rendo pubblico tutto ciò che vi hanno impedito di conoscere

Eccomi

Utente: AgnesePozzi
Nome: Agnese Pozzi
un medico, un'illusa, un'utopista, un'idealista, una deficiente alla fine... in questo mondo di "furbi" DISCLAIMER: Ai sensi dell'art. 5 l. 22 aprile 1941, n. 633, i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche italiane e straniere non sono coperti da diritti d'autore. Sono invece riservate l'elaborazione e la forma di presentazione dei testi stessi, nonché le massime associate alle pronunce giurisprudenziali. I documenti pubblicati non rivestono carattere di ufficialità. Si declina ogni responsabilità per eventuali errori ed omissioni. in base alla legge n. 62 del 07.03.2001,questi blog non sono una testata giornalistica; sono aggiornati con discontinuità e sono ospitati da una piattaforma di blogging gratuita.Resta salvo il diritto di satira, di critica e di espressione del libero pensiero. Le immagini reperite sul web devono considerarsi di pubblico dominio; quando possibile è citata la fonte; quelle personali, se sul mio blog e per essere salvate, devono avere il mio permesso e ne è comunque vietata la riproduzione parziale o totale a fini di lucro.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

20 anni di storia italiana
500 pagine infami
agnese pozzi cogne enigma svelat
altre versioni via damelio
ancora parlanti
ancora su contrada
angelo falcone
articolo lorenzetto e replica
black out cognitivo
bravo giovanni falcone
caccia allo sbirro
cara anna maria franzoni
cara palombelli
carlo parlanti
caro neurochirurgo
caro viglino
cassazione cogne
certi pissicolochi
chiaromonte
cogne cvd
colonnello garofano
congresso 118
contrada
contrada archiviazione
contro il randagismo
curiosi di retroscena
da basile a vizzini
direttore gente
ego te absolvo
enzo parisi
forum gruppi liberali
franzoni
galullos personality
giangavino sulas oggi
giovanni falcone
giraldeschi raggiri
giuseppe fontana
grazie avvocato
http//wwwmedicitaliait
i censoridel 19 luglio
i vicini malmostosi
ignazio dantone
il blog della torri
il caso chico forti in usa
influenza suina
informazione è noi
italia sul 2 piedi in 1 scarpa
keith hering
la7gold
la perizia viglino
la replica al giornale
la storia vera
la vacca ditalia
la voce di megaride
le idi di maggio
letizia noemi & co
lettera a contrada
lettera alla franzoni
lettera aperta di mario giordano
litalia sul 2
mafia e procure
mafia e secondo risorgimento
maledetta estate
mara grazia torri se nè andata
mattanza cani a scicli
mike bongiorno
morire di censura
morrone & co
nel nido degli scorpioni
olindo canali
omaggio a sulas
omaggio ai caduti di kabul
panzanate e varie
pasqua nonostante tutto
pedofilia
queen
radio radicale barcamp
richiesta danni a contrada
ricostruzione
rodolphe gomberg
rodolphe gombergh
telefonata 118
terremoto abruzzo
tiziano scarpa/ torri/cogne
topa topa senette
tortora
toxic
trasfigurazione
travaglio colluso con la mafia
vade retro neurochirurgo
veronica lario-lì lario-là

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

lunedì, 09 novembre 2009
LA LETTERA MORTA DI GIOACCHINO BASILE

Preg.mo sig.
 Dott. Giancarlo Caselli
e.p.c.
Preg.mo sig.
Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano;
 
Preg.mo sig.
Dott. Sergio Lari
 c/o  Procura della Repubblica di Caltanissetta;
 
Preg.mo sig.
Proc. Aggiunto presso la Procura di Palermo
 Dott. Antonio Ingroia.
 
Tutti gl’indirizzi e-mail conosciuti dallo scrivente    
 
“Non troverai mai la verità
se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi”.
(Eraclito)
 
             Caro Giancarlo, nella remota speranza che tu sia veramente ciò che vuoi apparire nell’immaginario collettivo e non quello che i fatti indicano di te quando ti vestono con gli abiti poco onorevoli di quei gravissimi “errori” che dall’anno 1993 al 1997 determinarono la mia morte civile- mercoledì 2 luglio 2003-, affrontai un lungo viaggio per esporti personalmente la solidità del fondato, motivato e documentato sospetto dell’urgentissima strage di via D’Amelio che il 19 luglio 1992, salvò dalla catastrofe giudiziaria Fincantieri ed i suoi servi politici.
            Il movente di quella strage, il volto degli attori ed il triste teatro, che grazie a quella strage mandò in scena l’indegno copione omissivo che salvò dall’olocausto giudiziario le Partecipazioni Statali ed i suoi servi politici, sindacali e criminali, sono esattamente uguali a quelli che dal 1997-2000  realizzarono l’inganno alla giustizia durante la tua reggenza di Procuratore di Palermo.
            Le beffarde conclusioni di quel processo penale, N.9/98 R.G.C.A.-N.3/2000 ed i fatti che in quel tempo ti videro protagonista in ruolo non certamente edificante per la giustizia, si ricollegano ad altri che li precedettero dal 1993 al 1997 che non sono assolutamente conciliabili con l’onore di chi si dice patriota della Costituzione e Magistrato onesto e senza ombre.
            In quel tempo, sapevo già d’essere ostaggio degli indegni tradimenti Istituzionali, ma convivevo pacificamente con quello che ritenevo un inaccettabile dubbio, di cui tu in quegli anni 1993-2000, non potevi avere cognizione; quello scenario mi si rappresentò nel febbraio del 2002.
            Il 2 settembre 1993, a Filaga, - Palermo - insieme a Fausto Bertinotti, Beppe De Santis, il Prof. Campagna partecipai in qualità di relatore in uno dei consessi dello Stage organizzato dalla “Rete” di Leoluca Orlando. Dopo aver ascoltato la mia storia  e la natura dell’impero criminoso che andava pubblicamente in scena già da ben 11 anni contro un uomo solo, circa 168 indignati studenti universitari padovani – tutti i presenti che ospitava il consesso sul tema “legalità e diritti” - si rivolsero direttamente a te indignati per quanto accadeva sotto gli occhi di quella tua Procura.
            In quel momento storico, erano già circa 3 anni che Fincantieri mi pagava gli stipendi senza farmi entrare nello stabilimento navale - dove oltre che lavorare avrei dovuto svolgere il mio ruolo di rappresentante dei lavoratori - confidavo molto nella lettera-denuncia che gli indignati studenti ti avevano spedito a mezzo raccomandata e della quale m’inviarono copia conforme e le ricevute postali in originale.
            In quel tempo la Procura, da più di 6 anni, aveva già avuto notizie delle compromissione fra crimine, azienda e sindacalisti, a mezzo dell’Esposto del 10 maggio 1987 sottoscritto da 120 lavoratori e delle dichiarazioni dei “pentiti” che già dalla fine degli anni 80 dettavano gli organigrammi criminali dei mandamenti della città con specifico riferimento alla famiglia-clan dei Galatolo al porto ed in Fincantieri nella città di Palermo.
            I giornali avevano pubblicato le mappe del potere criminale di ogni singola borgata della città ma “la sordità” di quella Procura, dove i Magistrati onesti morivano per mano mafiosa ed i servi che li avevano isolati e poi traditi li celebravano, costrinse poi noi lavoratori di Fincantieri a formulare e sottoscrivere - l’ultima con 750 firme - denunce alle pubbliche istituzioni, nel tentativo di opporci a quell’imperio sociale, economico- criminale coperto dal vergognoso copione omissivo che vedeva protagonisti Questori, Prefetti e la suprema regia negazionista della Procura di Palermo.
            In quella battaglia di libertà, perduta per l’alto tradimento delle Istituzioni e dei loro servi criminali, politici e sindacali, fu anche chiuso il Giornale Aziendale che si opponeva alla mafia.
            I giornali nazionali, le tv di Stato e quelle private avevano dato nel tempo più volte notizia delle mie denunce e dello scenario che regnava indisturbato dentro lo stabilimento navale di Fincantieri dove gli stessi criminali - agli inizi dell’anno 1989 - erano stati pagati con false fatturazioni dai dirigenti Fincantieri, il 20 giugno del 1989 attuarono poi il fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone e partecipato militarmente alle stragi per uccidere il Dalla Chiesa e Rocco Chinnici. Vedi Sentenza della Cassazione n. 40799 del 19 ottobre 2004.
            Il 2 novembre del 1989, nell’esercizio delle mie funzioni sindacali, chiamai gli operai allo sciopero contro l’arrogante presenza di “cosa nostra” dentro lo stabilimento navale. I lavoratori accorsero in massa ma alle ore 11 direttamente intimiditi, dai dirigenti Fincantieri, dalla accozzaglia sindacale e da Vincenzo Galatolo “vestito nell’occasione” con la tuta blu si arresero alla paura dei mille volti, che avrebbero potuto innescato le ritorsioni, nel lavoro e nelle loro famiglie.
            La stragrande maggioranza dei lavoratori di Fincantieri e delle ditte esterne che si erano uniti a noi, abitavano e vivevano da intere generazioni nella borgata marinara dominata dai Galatolo.
Due mesi dopo, il nucleo criminale dominante nella borgata marinara, fu in parte arrestato grazie all’operazione Big. John. In soccorso di Fincantieri, di “cosa nostra” e della strategia omissiva della Procura arrivò la tempestiva intervista pubblica del ben noto Carlo Vizzini al quale dopo pochi giorni risposi in modo diretto, a mezzo stampa.
            Era il 7 marzo del 1990 ed in risposta al professionista dell’inganno morale ed alla mia pubblica richiesta d’essere ascoltato dalla Procura, i servi del teatro mafioso cominciarono a tessere attorno a me quell’olocausto civile politico economico che avrebbe dovuto distruggere i sogni di un uomo che, al piangersi addosso e maledire continuamente la notte, preferiva donarsi alla speranza di accendere un lumino per squarciare il fitto buio, imposto anche dal protagonismo di quei quaraqquàqua, che agendo per obbligo di coscienza, sanno ingravidare il male, più dei consapevoli vili.
            Tornando a quella lettera – denuncia, delegasti ad ascoltarmi la PM Nicoletta Bolelli che dopo regolare convocazione, incontrai alle ore 17, del 16 dicembre del 1993.
            Quando vuoi, grazie ai miei appunti a futura memoria, sarò in grado rappresentarti tutto con i dovuti e precisi particolari; anche quelli che videro questa PM protagonista nell’infelice ruolo di chi con cento scuse e mille disagi si rifiutò di mettere a verbale quanto dicevo e supportavo con adeguata ed inoppugnabile documentazione.
            La Dottoressa Nicoletta Bolelli, trincerandosi dietro il fatto che di quelle cose dovevo parlare con te, “governò” le mie ragioni di uomo libero fino alle ore 15,40 del 13 luglio del 1995: quando ormai l’inganno istituzionalizzato contro le mie ragioni civili ed ideali, era stato servito e Lei qualche giorno dopo – lunedì 17 luglio – lasciava finalmente quella Procura, con il disagio di chi aveva avuto imposto un ruolo mortificante.
<< Signor Basile, >> mi disse testualmente quella volta la Dottoressa Nicoletta Bolelli, alla vigilia della sua fuga da Palermo << quello che possiamo fare è stilare un verbale in cui Lei chiede di essere ascoltato da Giancarlo Caselli ed un suo Sostituto…>>
Erano passati 2 anni dall’appello – denuncia degli studenti e 19 mesi dal mio primo incontro con la Dottoressa Nicoletta Bolelli e quella fu l’unica cosa concreta che ottenni dopo molte ore di colloqui con quella PM – nei vari incontri tesi a governarmi con l’illusione d’incontrarti – che nel congedarci per sempre mi disse: << signor Basile, ma Lei cosa pensa di ottenere!...>>
<< Dottoressa, >> gli risposi << so perfettamente che solo il buon Dio mi può salvare dall’inferno sulla terra che hanno predisposto per uccidere i miei sogni di libertà. Con il tradimento e l’inganno mi hanno tolto tutto, anche la speranza. Ma non riusciranno a togliere dignità alle mie ragioni di cittadino delle borgate palermitane, ed ai miei ideali di uomo libero da meschine convenienze….>
            Grazie alla “sordità ed alla cecità” della tua Procura mi fu rubato il lavoro e si fece di me un morto civile: per costruire quella sentenza d’Appello dei Giudici del lavoro ci fu bisogno anche dell’infedele patrocinio del “mio amico avvocato” e delle indegne omissioni di Prefetti e Questori.
            Ciò accadeva anche in presenza del fatto che: nell’autunno di quell’anno -1993 – “il pentito” Marco Favaloro quello che per circa un decennio – osservando i miei spostamenti e indagando i miei contatti - era stato uno dei miei diretti e infami carnefici aveva già consentito l’arresto di Salvino Madonia. Ed il 29 novembre, circa 2 settimane prima che fossi convocato dalla Dottoressa Nicoletta Bolelli, a Misilmeri – Pa – con rituale mafioso era stato ucciso Bartolo Fiore, un ex operaio che per ragioni di malattia era poi passato alle mansioni di guardiano Fincantieri: quell’omicidio funzionale alle strategie criminali e aziendali, come da copione mafioso, un attimo dopo fu coperto dal fango infamante degli sgherri aziendali, a cominciare proprio dal quel capo dei guardiani che aveva maggiori responsabilità nella tutela dei beni aziendali.
            In quei due anni, accadde proprio di tutto, anche l’inspiegabile rinuncia della Procura di Palermo a non avvalersi alla mia testimonianza nel Processo a Bruno Contrada: eppure - non ero un mercenario di verità-  avevo una trasparente storia che dettava le vergogne di quella Procura ed avevo dimostrato senza ombra di dubbio –con foto e logica spiegazione planimetrica – l’esistenza di quella “saletta riservata” nel ristorante “il Delfino” indicata dal “pentito” di turno.
            Quella volta diedi la mia piena disponibilità a testimoniare e le foto alla Procura per tre motivi: 1) perché m’indignai dell’arrogante negazione dell’esistenza di “quella saletta” da parte di Bruno Contrada e del proprietario del ristorante; 2) perché quel ristorante era conosciuto anche da moltissimi poliziotti, magistrati e sciacalli di professione “antimafiosi” che stavano in silenzio; 3) perché sentendo forte l’isolamento attorno a me, governato principalmente dai Leoluca Orlando, volevo approfittare dell’occasione per gridare forte che c’ero ancora.
            Pensavo a tutto questo quel 2 luglio 2003 mentre affrontavo quel lungo ed afoso viaggio in treno che da Trieste mi portava a Torino.
            Il giorno dopo, alle ore 11,30 di giovedì 3 luglio, al n. 130 di Corso Vittorio Emanuele II, mentre salivo le scale che mi portarono nel tuo ufficio di Procuratore Generale sito nella scala E, ero certo che la tua reggenza della Procura di Palermo era stata segnata “dalle difficoltà” di quel momento storico (1993-2000) ed avevano scontato “le debolezze legate al Processo Andreotti.”
            I vergognosi “errori” del 1993 che ti riguardano si riconfermarono con rozza  arroganza in difesa di Fincantieri e contro il mio patriottismo di cittadino leale alla Costituzione nel ( Processo N.9/98 R.G.C.A.-N.3/2000 Sent)
            Già nell’estate del 1982 la Procura palermitana, nell’occasione d’un duplice omicidio, avvenuto in via E. Di Blasi a Palermo, aveva utilizzato il “grossolano errore”  del bene informato Alberto Di Pisa per non disturbare quel grumo criminoso di Mafia e Appalti che aveva insediato il suo cuore marcio dentro lo stabilimento di Fincantieri e dentro il Porto di Palermo.
            Da ben 27 anni la mia storia spiega perché tutto si doveva muovere contro i nostri Eroi in quella Procura dominata dall’inganno e dalla calunnia contro la Verità e la Giustizia.
            Quando finalmente un Magistrato – Luigi Patronaggio- degno di tali funzioni e degno collega dei nostri Eroi arrivò alla Procura di Palermo ad esercitare quell’azione penale che diedi vita al procedimento penale a carico di Vito Galatolo, uno dei personaggi dell’omonima famigli mafiosa del quartiere che amministrava Cosa Nostra all’interno degli stabilimenti di Fincantieri a Palermo.
            Il procedimento de quo si concludeva con sentenza di condanna alla pena di anni 6 di reclusione dell’imputato Galatolo per il reato di minacce ed incendio consumato ai danni dell’esercizio commerciale di mia moglie, Messina Rosalia.
            La mia esclusione dalle parti civili credo sia stata una indegna omissione che dovrebbe fare scuola….e tu, “mio caro amico”, eri il capo in quella Procura che costrinse Luigi Patronaggio ad accettare un provvisorio posto di Pretore a Bagheria in attesa di adeguata sede alla sua alta professionalità.
            Fu così che la calunnia contro la Giustizia, la Verità e la speranza dei siciliani onesti fu rimandata in scena in quella Procura che in ogni caso e non casualmente aveva il tuo volto. 
“Non sono altro che falsi apostoli, che lavorano con inganno e si fingono apostoli di Cristo. Non c’è da meravigliarsene, visto che anche Satana finge di essere un angelo. Quindi non è strano che i suoi aiutanti fingano di essere apostoli che lavorano al servizio di Dio che salva. Ma la loro fine sarà ”degna delle loro opere”.
( 2 Corinzi 11,13-15 )
            Grazie alle indegne omissioni di quella tua Procura che aveva il volto di Vittorio Teresi e di altri attori che al momento devo definire invisibili, Fincantieri da indegna complice dei criminali venne anche risarcita in qualità di vittima dei fatti di reato successivamente accertati.
            Ancora oggi spero però che tu possa giustificare “i pesantissimi errori” che ti riguardano perché di certo non potevi sapere che i protagonisti di quel triste teatrino omissivo erano gli stessi attori che per recitare lo stesso copione dei tuoi giorni ebbero bisogno di un’infame strage che determinasse l’uscita di scena di un uomo di valore, di un Magistrato vero, di Paolo Borsellino.
            Fincantieri è il volto dello Stato che dominò nell’area portuale anche gli appalti, ben più importanti avviati dopo la mareggiata del 1973, riguardanti il riassetto e le importantissimi opere portuali che in quasi vent’anni di gestione “predatoria” inghiottirono migliaia di miliardi delle vecchie lire di fondi statali ed Europei (alla fine degli anni 90 avevano già stravolto totalmente tutta la costa che va dal porto, passa da Marina di Villa Igea e si ferma all’Arenella non disdegnando di affondare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e speciali e amianto prodotti dall’azienda…. quest’ultimi sempre gestiti “da cosa nostra”, sempre sotto l’occhio “distratto” della Guardia Di Finanza, della Guardia Costiera, Dell’Ente Porto..).
            L’arrogante volto delle Partecipazioni Statali, in concorso con altri dentro il porto di Palermo, utilizzò le funzioni di garanzia di “cosa nostra” per tracimare letteralmente in funzione privatistica, le enormi risorse economiche, messe in campo dalla comunità Europea, dai governi nazionali e quelli regionali, nella produzione delle nuove costruzioni, nelle riparazioni e nelle trasformazioni, nelle ristrutturazione interna, nella costruzione dei Bacini in muratura.
A questo punto credo che legittimamente si posso gridare forte che Luigi Patronaggio fù molto, ma molto più fortunato di Paolo Borsellino.
            Mio caro – spero - amico,
            prova per un attimo a pensare alle dimensioni della catastrofe giudiziaria che si sarebbe innescata se i soliti infami non avessero predisposto immediatamente la strage per uccidere Paolo Borsellino, che in quel momento storico era praticamente l’uomo più credibile del Paese. Lui era l’uomo che poteva saldare la sua onesta e leale determinazione a tre importanti fattori: l’esser degno servitore della nostra Costituzione; la determinazione a voler vendicare civilmente la morte del suo unico vero amico Giovanni Falcone, di cui ben intuiva che il movente della morte s’annidava dentro il cuore marcio dei grandi appalti e della corruttela politica; la consapevolezza che, grazie a Gioacchino Basile di cui ben conosceva la storia, ora aveva  nelle mani “il grumo marcio” di quel sistema politico mafioso che in Sicilia dalla fine degli anni 70 e fino al 23 maggio 1992 aveva massacrato tutti gli uomini onesti delle Istituzioni.
            La mia storia conosciuta anche attraverso atti parlamentari era già pubblica su tv e giornali nazionali già da almeno 7 anni ed a proposito del grumo compromissorio che mi trovavo a combattere l’avvocato e parlamentare Alfredo Galasso su Micromega 1/91 scriveva:
«È stata criticata, in questi anni, anche a sinistra, la tendenza a privilegiare la via giudiziaria nella lotta antimafia e si è più volte, sempre a sinistra, sollecitata un’iniziativa di massa contro il sistema di potere mafioso. Eppure, in questa occasione, un operaio del cantiere navale, tradizionale roccaforte della classe lavoratrice a Palermo, è stato lasciato solo, è stato espulso dal sindacato cui era iscritto, proprio nel momento in cui provava a coinvolgere nella lotta antimafia non solo i giudici ma i suoi compagni di lavoro. La pigrizia, l’abitudine all’accomodamento, la caduta dei valori ideali, l’ottusità culturale, forse anche la paura, hanno impedito di cogliere il significato profondo di una denuncia e di una battaglia anche individuale.
           “Mio caro amico”, come puoi ben constatare fin da quel nostro primo incontro voluto da Luigi Patronaggio - autunno del 1996 - sapevo di quelle tue difficoltà che avevano fatto da cornice alla mia morte civile è che - malgrado le stragi - resero campo libero per altri 5 anni alle indegne compromissioni fra Fincantieri, sindacati confederali, politici antimafiosi e “cosa nostra”.
            Per questo quella volta ti regalai il bel romanzo di Maurizio Reggiani, “Il coraggio del pettirosso” edito da Feltrinelli: ti volli lanciare un importante messaggio, che forse non hai colto perché non hai mai letto quel libro dove il romanziere struttura la sua storia, sul sogno quasi impossibile d’un piccolo pettirosso che, seppur ferito ad una ala dagli artigli del falchetto – il re degli uccelli del bosco – a cui aveva osato chiedere la libertà di volare più in alto, continuò a volare in modo buffo sotto gli occhi divertiti degli altri uccelli, del falchetto e dei suoi sgherri….pian pianino e con tenacia, alla fine però riuscì a volare tanto in alto da cagare in testa al re degli uccelli del bosco ed ai suoi servi.   
            Mio caro – spero di vero cuore – amico, in Piazza XIII Vittime a Palermo, alla fine degli anni 80 è stata eretta la calunnia d’acciaio contro la verità: quel monumento in onore dei caduti contro la mafia è la beffa più infame che le Partecipazioni Statali potevano esercitare contro la verità e contro gli uomini delle Istituzioni leali, fino alle estreme conseguenze alla nostra Costituzione. Quella calunnia contro la verità fu montata in quel luogo dai compagni di merenda e dai servi dei Galatolo che subito dopo il completamento della beffa – “lavoro” – andarono a mangiare e bere in una trattoria di pesce al “Borgo Vecchio” per festeggiare il loro potere di assassini e calunniatori. La base, invisibile, di quella calunnia è un pentagono d’acciaio che ha l’anima centrale di circa 60 mm, scalando ai bordi fino a circa 30 mm: per loro disgrazia quella base l’ha composta Gioacchino Basile, che troverà pace solo quando gli onesti di questo nostro Paese abbatteranno quella beffa che ha il volto “delle Istituzioni democratiche” selezionate da quel consociativismo politico, che nei piani del compagno Enrico Berlinguer avrebbe dovuto avere ben altri risvolti morali, culturali, civili e democratici.
            Sono ormai passati ben 6 ani da quel nostro incontro a Torino ma da parte tua non ho visto o udito alcuna iniziativa che volgesse a favore della verità, di qualsiasi verità… anche quella che potrebbe vedermi nelle vesti di calunniatore delle Istituzioni.
            Come ben ricordi nei giorni a seguire per dettarti la mia stima anche in presenza dei fatti sopra citati e del costo pagato ai tuoi errori, nella speranza di vederti emergere da protagonista in difesa della nostra Costituzione, ti scrissi un paio di e-mail che sono rimaste senza alcun riscontro…
            Giancarlo, ancora oggi, malgrado tutto spero ancora che tu non sarai fra quelli che “faranno la fine del falchetto e dei suoi servi.............”.
            Quest’anno la ricorrenza del 19 luglio arriva di domenica e se vuoi può diventare un buon motivo di coraggiosa riflessione per recuperare il tuo valore umano e ideale, svalutato dagli errori.
 
 
 Gioacchino Basile

Lettera del 16 luglio 2009

Postato da: AgnesePozzi a 21:35 | link | commenti

sabato, 07 novembre 2009
LE MANI MOZZATE

 

LE MANI MOZZATE

 

Non venite a raccontarmi fesserie. Alla rapina non ci credo e meno che mai credo ad un rapinatore o ladro che amputa le mani alla sua vittima in uno scatto di rabbia o di follia. Ancora meno credo che il presunto ladro abbia portato con sé le mani amputate per poi derubarle con calma degli anelli. Non regge!

Immaginavo la vittima come mia nonna o mia zia: una dolce e innocua vecchietta, mite, modesta, anche messa male, esteticamente trascurata, provata dalla vita; la immaginavo tranquilla a fare l’uncinetto, a leggere il giornale accanto al caminetto e a dirsi il rosario. Poi  hanno trasmesso le immagini di una donna che nulla aveva a che fare con le connette che conosco  ed ho conosciuto almeno dalle mie parti. Ho visto una donna cotonata, con rossetto e smalto e tanto di scollatura. Una donna matura piuttosto piacente e con il desiderio di piacere probabilmente anche in vecchiaia. Ci sono persone insomma, buon per loro, che non si arrendono al tempo e mantengono inalterata una sorta di civetteria, allenandosi sempre alla seduzione.

 

 

ora, lungi da me l’idea di infangare la memoria di questa poveretta di 84 anni a cui hanno mozzato le mani, ma credo che occorre leggermente scavare nel fango per avere speranza di trovare l’assassino. E credo che questo NON SIA AFFATTO UN FOLLE. In questo gesto terribile e macabro leggo una rabbia inaudita insieme ad un covato sentimento di vendetta. Una vendetta magari covata per anni, tanti anni. Le domande che mi sorgono son queste: la signora potrebbe aver sedotto un ragazzino negli anni passati? Già perché dietro un gesto violento c’è sempre un altro gesto violento. O meglio, viaggiando nel mostro che alberga in ogni essere umano ripenso a quel vecchio porco, amico di mio zio, che tentò di usarmi violenza quando avevo poco più di 6 anni. Evitai il peggio grazie alla mia intelligenza, grazie all’intuizione di un “peggio” che neppure capivo cos’era, grazie all’aiuto di Dio non so: con la scusa di andare a prendere un bambolotto mi chiusi a chiave in una stanza e barricai anche il balconcino che dava su un terrazzo cui si poteva accedere  da un altro ingresso. E attesi mia nonna tremando sotto le coperte e chiedendomi che cavolo voleva quello lì, perché mi aveva afferrato ed aveva tentato di abbassarsi i pantaloni. Lo capii quando ero più grandicella e covai covai e covai una rabbia inesprimibile che si concretizzò nel desiderio di ucciderlo. Probabilmente lo avrei ucciso tagliandogli non solo le mani ma anche l’uccello, se non lo avessi ritrovato, negli anni dell’adolescenza, disfatto e su una sedia a rotelle. La vita per fortuna mia e sua, mi aveva vendicata.  Dunque chissà come mai, nell’ascoltare quella terribile notizia, mi venne in mente la mia esperienza,  e riagganciai quel gesto rabbioso alla mia rabbia di allora.  La vecchietta ha aperto a qualcuno che conosceva. Non c’è stato infatti scasso anche se tutto era sottosopra: scena del crimine immagino impregnata di rabbia, tanta rabbia, solo rabbia. Allora l’assassino occorre cercarlo tra le conoscenze della signora, occorre cercare nelle foto, nelle telefonate, nelle lettere forse, nei trascorsi non esclusi anche famigliari. Ho questa sensazione e chiedo perdono alla famiglia se questa intuizione può offendere loro e la memoria della loro congiunta. Nessun ladro slavo o nordafricano, nessun tossico o delinquente italiano o straniero perpetrerebbe una simile atrocità se non avesse motivi ben più gravi di una rapina. Se non è rabbia è follia pura. Tertium non datur.

 

Agnesina Pozzi

Postato da: AgnesePozzi a 08:26 | link | commenti

mercoledì, 04 novembre 2009
RICORSO AVVERSO DECISIONE CASSAZIONE

normal_contradaviso100108
Studio Legale Lipera
”Avv.Pietro”  
Established 1947
Nel Foro dI appartenenza  Per le Giurisdizioni Superiori
Via Trieste 19 – 95127 CATANIA                                                                                    
Via Attilio Regolo 19
00192 ROMA tel. 095/388331
tel/fax 095/388321                                                                    
tel. 06/32803221 – 32803224 fax 06/32803227
www.studiolegalelipera.it                                                                                                 

e-mail: avvliperagiuseppe@virgilio.it
Avv. Giuseppe Lipera
Patrocinante in Corte Suprema di Cassazione
 

 

 

 
 
Avv. Grazia Coco

 

Avv. Marilisa Prestanicola
Avv. Giuseppe Palazzo                             
Avv. Claudia Branciforti
Avv. Pietro Lipera
Avv. Salvatore Cavallaro
Avv. Salvatore Ficarra
Avv. Grazia Saitta
Dr. Marco Lipera   Psicologo                        
Dr. Patr. Leg. Francesco Preti
Dr. Angelo Catalano
Dr. Antonella Di Giovanni
Dr. Vanessa Belfiore
Dr. Laura Salice
 
Udienza 12/11/09
Ricorso n. 014678/09 R.G.
 
ECC.MA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SETTIMA SEZIONE PENALE
MEMORIE DEFENSIONALI
     Qual difensore di
     BRUNO CONTRADA, ex Dirigente Generale della Polizia di Stato, nato a Napoli il 2/9/1931, persona offesa nel procedimento penale n. 1877/07 RGNR – 521/08 RGGIP, a carico di ignoti in ordine ai delitti di cui agli artt. 368, 371 bis, 372, 326 e 595 c.p,
RICORRENTE
 
Tende la presente memoria difensiva ad evidenziare alcuni aspetti - significativi di questa singolare, e ormai nota e pubblica vicenda giudiziaria - i quali dimostrano la fondatezza e legittimità dei motivi di censura del ricorso proposto evidenziando, la illogicità e contraddittorietà della impugnata ordinanza di archiviazione.
 
Le denunciate violazioni di legge, in relazione agli artt. 409, 410 c.p.p.ed in correlazione agli artt. 412 c.p.p. e 112 Cost., fanno sostanzialmente riferimento al mancato controllo del GIP sulla riscontrata inazione del P.M..  
 
Il Giudice per le indagini preliminari, durante la fase delle indagini, interviene o, meglio, ha il dovere di intervenire in funzione di garanzia in tema di diritti fondamentali, di speditezza del procedimento, di obbligatorietà dell’azione penale e di assunzione anticipata della prova; egli deve rivestire una posizione di terzietà ed adottare le sue determinazioni prescindendo da ogni valutazione sull’andamento e sulla gestione delle indagini, intervenendo solo se richiesto e solo nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge.
 
In linea con tale ruolo di garanzia, è al G.I.P., all’esito delle indagini preliminari, che spetta verificare, in assoluta terzietà, coerentemente con l’impostazione accusatoria del vigente codice di rito, il pieno rispetto del principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale; in altri termini è al G.I.P. che è demandato il controllo sulla “inazione del P.M.”, per garantire sia l’indagato sia la persona offesa da errori di valutazione ovvero opzioni opportunistiche, che potrebbero condurre ad un esercizio discriminatorio dell’azione penale.
 
A garanzia della completezza delle indagini e, quindi, del rispetto del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, sono stati predisposti dal legislatore diversi meccanismi di controllo sulla richiesta di archiviazione avanzata dal P.M.: le indagini coatte e l’imputazione coatta ad opera del G.I.P. (art.409 c.p.p.), l’opposizione da parte della persona offesa (art.410 c.p.p.) nonché l’avocazione delle indagini da parte del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello (arrt.412 e 413 c.p.p.): il tutto – spiega la Corte Costituzionale – in coerenza con il favor actionis radicato nell’art.112 Cost.
 
A norma dell’art. 409 c.p.p. il G.I.P., se non accoglie la richiesta di archiviazione, fissa la data della camera di consiglio, facendone dare avviso al P.M., all’indagato ed alla persona offesa.
 
All’esito di tale udienza il Giudice avrà la possibilità di accogliere, con ordinanza la richiesta de qua ovvero, nel caso in cui non condivida le conclusioni del P.M., potrà indicare ulteriori indagini o disporre la formulazione dell’imputazione. L’udienza camerale, passaggio assolutamente necessario ove il G.I.P. non condivida le conclusioni del P.M. in ordine alla superfluità del processo (ex multis, Cass. Pen. 22.05/18.07.2003 n. 30270 e 20.05/22.06.2004 n.27984), ha la finalità di consentire attraverso il confronto tra le parti una più approfondita valutazione in merito alla necessità di svolgere ulteriori indagini.
 
Il G.I.P., quindi, nel caso in cui ritenga incompleti gli accertamenti svolti, disporrà ulteriori indagini, indicando al P.M. il termine indispensabile per il loro compimento. Tale potere integrativo rappresenta lo strumento più efficace a disposizione del G.I.P. per garantire il concreto rispetto del principio di completezza delle indagini preliminari e, quindi, per dare concreta attuazione al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, fissato dall’art.112 Cost..
 
L’ordinanza di prosecuzione delle indagini è provvedimento ordinatorio ed è inoppugnabile, stante la sua inidoneità a definire il procedimento.
 
Ora, il primo problema che si pone in relazione all’ordinanza prevista dall’art.409, IV comma, c.p.p. è la definizione degli spazi di azione concessi al G.I.P., vale a dire se egli debba limitarsi ad indicare i temi d’indagine da approfondire oppure se possa disporre specifici atti di indagine da compiere. In merito è intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza n.253/91, che, nel respingere il dubbio di costituzionalità dell’art.409 c.p.p. con riferimento agli artt.2, 3, 97 e 112 Cost., ha precisato che l’obbligo per il P.M. di compiere le indagini indicate dal Giudice non è avulso rispetto a quello di compiere ogni attività necessaria per assumere le determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale, ragion per cui l’indicazione del Giudice opera come devoluzione di un tema d’indagine che il P.M. è chiamato a sviluppare.
 
Ciò non toglie, tuttavia, che il Giudice, al fine di evitare che il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale sia vanificato, possa attivarsi ed indicare specifici atti d’indagine per ovviare alle carenze investigative del P.M., fermo restando che quest’ultimo può comunque svolgere anche ogni altra attività necessaria per le determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale.
 
Il P.M., infatti, è senz’altro tenuto ad adempiere all’ordinanza emessa dal giudice (non potendosi configurare un conflitto di competenza tra P.M. e G.I.P. in ordine all’eventuale difforme opinione sulla necessità o meno di svolgere ulteriori indagini, destinato a risolversi o con l’avocazione delle indagini da parte della Procura Generale o con la decisione del G.I.P. di ordinare la formulazione dell’imputazione coatta), sviluppando i temi ivi indicati.
 
Ciò detto è possibile che il P.M. non ottemperi alle disposizioni del G.I.P. (come nel caso che ci occupa) per mera inerzia ovvero perché ancorato saldamente ed ostinatamente all’opinione già espressa sulla superfluità o non praticabilità di ulteriori indagini; in tal caso non sono contemplate sanzioni processuali ed il G.I.P., dovrà soltanto disporre l’imputazione coatta, fermo restando il rischio di un esercizio solo apparente dell’azione penale in ragione degli elementi insufficienti raccolti dal P.M.. Per altro verso resta sempre possibile che il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, al corrente della vicenda in virtù del disposto normativo di cui all’art.409, III comma, c.p.p. (strumentale proprio all’esercizio dell’attività di controllo demandatagli), disponga l’avocazione, al fine di compiere le investigazioni omesse dal P.M..
 
La sopra descritta legittima procedura, ispirata alla incondizionata protezione dell’interesse della parte offesa, è stata violata dalla decisione di archiviazione disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari.
 
Nello specifico, il Dott. Bruno Contrada, al fine di contrastare l’inazione del P.M., ha assolto al suo onere di opponente alla richiesta di archiviazione, formulando in maniera precisissima i temi di indagine o, più correttamente, le indagini suppletive ed i relativi elementi di prova (e segnatamente: sentire i pentiti Gaspare Mutolo ed Elmo Francesco nonché gli Ufficiali dei Carabinieri Canale, Del Sole e Sinico; sentire il Magistrato Dott. Giuseppe Maria Ayala, il quale potrà riferire essendo intervenuto nei luoghi della strage del 19/7/92 ed in quanto a conoscenza della famosa agenda rossa; sentire il Questore dott. Ignazio D’Antone, per riferire sulla vicenda del fallito attentato al Giudice Falcone all’Addaura; sentire il di lui calunniatore M.llo dei Carabinieri Tummino, artificiere intervenuto all’Addaura; acquisire tutti gli atti relativi alla vicenda Addaura; disporre su tutte le richieste istruttorie avanzate dalla parte offesa nel corso del suo recente interrogatorio reso al carcere militare su delega del GIP di Caltanissetta al Magistrato di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere).
 
Dal che consegue che il Giudice era tenuto alla verifica della legittimità della richiesta di archiviazione prendendo in considerazione, nella dialettica delle posizioni delle parti, gli ulteriori temi investigativi e le relative fonti di prova indicati dalla parte offesa.
 
Non è possibile affermare che l’esposto denuncia presentato dal Dott. Contrada nel 2007, e i successivi indicati temi di indagini e relative fonti di prova, difettino dei requisiti della concretezza e specificità.
 
Tali condizioni di legge sopra esposte, e cioè quelle stabilite dall’art. 410 c.p.p., che rendono idoneo l’atto di opposizione all’archiviazione, sono state oggetto di DISCREZIONALE ESTENSIONE e di VALUTAZIONE ANTICIPATA DI MERITO da parte del GIP.
 
Anche in questo riposa l’illegittimità del provvedimento impugnato.
 
L’indicazione dei temi di indagine ben delineati nell’esposto denunzia ed i relativi mezzi di prova richiesti rivivono ancor più in questo preciso momento storico, se letti insieme alle ultime vicende giudiziarie che vedono in questi giorni impegnata la magistratura inquirente siciliana (così si legge nei giornali nazionali da alcuni mesi a questa parte) nel ripercorrere, perché quasi certamente errata, tutta la storia criminale dal 1992 ad oggi e ancor più in particolare il periodo che va dal fallito attentato all’Addaura, alla strage di Capaci fino alla strage di Via D’Amelio.
 
LA LEGGENDA NAZIONALPOPOLARE, ANCORCHE’ METROPOLITANA
 
Verità è che si voleva a tutti i costi che il dott. Ignazio D’ANTONE apparisse come uomo di Contrada (in effetti i due colleghi, funzionari di polizia entrambi, furono gerarchicamente vicini quando negli anni ’70 Contrada era Capo della Squadra Mobile di Palermo e D’ANTONE ne dirigeva una Sezione).
 
Tutto inizia proprio nel 1989, in occasione del famoso attentato all’Addaura (tentativo fallito o minaccioso avvertimento?) alla villa del Giudice Giovanni Falcone, quando D’ANTONE viene indicato come presente nel corso del sopralluogo, nonché come colui che avrebbe fatto scomparire i reliquati degli esplosivi, mentre, tre anni dopo è la volta di Contrada, segnalato addirittura in via D’Amelio alcuni minuti dopo la strage in cui perse la vita il Giudice Paolo Borsellino.
 
Entrambe le insinuazioni, provenienti la prima da un maresciallo dei Carabinieri e la seconda addirittura da due ufficiali dei Carabinieri, però sono risultate false.
 
E’ mai possibile che nessuno si chieda il perché di questa strana e bislacca coincidenza?
 
E’ un causale sincronismo innanzi tutto o c’è dell’altro?
 
E se sì, perché?
 
Perbacco!
 
Questi sono interrogativi legittimi e non solo da un punto di vista strettamente giudiziario (e lo sono, e come se lo sono!), ma anche dal punto di vista storico!
 
Si badi: il maresciallo Tummino riporta soltanto una condanna per calunnia, dopodiché – stranamente - su di lui cala completamente il sipario, non rivestendo più alcun interesse investigativo da parte degli organi inquirenti, mentre per quanto riguarda gli Ufficiali dei Carabinieri, SINICO e DEL SOLE, è bastato semplicemente che gli stessi asserissero che le circostanze da essi descritte sarebbero state riferite da altri.
 
Ma si può ancora credere a questa storiella?
 
E come si fa?
 
D’ANTONE e CONTRADA vengono prima dipinti come corresponsabili di attentati e stragi mafiose, per poi essere totalmente “archiviati e dimenticati”, con una condanna definitiva per mero concorso esterno (tanto vai a dimostrare il contrario); ma quando successivamente si vuol fare chiarezza su fatti decisivi, importanti, eventuali (perché no) tentativi studiati (e forse anche perfettamente riusciti) di depistaggio che li riguardano da vicino, perché si preferisce la pietra tombale dell’archiviazione?
 
E’ legittimo tutto questo?
 
E’ GIUSTO INNANZI TUTTO?
 
Ci si riferisce naturalmente ed inevitabilmente anche alla questione della c.d. gestione dei pentiti, alla presunta trattativa mafia-Stato ed alla presunta collusione di apparati dello Stato con la mafia: tutti temi che sono contenuti proprio nell’esposto denunzia del 2007 presentato da Contrada, ma che, per la Procura della Repubblica di Caltanisetta prima e per il GIP dopo, non meritano nessun tipo di accertamento, di approfondimento al di là della concretizzazione o meno dei reati ipotizzabili a carico di svariati soggetti (pentiti, Ufficiali delle Forze dell’ordine, Ministri della Repubblica e svariate autorevoli personalità di Stato) ai danni proprio del Dott. Bruno Contrada.
 
Ma, si ribadisce ancora una volta, tutte le affermazioni ed i narrati della parte offesa, i quali si riscontrano sia intrinsecamente che estrinsecamente, vengono offerti attraverso la puntuale e comprovata documentazione giudiziaria.
 
Dato questo abbastanza inquietante che però inspiegabilmente non merita, a giudizio della Procura della Repubblica di Caltanissetta, nessuna verifica o iscrizione nel registro degli indagati.
 
Eppure due fondamentali interrogativi richiedevano una doverosa ed ineludibile risposta:
 
Perché svariati soggetti, ognuno in modo … apparentemente autonomo,  hanno accusato (e calunniato quindi) il Dott. Bruno Contrada?
 
E soprattutto perché questi stessi soggetti lo hanno accusato FALSAMENTE?
 
L’elenco degli accusatori, rappresentanti delle forze dell’ordine, della magistratura, del mondo dei pentiti, risulta incredibilmente folto, ma tutti, dicasi tutti, i soggetti indicati sono stati fatalmente “SCOPERTI”: le loro affermazioni si sono rivelate assolutamente calunniose.
 
Perché il Capitano dei CC Umberto Sinico, il Maresciallo dei CC Carmelo Canale, il Maresciallo della P.S. Carmine Mancuso (poi Senatore nella lista della “RETE” e Presidente del Comitato di coordinamento antimafia della Sicilia), il pentito Gaspare Mutolo, il pentito Francesco Elmo, il Dott. Roberto Di Legami, il Capitano dei CC Raffaele Del Sole, il P.M. Luca Tescaroli, il Maresciallo Tummino (il quale accusa, vedi caso, Ignazio D’Antone, amico e collega del Dott. Contrada), i pentiti Pulci e Giuca hanno negli anni accusato FALSAMENTE il Dott. Contrada?
 
Quale impalpabile e programmato “disegno” ha indotto i riferiti soggetti ad esternare le loro fraudolente propalazioni ai danni del dott. Bruno Contrada?
 
Sarebbe stato sufficiente leggere qualche pagina dell’esposto-denuncia di Contrada, insieme agli allegati prodotti e le importantissime dichiarazioni rese dal Dirigente Generale della Polizia di Stato al Magistrato di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, per rendersi subito conto dell’ assoluta inconsistenza (GIUDIZIARIAMENTE PROVATA) di tutte le accuse mosse dai vari soggetti di volta in volta menzionati, i quali negli anni, per motivi che a noi naturalmente sfuggono, lo hanno continuamente colpevolizzato di fatti, circostanze, comportamenti, azioni, collusioni e quant’altro di ignobile possa mai macchiarsi un servitore dello Stato.
 
Risulta persino intuitivo supporre che una così vasta concentrazione e laborioso affastellamento di calunnie e menzogne nei confronti di un eminente esponente della Polizia di Stato avrebbe potuto ben celare una “collettiva” azione delittuosa, volta e preordinata a screditare in modo irreparabile la reputazione del Dott. Contrada, allo scopo (ovvio e consequenziale) di ottenere la “quadratura del cerchio”, la prova dell’assoluto coinvolgimento del Funzionario di Polizia negli affari di Cosa Nostra, per meglio corroborare l’assunto accusatorio che ha prodotto la sentenza di condanna per concorso esterno.
 
Talché appariva lecito attendersi, prima da parte della Procura della Repubblica e successivamente da parte del GIP, a fronte delle specifiche direttrici investigative scrupolosamente indicate dal CONTRADA nel suo esposto, che vi fosse l’interesse preminente a sviscerare ogni singolo elemento di questa ancora oscura vicenda, al fine di chiarire una volta per tutte il senso ed il significato della manovra demolitrice posta in essere dai soggetti sopra menzionati nei confronti del ricorrente.  
 
Ed invece l’esposto in parola (redatto dal Contrada col suo stile da ex “sbirro”, cioè un vero e proprio rapporto di polizia giudiziaria, con tanto di documenti allegati) è rimasto lettera morta: non è stata verificata nessuna, dicasi nessuna, circostanza narrata dalla parte offesa con dovizia di particolari.
 
Si è assistito ad un triste e sporco gioco, dove tutti (coloro indicati nell’esposto) hanno, con tanto meschina quanto spregiudicata consapevolezza, collaborato alla realizzazione di un vero e proprio castello degli orrori giudiziari.
 
Anche per tali superiori ragioni, riteniamo che sia stato violato il diritto della parte offesa: le condizioni di cui all’art. 410 c.p.p. non sono suscettibili di discrezionali estensioni, né possono consistere in valutazioni anticipate di merito ovvero in prognosi di fondatezza.
 
Con la conseguenza che eventuali ragioni di infondatezza dei temi indicati nell'opposizione non possono costituire motivo legittimo di inammissibilità dell'opposizione, neppure ove attengano ad una valutazione prognostica dell'esito di quella "investigazione suppletiva" e delle relative fonti di prova indicate dalla parte offesa.
 
La suddetta conclusione non può essere considerata una mera superfetazione della pratica procedimentale in ragione di un (malinteso) senso di economia processuale (“i fatti sono coperti da prescrizione”!!!), ovvero poiché comporterebbe un appesantimento del procedimento di archiviazione in conseguenza di una sovrabbondante partecipazione, né il principio affermato può essere stigmatizzato per un'inutilità funzionale dal momento che il provvedimento di archiviazione rimane comunque esposto a caducazione a seguito della riapertura delle indagini (art. 414 c.p.p.), con soddisfazione anche degli interessi della parte offesa.
 
Invero, la suddetta critica non può apparire condivisibile alla luce del reale significato dell'intervento del giudice nel rito di archiviazione, volto a legittimare l'inazione del pubblico ministero, rispetto al quale l'apporto della parte offesa può riuscire di indiscutibile e necessario rilievo.
 
Il principio di legalità, "che rende doverosa la repressione delle condotte violatrici della legge penale, abbisogna, per la sua concretizzazione, della legalità del procedere", a garanzia del principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge.
 
Il rito dell'archiviazione, pertanto, mira ad "evitare il processo superfluo senza eludere il principio di obbligatorietà ed anzi controllando caso per caso la legalità dell'inazione".
 
Ma è fin troppo evidente che non siamo di fronte ad un processo superfluo!
 
Le implicazioni che discendono dal sistema dilatato della "giurisdizione di garanzia", voluto dal vigente codice di rito, escludono che il controllo del giudice debba essere circoscritto all'interno dei confini tracciati dalla notizia di reato come delibata dal pubblico ministero, come se la richiesta si modellasse in funzione di una specifica domanda, dovendo il GIP più ampiamente apprezzare se, in concreto, le risultanze dell'attività compiuta nel corso delle indagini preliminari siano esaurienti ai fini della legittimità del non esercizio dell'azione penale.
 
Le ipotesi di reato, infatti, tracciate dal P.M. potrebbero non essere le sole ravvisabili: ma l’assoluta inattività della Procura, seguita anche da una mancanza di imputazione coatta da parte del GIP od avocazione delle indagini da parte del Procuratore Generale, non ci consentono di ipotizzare altre figure delittuose, magari ad oggi non coperte dalla prescrizione e magari anche rivelatrici di ben altro disegno criminoso.
 
Escluso qualsiasi potere di dilatazione o di apprezzamento di merito, riservato alla fase procedimentale di decisione sulla richiesta di archiviazione, il GIP – ai fini dell’accoglimento dell’opposizione alla suddetta richiesta del P.M. - era tenuto a deliberare se la parte offesa avesse adempiuto all'onere impostole di indicare "l'oggetto dell'investigazione suppletiva" e "i relativi elementi di prova".
 
Ebbene è stato invero dimostrato come, nel caso in specie, i temi di indagine e i relativi elementi di prova siano pertinenti, e conseguentemente inerenti rispetto alla notizia di reato, nonché  rilevanti, e quindi dotati potenzialmente di quell'incidenza concreta sulle risultanze dell'attività NON compiuta nel corso delle indagini preliminari.
 
Non solo quindi l'ambito di deliberazione del giudice è circoscritto al riscontro dei requisiti predetti, pur alla luce della significazione dinamica ad essi conferita dalla norma in ragione dello sviluppo procedimentale nel senso sopra chiarito, ma ogni valutazione di merito anche apoditticamente enunciata - come sembra essere la mera locuzione "investigazioni irrilevanti" con la quale si postula una valutazione prognostica di merito - non può avere ingresso nella verifica dell'idoneità dell'atto introduttivo.
 
Enunciati i suddetti principi, si sostiene che, in relazione al proposto ricorso, il giudice delle indagini preliminari ha dichiarato inammissibile l'opposizione perché le indagini suppletive richieste apparivano "manifestamente irrilevanti e superflue".
 
Orbene, tale locuzione è a ragione apodittica, risolvendosi in una formula assertiva di interdizione all'accesso dell'opposizione nel procedimento di archiviazione.
 
D'altra parte, mentre il termine "superflue" sta a significare una sovrabbondanza delle questioni dedotte tale da configurare l'inutilità delle medesime (nella parte in cui risultano sovrabbondanti), e pertanto postula una comparazione tra gli elementi indicati (non escludendone comunque la rilevanza), la locuzione "manifestamente irrilevanti" riassume sinteticamente un giudizio di non importanza delle investigazioni, il quale nei suoi termini argomentativi richiede almeno una succinta articolazione dialettica di relazione rispetto al risultato delle indagini eseguite per poter assumere un valore significativo.
 
Ma è anche vero che il giudizio di irrilevanza delle "indagini suppletive" non può non essere correlato ai "relativi elementi di prova", che la parte ha diligentemente indicato nell'opposizione, proprio perché tali elementi conferiscono concretezza e specificità alla investigazione suppletiva richiesta con l'opposizione stessa, in relazione ad un determinato oggetto della denuncia.
 
Orbene, la disarticolata ed apodittica enunciazione contenuta nell’ordinanza di archiviazione, pretermettendo qualsiasi considerazione delle investigazioni suppletive pur indicate, nonché delle fonti di prova diffusamente dedotte in modo assai particolareggiato, non fornisce adeguata e specifica motivazione – secondo corretta legittimità - della disposta interdizione all'accesso nel procedimento dell'opposizione della parte offesa.
 
Peraltro, sembra cogliersi dall’intero contesto del provvedimento di archiviazione che l'irrilevanza – almeno nel meccanismo logico seguito - sia conseguita da un'anticipata valutazione del merito della notizia di reato, sulla base di una impostazione giuridica delle questioni, che pur l'opposizione intendeva porre in discussione.
 
L'impugnata ordinanza, in accoglimento delle censure di legittimità dedotte con il ricorso, va pertanto annullata,.
  
Con ossequi.
 
      Roma 4 novembre 2009
Avv. Giuseppe Lipera
 
        
                
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Postato da: AgnesePozzi a 21:17 | link | commenti

martedì, 03 novembre 2009
dalla collaborazione megaridea

 
 
Post n°1253 pubblicato il 02 Novembre 2009 da vocedimegaride
 
Tag: AldaDianaNatuzza
ADDIO DONNE
di Agnesina Pozzi
Il primo novembre s'è portato via in un colpo solo tre donne che incarnavano il mito della poesia, della preghiera e della ribellione.
Natuzza Evolo, una mistica che ha trascorso una vita, da quando era adolescente, a rivivere sulla sua pelle la passione di Cristo. Sanguinava durante la settimana santa e il suo corpo si riempiva spontaneamente  e miracolosamente di immagini sacre disegnate col sangue. Era analfabeta ma parlava in aramaico, greco antico, latino. Parlava con i vivi e con i morti e del suo corpo ha fatto un tempio di Dio sulla terra. Ha portato conforto, conversioni, fede, buone azioni. Con le offerte che i pellegrini le lasciavano ha costruito una casa di riposo per anziani. Ha fatto del bene.Con lei è morta la sua sofferenza e certamente sarà beatificata.
natuzza
Diana Blefari, brigatista morta suicida in carcere. Depressa e sola; forse sconfitta, arresa, pentita. Sicuramente disperata, al punto da impiccarsi in cella. Anche la sua vita è stata segnata dal sangue, ma era sangue innocente. Colpevole certamente ma privata del diritto di essere curata. Con lei è morta la consapevolezza delle azioni di lotta e l'assunzione delle responsabilità da questa derivanti, quando la lotta non si ferma alle idee ma cerca strada con le pistole e gli omicidi. Certamente non sarà beatificata ma compresa e forse perdonata.
diana blefari
Infine Alda Merini, l'incarnazione della poesia, della follia, della vita a tutti i costi nonostante le violenze  sul suo corpo, sulla sua mente, sulla sua anima, la maternità negata, l'internamento in manicomio, la sua solitudine, la sua povertà. Con lei è morto il 900 poetico, il canto contemporaneo all'amore sgangherato.
alda merinialda
Tre donne paradigmatiche su cui riflettere. Riposino in pace
nota:
Diana Blefari: Occorre una difesa civica dei diritti nelle carceri italiane In relazione alle recenti tragiche morti dei detenuti romani, Diana Blefari e Stefano Cucchi, il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) Corrado Stillo ha dichiarato: “Si assiste sempre più spesso ad un degrado quasi inarrestabile della vita negli istituti penitenziari italiani. Suicidi, violenze, sovraffollamenti, fanno delle carceri italiane delle palestre di illegalità quotidiana, dove il compito di rieducazione, di reinserimento, di avvio al lavoro, di formazione del personale viene meno a causa di restrizioni finanziarie che si riversano, inevitabilmente, sui più deboli. Alle eclatanti promesse del Governo che poco tempo fa affermava l’imminente avvio dei lavori per la costruzione di nuove carceri per 20.000 posti noi, come Associazione per la tutela dei Diritti, invitiamo il Ministro Alfano a fare meno provvedimenti ad personam, sconfessati poi dalla Corte Costituzionale, e ad occuparsi seriamente delle condizioni da terzo mondo in cui si svolge la vita carceraria italiana. Invitiamo anche le Regioni a nominare, sulla base delle competenze, veri Difensori Civici nelle carceri in tutto il territorio nazionale, per garantire il rispetto della Legge e dei diritti costituzionali e per evitare il ripetersi di fatti come quelli degli ultimi giorni, che offendono la reputazione dell’Italia in campo internazionale”.
Contatto per i giornalisti: Corrado Stillo Cell.  340 2191692  340 2191692 Tel.  06 3389120  06 3389120
 
 
 
 
 
Post n°1249 pubblicato il 29 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 
DO YOU REMEMBER?
di Agnesina Pozzi
A Marzo del 1978 la Polizia perquisisce tutti gli appartamenti di via Gradoli 96, tranne quello affittato da Moretti. Avendo trovato chiuso e senza inquilino...se ne vanno.
I primi giorni di Aprile del 1978 Romano Prodi ha la bella idea di fare una seduta spiritica ed ottenere così la rivelazione che Aldo Moro si trovava a GRADOLI. Indagarono nel comune di Gradoli in provincia di Viterbo, senza esito
Dopo qualche giorno, sempre nell' Aprile del 1978, Moro era ancora sequestrato, e si scoprì, grazie ad una perdita d'acqua in un  appartamento di via Gradoli 96, che quello era proprio il covo delle BR, affittato da Mario Moretti
moro
Un anno dopo, nel settembre 1979 Vincenzo Parisi, futuro capo del SISDE acquistò l'appartamento.
parise
Fiduciario di Vincenzo Parisi era un tale Domenico Catracchia, amministratore dello stesso immobile ed anche professionista di fiducia del SISDE. Nello stesso palazzo decine di appartamenti erano sede di  società nei cui organici figuravano fiduciari del SISDE e le BR, che avrebbero potuto scegliere un posto qualunque a Roma, s'insediarono, guarda caso, proprio in un "covo" del SISDE. Un covo nel covo.  A Settembre del 2009 Francesco Fonti, 'ndranghetista di calibro offre una testimonianza sconvolgente e tra le tante cose che fa emergere, racconta di essere anche entrato in contatto, ai tempi del rapimento di Moro con il "Cinese" uno appartenente alla banda della Magliana che gli disse: "lo sanno tutti che Aldo Moro è lì".
Il SISDE deviato era solito entrare in contatto con la malavita, ed anche stipulare con questa patti scellerati.  Il SISDE deviato depisterà anche le indagini sull'assassinio di Borsellino e farà ricadere  colpe su Bruno Contrada che invece del SISDE rappresentava l'eccellenza e la parte onesta. Bruno Contrada aveva fatto uno "sgarro" imperdonabile: aveva dato un contributo decisivo a smascherare i fratelli Salvi, ex poliziotti appartenenti al SISDE deviato della banda della 1 bianca. Al servizio dei Servizi deviati (scusate il bisticcio di parole) c'è anche  un tale Paolo Bellini  sfuggito  per trent'anni alla cronaca ma non  ad uno a cui piace ancora fare il giornalista che si chiama Giovanni Vignali, il quale ne offre un quadro esaustivo ed inquietante sul suo libro, IGNORATO DALLA STAMPA E DAI MEDIA, "La Primula Nera"Ed. Alberti.
marrazzo
Molti interrogativi continuano a restare senza risposta, compreso questo: Piero Marrazzo, ma porca miseria, nessuno ti giudica per carità, ma proprio in quella maledetta via Gradoli, tanto "attenzionata" dovevi andare a farti i casi tuoi, tu giornalista apprezzato prima ancora che politico? Proprio  in quel maledettissimo appartamento? Ma si può essere più pirla?
 
 
 
 
Post n°1248 pubblicato il 27 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 
E LE SCRIVEREMO FINO ALLA NAUSEA...
BRUNO CONTRADA, BRUNO CONTRADA, BRUNO CONTRADA, BRUNO CONTRADA:
vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna!
contrada
Brutti bastardi, volete che Bruno Contrada crepi per poi sciorinare la sua innocenza, la sua rettitudine, la sua fedeltà allo Stato, e dargli anche una medaglia al merito, fargli i funerali in grande con tanto di bandiera e lacrime di coccodrillo...
L'ultima notizia è che è stramazzato al suolo con una crisi ipertensiva ed è stato portato all'ospedale in stato di shock. Dovrebbe fare un intervento di angioplastica e i suoi nemici sperano che resti sotto i ferri, brutti schifosi. Appena in grado di parlare ha voluto tornare a casa, quella povera casa popolare che si è fatta regalare da qualche mafioso più scemo di lui, più corrotto di chi l'ha giudicato, con una requisitoria che è durata due giorni di chiacchiere fatte di niente, da nessuna prova concreta contro di lui.
E' disinformato e in malafede chi dice che avrebbe chiesto la grazia. NIENTE DI PIU' FALSO, perché sta invocando disperatamente l'EUTANASIA. Ammazzatelo dunque, abbiate il coraggio di ucciderlo fisicamente e piantatela di torturarlo facendo finta di applicare una giustizia che non sapete neppure dove sta di casa;  e  infine liberatelo una volta per tutte da questa vergognosa prigionia, prigioniero a casa, prigioniero delle sue malattie, prigioniero della sua dignità, prigioniero dei giudici, prigioniero dei mafiosi assurti ad eroi, prigioniero di questo Stato non di Diritto, ma Di-storto.
 Agnesina Pozzi
 
 
 
Post n°1247 pubblicato il 27 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 
48672girata.asp
bersaglio

hanno detto ai poliziotti che li arrestavano, i tre ragazzi minorenni (e minorati  socialmente) che hanno sparato all'insegnante Rita Rovera a Torino...così per gioco; sparare a caso sulla gente col grande rischio di causare danni permanenti e invalidanti. Davvero a questi tre stronzetti non si può fare nulla?  E a quelli che hanno ustionato, sempre per gioco, un loro compagno? E Diego, suicidatosi perchè ragazzo speciale e studente eccellente per il mobbing subito a scuola, nessuno se lo ricorda? Davvero dobbiamo rassegnarci al fatto che in  questa società debbano vincere sempre ipeggiori, i prepotenti, i violenti, gli imbecilli, gli asini, i criminali, i violentatori? COSA FARE? E' giusto che lo Stato dia messaggi d'impotenza verso la delinquenza in erba, al punto da rimettere nella società gente che avrebbe bisogno del vecchio "isitituto" di "correzione" della loro minorazione sociale?  Bisognerebbe abbassare la soglia di punibilità a 14 anni perchè la pericolosità di certe convinzioni personali, maturate  sia nella famiglia che nella società,  comincia anche prima di 14 anni ed è difficilmente trattabile se non con un grande impegno delle istituzioni e di tutta la società civile. Questi ragazzi occorre madarli d'obbligo  a lavorare subito nelle fabbriche, costringerli ad assistere persone moribonde e  bambini handicappati, metterli a zappare la terra con una palla di 10 quintali al piede; non si può dare loro solo una pacca sulle spalle, un rimbrottino, proteggerli perchè "di ottima famiglia" o perchè il loro DNA  causa un conflitto tra le proprie convinzioni e il contesto in cui vivono (questa è l'ultima trovata allucinante), se appartengono ad un'altra razza e così autorizzarli a fare quello che gli pare...tanto nessuno potrà fare loro NULLA.  E' questo NULLA che sconvolge e una società civile non può e non deve accettarlo passivamente; lo stesso NULLA che ho percepito con orrore ascoltando anche quanto affermavano alcuni cittadini di Ascoli Piceno i quali difendevano i violentatori e insultavano la ragazzina di 16 anni  lì violentata "perchè era stata con un'altro prima" "perchè era una poco di buono" "perchè erano bravi ragazzi e lei no" ed altre assurdità del genere.

ragazza violentata
Cari buzzurri con-Terronei ma non vi vergognate di non schierarvi dalla parte della ragazza violentata e quindi dalla parte della sua LIBERTA' di scegliere a chi accompagnarsi senza essere costretta (dopo la sbronza procuratale) a  subire la violenza dei soliti "4 ragazzi per bene"? Ma la volete finire? Mi piacerebbe tanto che le vostre figlie, nipotine e sorelline fossero violentate per vedere se  manterrete le vostre assurde difese degli aggressori.
di Agnesina Pozzi
 
 
 
 
Post n°1246 pubblicato il 26 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 
 
CHI BEN COMINCIA E' A META' DELL'OPRA
di Agnesina Pozzi
E Bersani ha cominciato benissimo. Stamattina ho avuto la bella notizia: le sue affermazioni.

perché la Costituzione

parla DI PARTITI,
NON DI POPOLO".
BERSANI
Eh già! Ma..il vecchio compagno  Peppone Bottazzi  dov'è finito? Nel dimenticatoio? Pur nella sua cialtroneria parlava di "casa del popolo" e non di succursale di partito, quando si riferiva alla costruzione di quel luogo agognato (e combattuto da Don Camillo) in cui avrebbe dovuto riunirsi la gente che lo votava. Magari Peppone considerava POPOLO solo IL SUO POPOLO VOTANTE ma era già qualcosa. Non sarà che la parola "popolo" ormai fa quasi orrore a chi è passato dalle fabbriche agli Yacht, dai jeans al cachemere, dalle canne ai sigari?
Eh già! Perché ci si dimentica che la Costituzione, fino a prova contraria, serve a regolamento e salvaguardia della DEMOCRAZIA; e che la parola   DEMO-CRAZIA   significa governo, potere, comando DEL POPOLO ma nel senso che dovrebbe essere il POPOLO a governare attraverso la rappresentanza che democraticamente ha eletto (ma non con delle primarie-farsa). Democrazia non è un gruppo di oligarchi statalisti  a comandare, governare, dirigere il popolo attraverso un Partito che fa i suoi sporchi giochetti  dirigenziali, economici e strategici.
Se Bersani ha cominciato con questo bell'exploit..stanno freschi quelli che non sono iscritti al Partito Democratico o a nessun partito, in quanto resteranno un branco di pecore sullo spiazzo,  pecore in libertà, cioè allo stato brado.
Auguri, ma soprattutto complimenti,  Kompagno Segretario!
 
 
 
 
Post n°1244 pubblicato il 24 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 
di Agnesina Pozzi
Uau! Che trasgressione tra gli integerrimi. E chi l'avrebbe mai detto? Certo è che nessuno si azzarderà a giudicare, puntare il dito, condannare. Perché mai? Il bello della democrazia è questo: ciascuno col suo corpo e del suo corpo può fare ciò che gli pare.
sircana
 
dino boffo
 
marrazzo
 
Scusate tanto ma a pensarci bene.. tutto ciò m'arrazza!
Silvio, ma non sarà che anche tu, zitto zitto, sotto sotto..
TRANS-GRADISCI ...eh?
 

Postato da: AgnesePozzi a 05:05 | link | commenti

mercoledì, 21 ottobre 2009
ABOLIAMO L'ARTICOLO DELLA COSTITUZIONE

 

<object type="application/x-shockwave-flash"
data="http://www.firmiamo.it/flash/46860black.swf" width="468" height="60"
id="flaMovie">
  <param name="movie" value="http://www.firmiamo.it/flash/46860black.swf" />
  <param name="quality" value="medium" />
  <param name="bgcolor" value="#99CC33" />
  <param name="FlashVars"value="host=www.firmiamo.it&url=aboliamolarticolo1dellacostituzione" />
  <p><a href="http://www.firmiamo.it/aboliamolarticolo1dellacostituzione">Sign for ABOLIAMO L&#039;ARTICOLO 1 della Costituzione</a></p>
</object>
 
 

Postato da: AgnesePozzi a 07:42 | link | commenti

martedì, 20 ottobre 2009
NON C'E' PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE

 

NON C'E' PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE

Pubblico volentieri la lettera che Gioacchino Basile, Sindacalista della Fincantieri, inviò a Salvatore Borsellino. E pubblicherò anche il comunicato stampa che ha mandato a moltissimi giornalisti, insieme alle loro mail (sono pubblicati nel commento  sotto l'articolo perchè il post non accettava gli indirizzi così com'erano..). Voglio proprio vedere chi si deciderà ad ascoltare quest'uomo che sta conducendo DA SOLO una battaglia per la verità, esattamente come noi di Megaride la stiamo combattendo per la verità su Bruno Contrada. Le denunce di Basile sono destabilizzanti, chiare ma i soloni dell'informazione...convocano il figlio di Ciancimino piuttosto che lui. Temo, caro Gioacchino che non ti ascolteranno: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...oppure, fanno gli indiani...oppure fanno gli scemi per non andare in guerra..) Leggete per avere un'idea delle cose che sostiene e poi ne riparliamo. (Agnesina Pozzi)

 

Lettera aperta  di Gioacchino Basile a Salvatore Borsellino

 

Da un confuso e sterile Salvatore Borsellino, ho ricevuto la seguente e-mail " La giustizia negata", al quale dopo attenta riflessione e nell'unico intento di fargli riprendere la vera strada che porta verso la Verità, rispondo con la lettera aperta , con la speranza che lui la pubblichi sul sito: www.19luglio1992.com e che i riceventi la facciano viaggiare online, nella speranza di stimolare l'onore degli onesti e fare uscire il nostro Paese, dalla palude dei sinistri silenzio di quel potere, che ha il volto di quelle istituzioni politiche che governavano il nostro Paese nell'anno 1992!!!. Gioacchino Basile

Salvatore,

la tua delusione e’ figlia delle vostre debolezze e dei vostri errori…e forse non solo quelli: per meglio capire e farmene una ragione, oltre alla rivalutazione delle parole dei comuni amici, mi è bastato rivedere l’intervista a quella tv privata qui allegata in link pubblicata su “you tube” il 2 agosto 2007:http://it.youtube.com/watch?v=t1iskljs1ra.  La scoraggiante intervista nella quale chiedevi di non esser ripreso in viso, fu davvero rivelatrice!.. Mi delusero molto anche le allusioni nei confronti di Dell’Utri e Berlusconi che, a quanto mi consta, con le stragi del 1992 non c’entrano proprio nulla.  La loro innocenza non emerge solo da quasi un decennio di pesanti ed infamanti indagini, ma dalla piena consapevolezza che il tuo "coraggio” ti ha fatto affermare che: Cosa c’entra dunque con quello Stato, Berlusconi ed il suo entourage imprenditoriale?  Perché, mi chiedevo, in quel tempo, Salvatore si contraddice?  Perché lancia il sasso e poi nasconde la mano offendendo l’immagine onorevole di quel cognome che è già figlio della storia del nostro Paese!!!  La paura è un fatto umanamente legittimo ma solo se interpretata, con l’adeguata dignità. Se i parenti degli eroi hanno il diritto a tale manifestazione, credo sia anche giusto che non tendano le mani “a quegli onori politici” dal volto ingannevole e mercificante, che ubriacano la giustizia ed uccidono la verità!!! Salvatore, in questa circostanza voi somigliate a quei parenti di Gesù, i quali dopo la Sua Resurrezione, pretesero onori e gratificazioni senza averne mai avuto i meriti. L’illuminante indagine storica di Padre Danielou svela una forte analogia fra voi e quei parenti: <> (S. Paolo; Edouard Dorme). Dopo ben sei anni di denunce, ed anche in presenza del fatto che, ben conoscete le difficoltà ed i costi umani ed economici, che sono stato costretto ad affrontare nel tentativo di sconfiggere “le incomprensioni della magistratura”, non avete ancora avuto il coraggio di chiedere ufficialmente l’apertura di un fascicolo richiamando la notizia di reato ipotizzata dallo scrivente in modo, che si indaghi sui fondati, logici e motivati sospetti, che ho fino ad oggi inutilmente esposto in tutte le sedi Istituzionali. Voi avete invece affidato “la vostra sete di giustizia” a quelle incerte piste, che, se non sono del tutto infondate, per certo sono risultate poco consistenti edannose nella ricerca della verità

perchè basate su dichiarazioni di veri o presunti pentiti.

In buona sostanza avete fin ad ora fatto il gioco di quelli che Oscar Wilde definisce i protobugiardi (i teatrini dell’antimafia), che attraverso frammenti di verità costruiscono prodotti editoriali, storie lacrimevoli, “pentiti di grande affidabilità analitica (sic.), teatrini mediatici, e compensi politici per vestire di vero la menzogna di Stato, e uccidere la speranza di verità e giustizia.  A tale proposito voglio ricordarti l’immediata risposta della Procura di Caltanissetta, a quella tua lettera aperta, ospitata da tutta la stampa nazionale, che ovviamente si guardò bene di pubblicare la parte in cui ti rivolgevi a me: il pescatore che ti aveva portato alla luce dopo ben dieci anni di rassegnazione, come proprio tu, in occasione di pubblici incontri, hai affermato!!! <> fu la pronta risposta a mezzo stampa di quella Procura alla tua lettera aperta! L’epurazione della mia citazione, la riapertura mediatica delle indagini ed i cinque “pentiti” di giornata, furono quel chiaro segnale, di cui t’avvisai in tempi non sospetti, da interpretare come un contentino in attesa che maturassero altre stanchezze ed “altre scelte umane e familiari”!!

Salvatore, non e’ stato forse così?!!! ora siete delusi?!!! perchè dovrei crederci?!!!  Io credo che se volevate veramente un processo dove potevano affiorare tutti gli elementi utili all’illuminazione dello scenario che vedeva imputato Arcangioli, nel quale è stato coinvolto anche quel Magistrato (lui nega) che è il principale protagonista del mio legittimo e granitico sospetto, dovevate costituirvi parte civile nel Proc. Penale, perché, come tu ben sai, dalle mie parole, quel Magistrato ha già detto cose non vere(sic.), sotto il vincolo del giuramento nelle aule giudiziarie!!! Come mai, pur avendo consapevolezza, che tuo fratello è morto nella convenienza dello Stato che ha il volto del potere politico dell’anno 1992, quando i processi riguardano persone comuni vi costituite parte civile e quando, invece, gli imputati sono “uomini delle istituzioni” non manifestate quel fervore idoneo a mettere in difficoltà, “le sbagliate concezioni esecutorie” dei magistrati?!!!  L'agenda rossa e la borsa di tuo fratello Paolo sono importantissimi indizi che, in modo oggettivo, costituiscono il mio motivato, documentato e fondato sospetto!  Il processo contro il colonnello Arcangioli avrebbe visto necessariamente il coinvolgimento di Vittorio Teresi in qualità di testimone, con ipotizzabili clamorosi sviluppi!!! Chi volesse comprendere l'importanza del contenuto di quella borsa e di quella agenda rossa dovrebbe cercare la copia del fascicolo-esposto che consegnai a tuo fratello Paolo la sera del 25 giugno 1992 presso la biblioteca comunale di Palermo: come vedi, Salvatore, questi sono fatti!!!Quell’esposto per esser ucciso dalle indegne omissioni, non aveva solo bisogno della morte di tuo fratello che gli aveva dedicato particolare e giusta attenzione ma, doveva addirittura sparire!!! Manfredi m’ha assicurato che non ha mai trovato fra i documenti di suo padre l’esposto dossier. Eppure tuo fratello Paolo, quella sera, dopo averne visionato il contenuto, mi chiese se potevo lasciargli quella copia!!! Vidi nei suoi occhi balenare l’interesse dell’investigatore e tale circostanza, mi fece intendere di aver raggiunto il mio obiettivo: quello di finalmente suscitare l’attenzione delle istituzioni circa quanto già da circa 10 anni denunciavo pubblicamente!!! << è Lei Gioacchino Basile? Il sindacalista del cantiere navale?>> mi chiese, come quello che finalmente aveva trovato qualcosa che cercava da tempo!!! Egli, come me, non si fidava di quella Procura e per tranquillizzarmi mi disse testualmente: << Domani mattina spedisca immediatamente questo esposto a mezzo posta raccomandata alla Procura di Palermocon avviso di ricevimento. Anche se non ho la delega su Palermo, potrò farlo nella qualità di Procuratore aggiunto!!!>>  I fatti che seguirono confermano il suo diretto interesse: il 16 luglio 1992 venni sentito quale persona informata sui fatti dall’infastidito PM Vittorio Teresi che, quando citai tuo fratello, mi disse: <> Altro che politica…(sic.)Dopo circa due ore in cui argomentavo i fatti già riportati nel dossier consegnato al dott. Borsellino, il dott. Teresi, che nell’occasione della verbalizzazione si avvaleva dell’opera di altro Sostituto Procuratore al quale dettava il mio racconto, faceva omettere alcune mie affermazioni rassicurandomi con le parole ”avremo modo di farlo dopo” per poi concludere la fruttuosa audizione con un:<< si e’ fatto tardi, ci rivedremo presto!!!>> Non lo rividi più!!! Quel 16 luglio con Vittorio Teresi ed il suo collega verbalizzammo fatti che facevano emergere in modo indubitabile le compromissioni di Fincantieri e di esponenti del sindacato, con quel gruppo militare di “cosa nostra” che oltre alle tante carneficine attuate contro gli uomini delle istituzioni, aveva anche attuato il fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone!!!! Salvatore, se continuate ancora a far finta di non capire di cosa stiamo parlando, allora lo griderò forte:

<< dovete vergognarvi!!!>>

Quel maledetto 19 luglio 1992, appresa la notizia, insieme al lacerante dolore, sentii farsi largo l’inganno ma non volli crederci. Non potevo accettare lo scenario emerso dieci anni dopo!!!  Rividi Vittorio Teresi a distanza di 6 anni (autunno 1998) e solo dopo, che altro Magistrato, degno di tale ruolo, fu costretto e non credo pacificamente a lasciare la procura di Palermo per far posto, all’uomo delle omissioni, che poi le continuò ad esercitare nell’interesse di Fincantieri! <> gli chiesi quella volta a Bologna <>  <> mi rispose, col fare di chi aveva subito delle interferenze superiori… Fra Gioacchino Basile ed il Sostituto Procuratore Generale Vittorio Teresi non e’ difficile affermare chi sia il più credibile: Gioacchino Basile non ha mai mentito o detto cose non vere… Vittorio Teresi sì!!! Lo ha fatto a Caltanissetta, da persona offesa ed in qualità di testimone che ha prestato giuramento di dire la verita!!! Per capire, basta solo leggere i fatti così come documentati negli atti giudiziari ed in quelli dell’indagine condotta dalla Commissione Antimafia la cui relazione veniva approvata all’unanimità!!! la mia serena verità non ha bisogno del veleno dei pentiti per affermarsi anche contro “le sbagliate concezioni esecutorie della magistratura”!!! In questa ulteriore e poco edificante pagina di storia giudiziaria entra in scena prepotentemente anche Giancarlo Caselli:…ci sono diverse circostanze che mi lasciano molto perplesso quanto al suo atteggiamento, che a me piace definire ancora “suoi errori”. Spero che, egli stesso, leggendo questa missiva, chieda ai suoi colleghi di voler chiarire in modo cristallino.  Bisogna entrare nel merito dei fatti e guardare il volto di quelli che s’avvantaggiarono dell’immediata uscita di scena di tuo fratello che non e’ morto per fare l’interesse del milanese, di qualche lurido politico o degli infami criminali, ma di quel Governo e di quei politici!!!  Di quello Stato che aveva il volto di quel Governo e dei suoi finti oppositori che hanno fin qui utilizzato tua sorella per ubriacare la verità e ridurla a “serva delle debolezze umane”!!!! Perchè non chiedete ufficialmente chiarimenti sui fatti al dott. Vittorio Teresi ed a quella Procura di Palermo?!!! Molto semplicemente, basterebbe partire dal verbale che lo scrivente, il dott. Teresi ed altro suo collega formarono intorno alle ore 12.15 del 16 luglio 1992; basterebbe che un Magistrato, degno di tali funzioni, aprisse un fascicolo con la notizia di reato relativa a quanto da me dichiarato e dalla quale deve, per necessità, deve scaturire la verità.  Se quelle che appaiono ai miei occhi come omissioni, e lo affermo con serenità e convinzione alla luce dei fati esposti in questa mia, non trovassero giustificazione razionale e credibile, allora quello deve giudicarsi il movente e quelli sono i protagonisti che agirono nell'interesse della mafia che ha il volto delle istituzioni, per salvare Fincantieri.  Quando i magistrati formulano “capi d'imputazione fuorvianti”, quali, ad esempio, quello sul concorso in associazione mafiosa nei confronti di "uomini delle istituzioni",agevolano un percorso giudiziario destinato a concludersi sempre con l'assoluzione degli indagati perché, dai loro incrociati “non ricordo” e dalle loro menzogne, nessuno potrà mai dedurre l’esistenza di compensi o vantaggi criminosi ottenuti da "cosa nostra" per il semplice fatto che, processualmente, tali fatti, su cui si basa la tesi accusatoria, non vengono provati!!!  Esistono invece le veloci carriere istituzionali (e forse non solo quelle) di coloro che, seppur avessero sbagliato in buona fede, avrebbero dovuto essere destituiti dalle funzioni istituzionali, quantomeno per incapacità professionale!!!! Per la mafia che ha il volto delle istituzioni quelle imputazioni sono il miglior modo per seppellire la verità e costruire "quelle verità giudiziarie" che liberano definitivamente i suoi fedeli sgherri dalle pesanti responsabilità penali: in questi casi, il capo d’imputazione dovrebbe essere, << l’alto tradimento alla Costituzione ed ai valori dello Stato democratico in concorso con quelli che !!!>> L'errato capo d'imputazione (speriamo che sia errato in buona fede) e l’innaturale concepimento di quel portato, lungi dal rischiarare con la luce della verità i fatti, addensano ulteriori nebbie su una giustizia resa impotente. "Quegli uomini"(sic.) sono innocenti alla luce di quella giustizia impotente: hanno eseguito ordini istituzionali. Ove, per contro, condannati, la giustizia non sarebbe certo quella equa, in quanto tale circostanza sarebbe dovuta solo al fatto di aver eseguito il “lavoro sporco” per conto di quello Stato che non potrebbe esimersi dal condannare chi ha palesemente ha violato le norme penali”. Il rozzo consociativismo di filosofia prodiana (sic.) fa emergere sempre il partecipante a quella seduta spiritica che, indicando in “Gradoli” il luogo di prigionia di Aldo Moro, a mio avviso, ne segnò la condanna a morte.  Ma questa è solo una mia malvagia cattiveria; almeno, in cuor mio, lo spero!! Di certo, però, dopo quella seduta spiritica Romano Prodi ne ha fatta di carriera nei palazzi del potere. A proposito hai mai letto il libro inchiesta, “Corruzione ad alta velocità” edito da Koine e scritto da F. Imposimato, G. Pisauro e S. Provvisionato?!!  Tornando a Palermo, ti ricordi degli otto pubblici ministeri che all’indomani della strage chiesero ed ottennero le dimissioni di quel prefetto e di quel questore che avevano perentoriamente ignorato le montagne cartacee delle relazioni di servizio dell’ufficio scorte, lasciando cosi ai criminali via libera nell’organizzare l’infame attentato…  Quei magistrati furono accontentati immediatamente da quel ministro degli interni (il nostro stimatissimo Nicola Mancino) il quale prontamente li “punì” entrambi con le promozioni di rito; il prefetto fu trasferito a Firenze ed il questore a Roma!!!  Il promotore “di quella sterile” ribellione (gli 8 pm) fu il dottor Vittorio Teresi.Anche "u dutturi" che, a mio avviso giustamente, si professa innocente dal capo d'imputazione che lo vuole amico o servo dei mafiosi, il giorno successivo la strage di via D'Amelio fu nominato (dal nostro Amato e stimato Nicola Mancino oggi a capo del C.S.M.) coordinatore delle indagini sulle stragi mafiose!!! Chi meglio di Bruno Contrada poteva controllare le indagini per conto di quelle istituzioni (sic.) su quell’anomala strage??!!!  Poi le cose precipitarono e lo dovettero offrire in olocausto, vittima sacrificale sull’altare di quella verità Giudiziaria che si fa calunnia nei confronti della Verità che avrebbe condannato a morte la loro democrazia!!!!   L’operato della Procura di Caltanissetta non ha bisogno di commenti: è la storia che lo condanna stigmatizzandone “quelle sue difficoltà” che uccidono la speranza di verità e giustizia della Sicilia. Salvatore, con o senza di voi Gioacchino Basile continuerà a battersi fino alla fine dei suoi giorni, perchè dentro l’infame strage di Via D’Amelio non c’è solo l’eroico Magistrato, che per incarico professionale ha svolto il suo ruolo ed il suo dovere istituzionale con alta dignità ed onore. Dentro quella strage c’è l’assassinio dell’irripetibile storia d’un uomo che non si ribellava alla mafia per legittimi o meschini problemi personali, o per obblighi professionale e istituzionali o per meschini intenti politici, come i tanti teatranti, che tua sorella ben conosce e frequenta, anche a costo di smentire le sane critiche ed il libero coraggio di Sonia Alfano!!!. Mettere assieme le storielle dell’antiracket e dei suoi presunti eroi, (sic.) con la storia di tuo fratello Paolo e cosa veramente disdicevole!!! E come mettere assieme lo sterco del demonio  (i soldi, i tantissimi soldi dei contribuenti,) con il valore ideale e morale degli Eroi veri!!! Perché non chiedi alla signora Pina Grassi, a Beppe Lumia, Tano Grasso ed al calabrese (sic.)Francesco Forgione se vogliono confrontarsi pubblicamente con me, che ben conosco le loro storie ed i loro interessi, sul problema del racket, sul presunto “pizzo” e la mafia!!!Confermando che in ogni caso dentro quella strage c’è il tradimento alla nostra Costituzione Democratica, la sconfitta dei miei compagni di lavoro, della mia gente e della nostra patriottica speranza, preciso che la mia massima aspirazione esistenziale non è quella di offendere ad ogni costo l’onore di Vittorio Teresi ma, di dare luce a quella verità, che rende Onore al mio Paese. Tramite questa lettera aperta, che ti chiedo di far pervenire anche al dottor Vittorio Teresi, spero che Lui stesso si renda protagonista, di quell’onorevole gesto, che pretenda luce e definitiva verità sul quel suo operato omissivo, che senza il dovuto e cristallino chiarimento, assume il volto della strage di via D’Amelio: per questa irrinunciabile sete di Giustizia, sono disponibile anche a farmi arrestare ,e dichiararmi prigioniero politico di quello Stato, e di quel “teatrino antimafioso”che da 16 anni impongono la menzogna, uccidendo la speranza fin dentro le coscienze della nostra gente…Fin da subito mi gravo pubblicamente dell’onere di stimolare, duramente e quotidianamente ove necessario, in Roma, la prossima senatrice Rita Borsellino per farle assumere finalmente l’impegno ad intraprendere quel percorso di verità e giustizia, che non lascia più scampo ai “protobugiardi” di wildeana memoria. 

Tu , Salvatore, che farai?             Mi aiuterai?!!!

Gioacchino Basile




Postato da: AgnesePozzi a 08:39 | link | commenti

martedì, 13 ottobre 2009
collaborazione con vocedimegaride

 

MASSONERIA?

Post n°1226 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 

 

VOLONTA' PENSIERO AZIONE

di Agnesina Pozzi

All'inizio gli intenti dovevano essere per forza buoni. Fin dalla notte dei tempi la conoscenza, e con essa il "sapere",  è stata l'equivalente di una bomba atomica moderna che non certo poteva essere maneggiata da  chiunque e meno che mai da imbecilli. Non ricordo chi disse che un coltello non è nè cattivo nè buono, dipende dal lato con cui s'impugna e dall'uso che se ne fa. Erano pochi eletti quelli che si tramandavano la conoscenza, prima di racconto in racconto e poi, attraverso la scrittura.  Ben presto però i saggi si accorsero che detenere la conoscenza significava avere un privilegio che gli altri mortali non avevano e capirono che in realtà ciò attribuiva a loro un grande potere. Immaginiamo un primitivo che sapesse come curare le malattie; logicamente tutti gli abitanti della  tribù andavano da lui a supplicare il suo intervento, imploravano, offrivano regali. Se l'individuo aveva buona volontà, retto pesiero ed azione rivolta al bene della tribù, applicava le sue conoscenze nel migliore dei modi e salvava tante vite, poi decideva quali fossero gli altri soggetti adatti a ricevere le sue conoscenze e le tramandava dopo un apprendistato. Suppongo che ciò possa essere accaduto con la scoperta del fuoco, del metallo,  delle armi, dei cibi commestibili, del vetro, dell'oro, della scrittura  eccetera. Ad un certo punto però accadde che gli imbecilli vollero appropriarsi di qualcosa che non erano in grado di maneggiare; non avevano formazione, non avevano conoscenze, non avevano tradizione, nulla. Avevano solo una grande avidità di potere e pensarono di espropriare della conoscenza i veri saggi tentando di occupare i loro posti di conoscenza. Ad un certo punto trasfomarono il potere della conoscenza in culto del potere e per mantenere quest'ultimo svilupparono strategie e misero in atto azioni violente per perfezionare questo sovvertimento.

Prima c'erano gli ARCHITETTI DEL MONDO SPIRITUALE E SENSIBILE. Nel mio immaginario la Massoneria "originale" è quella di mio nonno; non contaminata da fame di potere ma rivolta alla conoscenza dell'universo, della vita, del logos primario e allo studio dei tanti misteri che  gli imbecilli non sono in grado nè di vedere nè di analizzare nè di svelare; è la volontà di fare del bene all'umanità illuminandola  con una profonda conoscenza volta al progresso  guidato in base all'evoluzione dei tempi, piuttosto che ai privilegi personali.  La vera Massoneria forse non esiste più o chissà in quale angolo del mondo è nascosta..perchè i furbi hanno capito che intrufolarsi in un sistema  strutturato in gerarchie di potere significa entrare a far parte di una complessa architettura del potere e possibilmente imparare i meccanismi per esercitarlo a proprio vantaggio o al massimo a vantaggio degli adepti. Nei tempi che furono esisteva l'architettura del sapere, l'architettura della volontà, l'architettura dell'azione per il bene di tutta l'umanità e del pianeta. Adesso esiste un mucchio di macerie, il buio più profondo; esiste solo ilproprio interesse personale a danno della collettività. Negli ultimi tempi sento troppo parlare di Potere Mafio Massonico, di Massoneria deviata e a questa vengono attribuiti i peggiori crimini mondiali.  Sicuro è che ne fanno parte anche degli ignorantissimi, pessimi, avidi,  rozzi, corrotti, inutili soggetti tanto quanto ricchissimi e potentissimi criminali e sono decisamente la maggioranza rispetto ad improbabili o possibili "Illuminati" e brave persone. Non ci siamo, non è così che un qualunque VERO GRANDE MAESTRO ILLUMINATO  in qualunque parte del mondo, dovrebbe scegliersi i "muratori". Se la Massoneria moderna purtroppo ha perso la sua luce ispiratrice e si è trasformata in qualcos'altro, non chiamatela più Massoneria per favore, ma  associazione a delinquere.

 

 
 
 

I NANI NELL'ANIMA

Post n°1225 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 

I NANI NELL'ANIMA

NELLO PSICO-CIRCO MEDIATICO POLITICO

di Agnesina Pozzi

Altro che Circo Barnum & Bailey d'altri tempi... Nella psiche umana albergano circhi sgangherati e mostruosi, complessi ed orchestre fatte di rancori, invidie livide, senso di impotenza, miseria culturale, miseria interiore, miseria atavica e genetica indovata nel ricordo biologico del DNA, piccineria e meschinità, ottundimento analitico, perversioni ed inversioni represse, rabbia transustanziata, senso di inferiorità ed inadeguatezza, mancanza di volontà e di retto giudizio, mancanza di obiettività, ideologizzazione per mancanza di idee proprie, intruppamento, sottomissione,  servilismo, masochismo, sadismo, amore tradito, famiglie sfasciate, omofobia e misoginia rimossa o sostituita, cicatrici neurologiche da malattie veneree in famiglia, germi di pazzia ecc ecc. A qualcuno non resterà altro da fare che sedute terapeutiche su qualche lettino di psichiatra. Adesso si è aggiunta anche la tosse delle pulci e tutti si sentono in diritto di ficcare il naso nelle faccende italiane mentre farebbero bene ad analizzare la realtà nella quale vivono come tanti parassiti, leccaculi, servi di padroni vari ed eventuali; cialtroni copia-incolla acefali esattamente come certi loro speculari colleghi in Italia. Con una piccola differenza: che i primi, leggono i giornali italiani mentre i nostri  cialtrogiornalisti a malapena riescono ad avere contezza di ciò che c'è sulla loro scrivania e il naso amano ficcarlo bel altrove. I primi difendono i  loro governi e i rappresentanti di appartenenza, i secondi li criticano, li insultano e li affossano mettendo in pericolo la credibilità dell'Italia, gli investimenti,  e rischiando di stravolgere anche gli assetti economici, le decisioni d'investimento in Italia e quindi l'occupazione, le nostre rappresentanze nel panorama internazionale e quindi la nostra forza progettuale, contrattuale e  d'intervento.

Siete semplicemente dei mentecatti, dei poveracci  dei piccolissimi ed inutili mostri e valete meno di un pelo di  Berlusconi. Continuate pure a chiamarlo nano, psiconano, mafioso, corruttore, imbroglione...che so, c'è un intero vocabolario diffamatorio ed offensivo a  vostra disposizione; diceva Cipolla nel suo saggio "adagio ma non troppo" che lo stupido fa male agli altri senza trarre alcun vantaggio per se stesso. Siete stupidi; e mostruosi e nani nell'anima perciò rassegnatevi a curare la Berlusconite, una malattia che vi farà  venire l'ulcera allo stomaco per tutta la frustrazione che ogni giorno vi tocca ingoiare. Psichiatra, psichiatra, forse l'ultima soluzione prima che sia troppo tardi e che l'ulcera degeneri in qualcosa di più grave ed irreparabile. Come si può  adesso alzare gli scudi per la Bindi, povera  bella donna offesa, e non muovere un dito per tutte le donne pesantemente calunniate, diffamate, infangate, delegittimate solo perchè agiscono in un altro contesto politico? Che schifo, più vado avanti e più sono contenta di essermi tirata fuori da questa melma che non ha più niente delle sinistra che sognavo, in cui credevo e militavo e per la quale mi sarei fatta ammazzare nelle piazze. Sapete che vi dico? Alla romana: MA ANNATEVENE VOI A MORI' AMMAZZATI!!

Spero con tutto il cuore che i tanti giovani che tentate di rimbambire con i vostri vuoti slogan si sveglino da un mantra perverso e dall'ipnosi manipolatoria delle loro menti che state portando avanti con una inqualificabile pervicacia e cinismo. Spero che coltivino la capacità di discernere ed analizzare i fatti alla FONTE e con la loro testa, senza fidarsi di psico-patici alla deriva e nani nell'anima.

 
 
 

CONTENTA SONIA, CONTENTI TUTTI

Post n°1224 pubblicato il 11 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 

 

Sonia Alfano

da http://www.soniapresidente.net/sonia-alfano/

Sonia Alfano è nata il 15 ottobre del 1971 a Messina. È funzionario della Regione Siciliana, sindacalista e coordinatrice di soccorsi in emergenze.Si è diplomata presso il liceo classico Luigi Valli di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).Ha interrotto gli studi universitari alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo dopo la morte del padre Beppe, ucciso dalla mafia, per le sue inchieste scomode, l’8 gennaio del 1993. Ha ottenuto l’assunzione presso la Regione Sicilia in virtù della normativa a tutela dei familiari delle vittime innocenti di mafia...ecc....Nell’ambito delle sue svariate battaglie sindacali, nel 2006 ha evidenziato gravi carenze organizzative nella gestione delle emergenze da parte dell’ufficio di Protezione Civile della Regione Siciliana, presso il quale lavora tutt’oggi con la qualifica di Funzionario. All’origine degli scontri con i vertici del dipartimento vi è la drammatica situazione di 300 precari che da 15 anni lavorano presso quegli uffici, nella totale indifferenza dell’amministrazione regionale, rispetto alla loro posizione contrattuale".

Sonia Alfano partecipa al convegno commemorativo del padre Peppe, che militò insieme ad Antonio Ragusa nell'estrema destra di Ordine Nuovo e poi nell'MSI di Almirante

Gennaio 2005 Messina; stralcio intervista ad Antonio Ragusa segretario di Forza Nuova; conferenza al Palazzo dei Leoni

"..il delitto Alfano secondo noi è importante, perchè quello del giornalista ucciso 15 anni fa non è soltanto un delitto di mafia; quell'omicidio nei suoi lati più oscuri rivela come vi sia presente in maniera assai consistente, l'intreccio tra mafia, le lobbies massoniche ed i centri affaristici della nostra provincia"

da: http://www.forzanuovacatania.org/ricordarealfano.htm

Ad un certo punto Olindo Canali, magistrato "pentito", pubblica accusa a suo tempo nel processo dell'omicidio Alfano, si auto-accusa  di aver manipolato processi e tra le tante cose che scrive, afferma che l'omicidio di Beppe Alfano non avvenne per mano di Gullottti e non sarebbe di origine mafiosa.  Dello stesso tenore è l'intervista  di Antonio Ragusa. Chissà se Sonia Alfano ha mai pensato di autosospendersi dal suo impiego in attesa che sia fatta luce sull'omicidio di suo padre e sui mandanti  che, pare non sarebbero mafiosi, ma massoni di alto rango; sospendersi magari anche per liberare un posto a favore dei precari che difese da sindacalista, visto che adesso si giova del lauto stipendio di parlamentare ed anche lei è entrata nella "casta". Farebbe anche piacere la pubblicazione, per trasparenza, del bilancio dell'associazione dei famigliari vittime della mafia  per sapere come siano impiegati i soldi stanziati dal governo e appartenenti a tutti i contribuenti me compresa. Non vorremmo che chi "bazzica con lo zoppo" imparasse a zoppicare. Lancia nello sconcerto la questione tutta da chiarire, da Di Pietro, dei vari spostamenti di denaro tra "partito" IDV  e "associazione" IDV e l'assetto immobiliare sotteso alle questioni che la stampa ha recentemente sollevato.

IN MERITO ALLA TRAGEDIA DI GIAMPILIERI

Sonia scrive da http://www.soniaalfano.it/  :"...ecc.. a questo si aggiunga che io non ho MAI avuto nessun ruolo dirigenziale e il quadro è abbastanza chiaro. I responsabili sono tutte quelle persone che sapevano e hanno fatto finta di nulla per anni. Impiegati comunali, sindaci e politici locali che sono sempre in visita sia al Dipartimento regionale che a quello Nazionale per chiedere soldi…approfittano di alluvioni o incendi per girare come avvoltoi negli uffici e chiedere soldi grazie alle varie dichiarazioni di emergenza o di stato di calamità. Ovviamente utilizzerò questo articolo per querelare la “testata giornalistica Il Giornale”. Chiederò un adeguato risarcimento danni e vincerò la causa. Chiamerò a testimoniare tutti i funzionari del Dipartimento e utilizzerò gli atti in mio possesso per dimostrare che le calunnie del giornale sono solo un metodo, fallito clamorosamente, per screditarmi. ...ecc"

 

foto da http://nuovosoldo.wordpress.com/2009/10/02/maltempo-frane-e-alluvioni-a-rischio-70-dei-comuni-italiani/

OSSERVAZIONI di Agnesina Pozzi

non ho mai avuto ruoli  amministrativi nella ex USL5 medio Sinni, ero un semplice medico dipendente; nel 1990 rischiai il licenziamento per aver messo per iscritto e pubblicato su un giornaletto locale ciò che non andava nella gestione di allora e i disservizi ospedalieri che mettevano a rischio i pazienti. Subii una sospensione cautelare per turbativa interna, per un mese, manco fossi un delinquente. Non ero europarlamentare, non avevo protezioni politiche e portai avanti la mia battaglia completamente da sola, vincendola, e nessun collega ebbe il coraggio di schierarsi con me non tanto per solidarietà quanto per obbligo deontologico verso la gente. Mi avvalsi di un sit-in di protesta incatenando il camice davanti all'Ospedale. Del mio caso s'interessò Uno Mattina (andai in onda su "la nostra grana" con Puccio Corona), Diogene (Antonio Lubrano, Rossana Ciani), Rai 3 regione (Lo Pomo, De Rosa) numerosi quotidiani e perfino Famiglia CristianaFurono anche presentate interrogazioni parlamentari e fui sostenuta da innumerevoli cittadini da tutta Italia. Mi chiedo come mai Sonia Alfano, con i mezzi che aveva a disposizione non ha portato a conoscenza l'opinione pubblica sia siciliana che nazionale di ciò che a Giampilieri e dintorni poteva succedere in caso di pioggia, e perchè non ha protestato clamorosamente per attivare l'attenzione e la Protezione Civile Nazionale, Bertolaso compreso o denunciato (non so se l'ha fatto, non è emerso però in cronaca). Le basta dire di non aver mai avuto ruoli dirigenziali nell'ambito della Regione Sicilia e del settore emergenza  in cui lavorava per mettersi a posto la coscienza? In fondo il "Giornale" non ha detto che la frana sia stata messa in atto da inadempienze dell'Alfano, si limitava a constatare ciò che credo abbiano pensato in molti. Ma cavolo, STAI NELLA PROTEZIONE CIVILE REGIONALE SICILIANA, SEI EUROPARLAMENTARE, SEI AMICA DI DE MAGISTRIS, DI DI PIETRO, ma anche DI GENTE DI FORZA NUOVA (e alcuni forum chiedevano spiegazioni mai arrivate su queste frequentazioni e presenzialismi) ossia potevii agire per la pericolosità della situazione messinese che conoscevi bene proprio per il posto che occupavi, sia a sinistra che a destra  potevi chiedere sostegno e potevi farlo anche sui media, in internet, su You Tube per puntare l'attenzione sul problema idrogeologico... e  che fai? Invece di riconoscere umilmente che avresti potuto fare molto più se non il necessario per evitare la tragedia...ti limiti a dire che non avevi incarichi dirigenziali? Non organizzi una manifestazione a Roma per evidenziare i gravi pericoli per la popolazione messinese, supportata dall'IDV? La sua coscienza è a posto?Bene. Tra poco sarà a posto anche il suo portafoglio grazie alla causa al Giornale? Meglio. Contenta lei...

 

 

 

 

 

 

Postato da: AgnesePozzi a 02:47 | link | commenti (1)

lunedì, 12 ottobre 2009
100 volte Contrada

 

100 volte Contrada e le puttanate su di lui

Post n°1221 pubblicato il 10 Ottobre 2009 da vocedimegaride
 

Il NOSTROcaro Contrada 100 volte,non solo 76….

16 Ottobre 2009 di “CHARLOT”-Agnesina Pozzi

in risposta  a http://www.mentecritica.net/il-nostro-caro-contrada/informazione/il-bello-della-politica/johnpaul/2570/#respond di Harlot by N2H

 

Contrada costretto a bere la cicuta come Socrate:

E' VERISSIMO GLIELA SOMMINISTRO' LA DIA CHE VOLEVA GESTIRSI I PENTITI A PROPRIO UTILE E ALLEGRAMENTE COME POI HANNO FATTO, MENTRE PRIMA SE NE OCCUPAVA L'ALTO COMMISSARIATO ANTIMAFIA. Contrada, nuovocaso Tortora, VERO, INSIEME A TANTI ALTRI COME IGNAZIO D'ANTONE ANCHE LUI ENCOMIATO DA FALCONE.Contrada martire, vittima della mala-giustizia politicizzata, CONTRADA VITTIMA DEI NUOVI CORLEONESI MODERNIZZATI COME DICE IL COMANDANTE ULTIMO (SARA' MAFIOSO ANCHE LUI ALLORA?) CONTRADA VITTIMA DELLO STATO E DELLA SEDICENTE ANTIMAFIA MAFIEGGIANTE.Contrada che a settantasette anni è incarcere ALLA FACCIA DEI 30 ANNI DI INTEGERRIMO SERVIZIO, DELLE CATTURE DI MAFIOSI E DEGLI OLTRE 100ENCOMI TRIBUTATIGLI DA SUPERIORI, MAGISTRATI, STATO. CONTRADA VITTIMA INSIEME A D'ANTONE E PACCHE SULLE SPALLE AI BASTARDI INDEGNI CHE HANNO USATO I MAFIOSI CONTRO CONTRADA E CHE SE LA SPASSANO A NOSTRE SPESE. Che Contrada vuole uscire NON E’ VERO, CONTRADA HA CHIESTO INVECE L’EUTANASIA PERCHE' VOLEVA  MORIRE IN CARCERE sette mesi dipena scontata ed è subito libertà, MA CHI TE LE HA DETTE QUESTE PUTTANATE CRETINO E' ANCORA A GLI ARRESTI DOMCILIARI A PALERMO LUI CHE IN 4 MESI DIMAGRI' DI 20 CHILI ED E' MALATO, MALATO E CHE POSSA CAPITARE E TE E AI TUOI SODALI CIO' CHE CAPITO A LUI E ALLA SUA FAMIGLIA DISTRUTTA, ALLA SUA CARRIERA DERUBATA, ALLA SUA PENSIONE RAPINATA.  Contrada chiede la grazia, ALTRA STRONZATA NON VERA lui non l’ha mai chiesta: DALLO STATO VOLEVA UN GRAZIE, QUESTO SI. SE NON LO SAI LA GRAZIA LA PUO' CHIEDERE SOLO L’INTERESSATO E LUI NON L’HA MAI CHIESTA! Anzi chiede la revisione del processo, anzi chiede grazie per l’interessamento INESATTO E’ IL COMITATO PRO BRUNO CONTRADA che PRETENDE LA REVISIONE E LUI RINGRAZIA NOI. Contrada che negli anni settanta è stato minacciato dalla cosa nostraContrada che temeva per la sua incolumità..MA QUANDO MAI? Contrada che infine rimane a Palermo PRIGIONIERO, INSIEME A SUA MOGLIE ANZIANA E MALATA, DI UN POVERO CONDOMINIO IN UN QUARTIERE POPOLARE IL GRANDE COLLUSO DELLE REGALIE MAI ESISTITE. Contrada che aveva siglato un pactum


sceleris con l’organizzazione criminale più pericolosa al mondo CAZZATE INVENTATE DI SANA PIANTA DALLA SPREMUTA DI MERDA DELLA MAFIA (i pentiti coccolati dalla DIA). Contrada che faceva un doppio gioco estenuante, alle dipendenze dello Stato e al servizio dello stato sotterraneo  NON HANNO AVUTO IL CORAGGIO DI SPINGERSI ALL’ACCUSA DI ESSERE MAFIOSO: GLI HANNO SEMPLICEMENTE CREATO UN ARTICOLO  INESISTENTE, HANNO CREATO UN ARTICOLO APPOSTA PER LUI. CHE DIO ABBIA PIETA' DI LORO  E DI VOI  SE ANCHE VOI NON NE AVETE DI NESSUNO. Contrada dietro la legge E' VERO E' STATO UN FEDELE SEGUGIO, UN CANE. Contrada che aiutava la latitanza di mafiosi, INFATTI CONSEGNO' ALLA GIUSTIZIA PROPRIO CHI POI LO ACCUSO’ DI COLLABORAZIONE. Contrada che non disdegnava regalie e prebende CIO’ E’ STATO INVENTATO SI SANA PIANTA ANDATEVI A LEGGERE GLI ATTI. Contrada che incontrava personalmente i boss. Contrada e Riina, Riccobono, Gambino,Bontate, Greco, Musso, Inzerillo, Greco RIDICOLO IN UN RISTORANTE ALLA LUCE DEL SOLE MA CI STATE CON LA TESTA O NO? IN UNA SALETTA SEPARATA CHE  IN REALTA’ NON ESISTEVA. Contrada rivelava segreti d’indagine agli uomini d’onore, li avvertiva delle perquisizioni, perquisiva male, non perquisiva affatto INFATTI POI LI ARRESTAVA. SONO DUNQUE FALSI GLI ENCOMI PROTOCOLLATI SE LI SONO INVENTATI?PECCATO CHE SONO TUTTI VERIFICABILI E AGLI ATTI.Contrada che faceva fuggire all’estero Oliviero Toscani (riciclatore di denaro sporco perconto della cosa nostra), il quale poi, interrogato in Svizzera da Carla del Ponte, si rifiutò di mettere a verbale il nome diContrada poichè troppo terrorizzato da quest’ultimo.  ANDATEVI A RILEGGERE GLI ATTI ORIGINALI CIALTRONI LE COSE NON STANNO COME LE MILLANTATE COMPRESO CARLA DEL PONTE CHE SOLO NOTO' UN AMMICCAMENTO E BASTA.TRAVAGLIO VI HA FATTO BUONA SCUOLA SUI "FATTI". Contrada che intanto era passato al Sisde, il servizio segreto civile, PECCATO CHE NON AVESSE FUNZIONI D'INTELLIGENCE MA SOLO AMMINISTRATIVE. Contrada che era molto chiaccherato.  Contrada sul quale giravano voci inquietanti, volavano sguardi preoccupati, gravavano sospetti. Contrada guardato con diffidenza da Falcone COME HANNO RIFERITO I MORTI ED AMICI DI MORTI PER SENTITO DIRE DA ALTRI MORTI. Contrada del quale Boris Giuliano non sifidava affatto CALUNNIA PERCHE’ NON RINTRACCIATE I LORO POLIZIOTTI PER SAPERE LA VERITA’, LE LORO TESTIMONIANZE A FAVORE DI CONTRADA NON FURONO CONSIDERATE, DUNQUE TUTTI MAFIOSI ANCHE 150 TESTIMONI PER LUI, COMPRESI POLIZIOTTI, MAGISTRATI, FUNZIONARI, QUESTORI, EX CAPI DI STATO. BORIS GIULIANO ERA SUO FRATELLO E LUI FECE ARRESTARE I COLPEVOLI, LEGGETE MENTI ACRITICHE E BACATE. Borsellino che non appena sentiva il nome di Contrada diceva che “può bastare pronunciarlo a sproposito per morire”. ANCHE QUESTO RIFERITO DA UN MORTO CHE NON PUO’ CONFERMARE, COME TUTTE LE ALTRE INFAMIE, COMPRESA QUELLA DELLA MANO PULITA.  Contrada che non agiva per fini personali. Contrada è sempre stato un servitore dello Stato. Il soldato Contrada, deputato ad obbedire agli ordini. Contrada, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. Il Sisde che aveva un ufficio nelcastello Utveggio, sul monte Pellegrino a Palermo, coordinato da Contrada. Contrada ele ombre terrificanti, lunghissime, avvolgenti, inquietanti, mozzafiato, sconvolgenti. Contrada e la strage di via D’Amelio. Contrada e la Fiat 126 che esplode, dilaniando corpi, lamiere e speranze di un brandello di popolo che avev aincominciato a sperare. Contrada che il 19 luglio del 1992 era in barca con due amici, mentre alle 16, 58 minuti e 20 secondi scoppiava la bomba e tremava l’Italia. Contrada che in un minuto e 40 secondi viene a sapere tutto dell’attentato, quando le prime volanti arrivarono sulla Palermo martoriata dalla strategia stragista mafiosa solamente dopo 10 minuti INVECE AYALA, MAGISTRATO, SI TROVA IMMEDIATAMENTE SUL POSTO E CONSEGNA LA BORSA RICEVUTA DA PINCO PALLO AD UN ALTRO PINCO PALLO CHE PERO’ ERANO UN CARABINIERE ED UN UFFICIALE DEI CARABINIERI. CARABINIERI.  Contrada CHE DENUNCIA PER CALUNNIA; LA DENUNCIA VIENE ARCHIVIATA E I DENUNCIATI PROMOSSI DI GRADO ALE' QUESTA LA VOSTRA GIUSTIZIA ACEFALA.  Contrada che non si riesce a capire come abbia fatto a sapere tutto subito MA CERTO CHE LO SAPEVA ..SE AVEVA AZIONATO LUI IL TELECOMANDO SUPERSONICO DA 008 DALLA BARCA!! CRETINO. L’ufficio operativo del Sisde comandato da Contrada che si trovava in un ottimo punto d’osservazione su via D’Amelio, ed il telecomando che ha azionato l’ordigno non è mai stato trovato, e subito dopo la strage il suddetto ufficio ha chiuso i battenti, evidentemente avendo esaurito il suo compito naturale, se si è un pelo maliziosi, ecco O ON C’ERANO STRONZI COME LUI PER UN INCARICO A QUEL LIVELLO OPPURE LA DIA NON VOLEVA NESSUNO TRA LE BALLE. Contrada e la zona grigia LA DIA E LA ZONA NERA ANZI ROSSA. Contrada e le convergenze parallele DI ZERO PIU’ ZERO PIU’ ZERO =100 ECCO LE CONVERGENZE DEL CAZZO IDEATE DA MENTI PERVERSE E INDEGNE. Contrada in mano alla cosanostra, arruolato nel fantomatico terzo livello. Contrada ed il concorso esterno inassociazione per delinquere di stampo mafioso ex art. 416-bis c.p. Ilprocuratore Ingroia ha detto che il caso Contrada non è un caso di “infedeltàindividuale”, ma che va inserito “in un sistema di connivenza tra Stato legale e Stato illegale” INVECE IL “CASO” INGROIA COME DOBBIAMO CHIAMARLO? AC-CANI-MENTO?. Contrada e l’antistato. Contrada e l’arresto nel 1992.  Contrada e i 31 mesi di carcerazionepreventiva. Contrada e l’inizio del processo.  Contrada ed il primo grado ASSOLTOPERCHE’ NON LO SCRIVI?. Contrada ed il secondo grado. Contrada e la Cassazione, che rigetta. Contrada ed il nuovo appello. Contrada e la condanna definitiva a 10anni di reclusione, cioè 7, sancita dalla Suprema Corte. Contrada,“sta morendo in carcere” MENTRE I MAFIOSI CHE HA FATTO CONDANNARE SE LA SPASSANO CON I LORO MANIPOLATORI GIUSTI. Contrada e la pietà cristiana. Contrada che non può morire in carcere,per di più militare. Contrada che non può neppurerimanerci, in carcere. Contrada e la trattativa tra Stato emafia, nell’era delle bombe del    dialogo. Contrada e l’attentatuni. Contrada ed i segreti indicibili, i conid’ombra, i buchi neri a cavallo tra prima e seconda Repubblica. Contrada e la transizione politica sigillata con il sangue. Contrada ed il battesimo della seconda repubblica avvenuto in un fiume di sangue. Contrada ed il cuore che sgorga a fiotti copiosi dalle istituzioni straziate. Contrada e gli strazi delle vittime, i volti rigati dei parenti, la rabbia dell’uomo qualunque, la rassegnazione, la vita schifosa, la morte lasciva COME QUELLA INTERIORE DI TANTI DECEREBRATI SEDICENTI ANTIMAFIOSI MAFIEGGIANTI CHE PENDONO DALLE LABBRA DI CHI MANIPOLA ANCHE LORO E NEPPURE HANNO COGNIZIONE DI CAUSA NON AVENDO LETTO UN CAZZO DAGLI ATTI ORIGINALI, COME TE.. Contrada, uomo d’onore di Stato. SCRIVI ONORE IN MAIUSCOLO, IL SUO E’ VERO.Contrada ed i ricatti incrociati. Contrada ed il costante e pervasivo inquinamento della vita politica.  Contrada che se parla, è finita per tutti quanti si sono trovati invischiati in quell’abietta convergenza, cioètutti quelli che adesso sono al potere ALLORA NON E’ FINITO UN BEL NIENTE HANNO CREATO LA VITTIMA SACRIFICALE IDEALE UNO ONESTO FINO ALLA FINE. CONTRADA FRANGAR NON FLECTAR. Contrada che deve essere graziato. Contrada scambiato come un prigioniero, un recluso eccellente in una guerra tra bande ciniche, spietate, non menosanguinarie dei rozzi pastori e contadini e analfabeti e animali che materialmente hanno piazzato le bombe ed ammazzato a più non posso. Contrada e la notte della repubblica.  SCRIVI REPUBLICA IN GRANDE. Contrada e la ragnatela nera, sottile ed inestricabile in cui è avvolta la democrazia, abilmente tessuta in decenni di vergogne, di accordi sottobanco, di stragi di Stato, di depistaggi, di grandi vecchi, di mani invisibili, di urla agghiaccianti di innocenti, di agnelli sacrificali votati ad un insulso martirio, di servitori dello Stato bastonati ESATTAMENTE COME LUI  e trucidati senza pietà da altri pezzi di Stato, cioè dallo Stato stesso COMPRESA LA MAGISTRATURA PIU’MAFIOSA DEI MAFIOSI IL TERZO STRAPOTERE STRAFOTTENTE DELLA REPUBBLICA DELLE BANANE. Contrada e la voragine delle nefandezze senza fine PROPALATE DA IGNORANTI DEI FATTI COME TE. Contrada è Contrada,e Contrada è lo stato italiano. Contrada, e così sia. CONTRADA E’ IL NOSTRO EROE, CONTRADA E’ INTEGERRIMO, CONTRADA E’ ONESTO, CONTRADA E’ SOPRATTUTTO INNOCENTE, IL COMITATO E’ FATTO DI GENTE CHE HA VOLUTO LEGGERE ALMENO GLI ATTI. IL CASO CONTRADA HA RACCOLTO MIGLIAIA DI PERSONE DA TUTTA ITALIA A SUO FAVORE. .CONTRADA MOLTI MAGISTRATI SONO CERTI DELLA SUA INNOCENZA. CONTRADA E’ VITTIMA ANCHE DELLA VOSTRA MALAFEDE ED IGNORANZA, CONTRADA E’ VITTIMA DELLA VOSTRA IDEOLOGIA, CONTRADA E’ VITTIMA E BASTA.CONTRADA ERA DISPOSTO A COMUNICARE CON I VOSTRI SITI DI MERDA CHE HANNO CENSURATO CHI SOLO SI ESPRIMEVA DEMOCRATICAMENTE E CIVILMENTE. SITI ANTIMAFIOSI MAFIEGGIANTI CHE USANO IL SILENZIATORE PER SPARARE MEGLIO LE LORO PUTTANATE, COME TRAVAGLIO, SU GENTE ACEFALA E IGNARA E FIDUCIOSA DEI CAPIPOPOLO CHE DOVREBBERO, INVECE, IN ONORE AI MORTI CERCARE LA VERITA’ PIUTTOSTO CHE CITARE LA SENTENZA DI CONDANNA COME UNA BIBBIA SCRITTA DA INFALLIBILI. CONTRADA E’ LA VOSTRA COSCIENZA SPORCA CHE NON VOLETE  ASCOLTARE. CONTRADA E’ IL VOSTRO LECCACULISMO. CONTRADA E’ LA VOSTRA DISINFORMAZIONE. CONTRADA E’ LA VOSTRA STRUMENTALIZZAZIONE DA PARTE DI CHI E’ MENO COGLIONE DI VOI. CONTRADA E’ UN CORPO ESTRANEO PREZIOSO IN MEZZO A MEDIOCRI. CONTRADA E’ LA VOSTRA MENTE MALATA ALTRO CHE MENTE CRITICA! CONTRADA E’ CONTRADA E COSI’ SIA E CHE PESTE VI COLGA!

 L'originale prima delle chiose è su http://www.mentecritica.net/il-nostro-caro-contrada/informazione/il-bello-della-politica/johnpaul/2570/#respond

 

 

 

 

 

Postato da: AgnesePozzi a 19:51 | link | commenti

domenica, 11 ottobre 2009
INFLUENZA E VACCINAZIONI

 http://www.youtube.com/watch?v=QsRQTfrbATE

 
<object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/QsRQTfrbATE&hl=it&fs=1&rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/QsRQTfrbATE&hl=it&fs=1&rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object>

Postato da: AgnesePozzi a 19:01 | link | commenti

sabato, 10 ottobre 2009
Un pò di leggerezza musicale, si fa per dire

 

SOLITUDE  STANDING:  
ovvero la tragica solitudine del poeta;
la presentazione di Pino Mango al suo nuovo disco e le mie chiose in blu. Nel blu dipinto di blu.

 

                                                                            Pino Mango                                                                                                foto trattada http://www.rockol.it/musicaitaliana.com/interviste/mango.html                                                      testo in nero tratto dal sito ufficiale di Pino Mango

testo in blu di Agnesina Pozzi

Qualche giorno fa, una fan di Pino Mango, piena di entusiasmo per tanta poesia, mi ha inviato in lettura la presentazione autografa del nuovo disco del musicista lucano (di Lagonegro in provincia di Potenza). Definito "malmostoso" dalla Gialappa's, non posso che convalidarne l'appellativo tingendolo anche di carente educazione. All'epoca dei fatti di Scanzano Jonico per il deposito unico nazionale di scorie nucleari, avendo saputo che aveva presenziato alla lotta, m'illudevo che fosse davvero motivato a portarla avanti, quindi, quando scrissi, per Angelo Chimienti e la Basilicata tutta, il libro "IL SITO, SCENARI E RETROSCENA SU SCANZANO JONICO" mi preoccupai di portargliene una copia a casa con tanto di dedica, sperando che si potesse, anche attraverso la sua musica, diffondere  tra i corregionali la consapevolezza di quanto stava accadendo.


 Dal 2004 ad oggi ho aspettato invano un suo segnale o perlomeno un ringraziamento per l'omaggio. Nulla. neppure una stitica cartolina dalla "mitica" (tsè..) pop star corregionale. Negli anni lo vidi invece a presenziare sui palchi delle campagne elettorali dei DS (attuali PD) che grandissima responsabilità  ebbero (perché l'allora Presidente Bubbico DS disertò l'ultima conferenza Stato Regioni, quella definitiva per la scelta del sito e così fu scelta la Basilicata grazie al suo silenzio assenso). Un lucano, anzi due, che non mi piacciono granché. Ancora meno mi piace la sua spocchia da divo e l'arzigogolo ermetico delle canzoni partorite dopo il "divorzio" dal fratello Armando, poeta ed autore di tutt'altra pasta. Non parliamo poi della millantata beneficenza, delle campagne AVIS stile Padre Pio con tanto di mani giunte e quant'altro. Stendiamo da pii...un velo pietoso! Quando però  ho letto le presentazione de "GLI AMORI SON FINESTRE" mi son posta non pochi problemi infilandomi nell'encefalo dei suoi residui fans (molti dei quali, tra i fedelissimi storici, solo per aver chiesto notizie di Armando, sono stati bannati dal sito, dopo anni di adorazione del loro idolo di vinile Pino). Ho provato a decodificare  gli ermetici arzigogoli delle sue parole che, abilmente messe insieme, dicono tutto e niente, disorientando quanti invece vogliono capirci qualcosa sulla entità e veridicità della sua "poesia". Dunque  riporto il testo da lui pubblicato sul sito ufficiale (in nero) accompagnandolo a mie annotazioni di rimando. Se  riuscite a capirci qualcosa... vincerete un suo  romantico vocalizzo. In bocca al lupo! 

 Eccolo il titolo del mio nuovo lavoro discografico, Gli amori son finestre. Non un titolo pensato come suono facile da ricordare, non un titolo semplice, capace di arrampicarsi tra le storie della memoria con la facilità dell’incastro ma un titolo che parte da contorni disegnati col fiato e da ogni respiro accavallato all’istinto; 

Gli amori son finestre appannate sulle quali si posa il fiato di un poeta che non si arrampica sulla memoria né s’incastra più ad essa ma si titola d’istinto contorsionista, nemmeno aiutato dal respiro della punteggiatura!

un titolo che riesce a documentare la vita attraverso le passioni, da quelle leggere e sorridenti a quelle che infuocano il cuore fino allo stare male, quelle che hanno la forza di infiammare le foreste dei pensieri più intimi, per poi restituire la voglia di andare lontano,avventurieri di un nuovo infinito e di un nuovo messaggio di gioia da spartire col sogno più raro. 

un titolo che spalanca un panorama, punta ad un orizzonte che prosegue oltre lo sguardo solitario di un poeta terribilmente solo, che spartisce, nell’intimità di se stesso e solo con lui, un sogno raro e inenarrabile. Una finestra che alla fine, una volta aperta, si spalanca su un incolmabile vuoto panico.

Un titolo che può guardare dritto negli occhi di chi, non necessariamente, sa distinguere tra paura e coraggio, ma ne percepisce l’odore e ne segue la direzione affidandosi alla luce dei sensi. 

Un titolo può essere letto ma non ha occhi, a meno che lo stesso poeta non si transustanzi in titolo ovvero in mera descrizione contemplativa e riassuntiva e sin-isterica di se stesso. Giova ricordargli che anche la percezione degli odori ha bisogno di sinapsi funzionanti esattamente come quelle che sottendono al discernimento di paura e coraggio, con comportamenti consoni alla bisogna. Non trattasi, abbiamo capito, di decerebrati i contemplazione di un titolo..

Un titolo che riesce a parlare d’amore come campane domenicali vogliose di inseguire il cielo per farsi sentire e che fa, d’ogni amore che ci circonda, l’autore del nostro vivere sano. 

Un titolo apre una finestra su un amore imprigionato che ha bisogno d’aria, di luce, di voce e anche di manifestazione reale, oltre che di descrizione sinottica per garantire salute fisica e mentale. Le campane rintronano  non solo nella maggior parte delle orecchie limitrofe ed allenate ma letteralmente rincoglioniscono il campanaro che le suona chiamando a raccolta i fedeli per la solita messa cantata. Il breviario di preghiere resta immutabile e con esso le campane. Cambiano le campane altrove però e possono cambiare le parrocchie ed anche i fedeli e perfino le religioni, invece l’amore che ammalia il poeta resta immutabile e ossessiona il suo poetare fino a farne l'autore del suo stesso sano vivere o sopra-vivere.

Una nuova finestra da cui affacciarsi per capire e respirare il profumo di ogni terra nuova, di ogni nuova canzone capace d’emozionare qualsiasi sensibilità, aggiustando nella propria eco il dogma felliniano del gusto della bellezza e dello sperdere l’anima del nostro tempo migliore per cercare di capirla, sfocandone le sintesi ed equilibrandone l’assoluto dilemma, abbandonandosi al mondo senza timore, per accertarne la non offuscata fragranza del cuore in attesa. 

Una casa, quella interiore, profondamente deserta, che riecheggia delle campane tirate con la forza necessaria a far crollare un campanile costruito con fatica, con sudore, con amore. Una casa vuota ma piena di finestre a cui affacciarsi per cercare fuori da sé ciò che in sé è morto e olezza di decomposizione: il profumo di un amore puro, come diceva Battisti, puro come“il suo” amor. In questo sublime pensiero, non tanto la transustanziazione del dogma felliniano della bellezza (deforme) ma l’analisi paranoico-critica del testo o dell’opera d’arte, come il grande Salvador Dalì. Chi meglio di Dalì ha saputo esprimere l’attesa con l’immagine di orologi liquefatti?

Eccolo il titolo! Pieno di domande e risposte, di lettere scritte e spedite dal desiderio, forse mai lette e allora riferite a voce come un passaparola del dire contro il non dire. 

Gli amori son finestre e non a caso il poeta parla di finestre. Le finestre hanno i vetri, non sono aperture sul mondo. I vetri sporchi o di pessima qualità possono alterare la visione di ciò che c’è al di là. Gli amori son finestre, ma il poeta non titola se stesso come una finestra aperta. Ecco in questo, il titolarsi della tragica, profonda prigionia del dire e non dire che equivale al dire e non dire a se stesso prima che agli altri. Il terribile conflitto se il dire o non dire a se stesso la verità. Ed ecco il mistero: di quali lettere si parla?E quale verità detta-non detta ci lascia intravedere attraverso dei vetri sporchi di case chiuse, sui quali disegna improbabili storie d’amore? Mistero, un mistero che ammalia!

Un titolo pieno di sapori, sapori aggiustati di sale contro ogni sciapo pregiudizio, come un’altezza incapace di valutare la propria vertigine. 

Vedete? In questo passaggio successivo dice un po’ di più: amori sciapi che vanno aggiustati di sale con un po’ di poesia, voli pindarici a cui non si è abituati perché le ali son posticce; e il pensiero degli orizzonti, del suono delle campane, dell’aria alta e dei cieli tersi, genera una vertigine che si è incapaci di valutare e gestire serena-mente.

Un titolo in cui il calpestio delle tavole, di decine di teatri, si sente e ritorna all’orecchio come un fendente al petto, con le canzoni affidate ai momenti e al mescolio degli attimi, dei silenzi, delle urla del pubblico voglioso di gioia e di pianto. 

In questo passaggio c’è un evidente richiamo alla rappresentazione (Teatro) della morte (tavole), e un fendente che ritorna al petto…un amore come un pugnale lanciato e tornato indietro come un boomerang, come le canzoni affidate all’unico crogiuolo possibile della loro esistenza. Il mescolio di gioia e pianto, la tavola, le tavole, i silenzi, le urla.. avviene prima in famiglia e poi si transustanzia nel pubblico. Un pubblico che non avendo vissuto in quel crogiolo mai saprà, nonostante le campane, la verità di canzoni nate in quella particolare mescolanza di eventi.

Gli amori son finestre, le canzoni son finestre, i momenti son finestre e così la vita diventa il rinnovo dell’attimo appena passato in cui le emozioni inseguono l’attimo successivo inventando il presente, quel presente che ci chiama col nostro nome, coi nostri ricordi, quel presente che ci chiama con la voglia del domani chiusa nelle tasche dove le mani, d’accordo col buio, inventano un nuovo giorno e poi un altro e un altro ancora e poi un concerto e poi un altro e un altro ancora,  con la voglia quasi fisica di mettersi in discussione, sera per sera, oltrepassando lestelle con lo sguardo, nella ricerca della verità

Gli amori e le canzoni che ispirano i momenti sono finestre. Ma non sono finestre aperte. Sono chiuse e con vetri sporchi e appannati sui quali il poeta disegna la sua solitudine e re-inventa il presente per riempire di contenuti un nome che è ma non è;  e che non gli appartiene totalmente, perché è un nome fatto di ricordi e momenti condivisi che non sono solo suoi..

di un orgasmo espressivo fatto di voce e tastiere, di voce e chitarre , di voce e pulsioni ritmiche su cui adagiare il contatto tra canto libero e corpo in movimento, sposandone la parte più intima, quella che leggo nei vostri occhi ricchi di lacrime e voglia di vivere, capaci d’emozionare le stanze dei secoli raccogliendone il ventre materno, passando da un silenzio a un bacio con la caparbietà del sogno allungato. 

Da qui all’orgasmo dell’esibizione in pubblico, ossia dalla disperazione delirante più totale interiore (per l’evidenza di ciò che non si riesce nemmeno a dire a sé stessi), il passo è breve: ecco giungere la liberatoria rimozione del problema e la sua sostituzione. Il delirio del pubblico viene a soccorrere il proprio. Ecco l'orgia musicale di strumenti, canti e corpi liberi in un teatrino denso di pubblico lacrimoso e ansioso di vivere, come in un sogno allungato, la vita-farsa del palcoscenico tra silenzi e baci  stanze secolari  e tutte le belle e buone e brave mamme del mondo. Ma la mamma non è sempre una mamma come la nostra; a volte può essere dico io una mammana, magari  una magara (megera), una mammina, una mammona, una mammola, una mammella, una cappella, una fresella, una biella, una padella, una scodella, una manna, una mannaia, una topaia, una caldaia ecc. Una mamma a volte può essere di tutto tranne che una mamma comunemente intesa.

L’uscita di un nuovo disco è un abbraccio nuovo, un nuovo rapimento dei sensi,  dove la passione si amplifica uguagliando l’infinito. sul palcoscenico, dove la sensualità diventa carattere,dove la musica è ingravidata da un riflusso continuo di emozioni e consensi, dove l’equilibrio partorito plana su di voi, amici carissimi, come un volo di fragili nebbie e antichi condottieri vogliosi di lacrime immense e immensi sorrisi, di rispettosi incanti e canzoni intense. 

In questo piccolo passo la chiarificazione:un nuovo disco è una specie di medicina che anestetizza la sofferenza, l’incoerenza, la bruttezza, la sterilità, l’inazione sentimentale, il sonno delle passioni vere; il coma profondo del proprio essere fino alla morte interiore del poeta. Un campo di calcio in cui fare un concerto diventa un campo-santo per certi versi in cui c’è processione e precessione di equinozi, solstizi e  soli-tudini. Il concerto esorcizza la morte perché la musica che s’insinua nell’anima va ad ingravidare se stessa come un protozoo che si autofeconda e che si rigenera da se stesso per partenogenesi; o dalle proprie ceneri come la fenice. Se poi il parto avviene da una di quelle mie citate mamme alternative...son cavoli amari..

Ma un disco dal vivo è un riordinare il dibattito intimo tra coerenza ed affetto, quello della gioia esordiente sulla sofferenza,quello della bellezza concupita dal cuore e portata in processione Per me, un disco dal vivo è il coraggio che prende forma e si amplifica in una espressione dove il suono non è più solo suono.

Il disco diventa una seduta sul lettino di uno psicoterapeuta o di uno p-sci-sicopompo che traghetti l’anima o la lasci sciare verso lidi più sereni, apra la finestra chiusa, ne ripulisca i vetri e porti l’anima a lanciarsi fiduciosa nella vertigine del nulla assoluto, come assoluta certezza del proprio esistere.

Il sound non è solo forza motrice ma l’insieme di tutti i vagoni che, muovendosi in uno spazio-tempo allargato, riesce a dare maggiore possibilità all’ambiente e alla sensibilità di ogni musicista, di poter organizzare un terreno più fertile su cui costruire il proprio linguaggio emozionale.

Il poeta distrutto, attraverso il sound si ri-ode e con esso ri-ode campane anche se stonate o assordanti ma sempre campane. Din Don i rintocchi dall’alto di architetture che non si è in grado di sostanziare e progettare. Il sound è un auto-bluff utile a ridimensionare l’esiguo spazio interno confinato dietro una finestra chiusa, in una stanza-amore di una casa chiusa sul mondo che alla fine soffoca e uccide il poeta.Vagoni che sono anti-ecologici per tutti.

E’ la visione di una bellezza organica, come nell’architettura organica di Frank Lloyd Wright, dove lo spazio interno si allarga e si prolunga nello spazio esterno, dando luogo a un nuovo concetto architettonico basato sul recupero del rapporto con la natura. 

E’ piuttosto l’architettura che il poeta sogna per la sua anima imprigionata, quella di LLoyd Wright. Se l’amore è una finestra ed è chiusa, non può aver nulla a che fare con Lloyd Wright. Piuttosto è la sgabellazione estatica  e acritica della propria impotenza a muoversi nella natura ossia nella semplicità, nella verità, nella bellezza; e perfino nella bellezza organica di una sacra merda di vacca nel Parco del Pollino.

In questo modo la canzone sposta il suo senso estetico maturando un make up istintivo, dove la rappresentazione prospettica vive il chiaro-scuro dei suoi angoli cercandoli e i colori naturali sanno impazzire di logica gioiosa da regalare alla luna. 

Quando il poeta si avvicina alla  soluzione del proprio nucleo affettivo emozionale,  lo make-uppa; se ne distanzia ad una velocità panica. Comincia a contorcersi in un linguaggio criptico per distrarsi dall’angoscia, spiazzare il suo uditorio, ipnotizzarne i neuroni ormai sfatti nel tentativo di seguirlo ancora per un po’.

Un disco dal vivo è cementare un contatto tra palco e platea, un modo di ritoccare gli sguardi e coglierne il succo. Un modo per ricatturare il silenzio e gli acuti più arditi, inseguiti dagli assoli e i ricami delle chitarre più viscerali. Affidarsi alle ritmiche solide e complesse e poi lasciarsi trasportare nei voli più arditi delle tastiere. Sentire la band come rifugio fluido in cui raccontarsi e viversi per poter declinare la bellezza del vivere in cui la sensualità del palco diventa percorso già disegnato. 

Il panico di volare alto nella verità interiore viene sublimato dal volo delle tastiere. L’ardimento non appartiene al poeta ma alle chitarre viscerali, viole, batterie, flauti di Pan e orchestre dei suoi accompagnatori musicali. Le urla d’angoscia che lo attanagliano però  non riescono ad uscire  ed è il pubblico a voler vedere uscire lui, che è l’incarnazione vivente dell’angoscia fatta poesia.

Un disco dal vivo come “ Gli amori son finestre “è anche una copertina, in grado di percepire tutto questo e farne uso prolungato e continuo nell’amministrazione delle ventotto canzoni, finestre esse stesse di altrettanti momenti, dove la conoscenza del mondo visibile diventa il mezzo per la conoscenza di una realtà soprasensibile, ordinata secondo regole logicamente coerenti, dove l’amore è il contrappeso degli angeli. 

Il quadro è questo, la copertina di un’anima lacerata è questa: finestre chiuse, spazi ristretti e vetri sporchi o appannati su cui disegnare qualunque cosa col fiato e col dito. Un dito che non è puntato e non riesce ad essere  puntato, per totale capacità acritica, dove dovrebbe: la consapevolezza di quale sia la tragica realtà soprasensibile e soprascritta del poeta. RELOAD, REWIND, Re-Wind,  dio-vento che porta via l’ultimo bagliore del logos interno, altro che "logica gioiosa da affidare alla luna"... L’amore inesistente e senza sostanza è il contrappeso di angeli obesi precipitati nell’evidenza della realtà che, per quanto poetata non si cambia. Una tragedia insomma sulla tragedia, visibile solo a chi vuole vederla e comprensibile solo a chi sa; e sa comprendere  e sentire anche le note di una melodia sgangherata.

Nel mio disco, allora, la copertina ha il dovere di diventare Flora, uno straordinario quadro di Francesco Melzi, in cui la delicatezza del viso sorridente, sprigiona e proietta, con fare quasi materno,il desiderio d’accogliere sul seno scoperto ogni sensibilità da allattare e nel gesto, uno strumento, forse una mandola, capace, attraverso il suono, di promuovere tutto l’amore del mondo, quello che conta davvero, mescolato all’orgoglio di una sensibilità femminile. 

Ed ecco svelato l’arcano infine: un seno scoperto materno. Le mammelle son due di mamma Flora o di papà Fauno comunque vi allattavano due fratelli (gemelli e complementari) che, da siamesi che erano ritenuti dai loro estimatori, hanno subìto una crudele operazione chirurgica. Un chirurgo crudele si è inserito,  con amore poetato materno, paterno, fraterno, a separare chi risuonava in sincronia e sintonia. L’amore che conta davvero è separato dall’orgoglio. Che non sia un vago riferimento inconscio, quest'amore che conta davvero,  al vero poeta amorevole,  suo alter ego e fratello Armando?

il grande poeta e compositore Armando Mango


La bellezza, diceva Oscar Wilde, ha il genio vincente. Io aggiungerei che la bellezza ha il genio vincente in chi sa riconoscerla, caricandone il cuore fino a farlo scoppiare. 

Ma Oscar Wilde diceva anche un’altra cosa: “L’originalità che io intendo e che si richiede all’artista è nel trattamento, non nel soggetto. Solamente chi non ha immaginazione inventa. Ilvero artista lo si riconosce dall’uso che fa di ciò di cui si appropria, ed egli si appropria di tutto”. Ecco, Mango Pino riesce a manipolare le parole inventandosi contenuti improbabili. In questo, e nella capacità di essersi appropriato anche della poesia di Armando, suo fratello, è stato un vero artista. 

Mango/
Agnesina Pozzi

 

Postato da: AgnesePozzi a 10:22 | link | commenti