Guedel, fatto che avrebbe dovuto essere rilevato qualora fosse stata presente una benché minima condizione di vitalità.
Diagnosi di morte certa è da ammettersi allorquando viene affermato dai soccorritori il cosiddetto codice 4, ovvero la classificazione GCS 3.
Nessun dubbio o perplessità di sorta, quindi, nell’affermare che all’arrivo della dott.ssa Satragni il piccolo Samuele si trovava in una condizione che a tutti gli effetti può essere definita MORTE.
Non è peraltro possibile escludere che le manovre di soccorso e manipolazione del piccolo cadavere (ad esempio compressione del torace, ipertensione del collo…) abbiano dato luogo a fenomeni di “REVIVESCENZA” che nell’emozione del momento possono anche essere stati interpretati quali fenomeni vitali senza averne le caratteristiche peculiari.
Per quanto riguarda, quindi, il “timing” della morte in relazione ad una possibile sopravvivenza alle lesioni mi pare corretto ipotizzare che la graduale cessazione dei fenomeni vitali: in primis l’attività neurologica, poi l’attività respiratoria e cardiocircolatoria, si sia determinata in un lasso di tempo approssimativamente intorno ai 10-12 minuti.
Tale teorica affermazione richiede, poi, a sua volta una ragionevole approssimazione in eccesso o in difetto di alcuni minuti (circa 5), ciò per lasciare soprattutto alla variabilità che si incontra comunemente nel determinare il fenomeno della morte. In sintesi, allo specifico quesito circa la cronologia del decesso del piccolo Samuele, ritengo si debba ragionevolmente rispondere nel termini seguenti:
1. l’ora del decesso non può essere determinata nemmeno con criterio di mera verosimiglianza, non avendo a disposizione dati tanatologici attendibili per lo scopo. Infatti, il piccolo cadavere è andato incontro a seguito delle lesioni riportate a rapida ed impostante anemizzazione, è stato sottoposto a sbalzi termici di rilievo in occasione dei soccorsi ed è stato conservato in camera fredda per più di 24 ore dal decesso.
2. Per quanto determinato dal riscontro autoptico, si deve dire come nessun atto respiratorio valido sarebbe stato eseguito dal piccolo Samuele in presenza di materiale ematico all’interno del cavo orofaringeo. (fine pagina 11)
3. (inizio pagina 12) Il piccolo Samuele non presentava neppure segni di vitalità al momento dei successivi soccorsi, in quanto vi era assoluta assenza di riflessi faringo-laringei e bronchiali (riflesso della tosse e alla stimolazione del retrofaringe).
4. Ragionevolmente, con la dovuta prudenza, si può ipotizzare una sopravvivenza della durata di circa 10-12 minuti quale periodo di tempo di riferimento teorico in cui il fenomeno della morte si sarebbe definitivamente espletato. Tale affermazione necessita, peraltro, di ulteriore ragionevole approssimazione, stante variabilità del fenomeno morte.
5. In alcun modo non può essere seriamente determinato, dal punto di vista cronologico il momento preciso della morte, per quanto discusso.
Sulla base di quanto significato e discusso, in risposta ai proposti quesiti ritengo si debba rispondere, in sintesi, nei termini seguenti:
Samuele LORENZI venne a morte per trauma cranico aperto di vaste proporzioni con sfacelo traumatico fratturativi del neurocranio, perdita di sostanza cerebrale, imponente e rapida anemia metaemorragica, shock ipovolemico, edema cerebrale maligno.
Le lesioni sono da attribuirsi all’azione ripetuta di un corpo contundente che presenta le seguenti caratteristiche:
-facile ed agevole impugnabilità
-rigidità
-di buona consistenza
-dotato di margini acuti rettilinei e spigoli vivi.
Stante la complessità del quadro lesivo non è tecnicamente possibile affermare ragionevolmente il numero di colpi che hanno attinto al capo il piccolo Samuele. Nell’esame in corso sono state rilevate numero 17 ferite che presentano inequivocabilmente le caratteristiche peculiari delle ferite lacero-contuse.
L’esatto momento del decesso di Lorenzi Samuele non può essere ragionevolmente determinato, neppure con criterio di mera verosimiglianza, anche se fosse stato possibile utilizzare la consueta criteriologia applicata alla crono-tanato-diagnostica.
Per quanto emerso dal riscontro autoptico, l’assoluta mancanza di aspirazione di materiale ematico consente di escludere atti respiratori validi in presenza di ingombro degli orifizi respiratori, ovvero del cavo oro-faringeo da parte del suddetto materiale.
Per quanto discusso, si deve affermare come al momento dei soccorsi Lorenzi Samuele presentasse assoluta assenza dei riflessi faringeo, laringeo e bronchiali e uno stato di coma irreversibile rapportabile al punteggio 3 della Glasgow Coma Scale.
Ragionevolmente si può ipotizzare una sopravvivenza della durata di 10-12 minuti, quale periodo di tempo di riferimento teorico in cui il fenomeno della morte sarebbe evoluto.
A tale affermazione va aggiunta doverosamente un’approssimazione di circa 5 minuti in più o in meno stante la variabilità del fenomeno morte.
Ciò per quanto dovuto.
Prof. Francesco VIGLINO
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